Il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Le città non sono in grado di sostenere il traffico urbano per carenza infrastrutturale”
Roma, 25 giugno 2010 – “Sicuramente il trend è positivo se riceviamo buone notizie sia da Pomigliano d’Arco che dal Golfo del Messico. La prima, cittadina campana, lancia un messaggio di speranza in ordine alla chiusura degli stabilimenti Fiat Italia; il secondo, invece, ex meraviglioso golfo turistico, suona la sveglia a chi amministra la cosa mondiale sui rischi ecologici del petrolio”. Questa la dichiarazione del responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, Vittorio Marinelli , all’indomani dell’assegnazione del non invidiabile primato conquistato da Roma come città con più morti che possono ricondurre all’inquinamento da pm10.
“In un’Italia, però rappresentata da vecchi amministratori capaci di gestire egregiamente solo condomini, - così lancia il suo strale Marinelli - si è soliti procedere come quando il medico, invece di curare le cause di una malattia, interviene su un brufolo con del semplice belletto o del fondotinta invece di risolvere i problemi alla radice”.
L’attenta disamina della questione, da parte dell’esponente regionale del movimento presieduto da Antonello De Pierro, prosegue con un paragone naturalistico che pone davanti agli occhi degli amministratori pubblici l’insostenibilità dell’attuale stato infrastrutturale: “Al termine della gestazione Madre Matura ci dà due gambe e non quattro pneumatici forniti di altrettante ruote, per cui data la non naturalità del trasporto automobilistico è necessario rivedere il sistema della mobilità urbana e, che vadano a benzina, a gasolio o a gas, le macchine devono sparire dai nostri borghi. Le città non sono in grado di sopportare il traffico privato per insufficienza infrastrutturale. Più che verso il futuro, il nostro sguardo è rivolto verso un radioso passato, quando Roma era la capitale mondiale di filobus e tram.”
Il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “I dati desunti dal rendiconto annuale dell’organo dello Stato, sembrano un ottimo spunto per ridefinire al meglio la logica delle competenze”
Roma – “Mi sembra assurdo pensare che da anni le relazioni di questo indispensabile strumento di controllo statale, vengano continuamente sottovalutate. Non è la prima volta che la Corte dei Conti lancia l’allarme sulle spese sproporzionate sostenute dalla nostre amministrazioni locali. Deduco che trasversalmente, dalla destra alla sinistra, poco piace l’operato di questo organo perché viene dettagliatamente evidenziato lo sperpero consumato ai nostri danni”. Con queste parole il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti, Andrea Guazzi, commenta la dichiarazione rilasciata in questi giorni dal procuratore generale alla Corte dei Conti, Mario Ristuccia, relativamente ai dati desunti dal rendiconto generale dello Stato, sul costo sostenuto dai cittadini per mantenere l’apparato burocratico delle Province. Tra i vari dati denunciati risulta che l’italiano spenda per gli enti locali provinciali circa 43 euro pro-capite e, nella regione Calabria, la cifra salga addirittura a 83,5 euro.
L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro sostiene che l’indagine evidenziata da Ristuccia, si propone all’interno di un recente progetto sulla possibile eliminazione dell’apparato provinciale: “Il cittadino che vuole avere un ausilio dalla istituzioni si rivolge senza alcun dubbio al proprio Comune di appartenenza. La riforma del titolo V della Costituzione ha ampiamente ripagato le Regioni con maggiori competenze. Pertanto mi appare poco chiaro come l’attività delle Province possa rientrare in questo quadro organizzativo. Spesso nelle stesse amministrazioni locali ci troviamo di fronte ad episodi di clientelismo, di scarsa trasparenza, di inspiegabili assunzioni di spese. Ma che ruolo hanno le Province? Cosa può legittimare la loro esistenza? I dati desunti dal rendiconto annuale della Corte dei Conti – conclude Guazzi – mi sembrano un ottimo spunto per ridefinire al meglio la logica delle competenze.”
Per il vicepresidente dell’Italia dei Diritti l’operazione rappresenta «un segno importante della presenza delle istituzioni in una zona critica della periferia romana»
Roma – «Un attacco contro una delle isole felici della malavita sul territorio romano». Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà commenta il secondo blitz in otto mesi compiuto dalle forze dell’ordine in un palazzo di Tor Bella Monaca, periferia romana, contro le roccaforti dello spaccio di droga del quartiere.
