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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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Il "regista" dei meetup pentastellati torna in campo, Danilo Barbuto aderisce all’Italia dei Diritti - De Pierro

L'ex deus ex machina del Meetup 280 di Roma, l'uomo che ha costruito le fondamenta del successo di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista, approda al movimento di Antonello De Pierro con un ruolo nazionale per potenziare la politica di prossimità e la rete dei consiglieri ombra.

Roma  Il panorama politico capitolino e nazionale si arricchisce di un nuovo, significativo tassello. Danilo Barbuto, figura storica e "motore immobile" della genesi del Movimento 5 Stelle a Roma, ha ufficializzato la sua adesione al movimento Italia dei Diritti–De Pierro. Una notizia che segna il ritorno all'attività nazionale di uno dei quadri tecnici e organizzativi più esperti del panorama civico italiano.

L’uomo che costruì le fondamenta del M5S a Roma

Per comprendere il peso di questa adesione, è necessario riavvolgere il nastro di vent'anni. Quando il Movimento 5 Stelle non era ancora un partito e non sedeva in Parlamento, esisteva una galassia di cittadini attivi coordinati attraverso la piattaforma Meetup.

Nel Lazio Danilo Barbuto ne è stato il regista operativo. Mentre Beppe Grillo infiammava le piazze, Barbuto costruiva l'infrastruttura. È stato lui a formare quella classe dirigente che, nel 2016, avrebbe conquistato il Campidoglio. Senza il lavoro di scouting, coordinamento e logistica territoriale di Barbuto, figure come Virginia Raggi o Alessandro Di Battista difficilmente avrebbero trovato un terreno così fertile per la loro ascesa. Barbuto non cercava la luce dei riflettori, ma gestiva il "metodo": assemblee, tavoli tecnici, gazebo e quella capillarità che permise al Movimento di permeare ogni quartiere. Insieme a sua moglie, Maria Agnese Catini (già presidente della Commissione Politiche Sociali a Roma), ha rappresentato per anni l'anima "movimentista" pura, legata al territorio e lontana dalle logiche di palazzo.

Politica di prossimità e consiglieri ombra, il cuore del movimento

L'adesione di Barbuto si sposa perfettamente con la filosofia dell’Italia dei Diritti-De Pierro, che da anni si distingue per essere un movimento di politica di prossimità. Non un partito calato dall'alto, ma un'organizzazione capace di stare fisicamente accanto al cittadino.

Il fiore all'occhiello di questa strategia è l'istituzione dei "consiglieri ombra": figure distribuite capillarmente sul territorio che monitorano l'operato delle amministrazioni ufficiali, denunciano i disservizi e danno voce a chi non ne ha. Si tratta di un modello di controllo democratico dal basso che permette di trasformare le segnalazioni dei singoli in battaglie politiche concrete. Con l'entrata di Barbuto, l’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare in maniera esponenziale questi concetti, portando l'efficacia dei consiglieri ombra a un livello superiore di coordinamento e capillarità nazionale.

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L’intervista, Antonello De Pierro e la "rivoluzione Celentano" a Vicovaro

Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Vicovaro non cerchiamo voti, ma la restaurazione della dignità istituzionale. La candidata sindaca Maria Celentano è la sintesi tra la storia e il futuro. Crielesi? Sarà bocciato dai vicovaresi"

Roma – Seduto nel suo studio, circondato da faldoni che trasudano diritto amministrativo e battaglie civili, Antonello De Pierro ci accoglie con la consueta precisione millimetrica. Non c'è spazio per le ambiguità: ogni parola è pesata, ogni concetto è una sentenza.

Presidente De Pierro, la candidatura di Maria Celentano a Vicovaro ha l’impatto di un meteorite in uno stagno. Come si è arrivati a questo nome che unisce Berlinguer, Berlusconi, il mondo cattolico e la lotta per i disabili?

