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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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De Pierro contro Colarossi (FI), su Vicovaro parole pericolose per democrazia. Forza Italia chiarisca sua posizione

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro attacca frontalmente il vicepresidente del gruppo azzurro alla Pisana dopo le frasi sul presunto "atto sovversivo": "Chieda scusa e si dimetta. Intanto valutiamo il ricorso per l'annullamento del voto: il nostro comizio impedito ha falsato il risultato"

Roma – Non si placa la bufera politica all’indomani delle consultazioni amministrative di Vicovaro. A innescare una reazione durissima da parte di Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, sono le recenti dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio e vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Pisana, Marco Colarossi. Quest'ultimo, nel festeggiare la vittoria di Nello Crielesi, ha definito "atto sovversivo" quanto accaduto lo scorso anno, con un riferimento sibillino che parrebbe colpire il ricorso presentato dall'opposizione a seguito del quale il Consiglio di Stato annullò le precedenti elezioni.

L’affondo di De Pierro, democrazia calpestata

"Le affermazioni di Marco Colarossi sono di una gravità inaudita e di una pericolosità istituzionale senza precedenti", esordisce Antonello De Pierro. "Colarossi non è un cittadino che discetta al bancone di un bar, ma un rappresentante della Regione Lazio che parla in veste ufficiale per Forza Italia. Definire 'sovversivo' l'esercizio di un diritto costituzionale, come quello di adire la giustizia amministrativa a fronte di irregolarità acclarate, significa ignorare i rudimenti dello Stato di diritto".

De Pierro utilizza un’analogia sferzante per sottolineare l’assurdità giuridica e costituzionale della tesi di Colarossi: "Seguendo questo ragionamento distorto, dovremmo considerare 'sovversiva' una donna che denuncia uno stupro o una vittima di rapina che si rivolge all'autorità giudiziaria? È aberrante. Chiedo formalmente le dimissioni immediate di Colarossi e le sue scuse pubbliche ai corpi collettivi".

Appello ai vertici di Forza Italia e a Marina Berlusconi

Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro sposta poi l’attentione sui vertici nazionali del partito azzurro: "Colarossi ha parlato come esponente di Forza Italia. Ci chiediamo se questa sia la linea ufficiale del partito di Antonio Tajani, una compagine che ha sempre fatto del garantismo e dei principi democratici il proprio vessillo. Cosa ne pensa la dirigenza nazionale? E cosa ne pensa Marina Berlusconi, custode dell’eredità politica del padre? Il silenzio di Tajani sarebbe un assenso imperdonabile a derive autoritarie. Il nostro movimento non darà tregua finché Forza Italia non prenderà le distanze da queste dichiarazioni gravi e inopportune".

De Pierro non risparmia critiche nemmeno al panorama politico generale: "Mi meraviglia il silenzio del Movimento 5 Stelle, partito nelle cui file Colarossi è stato eletto prima del suo transito in Forza Italia, dopo essere stato colpito dalla  vocazione al trasformismo, pratica molto amata e diffusa tra i politici peninsulari. E' probabile che i casti e puri pentastellati, dai vertici alla base, non avrebbero tollerato simili esternazioni da parte di un loro esponente e non vogliamo nemmeno immaginare che l'esercizio trasformistico, di cui siamo acerrimi oppositori se avviene in corso di mandato,, si traduca in un lasciapassare per poter esibirsi, con buona pace di chi l'ha eletto, in un eloquio che si pone va in insanabile conflitto con i più elementari fondamenti della democrazia  e con le corde emozionali di chiunque nutra una normale sensibilità giuridica. È desolante constatare che, di fronte a un tale vulnus democratico, l’Italia dei Diritti resti l’unica forza politica a presidiare realmente i valori della Costituzione, alla luce del fatto che finora ogni forza politica risulta non pervenuta in afferenza a tale circostanza".

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A Percile agguato ad Antonello De Pierro, violenza politica al termine dello spoglio elettorale

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro colpito al volto da un cittadino vicovarese dopo aver parcheggiato davanti ai un bar. Dopo l'interruzione del comizio a Vicovaro lo Stato fallisce ancora la protezione di un soggetto a rischio

Roma - La lunga scia di tensioni che ha accompagnato la campagna elettorale nella Valle dell’Aniene è culminata, nel tardo pomeriggio di lunedì 25 maggio, in un’aggressione fisica brutale ai danni di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Un pugno alla mandibola, sferrato con modalità che ricordano le imboscate più buie della cronaca politica, ha trasformato il giorno del verdetto delle urne in una pagina di cronaca nera.