Oltre 80 tra carabinieri e vigili del fuoco, con il supporto di un elicottero, per un’irruzione che illustra uno scenario da guerriglia: muri e cancelli abusivi eretti nelle aree condominali con il presunto scopo di rallentare le operazioni di polizia, una stanza della droga con tutto l’occorrente per il consumo di sostanze stupefacenti.
Il bilancio dell’operazione è di un fermo per ricettazione di auto e moto rubate e 13 denunce.
«Si tratta di quartieri – dormitorio, abbandonati dalle istituzioni, in cui mancano Asl e servizi e scarseggiano le forze dell’ordine – commenta l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – in cui la malavita riesce a creare facilmente cellule di malaffare. Ma nonostante i numerosi limiti, le forze di polizia riescono a svolgere il proprio mestiere con una professionalità unica».
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Le dichiarazioni di Vasco Errani sono un significativo risvolto politico al quale il Governo dovrà presto rispondere”
Roma – Non senza ostacoli è il cammino intrapreso recentemente dalle Regioni in risposta ai tagli decisi dalla manovra finanziaria: il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani, ha annunciato in conferenza stampa la decisione assunta all’unanimità di restituire allo Stato le competenze assegnate agli enti locali dalla legge Bassanini e di convocare prontamente una conferenza straordinaria Stato-Regioni per fare il punto sulle spese di funzionamento, sui costi gestionali e sugli sprechi.
Tra le principali competenze in tema figurano il trasporto pubblico locale, il mercato del lavoro, la polizia amministrativa, gli incentivi alle imprese, la Protezione Civile, gli invalidi civili, la salute, le opere pubbliche, l'ambiente.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, esprime le sue considerazioni in merito alla questione e afferma: “È sintomatico che la posizione dichiarata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province sia stata presa all’unanimità. L’intento è quello di rinviare al mittente la stretta mortale dei tagli che serra le amministrazioni locali e conseguentemente i cittadini che devono pagare le tasse. Persino le Regioni con maggioranza di centro-destra sono concorde nel riconoscere la gravità della situazione. Le parole del presidente Errani – conclude il numero due del movimento guidato da Antonello De Pierro – sono indubbiamente un significativo risvolto politico al quale il Governo dovrà presto rispondere”.
La responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti: “Progetto già obsoleto, il Governo deve coinvolgere di più gli enti locali”
Roma - “Non sono aprioristicamente contraria al nucleare, ma questo piano energetico del Governo, vecchio già dalla nascita, è frutto di una politica elaborata senza dialogo e partecipazione”. Il commento di Antonella Silipigni, responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, è in riferimento al rigetto da parte della Corte Costituzionale dei ricorsi presentati da dieci Regioni, ritenuti in parte infondati e in parte inammissibili, contro la legge che delega il Governo al ripristino delle centrali atomiche. In attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza da parte della Consulta, si riacutizza quindi tra Governo e Regioni un faccia a faccia che, come si evidenzia dalle parole della Silipigni, “è stato tutt’altro che proficuo e il cui carattere riottoso, dovuto all’ostinazione e all’intransigenza governativa, è alla base dell’insensatezza di questa politica. Di grave c’è che nell’ambito del processo decisionale, il coinvolgimento delle parti interessate, enti locali, associazioni e cittadini, è stato pressoché nullo”. L’accusa che l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro rivolge alle istituzioni “è di fare affidamento sugli elettori solo in campagna elettorale, senza poi avere riguardo alle istanze positive e negative da loro provenienti, potenzialmente d’aiuto a comprendere meglio il fenomeno e a concordare una strategia di intervento che tenga più e meglio conto di tutte le parti interessate”. Le critiche della responsabile per le Attività Produttive e l’Industria vertono anche sulle tecniche che si prevede di impiegare: “Il ritorno all’atomo in Italia è basato su una tecnologia che tra 15 anni, quando si prevede di mettere in funzione le centrali, sarà abbondantemente obsoleta e superata. Non si è prestato alcun interesse al cosiddetto nucleare “di quarta generazione”, dalla sicurezza più sviluppata e che riduce il problema dello smaltimento delle scorie e dell’impatto ambientale”. E sulla battaglia referendaria rilanciata da Antonio Di Pietro, la Silipigni in conclusione controbatte: “ Dato il modo in cui il Governo ha bypassato la scelta fatta dagli italiani nel 1987, proporre un ulteriore referendum abrogativo potrebbe non stimolare a sufficienza l’opinione pubblica, oltre a comportare costi per l’Amministrazione pubblica, che in questo periodo di invocata austerità, forse è meglio evitare”.
La responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “Questa città è la più inquinata d’Europa e il numero di vittime causate da tale fenomeno è sconcertante”
Bari – “Purtroppo non rimango sorpresa nell’apprendere dei nuovi dati diffusi sull’inquinamento di Taranto, d’altronde è lecito considerarla come la città più contaminata d’Europa”. Non senza amarezza la responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, Manuela Bellantuoni, commenta i risultati delle analisi effettuate dal laboratorio di Chimica della Facoltà di Ingegneria dell’innovazione presso l’Università del Salento di Lecce, che rilevano importanti tracce di diossina e di pcb, policlorobifenile, in alcune lumache raccolte nel terreno agricolo tra Statte e il quartiere Tamburi nel tarantino. A promuovere l’indagine il Fondo anti-diossina guidato da Fabio Matacchiera, che lancia l’allarme e sconsiglia il consumo nelle tavole di questi alimenti considerati prelibati da molti, ma che sono oramai altamente pericolosi per la salute dell’uomo.
L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro si dice preoccupata per la sorte di tutti gli abitanti di Taranto e auspica uno sforzo maggiore da parte dello Stato per contrastare al più presto una situazione considerata oltre il limite della sopravvivenza: “Il quartiere Tamburi è chiamato da molti il ‘rione dei morti che camminano’. Scorrendo le pagine del libro ‘La Città delle nuvole’ dell’autore Carlo Vulpio, la pelle si accappona leggendo dello sconcertante numero di vittime sopraffatte dalla leucemia. La diossina dilaga ovunque e a mio parere – conclude la Bellantuoni – il nostro grido di allarme e di paura dovrebbe essere accolto con più consistenza dalla stampa e dalle istituzioni. Così non possiamo andare avanti.”
Il vicepresidente dell’ Italia dei Diritti: “I soggetti più deboli hanno bisogno del sostegno da parte della politica e delle istituzioni che dovrebbero rappresentare il cittadino”
Roma - Alla luce dei recenti tagli alla riabilitazione messi in atto dalla Regione Lazio e il mancato adeguamento dei finanziamenti comunali agli aumenti Istat, molte strutture di fisioterapia e di intervento socio-assistenziali della città capitolina rischiano di chiudere per mancanza di fondi, lasciando senza assistenza centinaia di persone disabili. Sull’argomento è intervenuto Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Strutture come queste hanno il diritto di insorgere di fronte a questa assurda manovra economica che stanno portando avanti la Regione e l’amministrazione comunale di Roma, che privilegiano le caste e non pongono attenzione nei confronti dei soggetti più svantaggiati che per primi hanno bisogno del sostegno da parte delle politica e delle istituzioni che dovrebbero rappresentare il cittadino”.
A sollevare l’emergenza sono le associazioni ‘Casa al plurale’ (che accoglie venti tra le più efficienti case famiglie della Capitale per i diversamente abili), ‘Roma città reciproca’, ‘Unione delle comunità di tipo familiare’, che da diversi anni si interessano al problema del disagio nella città di Roma. Queste infatti, per evitare la chiusura delle varie strutture presenti sul territorio romano, suggeriscono a mo’ di provocazione il blocco del cantiere della “Nuvola” di Fuksas, con l’intento di recuperare i fondi per aiutare i diversamente abili, i quali usufruiscono di servizi volti alla reintegrazione e alla rieducazione psico-fisica. “Le forze politiche - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - dovrebbero prestare attenzione a queste questioni delicate e spero che si arrivi al più presto a una soluzione adeguata, in grado di far fronte al problema dei tagli che si riversano sulle categorie più deboli”.
Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti denuncia i tagli indiscriminati operati dalla legge finanziaria: «Ricadute sulle famiglie»
Genova – Dal Governo un milione di euro in meno alla Liguria per le «sezioni primavera», destinate ai bambini di età compresa tra i 2 e i 3 anni.
Partite in via sperimentale nella regione nel 2007, le sezioni servono a garantire la continuità educativa tra asilo nido e scuola materna.
Il taglio incide per oltre il 50% dei finanziamenti necessari ad un servizio che si rivolge a circa 1600 piccoli liguri. «Sono tagli orizzontali esagerati – commenta Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti – che avranno pesantissime ripercussioni sociali».
Il settore scolastico, la sanità, la manutenzione delle strade, i servizi: «Una manovra di tale entità – continua Ferraioli – segnerà fortemente la qualità della vita delle famiglie. Inciderà sull’occupazione».
Il provvedimento, varato all’interno della manovra finanziaria, è l’ultimo di una serie di misure che hanno colpito duramente i bilanci delle amministrazioni locali. «Quelli che governano – puntualizza l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – devono tener conto del coro di voci allarmate che si sta sollevando da tutti gli amministratori della Regione. Voglio vedere cosa succederà quando nei Comuni a maggioranza di centro–sinistra le opposizioni si lamenteranno per la carenza dei servizi. A chi daranno la colpa?»
Il responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti:“Nessuna università può funzionare senza di loro, il governo non può continuare a tagliare sempre e soltanto nel settore pubblico”
Milano – L’Ateneo di Pavia, preso atto della protesta dei ricercatori che stanno scioperando contro i tagli imposti dalla riforma Gelmini, ha rinviato a data da destinarsi la programmazione della didattica constatando l’impossibilità di stabilire un calendario dei corsi. “La protesta - ha detto Andrea Guazzi, responsabile per la provincia di Pavia dell’Italia dei Diritti - che in questo momento sta coinvolgendo l’ateneo lombardo potrebbe riguardare qualsiasi altra università, perché il problema è generale e non particolare. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni a Pavia è semplicemente l’effetto dei continui tagli imposti dal governo al settore pubblico. Senza fondi il sistema non può funzionare”.
In seguito alla indisponibilità dei ricercatori a svolgere le lezioni si è calcolato che i corsi scoperti sarebbero ben 40 a Farmacia, 70 a medicina e poi 47 a Lettere e circa il 34% a Scienze. “Qualsiasi persona che frequenti l’università e abbia un minimo di dimestichezza con il mondo accademico - ha proseguito nel suo ragionamento il responsabile del movimento guidato da Antonello De Pierro - sa che nessun ateneo può funzionare senza ricercatori e che il loro apporto è determinante. Purtroppo però, pur giocando un ruolo così rilevante, i ricercatori sono l’ultima ruota del carro anche sotto il profilo delle retribuzioni e della loro soddisfazione economica, e questo pone la politica di fronte ad un problema serio. Le criticità all’interno del mondo universitario e della ricerca sono troppe e non è possibile continuare a gestire il pubblico solo con i tagli”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti si scaglia contro Alemanno: “Lo ritengo politicamente responsabile di questo episodio poiché se lui avesse dato ascolto alle nostre reiterate richieste forse tutto ciò non sarebbe accaduto”
Roma – Caso di corruzione nell’VIII Municipio di Roma. Tre funzionari dell’ufficio tecnico, per l’esattezza un ingegnere e due geometri, che gestivano le gare d’appalto per i lavori stradali e per la manutenzione negli edifici comunali, sono indagati con l’accusa di concussione. Nei loro riguardi si ipotizza un giro di affari illegali volto a ottenere tangenti dagli imprenditori in cambio della concessione dei lavori pubblici. Perquisiti gli uffici e le case degli indagati mediante un blitz dei vigili urbani dell’VIII Gruppo, diretti dal comandante Antonio Di Maggio, che hanno anche sequestrato computer e documenti cartacei.
Un simile episodio rafforza la validità dell’allarme lanciato più volte e della battaglia civica portata avanti dal movimento extraparlamentare Italia dei Diritti e dal suo presidente Antonello De Pierro, che a gran voce chiede ormai da tempo la rotazione intermunicipale ogni tre anni dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali di Roma, proprio al fine di ridurre sensibilmente le possibilità di perpetrare reati e illeciti.
