Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Percile la democrazia è in sedia a rotelle: se un disabile non può entrare in Comune, lo Stato ha fallito. Dal programma nazionale depositato al Ministero dell'Interno fino alle battaglie nei borghi, l’Italia dei Diritti - De Pierro non arretrerà di un millimetro sulla dignità dei più fragili."

Roma - Mentre l’Italia si interroga sulle grandi riforme, nei piccoli centri come Percile la realtà quotidiana sbatte contro muri di pietra e indifferenza. Una scalinata ripida, un Palazzo Borghese inespugnabile e un’amministrazione che sembra guardare altrove: è questo il teatro dello scontro politico acceso da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. In questa intervista esclusiva, il leader del movimento analizza il "caso Percile" non come un episodio isolato, ma come il sintomo di una malattia istituzionale che la sua forza politica combatte da anni, con coerenza, dai programmi elettorali nazionali fino ai banchi dei consigli comunali di provincia.
Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della Sua denuncia. Lei ha definito la situazione di Percile come un "apartheid architettonico". Perché parole così forti?
"Perché non c’è altro modo di definire una realtà in cui lo Stato, rappresentato dal Comune, alza un muro di pietra e gradini contro i suoi cittadini più fragili. A Percile, la sede del Comune, la casa di tutti, è arroccata dietro una scalinata ripida, stretta, estenuante. Per un disabile motorio, quel palazzo è un miraggio. È inaccessibile. Punto. Non stiamo parlando di un disagio, stiamo parlando della negazione fisica del diritto di cittadinanza. Se non puoi entrare nel tuo Comune, non sei un cittadino di serie B: sei un esiliato in patria".
Lei ha sollevato un paradosso istituzionale: cosa accadrebbe se a Percile venisse eletto un sindaco o un consigliere con disabilità?
"Accadrebbe il ridicolo, se non fosse tragico. Siamo nel 2026, l’era della tecnologia e dell’inclusione sbandierata nei talk show, ma a Percile un sindaco in sedia a rotelle non potrebbe raggiungere il proprio ufficio. Un consigliere comunale, regolarmente eletto dal popolo, dovrebbe essere sollevato di peso per entrare in aula. È un’umiliazione della rappresentanza democratica. Il voto è uguale per tutti, ma l'esercizio del mandato a Percile no. Questo configura una discriminazione politica e civile intollerabile, su cui l'Italia dei Diritti - De Pierro darà battaglia in ogni sede, prefettura inclusa".
E per quanto riguarda il lavoro? Recentemente ci sono stati concorsi per impiegati comunali...
"Esatto. Se un vincitore di concorso fosse un disabile motorio, il Comune sarebbe nel caos. Come potrebbe timbrare il cartellino? Come potrebbe raggiungere la scrivania? La legge 68/99 parla chiaro, ma qui la morfologia del borgo, unita all'inerzia amministrativa, crea un corto circuito. Non si può bandire un concorso se non si è in grado di garantire l'accesso al posto di lavoro. È un inganno sociale".
Molti amministratori si giustificano dicendo che i borghi medievali sono "intoccabili" o che mancano i fondi. Cosa risponde?
"Rispondo che sono scuse puerili e polverose. Guardate Saracinesco: hanno avuto il coraggio e la visione di realizzare un ascensore urbano. Hanno capito che la tutela del patrimonio storico non deve diventare la scusa per l'immobilismo sociale. I fondi? Ci sono. Proprio ora, a marzo 2026, la Regione Lazio ha messo a disposizione milioni di euro per i borghi sotto i 5.000 abitanti, coprendo il 100% delle spese. Se Percile non partecipa ai bandi per l'abbattimento delle barriere, non è per mancanza di soldi, ma per mancanza di volontà o, peggio, di competenza progettuale. Servono progetti, serve il Peba (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), serve coraggio. Per noi la tutela dei disabili è una cosa seria. Ogni disabilità tocca dolorosamente le corde della nostra sensibilità umana prima che giuridica e politica. Non è solo una questione di diritto, ma è un tema che ha origine nell'alveo morale. Abbiamo deciso di non ricandidare i nostri tre consiglieri uscenti perché si sono dimostrati tiepidi su questo argomento e pertanto hanno disatteso i principi fondanti del movimento".
