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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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Soli seicento euro per il prof migliore d’Italia, l’indignazione di De Sessa

Il viceresponsabile Scuola e Istruzione dell’Italia dei Diritti: "L’assurdo e il surreale governano le vicende di casa nostra”

 

 

Roma  –  Il professor Luca Piergiovanni è stato riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione come il miglior docente  d’Italia,  premio frutto del suo lavoro e della capacità di incrociare i programmi ministeriali con il previsto uso dei materiali multimediali. A sporcare questa nota, tuttavia, c’è l’ammontare della sua ultima busta paga che equivale a soli seicento euro.

Sulla questione è intervenuto Cesare De Sessa viceresponsabile  per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti:  “Il paese dei 'poeti e navigatori', cioè della vuota retorica eletta a sistema, ieri come oggi ci propina ancora uno dei suoi paradossi. La vicenda di Piergiovanni ribadisce una volta in più quanto l’assurdo e il surreale ispirino e governino le vicende di casa nostra”.

Questo viene appunto a qualificarsi come un’incoerenza del tutto italiana in quanto i meriti e le capacità dell’insegnante in questione vengono apprezzati parecchio oltreoceano: “Il professore è stato contattato da Yale, università statunitense, che gli ha offerto una collaborazione – continua la sua analisi l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – praticamente il contrario di quello che gli propone il nostro Ministero di competenza. Se Yale apre dunque al docente, c’è da scommettere che l’insegnante ha davvero fatto qualcosa di pregevole. Non ci resta che alzare gli occhi al cielo – conclude l’esterrefatto De Sessa – e  sperare in un miracolo, ormai l’ultima speranza che qualcosa cambi nel Paese dei “poeti e navigatori”.

 

 

Nel Lazio 10 mesi di attesa per un elettrocardiogramma, lo sdegno di Marinelli

Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti :È in atto lo smantellamento del pubblico a favore del privato”

 


“I tempi biblici sono in perfetta sintonia con lo sforzo evangelico della pubblica amministrazione tutta protesa a inviare i miscredenti romani e laziali nelle braccia capienti della madre apostolica santa Chiesa Romana. Mentre infatti il laico ed ateo servizio pubblico va sempre più a scatafascio le ricche case di cura private e tutta la galassia di laboratori e  studi privati conducibili per la maggior parte al vecchio ente clericale va a gonfie vele”.

 

Duro e sarcastico il commento di Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio delll’Italia dei Diritti ai dati del Recup, servizio unico di prenotazione di esami strumentali e visite mediche, che rivelano quanto i pazienti laziali siano costretti ad aspettare prima di poter accedere a controlli medici, sovente di vitale importanza, nella gran parte delle strutture pubbliche.

 

Fino a cinque i mesi di attesa necessari per una visita all’addome, sei per un ecodoppler, sette per un’ecografia mammaria bilaterale, in un contesto, quello della sanità regionale, disorganizzato e  carente al limite della sostenibilità.

 

“Assistiamo dunque – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – alla stessa strategia che si sta attuando nella scuola pubblica. Classi di 45 persone inducono i genitori con la grana ad affidarsi alle famigerate piccole suore nere. Allo stesso modo le liste chilometriche agli uffici postali rendono il telefono con il numero del pony express un po’come  l’avvistamento di un'oasi e di un laghetto da parte di un disperso nel deserto.”


Pochissime le eccezioni riscontrate come quelle della Asl Roma A e Rm-E del San Giovanni e al Nuovo Regina Margherita dove i tempi si riducono ai soli, si fa per dire, 60 giorni.

 

“? insomma in atto – conclude Marinelli –   il pagamento di cambiali elettorali che sono arrivate alla scadenza e quindi lo smantellamento del pubblico a favore del privato è semplicemente il pagamento di un debito della politica che ha abdicato definitivamente il concetto di ‘res publica’con l’assistenza dei vari Sant’Andrea, Sant’ Eugenio  e San Camillo”.

