Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Comprensibile e condivisibile che la comunità scientifica abbia deciso di premiare chi ha portato alla luce bambini di cui altrimenti molte coppie non avrebbero potuto gioire”
Roma – È stato assegnato all’inglese Robert Edwards il premio Nobel per la medicina. L’Accademia di Svezia ha insignito del prestigioso riconoscimento il padre della fecondazione in vitro per essere stato il pioniere di una tecnica che ha avuto fortissime ripercussioni sulla società. La notizia ha suscitato la forte reazione del Vaticano, il quale, tramite monsignor Ignacio Carrasco de Paula, presidente della pontificia Accademia per la Vita, ha giudicato fuori luogo premiare un individuo “senza il quale non ci sarebbero il mercato degli ovociti e un gran numero di congelatori pieni di embrioni che probabilmente finiranno per essere abbandonati o morire”. Sull’argomento è intervenuto anche Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, che ha dichiarato: “Sicuramente l’operato di questo scienziato divide, perché centrato su di un argomento di cui esistono tante visioni ideologiche, etiche e morali che rendono difficile capire il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Una cosa però è sicura: grazie al suo lavoro tante donne hanno avuto dei figli e realizzato una famiglia nel vero senso della parola. Ancora oggi questo è un argomento che dà adito a tante sfaccettature interpretative – conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, ma è comprensibile e condivisibile che la comunità scientifica abbia deciso di premiare chi ha portato alla luce bambini di cui altrimenti molte coppie non avrebbero potuto gioire”.
Il presidente del movimento extraparlamentare: “È importante che, terminata la protesta di piazza, chiunque abbia una visione corretta dei fatti parli con più persone possibili, raccontando la verità che ci illumina e senza la quale non esiste democrazia”
Roma – “La nostra partecipazione alla manifestazione era un dovere civico e politico dal quale non potevamo assolutamente sottrarci, in virtù di quelli che sono i principi fondanti del nostro movimento: difendere i diritti individuali e collettivi che, purtroppo, sempre più spesso, vengono violati nel nostro tessuto sociale”. È questo uno dei passaggi centrali del messaggio che Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha lanciato dal cuore della piazza del secondo “No B Day”, la manifestazione di protesta contro il premier Silvio Berlusconi organizzata dal Popolo Viola, svoltasi oggi a Roma. Più di 500 mila persone hanno sfilato in corteo da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni, teatro dell’evento che ha visto la partecipazione di alcuni importanti leader dei partiti di opposizione quali Antonio Di Pietro (IdV), Nichi Vendola (Sel), Angelo Bonelli (Verdi), delle associazioni come Articolo 21, l’Anpi di Roma, Agende rosse di Salvatore Borsellino, e soprattutto dei movimenti della società civile. Tra questi anche Italia dei Diritti, che ha partecipato con un nutritissimo gruppo di suoi rappresentanti, ha chiamato a raccolta circa 1000 persone tra sostenitori e simpatizzanti dell’organizzazione, e ha esposto le proprie bandiere per unirsi al fermo coro di ‘no’ contro il governo Berlusconi e le sue politiche.
A tal proposito De Pierro, spiegando i motivi del malcontento popolare, ha aggiunto perentorio: “Tenuto conto di quello che l’attuale Governo, con il premier Berlusconi in testa, ha creato in questi oltre due anni di legislatura, non si può sottacere il grave nocumento che ha causato all’intera Nazione, pensando solo ed esclusivamente a legiferare per garantire l’impunità del presidente del Consiglio nei vari processi che lo vedono incriminato, oppure in favore di evasori fiscali o di colletti bianchi. Ma mai per la gente, mai per quei cittadini le cui coscienze hanno tentato di anestetizzare in ogni modo, sfruttando la potenza mediatica di tv e quotidiani, nonché la compiacenza di diversi giornalisti alias pennivendoli del potere costituito, che hanno assolto brillantemente il compito di dare massima diffusione alla propaganda del Sultano di Arcore, mistificando le notizie, occultando la realtà storica dei fatti e confezionando perpetuamente verità di comodo”.