L'attenzione per i disabili non è un tema nuovo per l'Italia dei Diritti- De Pierro. È un pilastro che portate avanti da anni, anche a livello nazionale.
"Assolutamente sì. Il nostro movimento non scopre oggi la disabilità. La nostra attenzione è storica e coerente. Ricordo a tutti che nel programma politico che abbiamo depositato ufficialmente presso il Ministero dell'Interno in occasione delle scorse elezioni politiche, il tema della disabilità non era un 'allegato', ma il cuore pulsante del nostro progetto di riforma sociale. In quel documento abbiamo messo nero su bianco l'eliminazione definitiva delle barriere architettoniche per dare la possibilità ai diversamente abili di vivere la normalità. Abbiamo chiesto il potenziamento dei fondi per la vita indipendente, l'adeguamento automatico di tutti gli uffici pubblici e sanzioni severissime per gli enti locali inadempienti. Per noi, la civiltà di una nazione si misura da come tratta chi ha più bisogno di sostegno. Quello che chiediamo a Percile è solo l'applicazione locale di una visione nazionale di giustizia".
Qual è la vostra proposta immediata per Percile?
"Non possiamo aspettare i tempi biblici della burocrazia. Se l'ascensore urbano richiede tempo, l'Amministrazione deve delocalizzare immediatamente gli uffici aperti al pubblico. Trovino un locale a livello strada, accessibile alle auto, dove un disabile possa incontrare il sindaco o fare una pratica senza dover scalare una montagna. E poi, partecipare ai bandi regionali. L'ultimo è scaduto ad aprile. Non accettiamo più scuse. L'Italia dei Diritti-De Pierro non darà tregua: monitoreremo ogni centimetro di quella scalinata".
Un'ultima battuta. Cosa dice ai cittadini di Percile che si sentono dimenticati?
"Dico che l'Italia dei Diritti-De Pierro è qui per dare voce a chi non ce l'ha. La bellezza di Percile non deve essere una prigione. Continueremo a denunciare l'incuria del suolo stradale, i dislivelli tra asfalto e sampietrini che fanno cadere gli anziani e bloccano le carrozzine. La nostra è una politica del fare, non del promettere. Il diritto alla mobilità è la base della libertà. Senza libertà di movimento, non c'è democrazia".
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro traccia la rotta del movimento per la tornata elettorale nel Lazio, Campania e Basilicata: "Con i nostri responsabili territoriali e i consiglieri ombra, ogni sindaco sarà costretto a scegliere tra la virtuosità o la denuncia permanente."

Roma - In un panorama politico nazionale spesso distante dalle reali esigenze dei territori, l'Italia dei Diritti - De Pierro si presenta all'appuntamento elettorale del maggio 2026 con una forza e una capillarità che hanno pochi precedenti per un movimento d'opinione. Abbiamo incontrato il presidente Antonello De Pierro per discutere della "corazzata" di candidati messa in campo e di quel "metodo De Pierro" che promette di cambiare per sempre il volto delle amministrazioni locali, trasformando ogni comune in un presidio di legalità sotto l'occhio vigile dei cittadini.
Presidente De Pierro, la vostra presenza alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio è imponente. Dalle liste emerge una strategia chiarissima: schierare i vostri quadri dirigenti più alti. Perché questa scelta?
"La scelta è dettata dalla necessità di non lasciare nulla al caso. L'Italia dei Diritti non è un cartello elettorale che nasce per l'occasione; è un organismo vivente che opera 365 giorni l'anno. Schierare i nostri vertici, dai segretari e vice segretari provinciali ai responsabili municipali di Roma, significa portare l’esperienza di chi combatte ogni giorno nelle periferie romane o nelle segreterie provinciali direttamente nei piccoli borghi. Quando un nostro dirigente entra in una lista, porta con sé un bagaglio di battaglie e una conoscenza delle norme che costringe la macchina amministrativa a girare nel verso giusto. Non deleghiamo la rappresentanza a sconosciuti; ci mettiamo la faccia noi."
Parliamo del Lazio. Balza agli occhi un dato: 6 candidate sindache su 8 comuni. Una scelta di genere o di competenza?