"Si è arrivati attraverso un’analisi clinica delle necessità di Vicovaro. Dopo il disastro amministrativo che ha portato all'annullamento delle elezioni, non potevamo offrire un nome di compromesso. Abbiamo cercato e trovato una figura che fosse 'blindata' dalla storia. Maria Celentano non ha bisogno di presentazioni: è una donna che ha respirato l'aria delle grandi decisioni nazionali sin da bambina, nel salotto del padre segretario del Pci a Napoli, tra giganti come Berlinguer.. Ma è anche la donna che ha saputo evolversi, mantenendo rapporti quotidiani con i vertici dello Stato durante l'attività parlamentare del suo partner, l'onorevole Aldo Perrotta. Schierare Maria significa dire ai vicovaresi: 'Basta dilettantismo, ecco la competenza'."

Lei ha citato Aldo Perrotta. L’articolo di lancio ricorda le serate napoletane con Maradona e Pino Daniele. Quanto conta questa "umanità" in una figura che deve gestire una macchina complessa?

"Conta moltissimo. La politica senza umanità è fredda burocrazia. Maria ha vissuto quella Napoli epica, dove lo scudetto di Maradona era un riscatto sociale. Ospitare Pino Daniele o il Pibe de Oro non era mondanità, era partecipazione a un fermento popolare. Questo le ha dato una capacità di ascolto unica, che oggi unisce alla sua vicinanza al mondo cattolico. Sedere nel direttivo del Meda per i disabili non è un titolo onorifico, è una prova di gestione di conflitti e bisogni reali. Maria è un ponte che unisce l'etica berlingueriana al pragmatismo delle istituzioni romane."

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Claudia Conte e il "caso Piantedosi", analisi di Antonello De Pierro tra gossip e valore di un percorso consolidato

Mentre il dibattito politico si avvita su presunti scandali sentimentali, il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro richiama l'attenzione sul merito professionale della scrittrice, già documentato anni fa in via Bissolati, denunciando una morbosità mediatica che oscura i veri drammi del Paesi, dalla sanità al lavoro

Roma – Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico italiano è stato letteralmente sequestrato da quella che molti definiscono la "polemica di primavera", il presunto legame sentimentale tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la giornalista e scrittrice Claudia Conte. Mentre le opposizioni incalzano su presunti conflitti d’interesse e i tabloid si nutrono di ogni frame video, emerge una riflessione necessaria sulla natura del merito e sulla "morbosità" del costume nazionale.

A riportare l’attenzione sui contenuti, distanziandosi dal brusio del gossip, è Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. Per comprendere la caratura professionale della Conte, occorre fare un passo indietro, lontano dalle luci del Viminale, fino a un evento emblematico svoltosi in via Bissolati, a Roma.

Via Bissolati, quando il merito precedeva il gossip

Correva l’anno della presentazione del saggio-romanzo "Il vino e le rose" (Armando Curcio Editore). In un’elegante cornice presso la sede di Banca Generali, Claudia Conte, allora nota al grande pubblico anche per il suo impegno nella serie Rosy Abate, presentava un’opera complessa sull’eterna sfida tra il bene e il male.

In quell'occasione, il sostegno di Antonello De Pierro non fu una semplice presenza formale. Il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierroi, da sempre impegnato n patrocinare iniziative culturali meritevoli, espresse un giudizio eccellente sulla giovane autrice. Per De Pierro la Conte rappresentava già allora una voce fuori dal coro, una personalità capace di unire il fascino dello spettacolo alla profondità della riflessione etica e sociale.