 

 

 

 

 

 

Emergenza vigili del fuoco a Genova, i timori della Silipigni

La responsabile cittadina  dell’Italia dei Diritti:”Il continuo  passaggio di competenze alla protezione civile sta togliendo ai vigili le risorse necessarie per agire sul territorio”

 

Roma – Il giorno dopo il nubifragio che martedì sera ha messo in ginocchio la città di Genova, è arrivato il grido d’allarme del comandante regionale dei vigili del fuoco, Michele Ferraro, il quale ha affermato che in caso di alluvione la Liguria non ce la farebbe da sola a far fronte all’emergenza ed avrebbe bisogno dell’aiuto di uomini e mezzi provenienti da altre regioni. “Nelle situazioni di pericolo – ha detto Antonella Silipigni la responsabile cittadina dell’Italia dei Diritti – si verifica puntualmente un problema di competenze tra la protezione civile, a cui secondo il comune spetterebbe di dovere d’intervento, e i vigili del fuoco, chiamati a risolvere le emergenze e a soccorrere i cittadini che hanno bisogno di aiuto. Questo a mio avviso genera confusione ed inficia la capacità d’azione sul territorio”.

 

Negli ultimi dieci anni, secondo quanto emerge dai dati in possesso del sindacato regionale della Cgil, le squadre dei vigili del fuoco di Genova sono state ridotte quasi della metà con un decremento complessivo su base provinciale di 100 unità, e un numero di effettivi che è sceso da 650 a 550 uomini. “Il passaggio di competenze che si è avuto negli ultimi anni dai vigili del fuoco alla protezione civile – ha concluso la responsabile del movimento guidato da Antonello de Pierro –  ha pesantemente ridotto la capacità d’intervento e di azione dei vigili che nel tempo hanno visto diminuire le risorse a loro disposizione, e quindi i loro effettivi, e il loro raggio di azione. Penso, che sarebbe stato molto meglio creare una sinergia tra i due corpi invece di togliere costantemente professionalità ad uno a discapito dell’altro”.

A Milano un corso per imparare a muoversi in carrozzina, il plauso della Del Fallo

La viceresponsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti : “Un’iniziativa lodevole non solo dal punto di vista sociale ma soprattutto umano”

 

E' giunto alla terza edizione il corso “Mio figlio ha quattro ruote”, una scuola alla convivenza con la disabilità e all'uso dello strumento carrozzina rivolto alle famiglie e ai piccoli affetti da patologie neuromuscolari, promosso dal Sapre Settore abilitazione precoce dei genitori: una struttura pubblica interna all'unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza della Fondazione Ca' Grande del Policlinico di Milano.

 

“Si tratta sicuramente di un’iniziativa lodevole non solo dal punto di vista sociale ma soprattutto umano perché  io credo che ci sia una opinione pubblica in tutta Italia che stenta a riconoscere la disabilità come problema fondamentale e ancora di più quella infantile e adolescenziale – commenta Barbara Del Fallo, viceresponsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti – credo che il nostro paese abbia bisogno di una coscienza individuale da tradurre presto in coscienza collettiva che denoti consapevolezza di quelle che sono le problematiche di questo genere. Questa ignoranza ci fa allontanare sempre più da quella logica socio–assistenziale verso la quale dovremmo andare. Abbiamo ormai oltrepassato la soglia del secondo millennio e siamo ancora qua a parlare soltanto di politiche sociali, sanità assistenza e quant'altro quando invece nel 2010 si dovrebbe avere in tasca dei programmi mirati”.

 

Concreto e pratico il programma del corso, durante i quattro giorni dal 21 al 24 ottobre al Centro vacanze Getur, a Lignano Sabbiadoro, i bambini impareranno a muoversi in maniera indipendente, a giocare con la carrozzina misurandosi con i loro limiti e le loro abilità cimentandosi perfino in lezioni di ballo sulle quattro ruote, coadiuvati da una insegnante pedagogista e studiosa di danze ebraiche. Coinvolti nelle attività anche i loro cari e i terapisti che salendo al fianco dei piccoli, sulla carrozzina elettrica apprenderanno le tecniche di guida e di manutenzione del mezzo. Del tutto gratuita la partecipazione per i bambini, basso, o coperto interamente dall'organizzazione per le famiglie indigenti il costo per gli adulti.

