Il presidente del movimento Antonello De Pierro: “Elettorato politicamente leso”
Roma – “Nel caso il Gip dovesse rinviare Pier Paolo Zaccai a giudizio, la sezione provinciale romana dell'Italia dei Diritti si costituirà parte civile in quanto rappresentanza di un elettorato politicamente leso”. Con queste parole Antonello De Pierro, presidente del movimento nazionale, annuncia una clamorosa azione nell'ambito dello scandalo sul consigliere provinciale del Pdl ricoverato poche notti fa presso l'ospedale Grassi di Ostia a seguito di un festino a base di sesso con transessuali e cocaina. “Al di là dei gusti personali di Zaccai, su cui non voglio entrare in merito, dacché sulle frequentazioni private del singolo cittadino, sia esso un politico o meno, nessuno può arrogarsi il diritto di esprimere giudizi – ha spiegato De Pierro –, ciò che mi sconvolge è l'allargamento a macchia d'olio dell'uso di cocaina nel mondo politico e istituzionale. Non è ammissibile che i rappresentanti delle istituzioni diano un esempio così sbagliato, non solo per l'uso in quanto tale di cocaina, ma soprattutto per il fatto che l'eventuale acquisto di polvere bianca, sia esso diretto o indiretto, alimenta l'attività criminale e il mercato a essa associato. Per quanto detto – conclude De Pierro – intendiamo portare avanti la proposta di prevedere test obbligatori antidroga per i politici e per tutte le categorie professionali che svolgono un importante ruolo sociale”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Il ceto medio è al collasso, pensiamo seriamente ai figli di questa classe sociale che, già precari, pagheranno il prezzo più alto della crisi”
“Con la crisi si sono evidenziate tutte le problematiche e le differenze territoriali: le grandi città, che vivono di settore terziario e di pubblica amministrazione, si sono impoverite maggiormente anche a causa del più elevato costo della vita”. Questo il primo amaro commento del vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, in seguito all’inchiesta del quotidiano ‘La Repubblica’ che, facendo riferimento agli studi di vari economisti, evidenzia come ci sia una stretta relazione tra economia malata e aumento della diseguaglianza sociale. La disparità territoriale a cui fa riferimento l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, non è solamente in rapporto alle altre nazioni ma anche molto marcata all’interno del nostro paese che vede il Friuli Venezia-Giulia in testa tra le regioni con più benessere e maggiore eguaglianza sociale, mentre al Lazio spetta il triste primato della zona più diseguale d’Italia. “E’ ovvio – spiega Soldà – che in aree dove la fonte di reddito principale non è costituita dal terziario e dagli impiegati pubblici ci sono più possibilità di lavoro e redditi maggiori, c’è pure da sottolineare che lo stipendio degli impiegati statali ha un valore diverso se si vive in un piccolo centro o in una metropoli dove gli affitti sono alle stelle. Le classi medie si sono sempre più impoverite e hanno perso lo status sociale che avevano un tempo, non è un caso che tra i nuovi poveri ci siano sempre più colletti bianchi. I ricchi sono sempre più agiati, i poveri sprofondano. Sarebbe opportuno – conclude Soldà – aumentare gli stipendi e pensare seriamente ai figli della quasi estinta classe media che, vivendo nel disagio della precarietà, pagheranno il prezzo più alto”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti invita le amministrazioni ad evitare la «politica del giorno dopo»
Roma – Soggetti pubblici e privati, amministrazioni comunali e locali da ballo: arriva l’estate e tutti si attivano sul tema della sicurezza stradale. Tutti tranne l’assessorato ai Trasporti della Regione Lazio.
Il Gay Village – celebre appuntamento dell’estate romana – ha realizzato in accordo con Atac un servizio di bus navetta (colorato e con discoteca a bordo) tra il centro cittadino e la sede dell’evento.
Obiettivo: coniugare sicurezza stradale e protezione notturna di donne e persone di diverso orientamento sessuale, e incentivare il turismo.