Le numerose testimonianze fotografiche di quella serata ritraggono un De Pierro partecipe e convinto. Scatti che lo vedono al fianco di una radiosa Claudia Conte in abito azzurro, ma anche in compagnia di altre eccellenze del panorama artistico, come l’attrice Elisabetta Pellini e una delle spumeggianti gemelle Rai Laura Squizzato. Sullo sfondo di quel parterre de rois, si scorge anche l'attore Saverio Vallone, a testimonianza di un evento che aveva saputo catalizzare il meglio del mondo intellettuale romano

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Eclissi della delega dopo elezioni ungheresi, metodo De Pierro e nuova avanguardia di vigilanza civica europea

Dal "vento di Budapest" al "protocollo De Pierro": se la legalità diventa virale. Mentre l’Ungheria di Péter Magyar scuote l’Europa dimostrando che un sistema monolitico può essere incrinato dalla trasparenza radicale, l'Italia risponde con la "scienza" ispettiva di Antonello De Pierro. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento, De Pierro è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Due facce della stessa medaglia: una nuova resistenza civica europea che non chiede più il permesso per governare il proprio destino, ma impone il rispetto dei diritti con la forza inappellabile degli atti.

 

Roma - Per decenni, la democrazia europea ha vissuto sul rito della delega: il cittadino vota, il politico amministra, e per cinque anni il dialogo si interrompe. Il "metodo De Pierro", ideato da Antonello De Pierro per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro, ha spezzato questo incantesimo, introducendo un concetto rivoluzionario: la "sovranità ispettiva permanente".

A differenza di qualsiasi altra forma di attivismo, il metodo De Pierro non si limita alla protesta. Esso è un protocollo tecnico-giuridico che trasforma il cittadino in un "ispettore istituzionale". Attraverso la figura del "consigliere ombra", il movimento esercita un sindacato ispettivo parallelo a quello degli eletti, utilizzando l'accesso agli atti, le interrogazioni e, soprattutto, il coinvolgimento sistematico degli organi di controllo dello Stato (Prefetture, Ministeri, Procure).

L'unicità in Europa e il caso Magyar, similitudini e divergenze

Fino a poco tempo fa, il metodo di De Pierro appariva come un unicum nel panorama continentale. Tuttavia, l'ascesa folgorante di Péter Magyar in Ungheria ha creato un parallelo storico di straordinario interesse. Si può parlare di Magyar come di un "De Pierro ungherese": entrambi hanno compreso che il potere si combatte con le sue stesse armi, ovvero la documentazione.

Come De Pierro sviscera le delibere comunali per scovare l'inefficienza, Magyar ha utilizzato documenti e registrazioni interne per scoperchiare il sistema di potere di Orbán. Entrambi hanno spostato il campo di battaglia dal talk-show alla prova documentale. La differenza risiede nella struttura: mentre Magyar è un leader che attacca il vertice, il metodo De Pierro è un sistema molecolare che agisce sulla micro-amministrazione per garantire il macro-diritto.

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Intervista esclusiva, Antonello De Pierro rompe silenzio su elezioni Vicovaro 2026

"A Vicovaro non cerchiamo poltrone, ma la restaurazione della verità giuridica. Lo strappo sui rifiuti è stato un azzardo sulla pelle dei cittadini. Il nostro candidato? Sarà lo scudo contro l’approssimazione"

Roma – Abbiamo incontrato Antonello De Pierro, giornalista e leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro, a margine di un evento istituzionale nella Capitale. Lo sguardo è quello di sempre: fermo, analitico, privo di sconti per chi ha trasformato la gestione della res publica in un esercizio di improvvisazione. In questa conversazione approfondita, De Pierro traccia la rotta del movimento per le imminenti elezioni di Vicovaro, smontando pezzo dopo pezzo le narrazioni della maggioranza decaduta e spiegando perché la coerenza, per lui, non è un'opzione, ma un dogma.

Presidente De Pierro, partiamo dal dato politico più discusso: l’Italia dei Diritti presenterà una lista a Vicovaro per le elezioni di maggio. Molti cittadini avrebbero voluto lei come candidato sindaco. Perché ha scelto di non correre in prima persona?