"Assolutamente di competenza, che poi si traduce in una leadership femminile naturale e fortissima all'interno del nostro movimento. Ad Anguillara Sabazia abbiamo la commercialista Sandra Germogli, nostra responsabile provinciale per le Attività Produttive e l'Industria, affiancata dalla capolista Ylenia Massimini. A Vicovaro c'è Maria Celentano, una forza della natura, con il solido supporto di una garanzia come Danilo Barbuto..A Camerata Nuova abbiamo puntato su Martina Perrotta, che a soli 27 anni guida una lista di veterani. E ancora Monica Persiani a Marano Equo, Irene Pastore a Roiate e Loredana Bontempi a Montenero Sabino. Sono donne che hanno dimostrato sul campo di saper gestire crisi e denunciare disservizi. Per noi la 'linea rosa' è la linea della fermezza."
Leggi tutto: Nostra politica di prossimità unica cura contro malgoverno, intervista esclusiva ad Antonello De...Dal "vento di Budapest" al "protocollo De Pierro": se la legalità diventa virale. Mentre l’Ungheria di Péter Magyar scuote l’Europa dimostrando che un sistema monolitico può essere incrinato dalla trasparenza radicale, l'Italia risponde con la "scienza" ispettiva di Antonello De Pierro. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento, De Pierro è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Due facce della stessa medaglia: una nuova resistenza civica europea che non chiede più il permesso per governare il proprio destino, ma impone il rispetto dei diritti con la forza inappellabile degli atti.


Roma - Per decenni, la democrazia europea ha vissuto sul rito della delega: il cittadino vota, il politico amministra, e per cinque anni il dialogo si interrompe. Il "metodo De Pierro", ideato da Antonello De Pierro per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro, ha spezzato questo incantesimo, introducendo un concetto rivoluzionario: la "sovranità ispettiva permanente".
A differenza di qualsiasi altra forma di attivismo, il metodo De Pierro non si limita alla protesta. Esso è un protocollo tecnico-giuridico che trasforma il cittadino in un "ispettore istituzionale". Attraverso la figura del "consigliere ombra", il movimento esercita un sindacato ispettivo parallelo a quello degli eletti, utilizzando l'accesso agli atti, le interrogazioni e, soprattutto, il coinvolgimento sistematico degli organi di controllo dello Stato (Prefetture, Ministeri, Procure).
L'unicità in Europa e il caso Magyar, similitudini e divergenze
Fino a poco tempo fa, il metodo di De Pierro appariva come un unicum nel panorama continentale. Tuttavia, l'ascesa folgorante di Péter Magyar in Ungheria ha creato un parallelo storico di straordinario interesse. Si può parlare di Magyar come di un "De Pierro ungherese": entrambi hanno compreso che il potere si combatte con le sue stesse armi, ovvero la documentazione.
Come De Pierro sviscera le delibere comunali per scovare l'inefficienza, Magyar ha utilizzato documenti e registrazioni interne per scoperchiare il sistema di potere di Orbán. Entrambi hanno spostato il campo di battaglia dal talk-show alla prova documentale. La differenza risiede nella struttura: mentre Magyar è un leader che attacca il vertice, il metodo De Pierro è un sistema molecolare che agisce sulla micro-amministrazione per garantire il macro-diritto.
Leggi tutto: Eclissi della delega dopo elezioni ungheresi, metodo De Pierro e nuova avanguardia di vigilanza...Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "Diritto alla mobilità calpestato. Qui un sindaco disabile non potrebbe nemmeno entrare nel suo ufficio. È un apartheid architettonico intollerabile"

Roma – "Un borgo gioiello della Valle dell'Aniene è una fortezza inespugnabile per chi non ha il privilegio di camminare sulle proprie gambe. Un'offesa alla Costituzione che si consuma ogni giorno tra i gradini di Palazzo Borghese". Non usa mezzi termini Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, per descrivere la situazione di paralisi democratica che strozza da sempre il comune di Percile.
Con una delegazione del movimento e il supporto dei tre consiglieri comunali eletti nel 2020, De Pierro ha riacceso i riflettori su una ferita aperta: l'assoluta inaccessibilità della Casa Comunale e del centro storico per i cittadini diversamente abili.