Molteplici gli slogan e gli inviti a dimettersi dalla carica di primo ministro lanciati dai numerosi partecipanti intervenuti alla coloratissima mobilitazione anti-Berlusconi: un corteo pacifico, democratico, gioioso, che ha visto anche la presenza di molti bambini e, in generale, dei rappresentanti delle diverse realtà – precari, scuola, lavoro, antimafia – che hanno fatto sentire forte le loro voci polemiche e il loro dissenso contro l’attuale Esecutivo, volto a risolvere più i problemi del premier che quelli del Paese. Sotto il grande striscione “Svegliati Italia” si sono alternati i cori “Licenziamolo”, “Berlusconi dimissioni”, “Fuori la mafia dallo Stato”.
Parlando del significato profondo del “No B Day”, che ha bissato il successo dello scorso anno, Antonello De Pierro propone: “Manifestazioni del genere dovrebbero essere organizzate tutti i giorni, anche se il Cavaliere non sarà molto turbato dall’ingente partecipazione di massa a cui noi dell’Italia dei Diritti siamo orgogliosi di aver apportato il nostro considerevole contributo”. Quanto alle priorità di questo evento, il leader del movimento nazionale per la legalità e la trasparenza fa notare: “È importante che, terminata la protesta di piazza in cui è eruttata la rabbia della gente che ogni giorno vede calpestati i propri diritti e la propria dignità, chiunque abbia una visione corretta dei fatti e non si lasci dominare dall’informazione artefatta parli con più persone possibili, cercando non di convincere ma semplicemente di raccontare la verità che ci illumina e senza la quale non esiste democrazia”.
Il viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti : “Ennesimo esempio dell’arroganza politica della Lega”
Bergamo - “Siamo nel pieno dell’ignoranza assoluta, non ho altri termini per definire la situazione, perché non trovo sia una cosa normale che chi abita a Spirano debba comunque sapere il bergamasco ”.
Netto il commento di Simone Graziosi, viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti, circa il piccolo centro tra le lande in cui verde è il colore che domina le scuole, i mezzi dei servizi sociali e dove il 70 % della popolazione si esprime in dialetto orobico.
Dalla carta intestata della giunta, fino al giornalino comunale tutto è scritto nella lingua locale, dominante anche nella toponomastica, che oltre al nome attuale delle vie, segnala quello gergale delle contrade ottocentesche. Tutto questo, stando alle giustificazioni del vicesindaco con lo scopo di promuovere un’identità da preservare.
“Un conto – continua Graziosi – è recuperare la tradizione un conto è esporre addirittura cartelli e centralini in bergamasco. Mi sembra assurdo, posso capire il recupero delle tradizioni ma che venga fatto in altra maniera”.
Nonostante il tentativo di smorzare le polemiche dei primo cittadino, tanto è il clamore e l’incredula preoccupazione che suscitano i guizzi dell’amministrazione di un comune che si sta sempre più “padanizzando”, arrivando ad usare il bergamasco per la segreteria telefonica del proprio centralino istituzionale.
“Il comune è un’istituzione pubblica – commenta l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - alla quale tutti devono poter accedere e in Italia la lingua ufficiale, anche a livello costituzionale, è la lingua italiana, non il bergamasco. È l’italiano ad essere ufficiale, salvo per le minoranze linguistiche, ma non è questo il caso. Siamo di fronte all’ennesimo esempio dell’arroganza della lega bergamasca”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Bisogna porre rimedio all’emergenza del caro- scuola e sollecitare le istituzioni affinché evitino queste pesanti stangate per le famiglie, già gravemente impoverite dalla crisi che investe il nostro Paese”
Roma – Testi scolastici troppo cari. Ieri mattina al liceo scientifico Righi di via Campania, numerosi studenti si sono radunati per protestare contro il caro-libri che in alcune scuole capitoline costringe le famiglie a versare centinaia di euro per il materiale didattico. Infatti per legge, il tetto di spesa per i libri imposto classe per classe dal Ministero dell’Istruzione non dovrebbe superare i trecento euro. In merito alla vicenda ha espresso un parere Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni anno si presenta sempre la stessa situazione che ormai non fa più notizia. La politica ministeriale non fa nulla per abbattere i costo dei libri e i limiti del tetto di spesa vanno rispettati visto che c’è una legge ad hoc che delimita le spese scolastiche”.