"Vede, la politica è un atto di responsabilità, non un catalogo di ambizioni personali. Io ho un patto d’onore con i cittadini di Roccagiovine, che mi hanno rieletto e ai quali devo la mia quotidiana dedizione. Onorare un mandato elettorale significa rispettare la sovranità popolare. Candidarsi ovunque ci sia uno spiraglio di visibilità è un costume che lascio volentieri ad altri. Tuttavia, Vicovaro è per noi una priorità assoluta perché lì si è consumata una ferita istituzionale che sa di approssimazione. Il nostro movimento non è un 'uomo solo al comando', ma un laboratorio di legalità. Presenteremo un candidato che sarà l’espressione diretta del nostro rigore, una figura che non deve imparare il mestiere, ma che lo applicherà dal primo minuto per sanare i disastri del passato."

Lei ha usato parole forti sulla sentenza del Consiglio di Stato, mentre la maggioranza uscente tenta di minimizzare parlando di "semplice errore formale". Qual è la sua lettura tecnica?

"Minimizzare la sentenza n. 5814/2025 è un esercizio di equilibrismo logico che offende l'intelligenza dei cittadini. Non stiamo parlando di una virgola fuori posto o di un refuso. Il Consiglio di Stato ha sancito che presentare fogli sciolti, privi di simboli e di elementi di congiunzione, è una violazione 'flagrante'. È venuto meno il presupposto stesso della democrazia: la certezza che il sottoscrittore sappia cosa sta firmando. Definirlo un 'mero formalismo' è come dire che guidare contromano è solo un errore di direzione. I presidi di legalità non sono orpelli burocratici, sono la garanzia della volontà elettorale. Chi cerca di sminuire questa censura sta solo cercando di nascondere un’approssimazione amministrativa che ha portato al commissariamento del Comune. Noi siamo qui per dire che le regole non sono suggerimenti, sono binari inderogabili."

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La parola è la mia spada al servizio dei cittadini, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro si confessa dopo il trionfo al Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026: dalla missione dei "consiglieri ombra" alla lotta per la trasparenza, ecco perché la denuncia è l'unica via per una vera democrazia

Roma - In un’epoca in cui la comunicazione spesso scivola nel vacuo esercizio di stile, la figura di Antonello De Pierro si staglia come un baluardo di impegno civile e coerenza intellettuale. Reduce dal trionfo al Marriott Grand Hotel Flora di Roma, dove è stato insignito del Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026, il giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha rilasciato questa lunga intervista. Tra riflessioni sulla legalità territoriale e la critica ai poteri opachi, De Pierro traccia la rotta per un’Europa che rimetta al centro il cittadino, non come numero, ma come titolare di diritti inalienabili. Un dialogo serrato che svela l’essenza di un uomo che ha fatto della parola il suo scudo e della denuncia la sua ragione di vita.

Presidente De Pierro, partiamo dal Premio "Comunicare l’Europa" 2026. Ricevere un riconoscimento così prestigioso al Grand Hotel Flora, davanti a un parterre di caratura internazionale, che sensazione le ha lasciato? È un traguardo o una nuova partenza?

"Non ho mai vissuto i premi come traguardi statici. Per me, questo riconoscimento è benzina nel motore. Vedere la commissione, presieduta dal professor Luca Filipponi, riconoscere il valore del mio percorso è emozionante, non lo nego. Ma la sensazione dominante è stata di responsabilità. Quando sei in una sala con eccellenze come Maria Concetta Borgese, Paola Biadetti o Sabrina Morelli, capisci che la tua voce non appartiene più solo a te, ma a tutte le persone che in te ripongono una speranza di giustizia. Non è un punto d'arrivo, è la conferma che la strada tracciata con l'Italia dei Diritti - De Pierro è quella giusta."

Nel suo discorso ha citato i "consiglieri ombra". È una definizione che ha suscitato molta curiosità. Chi sono e perché sono così vitali per la sua azione sul territorio?

"Questa è una domanda cruciale. I 'consiglieri ombra' sono il cuore pulsante del nostro movimento. Sono cittadini comuni, professionisti, pensionati, giovani che hanno deciso di non girarsi dall'altra parte. Operano lontano dai riflettori, osservano, documentano e ci segnalano le storture: dal lampione spento alla gestione opaca di un appalto pubblico. Sono le nostre sentinelle della legalità. Senza di loro, la politica sarebbe un esercizio di stile nei salotti buoni. Con loro, diventa un'arma di precisione contro il degrado e l'ingiustizia."