La dinamica, un’aggressione a freddo

Tutto avviene a pochi minuti dalla proclamazione del sindaco di Percile, Claudio Giustini. De Pierro, dopo essersi congratulato con il primo cittadino, si allontana dal seggio in compagnia di Luca Hammad, candidato sindaco nelle file del movimento e appena proclamato consigliere comunale per la lista dell'Italia dei Diritti-De Pierro. I due decidono di recarsi al bar "Il Chiosco", a poche centinaia di metri di distanza, per un breve momento di ristoro prima che il leader prosegua il tour verso Vicovaro e Anguillara Sabazia.

È qui che scatta l'agguato. Appena De Pierro parcheggia la propria autovettura, un uomo identificato come un cittadino residente a Vicovaro si scaglia contro l’auto del giornalista. Non c’è spazio per il dialogo: l’aggressore, spinto da un livore legato all’esito del voto inizia a urlare e inveire accusandolo non si comprende bene di quali colpe. Prima ancora che De Pierro possa scendere dal veicolo, l'uomo colpisce ripetutamente attraverso il finestrino aperto. De Pierro riesce a parare i primi fendenti con il braccio, ma un ultimo colpo raggiunge con violenza la mandibola, scuotendo il leader del movimento mentre è ancora bloccato nel sedile di guida.

La gestione del caos e l'intervento dei Carabinieri

Nonostante il trauma fisico, De Pierro dimostra una lucidità fuori dal comune. Evita la reazione fisica e, per guadagnare secondi preziosi contro un assalitore ancora fuori controllo, non contatta il numero unico di emergenza, ma chiama direttamente sul cellulare il sindaco Giustini. La richiesta è secca: far intervenire immediatamente i Carabinieri di Licenza, presenti a presidio dei seggi a breve distanza.

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A Percile Italia dei Diritti-De Pierro lancia sfida, disabile motorio candidato per abbattere "muro" delle barriere

Nella lista di Luca Hammad per le elezioni del 24 e 25 maggio la discesa in campo di Fabrizio Massimini mette l'amministrazione con le spalle al muro: "Se eletto, il Comune sarà obbligato ad aprirsi, o il consiglio sarà paralizzato"

Roma – La campagna elettorale per le amministrative del 24 e 25 maggio a Percile si incendia con una mossa che va ben oltre la semplice competizione politica. Il movimento Italia dei Diritti-De Pierro, all’interno della lista che sostiene la candidatura a sindaco di Luca Hammad, schiera Fabrizio Massimini. Una candidatura che è un manifesto: Massimini è un disabile motorio e la sua presenza in lista è l’atto d’accusa più concreto e inoppugnabile contro un’amministrazione che, per anni, ha ignorato l’inaccessibilità della Casa Comunale per chi non ha la fortuna di camminare sulle proprie gambe.

La candidatura di Massimini è un atto di disobbedienza civile

"Non è una candidatura di bandiera, è una candidatura di rottura", commenta con la consueta fermezza Antonello De Pierro, presidente del movimento. Schierare Fabrizio Massimini significa obbligare i cittadini e, soprattutto, le istituzioni a guardare in faccia la realtà: Percile è un borgo che esclude.

Mentre il candidato sindaco Luca Hammad lavora al programma di rilancio del paese, l'Italia dei Diritti-De Pierro pone una condizione essenziale: la dignità dei fragili. "Schierare Fabrizio," spiega De Pierro, "significa dire chiaramente che se il popolo sovrano lo eleggerà, l'amministrazione non potrà più nascondersi dietro la scusa dei 'gradini storici'. Dovrà agire, o soccombere davanti alla legge".