Per far fronte a questo meccanismo che impoverisce le tasche delle famiglie italiane, il Movimento studentesco nazionale reclama in primis un organo di vigilanza permanente che non permetta il superamento dei tetti di spesa, un documento affisso sulle bacheche di ciascuna classe che indichi i margini di costo dei libri e quanto realmente viene speso per essi. Inoltre, il Movimento chiede l’abolizione della cosiddetta pratica dei “testi consigliati”, che pur non essendo obbligatori costringono molti studenti a comprarli. “L’acquisto dei testi consigliati dovrebbe essere facoltativo e non obbligatorio. Bisogna porre rimedio all’emergenza del caro- scuola – chiosa l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – e sollecitare le istituzioni affinché evitino queste pesanti stangate per le famiglie, già gravemente impoverite dalla crisi che investe il nostro Paese”.
Il viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti : “Necessario capire cosa sia successo veramente e se siano stati rispettati i protocolli "
Bergamo - Un nuovo, presunto, caso di lite tra medici, risalente al gennaio scorso, è stato denunciato dal padre di una bimba nata cieca ed invalida agli Ospedali Riuniti di Bergamo dopo un parto drammatico.
“Sicuramente – interviene Simone Graziosi, viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti – vanno fatte tutte le verifiche del caso, capire cosa sia successo veramente e come possa essere accaduto, conoscere le dinamiche interne alla sala operatoria e se i protocolli siano stati rispettati. Va valutato se sono stati commessi errori di comunicazione, spesso quando ciò accade si rischia di originare un errore, che si protrae e degenera in conseguenze drammatiche”.
Un travaglio lungo due giorni, quello vissuto da Albana Zekaj.
La donna, secondo la ricostruzione del marito Saimir, non solo non sarebbe stata seguita adeguatamente ma avrebbe pagato, con patimenti fisici suoi e del feto che portava in grembo la discussione fra 2 dottoresse, l’una favorevole l’altra contraria all’intervento di taglio cesareo. Operazione poi rivelatasi necessaria ed effettuata dal personale del turno successivo quando ormai era troppo tardi per la salute della neonata, attualmente invalida al 95% e per quella della madre, appena trentunenne, che ha l’utero lacerato e non potrà più avere figli.
“Non essendo ancora in presenza di verifiche – prosegue Graziosi – ritengo esprimere l’urgenza di accertarsi della verità e del reale andamento dei fatti, non affrettando il semplice pensiero che se qualcosa va male si tratti necessariamente di malasanità. E’ però fondamentale, – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – in casi come questi, comprendere se siano stati commessi errori che hanno potuto esser causa della dolorosa vicenda”.
La viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti:“La raccomandazione nella nostra società viene percepita come normale ed è sintomo di una subcultura che penalizza fortemente il sistema democratico”
Roma – A fronte di una recente indagine stilata dall’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, la maggior parte di ingressi nel modo del lavoro è dovuto a segnalazioni dispensate da amici o parenti. Una percentuale considerevole: circa il 55% . Sulla questione delle “spintarelle” che fanno tanto indignare ha espresso un opinione Antonella Sassone, viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei diritti: “Il sistema clientelare è una realtà triste ormai ed è spesso figlia di un sistema del lavoro sbagliato, il quale non si basa più sulla meritocrazia ma su scambi di favori di ogni genere. Mi riferisco alle classiche raccomandazioni elargite da politici, dato che il mondo dell’occupazione oggi rappresenta un forte bacino di consensi facili dove si baratta un posto di lavoro per un voto”.
Dall’osservazione compiuta dall’Istat emerge inoltre che soltanto il 5% dei giovani alle prese con la prima occupazione trova un posto presso le agenzie per il lavoro e i centri per l’impiego.“Infatti questo scambio di favori elettorali provoca un effetto domino: il mercato del lavoro diventa esclusivo della classe politica nella maggior parte dei casi , per cui i centri dell’impiego non hanno più ragion d’essere e vengono utilizzati per basse qualifiche. La raccomandazione nella nostra società – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – viene percepita come normale ed è sintomo di una subcultura che penalizza fortemente il sistema democratico. Bisogna porre più attenzione di fronte al meccanismo perverso e subdolo della logica del posto facile”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti : “Si continua a danneggiare gli utenti che vengono trattati come animali e non come esseri umani. Giusta la mobilitazione degli amministratori locali.”