Infatti, sul delicato tema della corruzione il gruppo dell’Italia dei Diritti è molto attivo e nel caso specifico è intervenuto nel merito con la sua rappresentanza sul territorio. La responsabile del movimento per l’VIII Municipio di Roma, Antonella Aprile, si è detta “soddisfatta per questa indagine che almeno dà fiducia ai cittadini, troppo spesso vessati dai soprusi delle istituzioni e dei poteri forti che hanno le spalle coperte e scoraggiano a presentare esposti alla procura contro il loro malaffare”. Le fa eco la viceresponsabile dell’organizzazione per la stessa zona, Carmen Vogani, che afferma: “L’VIII Municipio è una realtà periferica molto problematica. Mi sembra prematuro trarre ora delle conclusioni affrettate poiché ci sono delle indagini in corso, ma il fenomeno della corruzione pubblica è allarmante e non mi stupirebbe una piccola Tangentopoli anche nel nostro municipio”. Quanto ai commenti politici sull’accaduto la Vogani si mostra “scandalizzata dal fatto che il minisindaco Massimiliano Lorenzotti non abbia rilasciato nemmeno una dichiarazione in merito, ma ancor più sorpresa di non aver sentito alcun ringraziamento ufficiale del sindaco Alemanno direttamente rivolto al comandante Di Maggio”.
Sulla vicenda ha preso la parola in maniera categorica anche Antonello De Pierro, numero uno dell’Italia dei Diritti, che con una serie di eclatanti iniziative di protesta ha sollevato il problema agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni: “Resto attonito di fronte alla gestione amministrativa di Alemanno – esordisce De Pierro –. Lo ritengo politicamente responsabile di questo episodio poiché se lui avesse dato ascolto alle nostre reiterate richieste forse tutto ciò non sarebbe accaduto. Comincio fortemente a temere che il primo cittadino non sia interessato a far rispettare la legalità e la giustizia nella Capitale, dopo averne fatto un cavallo di battaglia della sua propagandistica campagna elettorale”. Poi, il leader del movimento nazionale tesse le lodi del comandante dell’VIII gruppo, Antonio Di Maggio: “Mi congratulo con lui perché è una persona che tiene alto il nome del Corpo dando dimostrazione che la stragrande maggioranza dei vigili urbani lavora onestamente e si batte contro quelle mele marce che vanno debellate, così da garantire l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e salvaguardare l’immagine stessa della Polizia Municipale”.
La viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti:“Episodio deprecabile che lascia intravedere ulteriori intrecci poco onorevoli”
Bari – “Un esempio deprecabile di dispersione di denaro pubblico che l’Unione Europea assegna alla Puglia, e che lascia intravedere altri intrecci poco onorevoli”. Questo il commento di Patrizia Lusi, viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti, circa l’inchiesta della Procura di Bari che ha portato all’arresto di Francesco De Grandi, funzionario dell´assessorato regionale all’industria e all’innovazione tecnologica, con l’accusa di aver intascato indebitamente negli ultimi cinque anni, tangenti per 770 mila euro. Le indagini prendono le mosse dalle dichiarazioni di due imprenditori che hanno patteggiato una condanna per truffa ai danni della Regione. In qualità di amministratori di consorzi, attraverso false documentazioni e certificazioni, ottenevano dall’ente fondi finalizzati alla partecipazione a esposizioni, che finivano invece su conti correnti esteri. De Grandi però in cambio della concessione del nulla osta applicava una “tassa” sull’importo, riducendolo anche del 75%. “Un’operazione che interrompe un circolo vizioso presente da molti anni e contribuisce al recupero di denaro pubblico per oltre un milione di euro – continua la Lusi – per la quale un meritato plauso va ai magistrati baresi”. Data però l’illegalità diffusa a tutti i livelli della pubblica Amministrazione, l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro rilancia in conclusione la proposta del capogruppo in Consiglio regionale dell’Italia dei Valori, Orazio Schiavone, di istituire un Osservatorio sulla legalità, “al fine di evitare che episodi del genere possano in futuro gettare fango su una delle amministrazioni regionali più produttive d’Italia in termini di corretto utilizzo dei fondi comunitari”.