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A Vicovaro lo Stato è andato in ferie mettendo a rischio la nostra vita, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia il collasso istituzionale durante il comizio di chiusura. Tra ordinanze violate, assenza di forze dell'ordine e intimidazioni lui e la candidata Maria Celentano sono stati ridotti al silenzio da un clima di inaccettabile violenza morale

Roma - Siamo a ridosso del voto amministrativo del 2026. L’aria a Vicovaro è pesante, carica di una tensione che ha superato i confini del dibattito politico per sfociare nel disordine pubblico. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista d'inchiesta, ci riceve ancora scosso, ma determinato. Il comizio di chiusura per Maria Celentano, interrotto d'autorità dallo stesso De Pierro per evitare il peggio, è già diventato un caso nazionale.

Presidente De Pierro, partiamo dalla fine. Lei ha dovuto chiedere alla candidata sindaco Maria Celentano di smettere di parlare dopo appena un minuto. Cosa ha provato in quel momento?

"Un profondo senso di sconfitta, non politica, ma civile. Vedere una candidata sindaca, una donna che ha messo la propria faccia e il proprio impegno per questa terra, essere ridotta al silenzio da un clima di intimidazione feroce mentre le auto sfrecciavano a pochi centimetri dai cittadini, è stato inaccettabile. Ho avvertito la responsabilità di proteggerla. Maria era provata, emotivamente scossa da una violenza verbale che non ha trovato argini. Quando lo Stato sparisce, il leader deve farsi scudo. E io l'ho fatto."

Lei ha parlato di "Stato assente". Eppure c'era un'ordinanza del commissario prefettizio che blindava la piazza. Come spiega questo corto circuito?

"È l'interrogativo che porremo in ogni esposto. Un'ordinanza è un comando, non un suggerimento. Piazza San Pietro doveva essere un'isola pedonale sicura per la democrazia. Invece era un garage a cielo aperto e una pista di transito. Nessun vigile urbano, nessuna transenna. Nulla. Chi ha deciso di ignorare l'ordine del commissario? Chi ha lasciato che i cittadini partecipassero a un comizio rischiando di essere investiti? Qui non parliamo di disservizi, parliamo di una sciente omissione di vigilanza che ha offerto il fianco ai contestatori."

A proposito di contestatori, l'azione di disturbo è stata violenta. Lei ha richiamato alla memoria l'aggressione subita anni fa da Armando Spada a Ostia. Ha percepito lo stesso pericolo a Vicovaro?

"Il metodo è lo stesso: creare un clima di insicurezza per spingere l'avversario al silenzio. Quando ho visto che la contestazione non era un semplice dissenso, ma un'azione coordinata fatta di urla, intimidazioni e persone pronte a venire alle mani, il pensiero è andato subito a Ostia. So cosa significa essere nel mirino di chi non usa la parola ma la minaccia. Il paradosso è che oggi, nel 2026, mi sono sentito meno tutelato a Vicovaro che in altri contesti difficili. Se fossi stato aggredito fisicamente, chi avrebbe risposto? Un commissario che firma carte a cui poi non viene dato seguito? Un questore che non invia agenti preventivi?"

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Parla Antonello De Pierro, in Basilicata porto il cuore e il rigore del nostro tribunale civico

Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro racconta la genesi delle liste lucane tra memoria familiare e vigilanza democratica: "Il nostro metodo garantisce il buon governo anche dai banchi dell'opposizione. Castronuovo di Sant’Andrea? È l'omaggio alle mie radici più care"

Roma - Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro si appresta a vivere le elezioni del 24 e 25 maggio come un punto di svolta storico. Non si tratta solo di numeri o di percentuali, ma di un’espansione territoriale che tocca corde emotive profonde, specialmente in Basilicata. In questa regione, dove i borghi sembrano scolpiti nella storia, il giornalista Antonello De Pierro ha deciso di scommettere su figure di fiducia e su un modello di controllo sociale che non ha eguali nel panorama italiano. Lo abbiamo incontrato per capire come si conciliano l’affetto per la terra dei padri e la fredda determinazione del "metodo De Pierro".

Presidente De Pierro, la presenza del suo movimento in Basilicata quest'anno sembra avere un sapore diverso, quasi intimo. Perché questa regione è così centrale per Lei?

"È una domanda che tocca le corde del mio cuore. La Basilicata è la terra che ha dato i natali ai miei genitori e rappresenta il mio Dna. Mio padre Vincenzo era di Roccanova, mia madre Lucia Salvati di Gorgoglione. Presentare le nostre liste qui non è una semplice operazione politica, ma un atto di restituzione verso una terra che ha forgiato i valori di rettitudine e onestà che cerco di trasporre ogni giorno nella mia attività pubblica. È un cerchio che si chiude, un ritorno alle origini per onorare la memoria di chi mi ha preceduto."