 

“Io mi auguro – prosegue la Del Fallo – che questa iniziativa non rimanga locale ma che altre regioni e città prendano ben presto esempio dal comune di Milano e inaugurino dei progetti che vadano a sostenere e a risolvere le difficoltà di tutte quelle famiglie che supportano i portatori di handicap e degli stessi”.

 

L’efficace e all’avanguardia struttura del Sapre, nasce nel 2003 grazie al Progetto Abilità, finanziato dall’assessorato alle politiche per la famiglia del comune di Milano con lo scopo di assistere i nuclei famigliari dei disabili nella gestione del quotidiano, nei rapporti con le strutture, sostenendoli anche psicologicamente nel vivere patologie anche gravissime. Una proposta alternativa alla mera assistenza, laddove presente, del servizio sanitario.

 

“É chiaro – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - che però progettazioni di questo genere sono fortemente difficili da applicare in un momento storico in cui la maggior parte delle regioni ha avuto un  taglio netto, una riduzione dei finanziamenti destinati alle politiche sociali. In autunno, ormai è cosa certa, si avrà un taglio esorbitante di moltissimi servizi.

Ci auguriamo che - conclude la Del Fallo - ci sia anche una coscienza politica nuova che riporti qualche fondo in più al settore, perché io ritengo che l’Italia non sia un paese povero e che la crisi attuale sia dovuta soltanto ad una non equa distribuzione delle risorse economiche.”

 

 

 

Polemiche Garimberti – Minzolini, interviene Fantauzzi

Il responsabile per l’informazione dell’Italia dei Diritti commenta le esternazioni del presidente Rai:« Minzolini, ha espresso una sua opinione». Valicando i limiti del buon gusto

 

Roma – La domanda è di quelle che difficilmente avranno risposta nel tutto sommato breve periodo della storia dell’uomo. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti? «Quante volte i direttori della rete pubblica hanno valicato non solo i limiti dell’informazione, ma anche i limiti della decenza e della morale? E con essi altri  direttori e conduttori?» Brunetto Fantauzzi, responsabile per l’informazione dell’Italia dei Diritti, interviene nel vivo delle polemiche tra il presidente Rai Paolo Garimberti ed il direttore del tg1 Augusto Minzolini, accusato di non garantire adeguatamente il pluralismo politico. In un editoriale durante l’edizione di prima serata di ieri sera Minzolini sottolineava – in polemica politica con il cosiddetto gruppo dei finiani – la necessità di tornare alle urne per evitare logoramenti politici, e si appellava al capo dello Stato al fine di evitare «ribaltoni» istituzionali.

«Garimberti  è un politico che fa politica – ribadisce l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – rispetta la propria fazione attaccando il direttore del tg1. Certo, con l’ultima esternazione di Augusto Minzolini si pone un grave problema di opportunità politica, e di buon gusto. Essendo il direttore della più seguita testata nazionale, ha il dovere di pesare le parole che dice».

Informazione e politica seguono rotte diverse, traiettorie distinte. Differenti stelle polari. «La dignità dei giornalisti, da un lato. Il rispetto dei cittadini dall’altro – sottolinea fortemente Fantauzzi – devono coesistere. L’eventuale censura al direttore del tg1 equivale a mortificare la libertà di informazione. La stessa libertà così pesantemente compromessa dai referenti politici ai quali fa evidentemente riferimento Augusto Minzolini».

