Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Come si può avere senso dello Stato se i primi a tradirlo per una mazzetta sono coloro i quali dovrebbero garantire equa e imparziale giustizia?”
Roma – “Come possono i cittadini pagare serenamente le tasse e nutrire senso dello Stato, se i primi a tradirlo per una mazzetta sono coloro i quali dovrebbero garantire equa e imparziale giustizia?”. L’interrogativo retorico di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, prende le mosse dalle cinque ordinanze di custodia cautelare indirizzate al giudice onorario del Tribunale di Roma Giovanni Dionesalvi, all’imprenditore Giampaolo Mascia e alla sua famiglia composta dalla moglie Piera e dai figli Vittorio e Gianmarco, entrambi avvocati. Corruzione e associazione a delinquere finalizzata alla concussione sono i capi d’accusa. Mascia avrebbe promesso al giudice regali o altre utilità in caso di ritardo o non esecuzione di alcune operazioni immobiliari. “Sarà anche finita la Prima Repubblica con Tangentopoli – commenta l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – ma la corruzione continua a dilagare imperterrita. L’auspicio è che si tratti di un errore, ma se i giudici dovessero provare i capi di imputazione – conclude Soldà – ci troveremmo davanti ad una gravissima situazione, socialmente difficile da sanare”.
Il responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti: “Unico risultato del piano- edilizia è l’ennesimo scempio paesaggistico”
Cagliari – Scoppia la polemica sui lavori di ampliamento di Villa Certosa. La Idra Immobiliare, società di Silvio Berlusconi proprietaria della residenza del premier a Porto Rotondo, ha infatti presentato istanza alla commissione paesaggistica regionale per edificare cinque bungalow, da destinare a residenze per gli ospiti. Il piano paesaggistico regionale vieterebbe ulteriori costruzioni nell’area della villa, salvo le deroghe previste dal piano – edilizia regionale, ispirato al piano – casa annunciato dal Governo. E il responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, Federico Gandolfi, non esita a bollare l’operazione come “l’ennesimo caso di conflitto di interessi legato al centrodestra sardo e berlusconiano. Dopo le fantasmagoriche norme del piano-casa e delle leggi urbanistiche che avrebbero dovuto rilanciare l’economia locale – spiega Gandolfi – uno dei pochi risultati utili e duraturi sarà quello di permettere l’ennesimo ampliamento di Villa Certosa, oramai sempre più dimora coloniale, data l’estensione, i lavori secretati per fantomatiche esigenze di sicurezza nazionale e gli scandali della scorsa estate”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro conclude auspicando e sostenendo “che giustizia sia fatta in sede di ricorso amministrativo, al fine di interrompere quello che è solo l’ennesimo scempio ai danni del paesaggio”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti dalla parte di «Forze dell’ordine coraggiose e sotto scacco»
Roma, 22 luglio 2010 – Duro colpo inferto dal Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri alle ‘ndrine calabresi stanziate tra Anzio e Nettuno. 14 arresti, ai danni di aderenti al clan dei Gallace – originari della zona di Catanzaro, da anni radicati sul litorale romano – per accuse che vanno dall’usura al furto, passando per il traffico di droga e di armi. «Nonostante i limiti economici e i vincoli politici, un plauso va alle forze dell’ordine, che hanno inferto un nuovo, duro colpo a una delle isole del narcotraffico del litorale romano», commenta Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti.
La stessa operazione ha condotto al sequestro di tre società del settore edilizio, legate direttamente al clan, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.
«Viviamo un momento sociale di grande crisi, in cui la gente normale, quella vera, fatica ad arrivare a fine mese. E poi, come al solito, ci sono i soliti finti galantuomini che scelgono la via del malaffare – rincara la dose l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – perciò è il caso di esprimere tutto il nostro sostegno a operazioni che non solo attaccano il crimine, ma aiutano a ricostruire la fiducia».