Il paradosso di Palazzo Borghese, una scalinata verso l'esclusione
Il cuore della denuncia di De Pierro colpisce il simbolo stesso delle istituzioni locali. Per raggiungere la sede del Comune, un cittadino con disabilità motoria si scontra con una realtà brutale: una lunga e ripida scalinata, priva di alternative, che rende fisicamente impossibile l'accesso ai servizi essenziali.
"Immaginiamo un cittadino in sedia a rotelle che deve rinnovare la carta d'identità o parlare con un assistente sociale", incalza De Pierro. "A Percile questo diritto è negato. Ma la gravità del fatto esplode se guardiamo alla partecipazione politica. Se domani venisse eletto un sindaco disabile, o se un consigliere comunale disabile dovesse partecipare a una seduta, come farebbe a raggiungere l'aula? Dovrebbe farsi sollevare di peso come un pacco postale? È un'umiliazione che la politica non può più permettersi di ignorare".
Lavoro e merito, il concorso "a metà"
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro solleva poi un interrogativo inquietante legato a un recente concorso pubblico. "Se un disabile fosse risultato vincitore dell'ultimo concorso per impiegato comunale si sarebbe trovato davanti a un muro. L'amministrazione sarebbe stata costretta a una scelta: o effettuare lavori d'urgenza che dovevano essere fatti decenni fa, o ammettere la propria inadeguatezza. È inaccettabile che nel 2026 il diritto al lavoro sia subordinato alla presenza di una rampa o di un ascensore".
Leggi tutto: Percile borgo dell'esclusione, denuncia d'urto di Antonello De PierroIl leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro si confessa dopo il trionfo al Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026: dalla missione dei "consiglieri ombra" alla lotta per la trasparenza, ecco perché la denuncia è l'unica via per una vera democrazia

Roma - In un’epoca in cui la comunicazione spesso scivola nel vacuo esercizio di stile, la figura di Antonello De Pierro si staglia come un baluardo di impegno civile e coerenza intellettuale. Reduce dal trionfo al Marriott Grand Hotel Flora di Roma, dove è stato insignito del Premio Internazionale “Comunicare l’Europa” 2026, il giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha rilasciato questa lunga intervista. Tra riflessioni sulla legalità territoriale e la critica ai poteri opachi, De Pierro traccia la rotta per un’Europa che rimetta al centro il cittadino, non come numero, ma come titolare di diritti inalienabili. Un dialogo serrato che svela l’essenza di un uomo che ha fatto della parola il suo scudo e della denuncia la sua ragione di vita.
Presidente De Pierro, partiamo dal Premio "Comunicare l’Europa" 2026. Ricevere un riconoscimento così prestigioso al Grand Hotel Flora, davanti a un parterre di caratura internazionale, che sensazione le ha lasciato? È un traguardo o una nuova partenza?
"Non ho mai vissuto i premi come traguardi statici. Per me, questo riconoscimento è benzina nel motore. Vedere la commissione, presieduta dal professor Luca Filipponi, riconoscere il valore del mio percorso è emozionante, non lo nego. Ma la sensazione dominante è stata di responsabilità. Quando sei in una sala con eccellenze come Maria Concetta Borgese, Paola Biadetti o Sabrina Morelli, capisci che la tua voce non appartiene più solo a te, ma a tutte le persone che in te ripongono una speranza di giustizia. Non è un punto d'arrivo, è la conferma che la strada tracciata con l'Italia dei Diritti - De Pierro è quella giusta."
Nel suo discorso ha citato i "consiglieri ombra". È una definizione che ha suscitato molta curiosità. Chi sono e perché sono così vitali per la sua azione sul territorio?
"Questa è una domanda cruciale. I 'consiglieri ombra' sono il cuore pulsante del nostro movimento. Sono cittadini comuni, professionisti, pensionati, giovani che hanno deciso di non girarsi dall'altra parte. Operano lontano dai riflettori, osservano, documentano e ci segnalano le storture: dal lampione spento alla gestione opaca di un appalto pubblico. Sono le nostre sentinelle della legalità. Senza di loro, la politica sarebbe un esercizio di stile nei salotti buoni. Con loro, diventa un'arma di precisione contro il degrado e l'ingiustizia."