A Latina è partita l’iniziativa «Life ‘n’ Dance Safe Tour», voluta da Prefettura, sindacato locali da ballo, Croce Rossa e Associazione europea familiari e vittime della strada: un bus navetta che copre il litorale pontino in orario notturno.
Come a Latina così a Colleferro, Cassino, Sperlonga.
«A volte ci sono delle idee così buone – ironizza Roberto Soldà, vicepresidente di Italia dei Diritti – che le amministrazioni le fanno naufragare per mancanza di fondi».
Ed infatti causa taglio dei finanziamenti, quest’estate l’assessorato ai Trasporti della Regione Lazio non provvederà al collegamento tra il lungomare di Ostia – 40mila le presenze stimate ogni sabato sera – e Roma.
«È una grande responsabilità che le amministrazioni devono assumersi – continua l’esponente del movimento creato da Antonello De Pierro – del resto, hanno iniziato a farlo anche soggetti privati. Non basta lamentarsi per le aggressioni a danno delle donne, o per quei giovani che mettono a rischio la propria vita e quella altrui. Non basta la politica del giorno dopo, fatta con i necrologi. Serve una seria attività di prevenzione».
Paola Torbidoni, responsabile per il XIII municipio di Roma del movimento:“Non basta creare giardini e fontane se poi rimangono privi di manutenzione”
Roma - La responsabile per il XIII municipio di Roma dell’Italia dei Diritti Paola Torbidoni, lamenta lo stato di degrado e di abbandono della piazza Anco Marzio di Ostia, nonostante il piano di riqualificazione e pedonalizzazione dell’area iniziato nel 2007 .“Dopo i vari interventi per far diventare l’area in questione “il salotto buono di Ostia” e isola pedonale, si assiste come da copione ormai impotenti e rassegnati, al completo degrado della stessa piazza proprio d’estate che è il periodo di maggiore fruizione”. A peggiorare la situazione di generale incuria è il pessimo servizio di innaffiamento destinato al verde pubblico, che contribuisce a dare un’immagine indecorosa della cittadina del litorale laziale. “A Ostia il verde pubblico non è più verde e le palme recentemente piantate stentano a sopravvivere – incalza l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – , regalando ai visitatori un’immagine di arido deserto, con foglie ingiallite ed appassite, ma ironia della sorte con tubi pronti per l’irrigazione automatica, logicamente inutilizzati. Non basta creare giardini e fontane se poi rimangono privi di manutenzione”.
La viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Sono fermamente convinta che Pisanu abbia gli elementi validi per pronunciare simili affermazioni”
Roma - “Anche se non esistono le prove penali in grado di certificare le responsabilità, tuttavia se ne parla da tempo immemore e ci sono seri professionisti che se ne occupano, su tutti i magistrati e le procure di Palermo e Caltanissetta, per esempio, che hanno riaperto inchieste e processi sui crimini della mafia”. Lo ha affermato Manuela Bellantuoni, viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, auspicando che “il cerchio si stringa il più possibile al fine di fare piena luce sui fatti”. Le sue parole fanno riferimento alla relazione storico-politica presentata ieri da Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione parlamentare antimafia, in cui si fa riferimento a “qualcosa di simile” a una trattativa tra Stato e Cosa Nostra. Infatti, secondo la dettagliata ricostruzione del senatore Pisanu, basata su indagini e inchieste relative ai delitti e alle stragi di mafia del biennio ‘92-‘93, “è ragionevole ipotizzare che si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica”.
Sempre in tema di pericolosi e inquietanti legami tra istituzioni e criminalità organizzata, la Bellantuoni ritiene che la recente condanna in appello di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa “sia un’ulteriore conferma degli intrecci con la politica, sebbene il senatore del PdL sia stato assolto per i fatti successivi al 1992, quasi a voler dire che si può essere mafiosi ‘a singhiozzo’, cioè in tempi determinati ma non continuativi”.