Roma - Il popolo dei 20.000 pendolari della tratta laziale Nettuno – Roma si è mobilitato con una raccolta firme per avviare una class-action, ovvero una richiesta di danni, diretta a Trenitalia. L’iniziativa potrebbe presto diffondersi e trovare il plauso di passeggeri di altre linee anch’essi alle prese con le difficoltà giornaliere patite durante il tragitto ferroviario.
“Si cerca in ogni caso – interviene Roberto Soldà vicepresidente dell’Italia dei Diritti – di alleggerire il traffico invitando i cittadini a non prendere l’auto propria e ad usare il trasporto pubblico. Per le linee più distanti però, in cui lo spostamento si effettua tramite un mezzo come metropolitana o come in questo caso treno, i passeggeri devono sopportare numerosi disagi, non del momento ma da anni. I vagoni sovente sono insufficienti per quanti sono costretti a prendere i treni per andare al lavoro, a scuola, o comunque per muoversi. Le carrozze sono fredde d’inverno e moltissime non climatizzate nel periodo estivo. Tutto questo crea un danno e un disagio ai cittadini fruitori che vengono trattati come animali e non come esseri umani”.
La sollevazione,sta raccogliendo l’appoggio di alcuni consiglieri regionali e soprattutto dei sindaci del città litoranee maggiormente coinvolte : Enrico De Fusco per Pomezia, Carlo Eufemi per Ardea e Alessio Chiavetta per Nettuno, i quali stanno pensando ad un confronto tra le giunte e Trenitalia.
“Si sta creando – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – una giusta mobilitazione degli amministratori delle varie città che sono al confine col comune di Roma, per segnalare in modo inconfutabile questo stato di stress e di disagio che ormai dura da anni. Come si fa – conclude Soldà – ad incentivare il mezzo pubblico e il suo uso, specialmente quello su rotaia se poi non soddisfa le esigenze di un paese civile come il nostro il quale, con cadenza quasi giornaliera, si trova di fronte a ritardi, treni sporchi e superaffollati?”.
La viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità dell’Italia dei Diritti: “Gratitudine a forze dell’ordine e Magistratura, non sia l’esecutivo a rivendicare meriti
Nella giornata di ieri la procura di Brindisi ha emesso 11 ordinanze di cattura nei confronti di altrettanti personaggi di spicco della Sacra Corona Unita implicati nel traffico di droga tra Albania e l’Italia.
“Il nostro movimento è lieto di esprimere sentimenti di gratitudine e solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine e della magistratura, in quanto i successi nel campo della lotta alla mafia sono totalmente ascrivibili a loro conto – è questa la dichiarazione di Federica Menciotti, viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti.
“Quello mafioso è un meccanismo che tende ad autorinnovarsi, per cui servono iniziative e provvedimenti a monte che incidano sul terreno delle pratiche sociali che fanno da nutrimento e habitat alla criminalità. - continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – Questo governo invece, aldilà degli annunci spot del ministro Maroni, ha emanato molteplici norme volte all’irresponsabile salvaguardia di interessi illeciti come quelle che vietano le intercettazioni e lo scudo fiscale. Non sia dunque questo esecutivo a rivendicare i meriti di chi quotidianamente combatte la malavita organizzata sul campo”.
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La responsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti: “Sono diversi i paesi in cui il rispetto delle donne non viene al primo posto, è doveroso un intervento più incisivo e immediato da parte dell’Onu e di tutta la società civile”
Roma – A nulla sono valsi gli appelli provenienti dal mondo occidentale e dall’Italia: Sakineh Mohammadi Ashtani, la donna iraniana accusata di adulterio e di complicità nell’omicidio del marito sarà giustiziata con impiccagione. Ad annunciarlo il procuratore generale dell’Iran, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, il quale afferma che la donna è stata condannata per il secondo dei due capi d’imputazione e pertanto la morte non avverrà più per lapidazione, punizione prevista dalla legge islamica.
Immediata la reazione della responsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti, Patrizia Lusi: “La condanna a morte di Sakineh è solo l'emblema di un sistema giudiziario, quello iraniano, che parte da una discriminazione di fondo tra i generi. La comunità internazionale non può rimanere impassibile di fronte a processi sommari celebrati contro le persone di sesso femminile per le quali sono individuati dei reati specifici diversi da quelli attribuiti a quelle di sesso maschile. L'intervento della comunità internazionale deve essere rivolto nei confronti di tutti i paesi che applicano ancora la pena di morte e lo stesso presidente degli Stati Uniti d'America, che è stato insignito del premio Nobel della Pace, dovrebbe intervenire con forza per evitare tale violenza ai diritti umani”.