Leggi tutto: La parola è la mia spada al servizio dei cittadini, intervista esclusiva ad Antonello De PierroCon una mobilitazione massiccia di quadri dirigenti e responsabili territoriali tra Lazio, Campania e Basilicata, il movimento di Antonello De Pierro impone la politica di prossimità come presidio perenne di etica e legalità Un sistema dove il cittadino torna protagonista e ogni sindaco è costretto ad amministrare virtuosamente

Roma - Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 non rappresentano una semplice scadenza elettorale per l'Italia dei Diritti-De Pierro, ma il consolidamento di un paradigma politico che sta riscrivendo le regole della democrazia locale. Sotto la guida del giornalista Antonello De Pierro, il movimento ha messo in campo una mobilitazione imponente che abbraccia il Lazio, la Campania e la Basilicata, portando con sé una filosofia d'azione che trasforma radicalmente il rapporto tra istituzioni e cittadini.
La filosofia del controllo permanente: "La pacchia è finita"
Al centro di questa avanzata c'è il cosiddetto "metodo De Pierro". Una strategia che poggia sulla politica di prossimità attraverso i responsabili territoriali e i consiglieri ombra. Per il movimento, la vittoria non si misura solo con il numero di seggi conquistati. Come spesso ribadito dal leader, l'Italia dei Diritti-De Pierro "vince anche se non partecipa o se non ottiene la maggioranza", perché la sua sola presenza fisica e mediatica sul territorio costringe chi governa al rigore, all'etica e alla trasparenza assoluta.
Al grido di "la pacchia è finita", il movimento istituisce riflettori perenni su ogni comune, rilevando ogni condotta non virtuosa. Da oggi, con l'Italia dei Diritti-De Pierro, ogni sindaco, ogni giunta e ogni maggioranza sanno che ci sarà sempre qualcuno pronto a chiedere conto del loro operato in tempo reale. È un’amministrazione "indiretta": costringendo i primi cittadini ad agire secondo la linea della legalità e del bene comune, è come se fosse il movimento stesso a guidare la mano del sindaco. Il cittadino smette di essere un soggetto passivo che delega col voto ogni cinque anni; diventa protagonista attivo del proprio destino, utilizzando gli strumenti di denuncia forniti dal movimento per costringere le istituzioni a risolvere immediatamente le criticità.
Lazio, il "fortino rosa" e la vigilanza metropolitana
Nel Lazio la strategia si è cristallizzata in una scelta di genere senza precedenti: 6 candidate sindache su 8 comuni, tutte figure di altissimo profilo interno.
Ad Anguillara Sabazia la competenza al servizio del territorio
In uno dei centri più popolosi al voto, il movimento schiera una squadra che punta tutto sulla competenza tecnica: Candidata sindaca è la commercialista Sandra Germogli, vice responsabile dell'Italia dei Diritti-De Pierro per l'Area del Lago di Bracciano e responsabile provinciale per le Attività Produttive e Industria mentre il primo posto in lista è stato affidato a Ylenia Massimini, responsabile per l'Area del Lago di Bracciano, figura in prima linea nella denuncia dei disservizi urbani.
Leggi tutto: L'onda d'urto dell'Italia dei Diritti, il "metodo De Pierro" e la sfida delle elezioni...Dalle radici nel Pci di Berlinguer ai vertici di Forza Italia con Berlusconi, passando per lo scudetto di Maradona e Pino Daniele, l'IdD schiera una fuoriclasse assoluta per archiviare l'era della precarietà amministrativa e garantire la stabilità politica

Roma - Non è una semplice candidatura, è l’ingresso di un peso massimo della storia politica e istituzionale italiana nell’agone di Vicovaro. Il direttivo nazionale del movimento Italia dei Diritti–De Pierro, avocando a sé la decisione finale e superando ogni logica provinciale, ha sciolto le riserve: a guidare la sfida per le elezioni comunali del 24 e 25 maggio sarà Maria Celentano. Una figura di caratura superiore, il cui percorso esistenziale e politico rappresenta un ponte tra la Prima e la Seconda Repubblica, tra il rigore della militanza storica e la pragmatica conoscenza della macchina dello Stato.
