Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “Questo tipo di raccolta differenziata dovrebbe essere imitato dall’intera nazione”
Roma – “Dobbiamo fare un plauso a queste organizzazioni, che presentano proposte innovative ed utili come quella di incentivare i cittadini nella realizzazione della raccolta differenziata”. Commenta così Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, l’inaugurazione, a Isernia, di un negozio che acquista immondizia, permettendo agli utenti di vendere carta, plastica e alluminio. Dall’iniziativa si ottiene il doppio vantaggio: mantenere l’ambiente più pulito, riducendo l’inquinamento legato all’accumulo di rifiuti, e recuperare i costi della Tarsu, infatti la spazzatura raccolta viene pesata e, in base alla quantità, viene fornito un corrispettivo in denaro dai gestori. L’Ecopunto molisano, conosciuto come ditta ‘Valerio’, è nato da un’idea dell’azienda piemontese ‘Recoplastica srl’. “Speriamo che non siano solo belle parole - prosegue l’esponente del movimento che fa capo ad Antonello De Pierro -. Spesso la raccolta non è fatta in maniera corretta oppure i sistemi di riciclo sono diversi per ogni regione, ciò crea dubbi plausibili circa i contenitori in cui porre un rifiuto piuttosto che un altro. La struttura ubicata a Isernia dovrebbe essere un modello per l’intera Italia – conclude Vedova – per tutte le amministrazioni che mettono la testa nella sabbia o che hanno risvolti economici nel non fare la raccolta differenziata. Seguire questo buon esempio vuol dire aiutare l’ambiente, rimpinguare le tasche dei cittadini e dare un’immagine positiva dell’Italia in Europa”.
Il viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti: “È necessario seguire le linee guida in sala operatoria e in tutta la struttura ospedaliera”
Roma – “Casi simili erano frequenti negli anni ’80-’90, perciò proprio in quegli anni si è provveduto a indicare le linee guida nazionali da seguire nelle strutture sanitarie. Esse prevedono il conteggio delle garze prima e dopo l’intervento, così da evitarne la dimenticanza nel corpo del paziente”. Queste le prime parole di Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, riferendosi all’esperienza di un uomo padovano, che 13 anni fa è stato sottoposto ad un intervento di colecistectomia, l’asportazione chirurgica della cistifellea presso la Clinica chirurgica 1 dell’Azienda ospedaliera della città veneta, e nella primavera di quest’anno ha cominciato ad accusare dolori lancinanti nella parte destra dell’addome. Durante l’operazione d’urgenza, eseguita a maggio 2010 dall'équipe del professor Oreste Terranova della Chirurgia geriatrica, si è scoperta una reazione da corpo estraneo, una garza finita sotto i ferri, e di cui nessuno si era reso conto. Oggi il paziente è in buone condizioni di salute. Spetta a lui decidere se chiedere o meno risarcimenti per quanto accaduto. “Il regolamento per il controllo clinico del rischio è stato approvato dal Ministero della Salute dopo essere stato messo a punto da studi scientifici – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –. Tali controlli, a volte, sono considerati maniacali, ma necessari. Inoltre esiste un registro nelle sale operatorie, su cui segnare tutto quello che viene usato per l’intervento: l’ago, i prodotti, le misure, ma anche il tempo impiegato per operare. La brutta esperienza mette in evidenza quanto sia necessario seguire le direttive sanitarie nazionali in tutta la struttura ospedaliera.
Eroico è stato il paziente – chiosa Smiroldo – nel sopportare il malore. Dunque c’è un’irresponsabilità e sarà la Magistratura ad individuarla”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Messaggi del genere non fanno altro che mettere in luce la scarsa capacità gestionale di questa amministrazione”
Roma – Settantacinquemila euro. È questa la cifra necessaria per il restauro dell’Acquedotto Felice, l’opera di ingegneria idraulica voluta da papa Sisto V nel 1587. La crisi però si fa sentire anche sui beni culturali, così la Sovrintendenza del Comune di Roma ha pensato di ripetere l’operazione di project financing già attuata per piazza Venezia, Trinità de’ Monti e piazza Navona istituendo un bando per la concessione di spazi pubblicitari sui ponteggi che verranno allestiti per il restauro e il consolidamento di un monumento troppo superficialmente ritenuto “minore”. Dal 21 giugno, dunque, data di scadenza del bando, il tratto di Acquedotto Felice di via Tuscolana, all’altezza di Porta Furba, potrebbe trasformarsi in uno spazio pubblicitario a cielo aperto, con buona pace dei turisti che al posto di opere architettoniche secolari si ritroveranno davanti agli occhi slogan di tutti i tipi.
“La ricerca di sponsor per finanziarie simili lavori è una cosa che va avanti da anni – ha commentato Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti – ma l’augurio è che non siano fondamentali questi settantacinquemila euro, perché se dovessimo ricorrere ad annunci anche per restauri di questa entità significherebbe che siamo arrivati proprio alla frutta. Servono molti soldi per manutenere le tante bellezze storiche di cui i nostri figli e tutti i turisti che arrivano nella Capitale si riempiono gli occhi – conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, ma di certo messaggi del genere non fanno altro che mettere in luce la scarsa capacità gestionale di questa amministrazione”.