Quanto alle dichiarazioni di Pisanu “sono fermamente convinta che, al di là di tutto, abbia gli elementi validi per pronunciare simili affermazioni che dovrebbero indurre tutti a riflettere”, ha scandito ancora l’esponente del dipartimento Giustizia dell’organizzazione extraparlamentare che fa capo ad Antonello De Pierro.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Azioni come questa sono da condannare in primis, poiché chi truffa percepisce indebitamente soldi pubblici e mortifica il disabile che in tali situazioni non può difendersi”
Roma - La Guardia di Finanza di Genova ha scoperto una maxi truffa informatica per circa 15 milioni di euro. Sono state smascherate otto persone, le quali si servivano di società fantasma intestate a soggetti diversamente abili o malate. Sulla vicenda ha espresso il suo parere Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Azioni come questa, sono da condannare in primis, poiché queste persone percepiscono indebitamente soldi pubblici e mortificano il disabile che in tali situazioni non può difendersi”.
I colpevoli del malaffare reclutavano i malcapitati in ospedale, nominandoli amministratori di imprese fittizie capaci solo di emettere fatture false. L’operazione fraudolenta, è stata portata alla luce dai militari del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova dopo due anni e mezzo d’indagini. “Condanno questi atteggiamenti di grave oltraggio - conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - e rinnovo tutta la mia stima alle forze dell’ordine che in tale circostanza di chiara ambiguità, hanno saputo contrastare questa grave truffa”.
La responsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti: “Nel nostro paese c’è una discriminazione nascosta, figlia di retaggi culturali che vedono il ruolo della donna più legato alla famiglia che non al mondo del lavoro ”
Roma – Secondo quanto emerso dalla ricerca "Donne: motore per lo sviluppo e la competitività" effettuata da Gea - Consulenti Associati, e svolta su un campione di 1.800 medie e grandi aziende italiane per la Fondazione Belisario, nelle imprese italiane le donne manager sono soltanto il 6,9 % contro il 35 % dei paesi più avanzati. “Nonostante anni di lotte femministe e la presenza sempre più numerosa delle donne nel mondo del lavoro – ha detto Patrizia Lusi responsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti – in Italia i ruoli di responsabilità continuano ad essere degli uomini. Il dato che emerge dalla ricerca fatta dalla Gea – Consulenti Associati, tuttavia, contraddice altre percentuali che ci dicono ad esempio che le donne con un istruzione medio alta sono più numerose degli uomini”.
Delle regioni italiane l’Abruzzo è il fanalino di coda con soltanto l’1,9 % di donne manager presenti nelle sue aziende, dietro alla Sicilia (2,5%), al Trentino Alto Adige (2,7%) e alla Calabria (3,9%), che la precedono nelle ultime posizioni. La maglia rosa per presenza femminile spetta al Piemonte con l’8,4%, seguito dal Lazio e dalla Toscana con l’8,2%. “Nel nostro paese – ha proseguito la responsabile del movimento guidato Antonello De Pierro – esiste una discriminazione nascosta nei confronti delle donne dovuta, ritengo, a vecchi retaggi culturali, che assegnano alle donne un ruolo specifico più legato alla famiglia e meno al mondo del lavoro”.
Il viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti: “Non esiste maledizione in medicina, ma solo incuria
Roma, 2 luglio 2010 – Il Policlinico Umberto I di Roma torna a far parlare di sé per un ennesimo caso di malasanità. Dopo il caso del virus della Legionella che dodici anni fa colpì quattro anziani e quello dei quindici neonati infetti da enterite undici anni fa, all’indomani dell’accertamento di un nuovo decesso per infezione, si inizia a parlare di una maledizione che grava sulla struttura d’eccellenza romana.
“Non esiste alcuna maledizione in medicina, ma applicazione scorretta delle pratiche mediche – è questo il commento lapidario di Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, il quale, interrogato su questo grave evento ci fornisce dati alquanto preoccupanti, che meritano una seria valutazione. “In Italia muoiono all’incirca 6000 persone l’anno per complicazioni infettive contratte dopo il ricovero in strutture sia pubbliche che private, mentre politici e opinion leader sostengono che i dati su questo tipo di mortalità sono in linea con le medie europee”. L’esponente del movimento extraparlamentare che fa riferimento ad Antonello De Pierro, ci ricorda che sondaggi puntuali sulla mortalità ospedaliera non vengono aggiornati dal lontano 1985: “Basterebbe che gli organismi preposti, in questo caso i Nas, effettuassero i dovuti controlli presso tutte le strutture di Roma e del territorio nazionale per accertare l’inidoneità di molte di esse, col conseguente aggravio delle statistiche suddette”.