Una genesi politica tra Togliatti e Berlinguer
Maria Celentano non ha scelto la politica: vi è nata e cresciuta, "a pane e ideali". Figlia di Andrea Celentano, storico segretario del Pci di Napoli, fondatore del primo Cral aziendale italiano e pupillo di Enrico Berlinguer, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza trascorse nei luoghi dove si scriveva la storia d’Italia. Il legame della sua famiglia con figure leggendarie come Palmiro Togliatti e Nilde Iotti non è letteratura, ma vita vissuta nei racconti dei genitori e dei nonni. I ricordi degli incontri di suo padre, con Enrico Berlinguer sono ancora oggi nitidi e costituiscono la bussola del suo agire: una forma mentis orientata alla difesa dei diritti dei cittadini, lo stesso leitmotiv che anima oggi il movimento di Antonello De Pierro.
Il cuore di Napoli, tra lo scudetto di Maradona e le note di Pino Daniele
Il percorso della Celentano, si è poi intrecciato con l’epoca d’oro della Napoli degli anni '80. Fondamentale il legame con il partner Aldo Perrotta, attuale presidente di Assoconsum e nome di spicco dell'imprenditoria e della politica partenopea, poi eletto deputato della Repubblica nelle file di Forza Italia. In quegli anni irripetibili, la casa della coppia era un crocevia di cultura, sport e politica: una simpatica e straordinaria consuetudine vedeva i giocatori del Napoli di Diego Armando Maradona (pibe de oro compreso) frequentare abitualmente la loro abitazione. In quel clima di fervore, non era raro assistere a momenti di rara bellezza con Pino Daniele che, con la sua chitarra, suonava e cantava insieme a loro, suggellando un’unione tra impegno civile e identità popolare.
Leggi tutto: A Vicovaro sarà Maria Celentano la candidata sindaca dell'Italia dei Diritti-De Pierro, una vita...L'ex deus ex machina del Meetup 280 di Roma, l'uomo che ha costruito le fondamenta del successo di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista, approda al movimento di Antonello De Pierro con un ruolo nazionale per potenziare la politica di prossimità e la rete dei consiglieri ombra.

Roma – Il panorama politico capitolino e nazionale si arricchisce di un nuovo, significativo tassello. Danilo Barbuto, figura storica e "motore immobile" della genesi del Movimento 5 Stelle a Roma, ha ufficializzato la sua adesione al movimento Italia dei Diritti–De Pierro. Una notizia che segna il ritorno all'attività nazionale di uno dei quadri tecnici e organizzativi più esperti del panorama civico italiano.
L’uomo che costruì le fondamenta del M5S a Roma
Per comprendere il peso di questa adesione, è necessario riavvolgere il nastro di vent'anni. Quando il Movimento 5 Stelle non era ancora un partito e non sedeva in Parlamento, esisteva una galassia di cittadini attivi coordinati attraverso la piattaforma Meetup.
Nel Lazio Danilo Barbuto ne è stato il regista operativo. Mentre Beppe Grillo infiammava le piazze, Barbuto costruiva l'infrastruttura. È stato lui a formare quella classe dirigente che, nel 2016, avrebbe conquistato il Campidoglio. Senza il lavoro di scouting, coordinamento e logistica territoriale di Barbuto, figure come Virginia Raggi o Alessandro Di Battista difficilmente avrebbero trovato un terreno così fertile per la loro ascesa. Barbuto non cercava la luce dei riflettori, ma gestiva il "metodo": assemblee, tavoli tecnici, gazebo e quella capillarità che permise al Movimento di permeare ogni quartiere. Insieme a sua moglie, Maria Agnese Catini (già presidente della Commissione Politiche Sociali a Roma), ha rappresentato per anni l'anima "movimentista" pura, legata al territorio e lontana dalle logiche di palazzo.
Politica di prossimità e consiglieri ombra, il cuore del movimento
L'adesione di Barbuto si sposa perfettamente con la filosofia dell’Italia dei Diritti-De Pierro, che da anni si distingue per essere un movimento di politica di prossimità. Non un partito calato dall'alto, ma un'organizzazione capace di stare fisicamente accanto al cittadino.