Sulle strade del Lazio 5,8 decessi ogni 100 chilometri, preoccupata analisi di Celardo

Il viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti “Istituzioni gravemente colpevoli per incuria, inadempienza, disattenzione”


La Nettunense è la strada d’Italia con il triste primato del maggior numero di feriti per chilometro. La Cassia, Cassia Bis e la  Tiburtina sono tra le dieci strade più pericolose del Paese. Tra le prime tre troviamo la  Flacca e Pontina. Il Lazio paga con un pesante tributo di vite umane la condizione disastrosa delle proprie arterie stradali. Secondo la relazione annuale Aci-Istat relativa al 2008, in un anno si sono registrati 5.006 incidenti con 183 morti e oltre 3 mila feriti.

 

I dati in questione hanno spinto Carmine Celardo, viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti ad una profonda riflessione sui fatti e sulla sicurezza stradale : “Le associazioni di consumatori, quelle  dei parenti dei morti sull’asfalto, reclamano interventi mirati, seri e concreti che sono mancati in questi anni nei quali le istituzioni sono state gravemente colpevoli per incuria, inadempienza, disattenzione in materia. Tanto che non sono stati realizzate e sollecitate valutazioni di leggi ad hoc che inaspriscano le pene e le sanzioni per i pirati della strada. Oggi come oggi sappiamo che gran parte delle morti è dovuta non solo alla trascuratezza del sistema viario che da troppi anni non riceve adeguati miglioramenti e adeguamenti ma soprattutto al fatto che è cresciuta la diseducazione stradale, aumentata la violenza nella guida, l’abuso di alcool e droghe da parte degli automobilisti. Non è pensabile che una grande fetta di conducenti viaggi in condizioni psicofisiche alterate fuori dai parametri di legge e che gli incidenti accadano prevalentemente in circostanze di abuso di  sostanze, eccesso di velocità, guida pericolosa nelle ore notturne su strade che oggettivamente non sono in grado di sostenere vetture lanciate a velocità elevata”.

 

Con lo scopo di intervenire sul problema è stato presentato ieri un bando destinato a Province e Comuni dall'assessorato regionale alle Infrastrutture e ai Lavori pubblici che si traduce in 4,7 milioni di euro per finanziare progetti destinati a ridurre l'incidentalità e promuovere una nuova cultura della sicurezza stradale

 

“Prendo atto con piacere – prosegue il viceresponsabile laziale del movimento – che finalmente la pubblica autorità si è attivata per indagare le origini del problema delle stragi del sabato sera. Il fatto che l’indagine abbia dato i numeri e consentito di raggiungere anche impegni di spesa fa piacere, sono molto scettico sulla reale presa coscienza del problema riguardo ai finanziamento di piani mirati a trovare sistemi per ridurre il numero dei morti. Perché questi progetti diventano sovente propaganda elettorale, specchietto per le allodole in vista delle inevitabili quanto imminenti elezioni. Ben vengano le idee e  ben venga il contributo della società civile, ma resta il fatto che viviamo su strade in preda a  banditi e criminali che non vengono fermati e contrastati da uomini al limiti della resistenza operativa, uomini che devono lavorare su strada sapendo di non avere uno stato vero alle spalle, un’autorità che sostenga e loro attività. La polizia Stradale e le polizie Municipali sono il primo argine al dilagare di questa forma nuova di criminalità che miete tante vittime innocenti pertanto io pur apprezzando lo sforzo di Renata Polverini” – che ritiene questo uno strumento utile per interventi più mirati e puntuali –“ mi auguro si trovi un margine a quanto è solamente un’enorme responsabilità pubblica, una vera e propria complicità in omicidio da parte di chi per strada guida sentendosi padrone, impunito, intoccabile libero di fare ciò che meglio crede senza alcun rispetto per la vita altrui. Sarebbe stato preferibile – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - che questi 4 milioni di euro fossero stati impiegati dalla Regione Lazio  per dotare la polizia di stato di uomini, vetture e buoni carburante che invece sono stati tolti riducendo il numero di pattuglie attive sulla strada, il numero degli interventi e delle ore di servizio. Ci auguriamo – chiosa Celardo - che quanto prima oltre ai 4 milioni di euro ne vengano stanziati altrettanti per dotare la Polizia Stradale, compartimento Lazio di vetture civetta in grado di intercettare e assicurare alla giustizia questi autentici delinquenti criminali che mietono vittime sulla strada.