La responsabile per la Provincia di Pisa dell’Italia dei Diritti: “Vergognoso, ma i cittadini devono protestare nelle sedi competenti”
Pisa – “Vergognoso” è il secco commento di Sara Attanasio, responsabile per la Provincia di Pisa dell’Italia dei Diritti, circa l’odissea vissuta qualche giorno fa da una paziente, la quale recatasi in mattinata all’ospedale “Santa Chiara” della città toscana, accusando un senso di oppressione al petto e una sensazione generale di malessere, è stata dimessa ventiquattro ore più tardi, dopo una notte insonne trascorsa su una poltrona e poi in barella, senza possibilità di lavarsi e mangiare. Ma soprattutto con gli stessi sintomi con cui si era presentata e senza sapere di cosa si trattasse. “Ciò è ancora più grave – commenta la Attanasio – in quanto accaduto in Toscana, dove si ritiene vi sia uno dei migliori sistemi sanitari del paese”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro invita però, dopo aver provato personalmente con successo tale metodo, a far sentire la propria voce contro questi disservizi: “Abbiamo dei formidabili ed efficaci strumenti di protesta e reclamo e dobbiamo utilizzarli in queste circostanze, senza arrenderci a priori e pensare con pessimismo che sia tutto inutile. Occorre però – conclude la responsabile provinciale – informare di più e meglio i cittadini su queste eventualità, perché anche il loro contributo è fondamentale nella risoluzione di queste distorsioni del sistema”.
La viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti commenta i casi di tangenti tra le forze dell’ordine: «In Italia la corruzione ha superato i livelli di allerta»
Roma – «In questi giorni di passione per la legalità, in cui l’immagine dell’Italia e quella dello stato di diritto sono messe a dura prova, leggere che servitori delle istituzioni utilizzano la loro posizione per rubare è disarmante». È il commento di Antonella Sassone, viceresponsabile romana dell’Italia dei Diritti, alla notizia dell’arresto per concussione di 4 militari – 2 ufficiali e 2 sottoufficiali – tutti di stanza presso la Cecchignola, in Roma.
A dare il via alla serie di arresti era stato, il 14 luglio scorso, quello del tenente colonnello dell'Esercito Paolo Fanteria, 49 anni, sorpreso nell’atto di intascare una mazzetta di 5mila euro.
I cinque militari avrebbero accumulato, a partire dal 2008, oltre 500mila euro, pari ad una fetta compresa tra il 10 ed il 20% del valore complessivo degli appalti di fornitura di beni e servizi oggetto di reato.
«Se coloro che sono naturalmente deputati alla protezione dello Stato lo utilizzano per imporsi come tiranni sulla comunità – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – c’è da gridare all’emergenza».
Un sistema integrato di corruzione: individuata la fornitura, pagata la tangente, ottenuto il servizio. «Finchè c’è corruzione non ci può essere progresso, né materiale e né intellettuale – rilancia la Sassone – Stiamo diventando un paese sottosviluppato, in cui la barbarie di usi e costumi della classe politica dirigente e di parte delle forze dell’ordine impedisce di fatto la lotta a quel sistema clientelare ramificato ed esteso ad ogni livello della società civile, dagli appalti ai titoli di studio, dalle cariche elettive alle nomine dirigenziali».
Il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “La pretesa del ministro denota incompetenza in quanto il Trentino è una Regione a statuto speciale che beneficia di un’autonomia propria garantita a livello costituzionale”
Roma - A Bolzano il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, ha imposto di togliere tutti cartelli in lingua tedesca presenti sul territorio tirolese lungo i sentieri di montagna. Il ministro del Pdl ha inoltre minacciato di rivolgersi allo Stato se la Provinciala Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “Credo che quello del ministro Fitto sia un provvedimento rozzo e poco competente, poiché il Trentino è una Regione a statuto speciale che beneficia di un’autonomia propria garantita a livello costituzionale”. autonoma di Bolzano non farà togliere le insegne entro 60 giorni. In merito alla singolare invettiva ha ribattuto Andrea Guazzi, viceresponsabile per
A contrastare l’ultimatum lanciato dall’esponente berlusconiano è proprio il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, che ha definito la mozione “una soluzione inquietante” e destinata a urtare la sensibilità delle minoranze linguistiche. “Occorre migliorare e preservare tutti i gruppi etnici locali applicando i principi etici con intelligenza - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - presenti qui in Italia e garantire le autonomie regolate da leggi costituzionali. Pensiamo ad esempio alla logica campanilista della Lega Nord, la quale dà una percezione di identità violata ai danni delle comunità straniere che risiedono nel nostro territorio”.
La viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti: “Posso dire con franchezza che siamo di fronte ad una non notizia poiché tutti sapevamo. Si vada fino in fondo e si facciano i nomi degli imprenditori aquilani coinvolti”
Roma – La Guardia di Finanza ha arrestato sei persone appartenenti al clan dei Casalesi ree di aver tentato di mettere le mani su alcuni appalti per la ricostruzione dell’Aquila. L’operazione denominata “untouchable” è scattata a seguito di un lungo periodo di intercettazioni dalle quali è emerso con chiarezza come gli arrestati disponessero l’invio di denaro necessario a finanziare le imprese che venivano poi costituite all’Aquila per loro conto, e attraverso le quali si aggiudicavano i lavori per la ricostruzione. “Posso dire con molta franchezza – ha detto Concetta Alfieri, viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti – che stiamo parlando di una non notizia visto che da tempo si sapeva delle infiltrazioni della camorra nella ricostruzione aquilana. Grazie al lavoro svolto dai finanzieri, però, ora il problema sta venendo a galla in tutta la sua gravità, abbiamo i primi arrestati e stanno emergendo anche pesanti coinvolgimenti di costruttori aquilani che hanno fatto affari con persone appartenenti al clan dei Casalesi.”
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha visto impegnati circa 500 militari e ha portato al sequestro di 21 società, 118 immobili ed altri beni per un valore complessivo di 100 milioni di euro. “Senza intercettazioni – ha proseguito l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – l’operazione messa in atto con successo della Guardia di Finanza non sarebbe stata possibile. Mi auguro che questa vicenda possa essere di monito per il governo che sta cercando caparbiamente di far approvare da tempo il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, per limitarle e circoscriverle nel tempo e nei modi. Questa è la riprova della loro importanza e di quanto esse siano determinati ai fine delle indagini messe in atto dalle forze di polizia”.
La viceresponsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti :“Condanne esemplari in un processo istruito in tempi dovuti”
Catanzaro - “Vi sono pezzi di Calabria di cui essere orgogliosi e di cui purtroppo i media non amano parlare. Uno dei tanti esempi è costituito dalla recente sentenza di Vibo Valentia. Processo istruito in tempi dovuti con condanne esemplari, come quelle comminate dai giudici a tutti coloro che ne hanno responsabilità dirette e indirette, a tre anni dalla morte dalla giovane sedicenne.” Interviene con decisione e precise riflessioni, Lilia Infelise, responsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti, commentando la punitiva sentenza nei confronti dei responsabili del decesso, dopo un’appendicectomia, di Federica Monteleone, avvenuto a causa di un black-out presso l’ospedale della città calabrese il 16 gennaio del 2007.
Accertate le responsabilità di otto accusati su nove, puniti con la pena di due anni l’ex direttore generale dell’Asp di Vibo Francesco Malarico, Antonino Stuppia proprietario della ditta che realizzò i lavori nella sala operatoria e Roberto de Vincentis, garante delle attività tecniche dell’Asp. Un anno e quattro mesi per Giuseppe Nicola Gradia, responsabile del procedimento per l’affidamento dei lavori in sala operatoria, per il direttore sanitario del nosocomio “Jazzolino” Pietro Schirripa e l’ex direttore sanitario dell’Asp, Alfonso Luciano, sanzione di un anno e sei mesi per l’anestesista il dott. Francesco Costa. Tutti condannati anche al pagamento delle spese processuali, che ammontano ad 800.000 euro. Assolto invece il direttore sanitario dei presidi ospedali unificati, Matteo Cataudella.