Il fiore all'occhiello di questa strategia è l'istituzione dei "consiglieri ombra": figure distribuite capillarmente sul territorio che monitorano l'operato delle amministrazioni ufficiali, denunciano i disservizi e danno voce a chi non ne ha. Si tratta di un modello di controllo democratico dal basso che permette di trasformare le segnalazioni dei singoli in battaglie politiche concrete. Con l'entrata di Barbuto, l’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare in maniera esponenziale questi concetti, portando l'efficacia dei consiglieri ombra a un livello superiore di coordinamento e capillarità nazionale.
Leggi tutto: Il "regista" dei meetup pentastellati torna in campo, Danilo Barbuto aderisce all’Italia dei...Dalla storica direzione di Radio Roma al sostegno per Geppi Di Stasio, il giornalista e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rivendica il valore politico della platea: “Il teatro deve smascherare i tabù e dare voce a chi combatte ogni giorno per i diritti del cuore”

Roma - In occasione della prima nazionale di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il noto giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, da sempre in prima linea per la difesa della cultura e dei diritti civili, ci ha concesso una lunga riflessione sul ruolo sociale del teatro e sul suo storico legame con il mondo dello spettacolo romano, consolidatosi negli anni della sua direzione a Radio Roma. Un dialogo che spazia dall'analisi della pièce di Geppi Di Stasio alla necessità di abbattere i muri dell'indifferenza attraverso l'arma dell'ironia.
Presidente De Pierro, la sua presenza alla prima di "Figlio di famiglia" al Teatro delle Muse non è passata inosservata. Perché ha ritenuto fondamentale esserci, non solo come giornalista ma come figura di riferimento per i diritti civili?
"La mia presenza non è mai un atto formale, ma una testimonianza di coerenza. Credo fermamente che il teatro sia rimasto uno degli ultimi avamposti di libertà intellettuale nel nostro paese. 'Figlio di famiglia' tocca corde che molti preferiscono ignorare: il diritto universale ai sentimenti. Essere lì significa dire chiaramente che il movimento Italia dei Diritti sostiene chiunque utilizzi l’arte per scardinare pregiudizi. Geppi Di Stasio ha avuto il coraggio di portare sul palco ciò che spesso viene soffocato dai cavilli burocratici e io non potevo che essere al suo fianco in questa battaglia."
Lei ha una lunga storia d'amore con il palcoscenico. Molti ricordano il suo periodo alla direzione di Radio Roma come un momento di rinascita per la cronaca teatrale. Che ruolo ha avuto la radio in quel contesto?
"Durante la mia direzione a Radio Roma, ho voluto che l’emittente diventasse la 'casa' dei teatranti. Vedevo troppi spettacoli di qualità morire nel silenzio mediatico. Abbiamo aperto i microfoni a registi, attori e maestranze, trasformando la radio in un ponte diretto tra le quinte e i cittadini. Per me, promuovere il teatro non era un dovere professionale, ma una missione civile. Il teatro educa, scuote le coscienze, crea comunità. Se non lo avessimo sostenuto con forza, avremmo perso un pezzo della nostra identità culturale romana."
Leggi tutto: Intervista ad Antonello De Pierro tra passione teatrale e battaglie civiliIl presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "A Vicovaro non cerchiamo voti, ma la restaurazione della dignità istituzionale. La candidata sindaca Maria Celentano è la sintesi tra la storia e il futuro. Crielesi? Sarà bocciato dai vicovaresi"

Roma – Seduto nel suo studio, circondato da faldoni che trasudano diritto amministrativo e battaglie civili, Antonello De Pierro ci accoglie con la consueta precisione millimetrica. Non c'è spazio per le ambiguità: ogni parola è pesata, ogni concetto è una sentenza.
Presidente De Pierro, la candidatura di Maria Celentano a Vicovaro ha l’impatto di un meteorite in uno stagno. Come si è arrivati a questo nome che unisce Berlinguer, Berlusconi, il mondo cattolico e la lotta per i disabili?