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Via Margutta brilla nel segno di Fellini, Antonello De Pierro tra gli ospiti d'onore al trionfo di Adriana Russo

Il giornalista e presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro celebra il genio di Mario Russo alla Galleria Area Contesa, in una serata di gala che ha visto la partecipazione del questore di Roma Roberto Massucci e del jet set capitolino

Roma - Nella storica e suggestiva cornice di via Margutta, la strada romana che per eccellenza incarna l’arte e che fu dimora dello stesso Federico Fellini e di Giulietta Masina, si è consumato un evento che ha saputo fondere istituzioni, cultura e grande cinema. L’ottava edizione della collettiva dedicata al tema “Circo: sogno, magia e nostalgia”, unitamente al prestigioso Premio Internazionale Notti Felliniane, ha registrato un successo senza precedenti presso la Galleria Internazionale Area Contesa.

Un parterre di eccellenza, dal questore di Roma al movimento Italia dei Diritti - De Pierro

L’inaugurazione ha assunto un rilievo istituzionale di altissimo profilo grazie alla presenza del questore di Roma, il dottor Roberto Massucci, che ha officiato il taglio del nastro. Al suo fianco, una commossa e radiosa Adriana Russo, attrice e madrina della kermesse, che ha presentato la personale “Caro Federico…” dedicata alle opere di suo padre, il celebre artista Mario Russo, legato a Fellini da un'amicizia fraterna.

In questo scenario di grande eleganza, ha catalizzato l’attenzione dei media e dei presenti Antonello De Pierro, noto giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. De Pierro, figura di riferimento nel panorama civile e culturale romano, ha partecipato all'evento accompagnato da Rita Belpasso, stimata astrologa e pittrice, nonché vice responsabile per Guidonia Montecelio del movimento. La presenza della Belpasso, in rappresentanza dei vertici territoriali del movimento, ha ulteriormente sottolineato l'impegno del sodalizio guidato da De Pierro nel sostenere le eccellenze artistiche nazionali.

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A Vicovaro sarà Maria Celentano la candidata sindaca dell'Italia dei Diritti-De Pierro, una vita tra i giganti della storia per il riscatto della Valle Ustica

Dalle radici nel Pci di Berlinguer ai vertici di Forza Italia con Berlusconi, passando per lo scudetto di Maradona e Pino Daniele, l'IdD schiera una fuoriclasse assoluta per archiviare l'era della precarietà amministrativa e garantire la stabilità politica

Roma - Non è una semplice candidatura, è l’ingresso di un peso massimo della storia politica e istituzionale italiana nell’agone di Vicovaro. Il direttivo nazionale del movimento Italia dei Diritti–De Pierro, avocando a sé la decisione finale e superando ogni logica provinciale, ha sciolto le riserve: a guidare la sfida per le elezioni comunali del 24 e 25 maggio sarà Maria Celentano. Una figura di caratura superiore, il cui percorso esistenziale e politico rappresenta un ponte tra la Prima e la Seconda Repubblica, tra il rigore della militanza storica e la pragmatica conoscenza della macchina dello Stato.

Una genesi politica tra Togliatti e Berlinguer

Maria Celentano non ha scelto la politica: vi è nata e cresciuta, "a pane e ideali". Figlia di Andrea Celentano, storico segretario del Pci di Napoli, fondatore del primo Cral aziendale italiano e pupillo di Enrico Berlinguer, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza trascorse nei luoghi dove si scriveva la storia d’Italia. Il legame della sua famiglia con figure leggendarie come Palmiro Togliatti e Nilde Iotti non è letteratura, ma vita vissuta nei racconti dei genitori e dei nonni. I ricordi degli incontri di suo padre, con Enrico Berlinguer sono ancora oggi nitidi e costituiscono la bussola del suo agire: una forma mentis orientata alla difesa dei diritti dei cittadini, lo stesso leitmotiv che anima oggi il movimento di Antonello De Pierro.