Alcuni consigli di facile applicazione, ci vengono elencati da Smiroldo: “La sostituzione dei pavimenti a piastrelle con superfici lisce e il lavaggio frequente delle mani, da parte delle equipe sanitarie, possono abbattere del 20% la proliferazione batterica all’interno dei nosocomi. Il flagello dell’esternalizzazione dei contratti di pulizia, che spesso, vengono assegnati alle aziende in base ad aste al ribasso, costituiscono un ennesimo elemento di rischio nella diffusione di agenti patogeni.
La situazione attuale fotografa che il problema è drammaticamente reso più da incuria e inadempimenti. Per migliorare serve molta forza e volontà”
Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “I cittadini sono costretti a pagare quello che appartiene alla collettività”
Roma – Trascorrere una giornata sul litorale laziale ogni anno ha un costo maggiorato per i cittadini della Capitale. Stando alle ultime inchieste, una famigliola media, di tre componenti, assicurandosi a malapena il minimo indispensabile per passare un giorno al mare, arriva a spendere circa 40 euro.
Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori che denunciano aumenti complessivi di oltre il 2 % , fino quasi al 5 % per un ombrellone. Ironiche, che non nascondono indignazione le parole di Vittorio Marinelli responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti : “Fanno bene gli stabilimenti balneari ad aumentare i prezzi, così finalmente i poveri gestori riusciranno perlomeno a sopravvivere. Sembra infatti dalle ultime dichiarazione dei redditi che i poveri esercenti, che tanto fanno par la collettività, guadagnano poi solamente 10900 euro, non al giorno, come a chiunque verrebbe da pensare, bensì all’anno.10900 annuali, facendo le varie operazioni aritmetiche da un reddito per questi benefattori dell’umanità di 30, 27 euro al giorno. Rimane quindi il dubbio di capire come mai queste imprese sembrino floride quando, visti gli incassi scandalosi, il percepire un reddito così modesto porterebbe qualsiasi amministratore all’obbligo di consegnare i libri in tribunale per le dichiarazioni di fallimento”.
Scegliere una soluzione spartana sembra l’unico modo di arginare gli aumenti, più l’impianto è elegante e maggiore è il rischio di trovarsi di fronte a sorprese sgradevoli. I clienti possono difendersi osservando i tariffari, sebbene non tutti gli esercenti rispettino le regole, ben 59 infrazioni sono infatti state segnalate per mancata esposizione dei prezzi, oppure optando per i giorni feriali e le ore pomeridiane, quando i prezzi subiscono un calo, scelta però difficilmente praticabile per gran parte dei nuclei famigliari romani.
“Il concetto di bene comune – prosegue Marinelli – sempre più s’affievolisce fino a sparire nella nostra società , a partire dall’acqua passando anche per la privatizzazione del demanio i cittadini sono costretti a pagare quello che appartiene invece alla collettività. Nello specifico ci si stupisce di come le spiagge libere non siano ancora più affollate di quanto già dovrebbero essere. Arenili dove si entra e , come è giusto che sia, non si spende una lira, anzi un euro. Farebbero bene quindi, i consumatori – conclude con una punta di sarcasmo, l’esponente laziale del movimento presieduto da Antonello de Pierro – a scegliere solo queste spiagge onde consentire ai gestori di evitare lo sforzo di andare in tribunale, permettendo il fallimento automatico delle imprese di balneazione”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Lo scandalo sul comportamento sessuale non deve far passare in secondo piano il grave problema legato all’uso di cocaina tra politici, per cui chiediamo test obbligatori”
Roma – L’opinione pubblica è attonita di fronte al recente episodio che ha coinvolto il consigliere del Pdl della Provincia di Roma, Pier Paolo Zaccai, ricoverato in stato confusionale presso l'ospedale Grassi di Ostia, dopo aver partecipato a un festa a base di cocaina e sesso, in presenza di alcune transessuali. A testimoniare sull’accaduto è proprio una delle partecipanti alla serata, secondo quanto riferito alle forze dell’ordine.