Tra i vari comuni, Castronuovo di Sant'Andrea ha un'importanza particolare. Ci spiega il legame con questo borgo?

"Castronuovo è un luogo dell’anima. È il paese natale di mia nonna paterna. Una donna che purtroppo non ho mai conosciuto, poiché è venuta a mancare giovanissima, quando mio padre aveva soltanto due anni. Castronuovo e Roccanova sono divise da pochissimi chilometri, meno di dieci minuti d’auto, ma unite da una storia familiare comune. Vedere il simbolo dell'Italia dei Diritti correre in quelle strade è per me una commozione profonda. Per questo ho voluto lì una candidata di assoluto spessore come Maira Nacar."

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Democrazia sotto scacco a Vicovaro, ordinanze ignorate e intimidazioni in comizio chiusura Italia dei Diritti-De Pierro

Piazza San Pietro lasciata al caos veicolare e alla violenza verbale. La candidata Maria Celentano costretta al silenzio dall'impossibilità oggettiva di parlare e dal trauma emotivo. Antonello De Pierro: "Stato assente, presenteremo esposti ovunque"

Vicovaro – In una serata che avrebbe dovuto celebrare l’ultimo appello al voto prima delle amministrative del 24 e 25 maggio, piazza San Pietro a Vicovaro si è trasformata giovedì 21 maggio in un palcoscenico dell’assurdo. Quella che doveva essere la chiusura della campagna elettorale del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, a sostegno della candidata sindaco Mariacarmela (Maria) Celentano, è scivolata in una spirale di disordine, negligenza istituzionale e minacce, culminando nel silenzio forzato della stessa candidata.

Il "muro di gomma" della burocrazia

Tutto inizia con un paradosso amministrativo. Nonostante un’ordinanza firmata dalla commissaria prefettizia Laura Mattiucci, la quale regge il comune dopo l’annullamento delle precedenti elezioni da parte del Consiglio di Stato, disponesse la chiusura della piazza con divieto di sosta e transito dalle 17:00 alle 21:00, la realtà è stata diametralmente opposta.

Mentre gli esponenti del movimento, aperti dall’intervento di Danilo Barbuto, responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e Circoli e candidato capolista, tentavano di rivolgersi ai cittadini, le auto hanno continuato a sfrecciare tra gli oratori e a parcheggiare "bellamente" in un’area priva di transenne e, soprattutto, priva di un solo agente della Polizia Locale. Un’ordinanza rimasta "carta morta", un guscio vuoto che ha esposto candidati e pubblico a rischi oggettivi per l’incolumità fisica.

Il ritorno del pericolo, De Pierro nel mirino

La tensione è deflagrata quando ha preso la parola il presidente del movimento, Antonello De Pierro. giornalista d'inchiesta e volto noto per le sue battaglie contro la criminalità organizzata (celebre l’aggressione subita anni fa da Armando Spada nel feudo di Ostia), De Pierro si è trovato a fronteggiare un’azione di disturbo coordinata.

Dalle retrovie e dai margini della piazza, voci di contestazione e intimidazioni hanno squarciato il discorso politico. Un clima d'odio che, in assenza totale di forze dell'ordine nei primi quaranta minuti, ha alimentato il timore di un’aggressione fisica imminente. "È normale tutto questo?" si è chiesto con forza De Pierro dal palco, interrompendo il filo programmatico per denunciare l’abbandono istituzionale.

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Italia dei Diritti - De Pierro, la sfida lucana tra memoria familiare e rigore del "metodo"

Dalle radici di Castronuovo di Sant’Andrea alla gestione della cosa pubblica: il movimento schiera i suoi quadri per una rivoluzione amministrativa fondata sull’opposizione ombra e il controllo ispettivo permanente

Potenza - La Basilicata non è solo una regione sulla mappa elettorale per l'Italia dei Diritti-De Pierro; è un ritorno a casa, un atto di amore filiale e, al contempo, il terreno di prova per un modello politico che mira a scardinare le consuetudini della gestione locale. In vista delle elezioni del 24 e 25 maggio, il movimento guidato dal giornalista Antonello De Pierro ha presentato una schiera di liste in diversi comuni, ma è nel cuore del Materano e del Potentino che la sfida assume una valenza simbolica e politica senza precedenti.