Il cuore di Napoli, tra lo scudetto di Maradona e le note di Pino Daniele

Il percorso della Celentano, si è poi intrecciato con l’epoca d’oro della Napoli degli anni '80. Fondamentale il legame con il partner Aldo Perrotta, attuale presidente di Assoconsum e nome di spicco dell'imprenditoria e della politica partenopea, poi eletto deputato della Repubblica nelle file di Forza Italia. In quegli anni irripetibili, la casa della coppia era un crocevia di cultura, sport e politica: una simpatica e straordinaria consuetudine vedeva i giocatori del Napoli di Diego Armando Maradona (pibe de oro compreso) frequentare abitualmente la loro abitazione. In quel clima di fervore, non era raro assistere a momenti di rara bellezza con Pino Daniele che, con la sua chitarra, suonava e cantava insieme a loro, suggellando un’unione tra impegno civile e identità popolare.

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Intervista ad Antonello De Pierro, la cultura come motore di libertà e l'impegno per Gaia Zucchi

Il leader del movimento Italia dei Diritti - De Pierro racconta la genesi del sostegno al best-seller "La vicina di Zeffirelli", il legame con l'attrice romana e l'importanza della partecipazione nel progetto di valorizzazione culturale del movimento

Roma - In un panorama politico spesso arido di contenuti ideali, Antonello De Pierro continua a tracciare una rotta controcorrente, dove la tutela dei diritti civili cammina di pari passo con la promozione della bellezza e del talento. La serata allo Sporting Club Due Ponti non è stata solo una passerella di volti noti, ma il culmine di un percorso di sostegno iniziato mesi fa, quando il presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierro ha intravisto nel racconto di Gaia Zucchi un potente strumento di emancipazione e verità. In questa intervista esclusiva, il giornalista romano svela i retroscena di questo sodalizio artistico, commentando il successo dell’evento e la presenza di ospiti d’eccezione che hanno condiviso con lui questa visione

Presidente De Pierro, partiamo dalle radici. Lei ha creduto nel libro di Gaia Zucchi, "La vicina di Zeffirelli", quando era ancora solo un manoscritto o poco più che un'idea. Cosa ha visto in quelle pagine prima ancora degli editori e del grande pubblico?

"Ho visto l'anima di una donna che non ha paura di mostrarsi nuda nelle sue fragilità e nella sua forza. Conosco Gaia da tempo, ne ho sempre seguito la carriera e la coerenza artistica. Quando mi ha parlato del progetto, ho percepito immediatamente che non si trattava della solita biografia patinata, ma di un atto di ribellanza gentile. In un mondo di popolarità 'usa e getta', Gaia ha scelto la via della verità. Come leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro, ho sentito il dovere morale di sostenere un'opera che celebra la cultura italiana attraverso il ricordo di un gigante come Zeffirelli, visto con gli occhi di una 'guerriera' dei nostri tempi."

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Intervista ad Antonello De Pierro tra passione teatrale e battaglie civili

Dalla storica direzione di Radio Roma al sostegno per Geppi Di Stasio, il giornalista e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rivendica il valore politico della platea: “Il teatro deve smascherare i tabù e dare voce a chi combatte ogni giorno per i diritti del cuore”

Roma - In occasione della prima nazionale di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il noto giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, da sempre in prima linea per la difesa della cultura e dei diritti civili, ci ha concesso una lunga riflessione sul ruolo sociale del teatro e sul suo storico legame con il mondo dello spettacolo romano, consolidatosi negli anni della sua direzione a Radio Roma. Un dialogo che spazia dall'analisi della pièce di Geppi Di Stasio alla necessità di abbattere i muri dell'indifferenza attraverso l'arma dell'ironia.

Presidente De Pierro, la sua presenza alla prima di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse non è passata inosservata. Perché ha ritenuto fondamentale esserci, non solo come giornalista ma come figura di riferimento per i diritti civili?