 

 

 

D’Angelo su assassinio sindaco Vassallo nel Cilento

 

Il responsabile per la Provincia di Salerno dell’Italia dei Diritti: “Questo dramma  mi desta preoccupazione, poiché anche altri esponenti  politici  potrebbero seguire la stessa sorte”

Roma –  A Pollica – Acciaroli , piccolo centro in provincia di Salerno, nella notte tra domenica e lunedì scorsi,  è stato brutalmente assassinato il sindaco che contrastava il clan della camorra: Angelo Vassallo. Secondo gli inquirenti, dietro l’atto criminoso si celerebbe il voto della malavita, il quale campeggia incessante nelle terre del Cilento . A esprimere un commento riguardo a la tragedia che ha seminato orrore e sgomento nella zona, è Aniello D’Angelo,  responsabile per la Provincia di Salerno dell’Italia dei Diritti,: “Sono addolorato per la scomparsa di Vassallo, noto a tutti come il sindaco che combatteva l’illegalità, una persona incorrotta e integra, il quale ha saputo svolgere con forte impegno le attività del piccolo centro di Pollica. Ricordiamo ad esempio le sue battaglie per la legalità e il rispetto dell’ambiente”.

Secondo quanto riportato dagli inquirenti e dalle agenzie di stampa, il primo cittadino vittima del possibile agguato camorristico, avrebbe detto qualche “no” di troppo alla malavita locale. “Mi chiedo il perché di tutto questo - commenta rammaricato l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - e questo dramma mi desta preoccupazione, poiché anche  altri esponenti  politici potrebbero seguire la stessa sorte. Bisogna alzare la guardia e creare una forte rete di protezione e pensare a tutte quelle vittime che non hanno saputo difendersi, ricordiamo Peppino Impastato, Domenico Noviello,  vittima dei Casalesi e a tanti altri a cui va tutta la mia stima”.

Dato alle fiamme terreno di De Pierro, altro atto intimidatorio?

Il presidente  dell’Italia dei Diritti:” Non ho la certezza matematica che sia stato un atto intimidatorio ma visti i precedenti espliciti e conclamati mi viene spontaneo pensare ad un’ipotesi di questo tipo  ”

 

Roma – Ennesimo atto d’intimidazione nei confronti del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro. L’altra notte, infatti, è stato appiccato il fuoco su un terreno di sua proprietà in zona Castel di Leva. “Non ho la certezza matematica che sia stato un atto intimidatorio - ha detto Antonello De Pierro - ma visti i precedenti espliciti e conclamati mi viene spontaneo pensare ad un’ipotesi di questo tipo. In ogni caso sta di fatto che l’incendio è di natura dolosa, e con tanti terreni presenti in quel territorio è stato preso di mira proprio il mio. Se ciò fosse, sarebbe certamente un altro gesto grave che la procura dovrebbe cominciare a prendere in considerazione. Naturalmente ciò significa che stiamo facendo bene il nostro lavoro, vuol dire che stiamo dando fastidio a chi pensa di poter utilizzare le istituzioni per interessi privati. Qualcuno mi ha chiesto se ho paura. Certo che ho paura, però è altrettanto certo che non mi fermo e vado avanti. L’unica cosa che mi dispiace è che noi dell’Italia dei Diritti spesso siamo lasciati da soli nelle nostre battaglie, con le istituzioni che in genere sonnecchiano o addirittura ci boicottano, come del resto anche alcuni giornalisti purtroppo pennivendoli al servizio del sistema. Certamente avremmo meno paura se le istituzioni ci sostenessero ma in questo tessuto sociale sembra che chi lotta per la legalità e la giustizia sia da mettere all’angolo e chi invece delinque  sia da candidare addirittura in parlamento”.