Il cuore a Castronuovo di Sant'Andrea, il ritorno alle radici

Il fulcro emotivo di questa tornata elettorale è indubbiamente Castronuovo di Sant'Andrea. Qui, tra le colline che guardano verso la Valle del Sinni, la politica si intreccia indissolubilmente con la genealogia. Castronuovo è il paese natale della nonna materna di Antonello De Pierro, una figura avvolta in un’aura di struggente memoria, essendo scomparsa giovanissima quando il padre di De Pierro, Vincenzo, aveva appena due anni.

Il legame è fisico, quasi tangibile: il comune dista meno di 7 km da Roccanova, borgo natio del padre del leader, e si raggiunge in una manciata di minuti. Se a questo si aggiunge che la madre di De Pierro, Lucia Salvati, è originaria di Gorgoglione, appare chiaro come la presenza del movimento in queste terre sia un tributo a una storia familiare profondamente lucana.

Per Castronuovo, De Pierro ha scelto una figura di assoluto rilievo: Maira Nacar (all'anagrafe Maria), giornalista di lungo corso con un passato a Radio Rai e Radio Roma. La Nacar non è solo una candidata; è l'espressione di un sodalizio professionale nato sotto la direzione di De Pierro e culminato nel suo ruolo di segretaria provinciale di Napoli. Al suo fianco, come capolista, figura Luca Martone, responsabile per l'Agro Giuglianese, a sigillare un asse operativo che trasferisce competenze campane sul territorio lucano.

L’assetto territoriale, da Craco a Cersosimo

La strategia del movimento non si ferma a Castronuovo. A Craco, il suggestivo borgo noto per la sua bellezza spettrale, il candidato sindaco è Nicola Martone, vicesegretario per la provincia di Napoli, supportato ancora una volta da Luca Martone come capolista.

A Cersosimo, invece, la bandiera del movimento è affidata a Corrado Fella, segretario provinciale di Salerno e commissario straordinario per la Basilicata. Fella ha già dato prova di un attivismo instancabile, trasformando la sua missione in un’inchiesta permanente sul degrado delle infrastrutture provinciali, puntando il dito contro lo stato fatiscente delle arterie del Potentino e del Materano.

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Barbuto è l'innesto che trasforma la nostra prossimità in potenza nazionale, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro commenta l'ingresso dello storico organizzatore dei  Meetup del M5S: "Con la sua esperienza potenzieremo capillarmente la rete dei consiglieri ombra su scala nazionale per dare voce ai cittadini contro i disservizi delle amministrazioni"

Roma – Lo incontriamo nel suo ufficio, un laboratorio di idee dove i dossier sui disservizi locali si mescolano a volumi di filosofia e critica d'arte. Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro, emana la soddisfazione di chi ha appena messo a segno un colpo politico di rara caratura. L'adesione di Danilo Barbuto non è per lui solo un atto formale, ma una vera catarsi organizzativa.

Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della notizia. L’ingresso di Danilo Barbuto nel vostro movimento sta agitando le acque della politica capitolina. Come è nata questa intesa e cosa rappresenta per lei, umanamente e politicamente?

«Guardi, con Danilo c’è stata una sintonia immediata, basata sulla condivisione di un sistema di valori che oggi sembra estinto. Politicamente, il suo ingresso rappresenta la chiusura di un cerchio ideale. Danilo non è un semplice "acquisto" politico; è l’uomo che ha inventato la partecipazione dal basso a Roma. Averlo con noi significa che l'Italia dei Diritti è diventata il porto sicuro per chi quella partecipazione l'ha creata e poi vista tradire dalle logiche di palazzo. Umanamente, provo una profonda stima: Danilo è un purista del territorio, uno che non ha mai cercato la visibilità delle poltrone, ma la solidità dei risultati per la collettività».

Lei ha spesso definito l’Italia dei Diritti-De Pierro come un movimento di "politica di prossimità". In che modo la figura di Barbuto, che è stato il regista dei Meetup romani, si integra con questo concetto?