Quanto accaduto è spunto da parte Lilia Infelise per un’analisi profonda sulla propria regione e sulla situazione in cui versa. “La Calabria, – prosegue – è una terra di frontiera dove le regole della civiltà sono saltate. Siamo alla resa dei conti nella sanità; l'incolmabile deficit, la corruzione dei medici che si prestano alle becere pratiche assistenzialistiche ben note, non per quel mal interpretato senso di pietà per il più debole, ma come becero mercato del voto. Basterebbe un dato semplice, raffrontando la percentuale dei politici con cariche istituzionali calabresi con laurea in medicina, alla media nazionale, si svela l'arcano: il più terribile mercato mai esistito lo ha messo a punto la politica calabrese, senza distinzioni di colori:voti in cambio di sopravvivenza. Un monito preciso: non facciamo mercato politico, almeno nella sanità e non riduciamo il tutto a una questione di numeri. L'ingegneria finanziaria non basta. La qualità e sicurezza del lavoro sono esito, oltre che di perizia tecnica nell'esecuzione di un' attività, dalla cultura a suo fondamento! Una cultura del lavoro che ne esalta il suo valore eminentemente relazionale: l' esito del lavoro di ciascuno dipende dalla responsabilità di tutti. Su cui tutti coloro che entrano in un processo, dal muratore al primario chirurgo, sono valutati. ? ora – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che anche per la sanità, a partire da quella calabrese si parli non solo di cifre ma anche di risorse umane e di processi e modelli organizzativi, esito di una cultura del lavoro che si insegna a partire dai banchi di scuola della primaria sino alle facoltà universitarie”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti: “È giunto il momento che la magistratura cominci a indagare con particolare attenzione su un fenomeno che partorisce danni quotidianamente, colpendo spesso i diritti dei privati cittadini”
Roma – L’Italia dei Diritti interviene apertamente per portare alla luce un corposo sistema di affari illeciti radicato nel tessuto socio-politico del XIII municipio. In base a informazioni di cui l’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro è in possesso, sembrerebbe che una parte dell’edilizia di Ostia sia gestita da una “combriccola” dedita al controllo del territorio, con la complicità di alcuni pezzi deviati delle istituzioni locali.
“È una situazione giunta ormai oltre la normale soglia di sopportabilità”, dichiara preoccupato il leader del movimento De Pierro, che poi illustra gli aspetti di criticità della vicenda: “È importante che l’attenzione dell’opinione pubblica si soffermi su questo problema che attanaglia tutta Roma, e che nel XIII municipio raggiunge il suo apice. Abbiamo deciso che è venuto il momento di denunciare questo stato di cose sulla base di risultanze documentali che formano una piattaforma probatoria molto solida. Non esito a dichiarare che parte dell’edilizia di Ostia e delle zone adiacenti è in mano a una cricca politico-affaristica che gestisce interessi piuttosto considerevoli. È ormai ora – tuona De Pierro – che la magistratura cominci a indagare con particolare impegno su un fenomeno che partorisce danni quotidianamente e colpisce spesso i diritti dei privati cittadini, vessati a tal punto da fronteggiare inermi una piovra che muove i suoi tentacoli in diversi settori istituzionali deviati a vari livelli”.
Poi, il numero uno dell’Italia dei Diritti si schiera in difesa dei cittadini e di quei valori morali costantemente violati dal dilagare di spregiudicate lobby delinquenziali, specificando che: “Quanto sto affermando, e che noi del movimento abbiamo intenzione di perseguire come nel nostro naturale percorso di impegno civile, trova riscontro sia in una documentazione cartacea da noi posseduta sia in segnalazioni che giungono puntualmente dai residenti delle aree in questione, spesso schiacciati dallo strapotere di soggetti senza scrupoli che possono avvalersi di notevoli coperture, con sommo sprezzo di ogni principio di legalità e giustizia, e con alla base un protagonista assoluto che è il dio denaro”.