 

Sulla vicenda deve essere fatta ancora luce e le responsabilità restano tutte da accertare, tuttavia, il terreno oggetto dell’incendio da agricolo diventerà presto edificabile e questo pone più di un sospetto sull’accaduto.“L’episodio dell’altra notte – ha proseguito il presidente dell’Italia dei Diritti - mi fa pensare maggiormente ad un atto intimidatorio legato alla nostra attività in quanto la zona in questione è considerata a recupero e presto diventerà edificabile iniziando a solleticare gli appetiti di chi edifica grossi business nel campo del’edilizia e naturalmente può essere  penalizzato dalla nostra iniziativa moralizzatrice che si esplicita nella previsione  dei trasferimenti periodici ogni tre anni per i vigili urbani i dipendenti degli uffici tecnici territoriali da un municipio all’altro,  già condivisa dalla giunta Alemanno. Chiedo solo alle istituzioni, o meglio alla parte sana dell’apparato istituzionale, di sostenerci,  in quanto ciò che noi chiediamo è solo legalità e giustizia che dovrebbe essere di norma in uno stato democratico e di diritto”.

 

Già in passato il presidente dell’Italia dei Diritti era stato oggetto di aggressioni ed atti intimidatori alla sua persona, ma questi episodi negativi non hanno mai minato il suo impegno e le sue battaglie in favore della legalità. “Ho già subìto atti vandalici alla mia autovettura - ha detto ancora De Pierro - due tentati investimenti, nel secondo caso si trattava di una persona denunciata  per abusi edilizi con la complicità di cellule deviate della polizia municipale e dell’ufficio tecnico di Ostia ed era in stato di ebbrezza. Stranamente nel mese di luglio in piena movida estiva due ispettrici del commissariato di pubblica sicurezza di Ostia lido, nonostante le mie numerose richieste,  non sono riuscite a reperire un etilometro né a sottoporre la persona in questione ad esami ematici presso il vicinissimo ospedale “Grassi”. Dopo un’aggressione a bastonate da parte di un noto pregiudicato di Ostia  insieme all’appena citato denunciato per indurmi a lasciar perdere e anche in quel caso la volante della polizia intervenuta, ancora non capisco perché non ha provveduto al sequestro dell’arma utilizzata, e contro i due giace semplicemente un procedimento per lesioni lievi. Non è un caso se avevo già denunciato una cricca che muove i suoi tentacoli sull’edilizia del litorale romano e zone limitrofe e di certo non mi fermerò  fino a quando gli organi competenti riusciranno a smascherare le innumerevoli illegalità presenti. Da sempre mi sono dichiarato disponibile a parlare davanti all’autorità giudiziaria.”

 

Iorio taglia budget alla Cattolica di Campobasso, no secco della Aurisano

La responsabile per il Molise dell’Italia dei Diritti: “Sono indignata. La Cattolica è una risorsa per tutto il territorio regionale”

 

Campobasso – E’ di qualche giorno fa la notizia che il Governatore del Molise Michele Iorio vorrebbe ridurre del 45% il budget assegnato alla struttura ospedaliera dell’Università Cattolica con sede a Campobasso, poiché sostiene che  i costi di gestione della sanità molisana sono eccessivi e occorre quindi mettere in campo un piano drastico di revisione e di contenimento dei costi. Se il Centro dovesse chiudere si tornerà ai cosiddetti viaggi della speranza per curarsi fuori Regione.

Anna Aurisano, la responsabile del Molise dell’Italia dei Diritti lancia un appello a Iorio: “Presidente, ascolti i cittadini molisani tutti, che vedono nel centro medico della Cattolica di Campobasso un polo d’eccellenza per il Molise, e per tutto il centro sud e un presidio altamente specializzato  in determinate patologie, tra cui un centro medico oncologico rivolto alle donne”.