«Si integra in maniera esponenziale. Noi siamo nati per stare nelle strade, tra i banchi dei mercati, negli uffici pubblici che non funzionano. La nostra forza è la vicinanza fisica ai problemi quotidiani. Danilo è il massimo esperto di questa metodologia. Lui ha dimostrato che se organizzi la cittadinanza attiva e la trasformi in proposta, puoi scardinare i vecchi apparati. Con lui, la nostra "prossimità" smette di essere solo una nobile intenzione e diventa una macchina operativa di altissimo livello. Danilo sa come ascoltare il territorio e come tradurlo in azione politica capillare».

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A Percile un'offesa alla dignità umana, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Percile la democrazia è in sedia a rotelle: se un disabile non può entrare in Comune, lo Stato ha fallito. Dal programma nazionale depositato al Ministero dell'Interno fino alle battaglie nei borghi, l’Italia dei Diritti - De Pierro non arretrerà di un millimetro sulla dignità dei più fragili."

Roma - Mentre l’Italia si interroga sulle grandi riforme, nei piccoli centri come Percile la realtà quotidiana sbatte contro muri di pietra e indifferenza. Una scalinata ripida, un Palazzo Borghese inespugnabile e un’amministrazione che sembra guardare altrove: è questo il teatro dello scontro politico acceso da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. In questa intervista esclusiva, il leader del movimento analizza il "caso Percile" non come un episodio isolato, ma come il sintomo di una malattia istituzionale che la sua forza politica combatte da anni, con coerenza, dai programmi elettorali nazionali fino ai banchi dei consigli comunali di provincia.

Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della Sua denuncia. Lei ha definito la situazione di Percile come un "apartheid architettonico". Perché parole così forti?

"Perché non c’è altro modo di definire una realtà in cui lo Stato, rappresentato dal Comune, alza un muro di pietra e gradini contro i suoi cittadini più fragili. A Percile, la sede del Comune, la casa di tutti, è arroccata dietro una scalinata ripida, stretta, estenuante. Per un disabile motorio, quel palazzo è un miraggio. È inaccessibile. Punto. Non stiamo parlando di un disagio, stiamo parlando della negazione fisica del diritto di cittadinanza. Se non puoi entrare nel tuo Comune, non sei un cittadino di serie B: sei un esiliato in patria".

Lei ha sollevato un paradosso istituzionale: cosa accadrebbe se a Percile venisse eletto un sindaco o un consigliere con disabilità?

"Accadrebbe il ridicolo, se non fosse tragico. Siamo nel 2026, l’era della tecnologia e dell’inclusione sbandierata nei talk show, ma a Percile un sindaco in sedia a rotelle non potrebbe raggiungere il proprio ufficio. Un consigliere comunale, regolarmente eletto dal popolo, dovrebbe essere sollevato di peso per entrare in aula. È un’umiliazione della rappresentanza democratica. Il voto è uguale per tutti, ma l'esercizio del mandato a Percile no. Questo configura una discriminazione politica e civile intollerabile, su cui l'Italia dei Diritti - De Pierro darà battaglia in ogni sede, prefettura inclusa".

E per quanto riguarda il lavoro? Recentemente ci sono stati concorsi per impiegati comunali...

"Esatto. Se un vincitore di concorso fosse un disabile motorio, il Comune sarebbe nel caos. Come potrebbe timbrare il cartellino? Come potrebbe raggiungere la scrivania? La legge 68/99 parla chiaro, ma qui la morfologia del borgo, unita all'inerzia amministrativa, crea un corto circuito. Non si può bandire un concorso se non si è in grado di garantire l'accesso al posto di lavoro. È un inganno sociale".

Molti amministratori si giustificano dicendo che i borghi medievali sono "intoccabili" o che mancano i fondi. Cosa risponde?