“Sono disponibile a fornire tutti gli elementi necessari alla procura, qualora si palesasse un avvio di accertamenti su ciò che sto portando alla ribalta”, precisa De Pierro, che inoltre lancia un messaggio a tutti coloro che sovente si trovano a essere vittime di questa corruzione sistemica: “L’invito che rivolgo ai cittadini, costretti a soccombere di fronte a un sodalizio che non esiterei a definire criminale, è di segnalare sempre qualsivoglia sopruso subito e, tengo a precisare, di farlo non con esposti che lasciano il tempo che trovano, ma con dettagliate denunce all’autorità giudiziaria, senza tralasciare di fare presente anche al nostro movimento i casi più eclatanti, come peraltro accade con sempre maggiore frequenza”.
Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti : “Tali vicende dovrebbero sparire dalla cronaca quotidiana”
Genova - “In una situazione in cui ricerchiamo con un lavoro quotidiano di contrastare la disonestà e l’idea persistente che la creazione e il supporto di lobby di malaffare siano la soluzione all’attuale crisi, ci sentiamo di ribadire con forza che tali vicende dovrebbero finalmente sparire dalla cronaca quotidiana”.
Interviene indignato Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti, commentando l’indagine nata a seguito dall’esposto presentato dalla nuova amministrazione di “Sviluppo Genova”, che denuncia la manomissione di numeri di protocollo e altre anomalie riscontrate in contratti e assegnazione di gare nel periodo 2006-2008.
I documenti esibiti dalla società pubblico-privata che cura la riqualificazione di aree industriali dismesse, chiamano in causa la vecchia gestione al tempo dell’ex vicesindaco Alberto Ghio, allora amministratore delegato, prendendo in esame gli stanziamenti per l’allargamento del lungomare Canepa (11.300 euro), la nuova strada d’ingresso alle acciaierie Ilva (16.700 euro) e il nuovo polo produttivo di Ronco Scrivia (238.000 euro).
“Come Italia dei Diritti, - prosegue Ferraioli - essendo un movimento proiettato a perorare le cause della giustizia, della legalità e della trasparenza auspichiamo che vengano fatte rapidamente luce e chiarezza dalla magistratura su quanto pubblicato da ‘Il Secolo XIX’ relativamente all’indagine in corso circa gli appalti truccati. Qualora si ravvisassero ed evidenziassero responsabilità personali le stesse siano punite con severità anche in una logica di rispetto della popolazione comune ‘che si danna l’anima nel quotidiano’ per giungere a fine mese. L’IdD – chiosa l’esponente ligure del movimento presieduto da Antonello De Pierro - è e sempre resterà dalla parte del rispetto della legalità”.
La viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti:“Nonostante le modifiche la legge resta scandalosa”
Roma - “Nonostante le modifiche, quella che il Governo Berlusconi vuole far approvare resta comunque una legge bavaglio”. La viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti Manuela Bellantuoni boccia l’emendamento presentato ieri dal governo sul disegno di legge sulle intercettazioni. La riduzione delle restrizioni a carico dell’editoria, secondo la Bellantuoni, “non priva il ddl del suo carattere liberticida e continua a non tutelare il diritto all’informazione del cittadino; nulla poi si è fatto per modificare le restrizioni all’utilizzo di questo importantissimo strumento investigativo, senza il quali tantissimi reati sarebbero rimasti nell’ombra e impuniti”. Per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro l’emendamento governativo presenta invece un fine molto più strumentale e attuale, quello cioè di “distogliere l’attenzione dalle vicende che riguardano il sottosegretario Giacomo Caliendo, che del testo legislativo è il curatore, ma anche coinvolto recentemente nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3”. E al premier Berlusconi il quale, deluso dalla modifica, ritiene che gli italiani non potranno ancora parlare liberamente al telefono, la Bellantuoni seccamente risponde che “chi non ha nulla da nascondere, nulla ha da temere dalle intercettazioni”.