L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro continua nel suo ragionamento e afferma: “La palese discriminazione che in Iran colpisce le donne, e le vede protagoniste di pene simbolicamente disumane, spinge tutto il mondo occidentale a chiedere a questo Stato e al suo presidente di iniziare un serio processo di rigenerazione culturale. Ma questo non vale solo per l’Iran. È di questi ultimi giorni infatti, un video girato da un cellulare e diffuso in tutto il mondo, che riprende l'esecuzione di una sentenza di condanna a morte per lapidazione nei confronti di una donna pakistana accusata di aver semplicemente ‘parlato’ con un uomo. Sono diversi i paesi in cui il rispetto delle donne non viene al primo posto – conclude la Lusi –, è doveroso un intervento più incisivo e immediato da parte dell’Onu e di tutta la società civile alla quale apparteniamo”.
La viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti: “Nonostante la crescita della disoccupazione si decide di aggravare le spese a carico dei più deboli”
Napoli – “Come se non bastasse l’aumento dell’Irap e dell’Irpef, un nuovo provvedimento si riversa sulle spalle dei cittadini della nostra regione, sotto forma di un ingiusto adeguamento del costo del ticket – questo è il commento amareggiato di Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti – Nonostante i richiami all’allarme per il calo del potere d’acquisto degli stipendi e per la crescita della disoccupazione, si decide di aggravare ulteriormente le spese a carico dei più deboli.”
Il decreto, emesso dal presidente della Regione Stefano Caldoro, commissario della sanità, prevede un aumento di 2 euro a ricetta prodotta in regime di codice bianco, che va a sommarsi all’ulteriore ritocco effettuato nel 2004. Il rincaro complessivo, in alcune famiglie gravate dalla presenza di uno o più malati cronici, può raggiungere i 500 euro annuali.
“Non viene minimamente prevista la presenza di una diversa rete che si faccia carico di rispondere ai quesiti sanitari dei cittadini, dirottando i codici bianchi in maniera da non rallentare il lavoro agli operatori che si occupano dei casi più gravi. Si preferisce usare il deterrente per lodare un presunto recupero dell’evasione che può rivelarsi, al contrario, un nuovo invito all’evasione stessa – suggerisce l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - ancora una volta ad una politica di effettiva ristrutturazione del sistema sanitario, nella prospettiva di migliorarne la funzionalità e di recuperarne i costi inutili, ci si arrende e si cerca la via più facile, ovvero 'mettere nuovamente le mani in tasca' ai cittadini, proprio ciò che da sempre il PdL ha proclamato di voler evitare e che non si sforza realmente di fare”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Non riuscendo ad esprimere concetti interessanti, è costretto a pronunciare stupide battute per poter fare politica ”
Roma – Non accennano a diminuire le polemiche sorte dopo la battuta contro il popolo romano che il leader del Carroccio, Umberto Bossi, ha pronunciato durante una serata dedicata alle selezioni di Miss Padania a Lazzate, comune a cavallo tra Monza e Como, parlando della possibilità di dar vita a un Gran premio di Formula Uno anche nella Capitale.
Dalla destra alla sinistra piovono condanne e reazioni indignate: tra le tante, il PD annuncia una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Riforme, il sindaco di Roma chiama in causa il presidente del Consiglio e la governatrice della Regione Lazio pretende più rispetto per i suoi cittadini.
Anche Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, interviene prontamente sull’argomento esprimendo il suo disappunto sulla vicenda: “Il ministro Bossi non si smentisce. Il suo atteggiamento oramai rasenta l’arroganza, la sua spocchia è arrivata a livelli mai superati. Non riuscendo ad esprimere concetti interessanti – afferma l’esponente del movimento presieduto dal Antonello De Pierro –, è costretto a pronunciare stupide battute per poter fare politica, enfatizzando problemi inesistenti. Sono contento e meravigliato che anche i politici di destra si siano mobilitati per frenare questo egocentrismo dilagante e spero che finalmente il problema Bossi smetta di infastidire e soprattutto di ledere la dignità di Roma e dei suoi cittadini. La nostra pazienza ha un limite”.