La rappresentante dell’Italia dei Diritti sposa le richieste formulate dal comitato spontaneo Pro cattolica e annuncia: “Scenderemo insieme in piazza a Campobasso martedì 14 settembre alle ore 17.30 per chiedere a Iorio di revocare le disposizioni del Decreto 2 agosto n. 53, che assegna alla struttura un budget complessivo di soli 33, 896 milioni di euro ed una riduzione drastica delle prestazioni erogabili. Chiediamo la formulazione di un piano sanitario che preveda una corretta integrazione tra tutte le strutture sanitarie del territorio, che tuteli esclusivamente gli interessi del paziente”. Sono certa - sottolinea e conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -  che Iorio ascolterà le voci dei molisani e tornerà indietro sui suoi passi”.

 

Donna muore dopo il parto a Policoro, lo sconcerto della Aprile

La  viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti:”Attendo fiduciosa le indagini della magistratura ma chi ha sbagliato dovrà pagare. Certi episodi non sono ammissibili”

 

Roma – A Policoro in provincia di Matera una donna di 32 anni è morta di parto dopo aver dato alla luce due gemelli. L’azienda sanitaria di Matera ha avviato prontamente un’inchiesta per ricostruire tutti gli accadimenti della vicenda, mentre il ministro della Salute Ferruccio Fazio, e l’assessore regionale lucano alla sanità Attilio Martorano hanno concordato un’ispezione congiunta presso l’ospedale per fare chiarezza sull’accaduto. “Attendo fiduciosa le indagini della magistratura – ha detto Antonella Aprile, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti – ma è evidente che mi aspetto che chi ha sbagliato paghi. Non è ammissibile che ancora oggi un evento lieto come la nascita di un bambino debba trasformarsi in una tragedia”

 

In attesa che tutti gli elementi vengano chiariti, il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Matera, Vito Gaudiano, ha disposto la sospensione in via cautelare del medico che ha eseguito l’intervento ed ha incontrato i familiari della vittima, assicurando loro il massimo impegno per accertare al più presto i fatti, e le eventuali responsabilità per il decesso della donna. “Purtroppo – ha concluso l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – negli ultimi tempi si stanno verificando diversi casi di mala sanità, e questo non fa che minare la fiducia dei cittadini nei confronti delle strutture sanitarie del paese, generando nelle persone paura e sconforto. Le risorse a disposizione non sono molte, la crisi si fa sentire, e questi episodi negativi finiscono purtroppo per gettare un ombra su tutto il sistema”.

 

Berlusconi e Bossi da Napolitano per dimissioni Fini, interviene Soldà

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Finalmente siamo all’epilogo di una compassionevole legislatura, che anziché risolvere i problemi del Paese è abituata a perseguire  il proprio tornaconto

 

Roma –  Al termine del lungo vertice notturno nella villa di Arcore, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi hanno deciso all’unanimità che chiederanno un incontro con il capo dello Stato per chiedere formalmente che il presidente della Camera lasci immediatamente la sua carica istituzionale. In riferimento all’attuale crisi di maggioranza e alle varie schermaglie politiche arrivate ormai al limite dell’indecenza, è intervento Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Finalmente siamo all’epilogo di una compassionevole legislatura, che anziché risolvere i problemi del Paese è abituata a perseguire il proprio tornaconto, poiché è evidente che l’odierna  classe politica è viziata e vogliosa di potere. Vorrei porre l’accento piuttosto sui problemi reali del Paese,  quali la disoccupazione o il debito pubblico”. Secondo i leader Pdl e Lega, il presidente della Camera sarebbe incompatibile e non più super partes. L’esponente del Carroccio sicuro di stravincere al nord chiede inoltre un immediato ritorno alle urne, proponendo una scadenza a fine novembre, idea questa non condivisa dal Cavaliere, il quale vorrebbe far ricadere interamente su Fini la responsabilità di un ritorno alle urne. “Spero che si arrivi al più presto a una decisione sensata -  conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -  da parte del Governo in carica, e lo chiedo non soltanto come membro di un movimento che si batte quotidianamente alla difesa e alla tutela dei cittadini, ma come onesto elettore che pretende  di essere rappresentato in maniera decorosa”.

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