"Rispondo che sono scuse puerili e polverose. Guardate Saracinesco: hanno avuto il coraggio e la visione di realizzare un ascensore urbano. Hanno capito che la tutela del patrimonio storico non deve diventare la scusa per l'immobilismo sociale. I fondi? Ci sono. Proprio ora, a marzo 2026, la Regione Lazio ha messo a disposizione milioni di euro per i borghi sotto i 5.000 abitanti, coprendo il 100% delle spese. Se Percile non partecipa ai bandi per l'abbattimento delle barriere, non è per mancanza di soldi, ma per mancanza di volontà o, peggio, di competenza progettuale. Servono progetti, serve il Peba (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), serve coraggio. Per noi la tutela dei disabili è una cosa seria. Ogni disabilità tocca dolorosamente le corde della nostra sensibilità umana prima che giuridica e politica. Non è solo una questione di diritto, ma è un tema che ha origine nell'alveo morale. Abbiamo deciso di non ricandidare i nostri tre consiglieri uscenti perché si sono dimostrati tiepidi su questo argomento e pertanto hanno disatteso i principi fondanti del movimento".

L'attenzione per i disabili non è un tema nuovo per l'Italia dei Diritti- De Pierro. È un pilastro che portate avanti da anni, anche a livello nazionale.

"Assolutamente sì. Il nostro movimento non scopre oggi la disabilità. La nostra attenzione è storica e coerente. Ricordo a tutti che nel programma politico che abbiamo depositato ufficialmente presso il Ministero dell'Interno in occasione delle scorse elezioni politiche, il tema della disabilità non era un 'allegato', ma il cuore pulsante del nostro progetto di riforma sociale. In quel documento abbiamo messo nero su bianco l'eliminazione definitiva delle barriere architettoniche per dare la possibilità ai diversamente abili di vivere la normalità. Abbiamo chiesto il potenziamento dei fondi per la vita indipendente, l'adeguamento automatico di tutti gli uffici pubblici e sanzioni severissime per gli enti locali inadempienti. Per noi, la civiltà di una nazione si misura da come tratta chi ha più bisogno di sostegno. Quello che chiediamo a Percile è solo l'applicazione locale di una visione nazionale di giustizia".

Qual è la vostra proposta immediata per Percile?

"Non possiamo aspettare i tempi biblici della burocrazia. Se l'ascensore urbano richiede tempo, l'Amministrazione deve delocalizzare immediatamente gli uffici aperti al pubblico. Trovino un locale a livello strada, accessibile alle auto, dove un disabile possa incontrare il sindaco o fare una pratica senza dover scalare una montagna. E poi, partecipare ai bandi regionali. L'ultimo è scaduto ad aprile. Non accettiamo più scuse. L'Italia dei Diritti-De Pierro non darà tregua: monitoreremo ogni centimetro di quella scalinata".

Un'ultima battuta. Cosa dice ai cittadini di Percile che si sentono dimenticati?

"Dico che l'Italia dei Diritti-De Pierro è qui per dare voce a chi non ce l'ha. La bellezza di Percile non deve essere una prigione. Continueremo a denunciare l'incuria del suolo stradale, i dislivelli tra asfalto e sampietrini che fanno cadere gli anziani e bloccano le carrozzine. La nostra è una politica del fare, non del promettere. Il diritto alla mobilità è la base della libertà. Senza libertà di movimento, non c'è democrazia".

La candidatura del disabile Massimini è un proiettile di civiltà, Antonello De Pierro scuote le amministrative di Percile

"Schierare un disabile motorio nel borgo delle barriere architettoniche non è una provocazione, ma un obbligo morale. Se Fabrizio verrà eletto, o il Comune si adegua o Palazzo Borghese chiude per illegalità democratica. Noi dell’Italia dei Diritti - De Pierro non facciamo sconti"

Roma - Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio a Percile assumono oggi una rilevanza che travalica i confini locali, diventando un caso di studio nazionale sulla democrazia e l'inclusione. All'interno della lista guidata dal candidato sindaco Luca Hammad, il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha calato l'asso: la candidatura di Fabrizio Massimini, cittadino con disabilità motoria. Una mossa che il presidente del movimento Antonello De Pierro commenta in questa intervista fiume, tracciando la linea di una battaglia che promette di cambiare per sempre il volto e l'accesso del borgo.

Presidente De Pierro, la candidatura di Fabrizio Massimini a Percile sta facendo rumore. Qualcuno la definisce una mossa audace, altri una sfida aperta all'attuale amministrazione. Qual è la verità?