In merito alla vicenda si è espresso il presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro: “È un fatto assolutamente increscioso, che ripropone una tema già noto di cui si parla tanto, ma che nessuno si prende la briga di affrontare seriamente. Mi riferisco ovviamente al problema legato all’uso di cocaina da parte dei politici e dei rappresentanti delle istituzioni in genere, che sta dilagando a macchia d’olio.” E le idee del numero uno del movimento a tutela dei diritti dei cittadini sono molto chiare in proposito, in quanto da sempre si muove affinché il test antidroga diventi obbligatorio. De Pierro prosegue nel suo ragionamento: “Non voglio entrare più di tanto nel merito di quel che è accaduto a Zaccai, anche perché è un caso che è emerso fortuitamente, ma se consideriamo che il 50 % dei cittadini romani di sesso maschile sono clienti di transessuali e prostitute, non è difficile immaginare lo scenario che si delineerebbe nell’individuare tutti i frequentatori nel panorama politico e istituzionale. I nostri informatori ci segnalano nomi altisonanti e di spicco tra i politici e i vip, clienti assidui del sesso mercenario, sia maschile che femminile. Ma non è su questo che noi vogliamo puntare l’indice. Certo, ci colpisce non poco il falso perbenismo di alcuni, gli stessi che riempiono i siti con foto assieme al papa o con la famiglia dando così una parvenza di comportamento impeccabile. Ciononostante – continua De Pierro –, le frequentazioni private del singolo cittadino sia esso un politico o meno, appartengono alla sua sfera intima e nessuno può arrogarsi il diritto di andare a esprimere giudizi in merito, a maggior ragione se a tali comportamenti privati, corrisponde un esemplare impegno nell’espletamento dei compiti istituzionali. Non vorrei però che alcuni personaggi con vocazione moralista e inquisitrice puntassero il dito verso il comportamento sessuale facendo passare in secondo piano quello che è invece il lato grave della vicenda, ossia l’uso di cocaina che, come sembrerebbe dalle cronache, lo stesso Zaccai abbia ammesso. Questo invece è un fatto molto grave – ribadisce a gran voce De Pierro – perché non è ammissibile che chi rappresenta le istituzioni soprattutto per mandato elettorale, sia un esempio così sbagliato, sia per quanto riguarda l’uso personale sia per quel che concerne l’eventuale acquisto della polvere bianca e quindi direttamente o indirettamente, il fatto di foraggiare l’attività criminale. Per quanto detto confermiamo la nostra proposta sopportata da una ferma volontà di prevedere test obbligatori antidroga per i politici e altra categorie professionali che hanno un importante ruolo sociale”.
Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Dopo questa sentenza non può esserci più dubbio sui rapporti mafia-poltica”
Roma – “Una sentenza che rappresenta un capitolo importante degli ultimi venti anni di storia del paese”. Così Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, commenta la notizia della sentenza, da parte della Corte d’Appello di Palermo, che condanna a sette anni di carcere il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. In secondo grado la pena detentiva è stata ridotta di due anni, dal momento che il parlamentare del Pdl è stato assolto per le condotte contestate, commesse dopo il 1992, “perché il fatto non sussiste”. Per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, la pronuncia del giudice rappresenta senz’altro un punto di svolta per le inchieste riguardanti la stagione delle stragi di mafia: “E’ la dimostrazione inequivocabile delle connivenze che vi sono state tra criminalità organizzata e politica, gestite e mediate dal fondatore di un partito garante degli interessi della cupola mafiosa”. Esprimendo perplessità circa il non utilizzo delle importanti rivelazioni fatte da Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza e chiedendo pronte dimissioni di Dell’Utri dall’incarico di senatore della Repubblica, il responsabile per la Giustizia conclude auspicando che la condanna di Dell’Utri “sia di impulso per le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta a proseguire le inchieste, affinché emerga finalmente la verità che manca da vent’anni”.