"Si è arrivati attraverso un’analisi clinica delle necessità di Vicovaro. Dopo il disastro amministrativo che ha portato all'annullamento delle elezioni, non potevamo offrire un nome di compromesso. Abbiamo cercato e trovato una figura che fosse 'blindata' dalla storia. Maria Celentano non ha bisogno di presentazioni: è una donna che ha respirato l'aria delle grandi decisioni nazionali sin da bambina, nel salotto del padre segretario del Pci a Napoli, tra giganti come Berlinguer.. Ma è anche la donna che ha saputo evolversi, mantenendo rapporti quotidiani con i vertici dello Stato durante l'attività parlamentare del suo partner, l'onorevole Aldo Perrotta. Schierare Maria significa dire ai vicovaresi: 'Basta dilettantismo, ecco la competenza'."
Lei ha citato Aldo Perrotta. L’articolo di lancio ricorda le serate napoletane con Maradona e Pino Daniele. Quanto conta questa "umanità" in una figura che deve gestire una macchina complessa?
"Conta moltissimo. La politica senza umanità è fredda burocrazia. Maria ha vissuto quella Napoli epica, dove lo scudetto di Maradona era un riscatto sociale. Ospitare Pino Daniele o il Pibe de Oro non era mondanità, era partecipazione a un fermento popolare. Questo le ha dato una capacità di ascolto unica, che oggi unisce alla sua vicinanza al mondo cattolico. Sedere nel direttivo del Meda per i disabili non è un titolo onorifico, è una prova di gestione di conflitti e bisogni reali. Maria è un ponte che unisce l'etica berlingueriana al pragmatismo delle istituzioni romane."
Leggi tutto: L’intervista, Antonello De Pierro e la "rivoluzione Celentano" a VicovaroMentre il dibattito politico si avvita su presunti scandali sentimentali, il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro richiama l'attenzione sul merito professionale della scrittrice, già documentato anni fa in via Bissolati, denunciando una morbosità mediatica che oscura i veri drammi del Paesi, dalla sanità al lavoro

Roma – Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico italiano è stato letteralmente sequestrato da quella che molti definiscono la "polemica di primavera", il presunto legame sentimentale tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la giornalista e scrittrice Claudia Conte. Mentre le opposizioni incalzano su presunti conflitti d’interesse e i tabloid si nutrono di ogni frame video, emerge una riflessione necessaria sulla natura del merito e sulla "morbosità" del costume nazionale.
A riportare l’attenzione sui contenuti, distanziandosi dal brusio del gossip, è Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. Per comprendere la caratura professionale della Conte, occorre fare un passo indietro, lontano dalle luci del Viminale, fino a un evento emblematico svoltosi in via Bissolati, a Roma.
Via Bissolati, quando il merito precedeva il gossip
Correva l’anno della presentazione del saggio-romanzo "Il vino e le rose" (Armando Curcio Editore). In un’elegante cornice presso la sede di Banca Generali, Claudia Conte, allora nota al grande pubblico anche per il suo impegno nella serie Rosy Abate, presentava un’opera complessa sull’eterna sfida tra il bene e il male.
In quell'occasione, il sostegno di Antonello De Pierro non fu una semplice presenza formale. Il leader dell'Italia dei Diritti - De Pierroi, da sempre impegnato n patrocinare iniziative culturali meritevoli, espresse un giudizio eccellente sulla giovane autrice. Per De Pierro la Conte rappresentava già allora una voce fuori dal coro, una personalità capace di unire il fascino dello spettacolo alla profondità della riflessione etica e sociale.
Le numerose testimonianze fotografiche di quella serata ritraggono un De Pierro partecipe e convinto. Scatti che lo vedono al fianco di una radiosa Claudia Conte in abito azzurro, ma anche in compagnia di altre eccellenze del panorama artistico, come l’attrice Elisabetta Pellini e una delle spumeggianti gemelle Rai Laura Squizzato. Sullo sfondo di quel parterre de rois, si scorge anche l'attore Saverio Vallone, a testimonianza di un evento che aveva saputo catalizzare il meglio del mondo intellettuale romano
Leggi tutto: Claudia Conte e il "caso Piantedosi", analisi di Antonello De Pierro tra gossip e valore di un...