"La verità è che la candidatura di Fabrizio Massimini è un proiettile di civiltà puntato contro il cuore del castello burocratico di Percile. Non è una sfida, è la realtà che bussa alla porta di chi ha fatto finta di non vedere per anni. Schierare Fabrizio nella lista di Luca Hammad significa dire: 'Ecco, questo è un cittadino che vuole servire il suo paese, ma a cui voi state impedendo fisicamente di farlo'. Fabrizio è la carne e il sangue di una battaglia per i diritti che l'Italia dei Diritti- De Pierro porta avanti da quando è nata. A Percile le chiacchiere stanno a zero: ora servono i fatti."

Massimini è un disabile motorio in un comune dove la sede comunale è preceduta da una scalinata ripidissima e inaccessibile. Cosa succederebbe concretamente se venisse eletto il 24 e 25 maggio?

"Succederebbe un terremoto istituzionale senza precedenti. Dal giorno dopo l'elezione, il Comune di Percile si troverebbe in una situazione di illegalità permanente. Se Fabrizio Massimini venisse eletto consigliere, ogni minuto in cui Palazzo Borghese rimane inaccessibile sarebbe un minuto di violazione della Costituzione. Un consigliere eletto dal popolo ha il diritto e il dovere di partecipare alle sedute. Se non può entrare in aula perché l'amministrazione non ha rimosso le barriere, quel consiglio comunale è monco, è illegittimo. Noi siamo pronti a impugnare ogni singola delibera, ogni bilancio, ogni atto prodotto in un'aula dove a un eletto è negato l'accesso. O mettono un ascensore, o il consiglio si dovrà tenere in piazza, davanti a tutti."

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Nostra politica di prossimità unica cura contro malgoverno, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro su amministrative 2026

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro traccia la rotta del movimento per la tornata elettorale nel Lazio, Campania e Basilicata: "Con i nostri responsabili territoriali e i consiglieri ombra, ogni sindaco sarà costretto a scegliere tra la virtuosità o la denuncia permanente."

Roma - In un panorama politico nazionale spesso distante dalle reali esigenze dei territori, l'Italia dei Diritti - De Pierro si presenta all'appuntamento elettorale del maggio 2026 con una forza e una capillarità che hanno pochi precedenti per un movimento d'opinione. Abbiamo incontrato il presidente Antonello De Pierro per discutere della "corazzata" di candidati messa in campo e di quel "metodo De Pierro" che promette di cambiare per sempre il volto delle amministrazioni locali, trasformando ogni comune in un presidio di legalità sotto l'occhio vigile dei cittadini.

Presidente De Pierro, la vostra presenza alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio è imponente. Dalle liste emerge una strategia chiarissima: schierare i vostri quadri dirigenti più alti. Perché questa scelta?

"La scelta è dettata dalla necessità di non lasciare nulla al caso. L'Italia dei Diritti non è un cartello elettorale che nasce per l'occasione; è un organismo vivente che opera 365 giorni l'anno. Schierare i nostri vertici, dai segretari e vice segretari provinciali ai responsabili municipali di Roma, significa portare l’esperienza di chi combatte ogni giorno nelle periferie romane o nelle segreterie provinciali direttamente nei piccoli borghi. Quando un nostro dirigente entra in una lista, porta con sé un bagaglio di battaglie e una conoscenza delle norme che costringe la macchina amministrativa a girare nel verso giusto. Non deleghiamo la rappresentanza a sconosciuti; ci mettiamo la faccia noi."

Parliamo del Lazio. Balza agli occhi un dato: 6 candidate sindache su 8 comuni. Una scelta di genere o di competenza?

"Assolutamente di competenza, che poi si traduce in una leadership femminile naturale e fortissima all'interno del nostro movimento. Ad Anguillara Sabazia abbiamo la commercialista Sandra Germogli, nostra responsabile provinciale per le Attività Produttive e l'Industria, affiancata dalla capolista Ylenia Massimini. A Vicovaro c'è Maria Celentano, una forza della natura, con il solido supporto di una garanzia come Danilo Barbuto..A Camerata Nuova abbiamo puntato su Martina Perrotta, che a soli 27 anni guida una lista di veterani. E ancora Monica Persiani a Marano Equo, Irene Pastore a Roiate e Loredana Bontempi a Montenero Sabino. Sono donne che hanno dimostrato sul campo di saper gestire crisi e denunciare disservizi. Per noi la 'linea rosa' è la linea della fermezza."

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