"La mia presenza non è mai un atto formale, ma una testimonianza di coerenza. Credo fermamente che il teatro sia rimasto uno degli ultimi avamposti di libertà intellettuale nel nostro paese. 'Figlio di famiglia' tocca corde che molti preferiscono ignorare: il diritto universale ai sentimenti. Essere lì significa dire chiaramente che il movimento Italia dei Diritti sostiene chiunque utilizzi l’arte per scardinare pregiudizi. Geppi Di Stasio ha avuto il coraggio di portare sul palco ciò che spesso viene soffocato dai cavilli burocratici e io non potevo che essere al suo fianco in questa battaglia."

Lei ha una lunga storia d'amore con il palcoscenico. Molti ricordano il suo periodo alla direzione di Radio Roma come un momento di rinascita per la cronaca teatrale. Che ruolo ha avuto la radio in quel contesto?

"Durante la mia direzione a Radio Roma, ho voluto che l’emittente diventasse la 'casa' dei teatranti. Vedevo troppi spettacoli di qualità morire nel silenzio mediatico. Abbiamo aperto i microfoni a registi, attori e maestranze, trasformando la radio in un ponte diretto tra le quinte e i cittadini. Per me, promuovere il teatro non era un dovere professionale, ma una missione civile. Il teatro educa, scuote le coscienze, crea comunità. Se non lo avessimo sostenuto con forza, avremmo perso un pezzo della nostra identità culturale romana."

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Antonello De Pierro nominato senatore accademico onorario, Diritto come forza al centro dell'evento dell'Università Auge a Roma

Il prestigioso riconoscimento al giornalista e leader del movimento Italia dei Diritti – De Pierro ha segnato il culmine di una manifestazione di altissimo spessore istituzionale presso l’Aula Magna del Centro Studi della Sapienza. Tra le lectio magistralis di Luca Filipponi e la guida del Rettore Giuseppe Catapano, l’Accademia Universitaria degli Studi Giuridici Europei (AUGE) ribadisce il legame indissolubile tra legalità, informazione e formazione delle nuove generazioni

Roma – Il momento di massima partecipazione emotiva e intellettuale della recente manifestazione organizzata dall'Auge (Accademia Universitaria degli Studi Giuridici Europei) è coinciso con il conferimento del titolo di senatore accademico onorario ad Antonello De Pierro. Figura di spicco del giornalismo e della comunicazione, nonché leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento per la sua costante attività di divulgazione e per l'integrità del suo percorso professionale, in un contesto che ha visto convergere nella Capitale le più illustri personalità del mondo accademico e della magistratura.

Il "parenchima sociale" e il Diritto come forza nelle parole di De Pierro

Le dichiarazioni rilasciate da De Pierro al momento della consegna del diploma hanno colpito i presenti per la profondità concettuale e l'ardore civile. Egli ha posto l'accento sulla necessità urgente di formare le nuove generazioni sulla materia giuridica, dichiarando di seguire da tempo con estremo interesse l'offerta formativa dell'Auge, in piena coerenza con le battaglie di civiltà portate avanti dal movimento Italia dei Diritti–De Pierro

Secondo De Pierro, la diffusione del diritto è il motore di un’evoluzione crescente del "parenchima sociale", ovvero quel tessuto vitale che tiene unita la collettività. Il passaggio più significativo del suo discorso è stato il ribaltamento di un paradigma secolare:

"Non usare la forza come diritto, ma il diritto come forza."

Questo assunto concettuale, che De Pierro ha indicato come la stella polare della sua formazione umana e professionale e del suo intero percorso esistenziale, trasforma la legge da limite a strumento di emancipazione. Non è la potenza fisica o economica a dover dettare le regole (la forza come diritto), ma è la norma giuridica a dover diventare l'unica forza legittima capace di proteggere i deboli e garantire l'uguaglianza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto da De Pierro al rettore, il professor Giuseppe Catapano, per aver creato un ecosistema accademico capace di accogliere e promuovere simili valori.

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