La viceresponsabile romana dell’Italia dei Diritti: “Auspico una decisa presa di posizione da parte del sindaco Alemanno”
Roma – Emilio Rez, 25 anni, ha dichiarato ai carabinieri della caserma di viale Libia di essere stato sbattuto fuori di casa con l’unica accusa di essere omosessuale. La denuncia è stata presentata per minacce, appropriazione indebita e violazione di domicilio. Il giovane, cantautore originario di Torre Annunziata, era già finito sulle pagine di cronaca per aver subìto lo scorso anno un'aggressione a San Giovanni. “L’aria si fa pesante nella Capitale – interviene Antonella Sassone, viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti – e non solo per la calura estiva. C’è la percezione che certi atteggiamenti, certe frasi, che poi diventano modo di pensare, possano venire allo scoperto senza paura. È un atteggiamento mentale prima di tutto, costruito sulla legge del più forte, come per gli animali. E come gli animali si fa branco e passa il messaggio per cui ‘o sei come noi o sei contro di noi’. La subcultura dell’illegalità, dell’omofobia e della violenza ha terreno fertile in questi giorni in cui si strizza l’occhio più facilmente ad un pestaggio a sfondo razziale o sessuale piuttosto che ad un povero barbone che ruba una bottiglia di alcolici alla stazione”.
Da sei mesi, Rez, risiedeva nell’appartamentino, seicento euro al mese per 40 metri quadrati, senza riscaldamento, della zona Pigneto. Con i proprietari, due coniugi calabresi settantenni, i rapporti si erano incrinati, stando alle dichiarazioni del ragazzo, successivamente alla sua richiesta di poter prendere visione del regolamento condominiale e di ottenere un disciplinato contratto d’affitto. Da allora, i tenutari l’avrebbero l’tempestato di telefonate, appellandolo come ‘frocio di merda, farabutto’. Il culmine la sera di giovedì scorso quando il cantautore, dopo esser salito al quarto piano ha trovato la serratura dell'abitazione cambiata e tutte le sue proprietà, dischi, pellicce, gioielli, davanti la porta in sei sacchi neri.
“I timidi segnali delle istituzioni non sono sufficienti – continua la Sassone –; non è abbastanza per tutelare una fascia di cittadinanza cui vengono negati diritti, non ultimo, come nel caso di Emilio Rez, quello di abitazione. Tralasciando la problematica delle speculazioni sugli affitti, peraltro tutti a nero, ora è interessante vedere come si muoveranno le istituzioni in questa situazione. Auspico una netta presa di posizione da parte di Alemanno che è sindaco di tutti i romani, senza distinzione di orientamenti sessuali, religiosi o razziali. Ma che sia un intervento deciso, non una pacca sulla spalla che si dà per poi girarsi subito dopo e far finta di niente. Ad Emilio Rez – conclude l’esponente municipale del movimento presieduto da Antonello de Pierro – esprimo tutta la mia solidarietà per l’accaduto e la mia stima per aver avuto ancora una volta la forza di denunciare le vergogne della nostra società”.
Il responsabile per l’Immigrazione dell’Italia dei diritti: “Esistono tipologie diverse di irregolari, serve un’Italia meno miope”
Roma, 11 giugno 2010 – E’ di ieri la decisione con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato l’aggravante di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un irregolare) prevista dal primo pacchetto sicurezza del governo, valutandola illegittima ai sensi degli artt. Cost. 3 e 25. Il via libera, invece, viene concesso al mero reato di immigrazione clandestina. Il responsabile per l’Immigrazione dell'Italia dei Diritti, Emmanuel Zagbla coglie l’opportunità fornita da questa decisione della Consulta per far luce su aspetti molte volte ignorati dal dibattito politico.
“Ritrovarsi senza documenti in un paese straniero rappresenta una violazione alle leggi di per sé, per cui ogni ulteriore reato va ad inserirsi in un quadro complessivo di irregolarità ab origine, ed è su questo che dobbiamo lavorare. Esistono due principali fattispecie di immigrazione irregolare – puntualizza Zagbla -, una in cui il clandestino fugge da paesi non rispettosi dei diritti umani oppure in stato di guerra ed un’altra in cui la persona proviene da nazioni in condizioni meno drammatiche” In base a questo presupposto, l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, auspica la previsione, di una distinzione tra clandestinità lieve ed una grave, la prima, appunto prevista per chi proviene da stati come il Sudan o l’Afghanistan che non hanno stipulato al momento patti di riconoscimento con l’Italia, o che non abbiano ambasciate.
“Conseguentemente alla bocciatura, si attende dall’Esecutivo italiano il varo di una politica immigratoria meno miope e che porti intrinseca la distinzione tra le diverse tipologie umane che attraversano i nostri confini”, questo l’augurio di Zagbla. “L’Italia dei Diritti prende atto della decisione della Consulta e attende che la normativa nazionale si adegui”.
La viceresponsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti: “Le aziende dovrebbero aprirsi a tale provvedimento con l'entusiasmo di chi compie un buon investimento”
Roma - Quattro giorni di ferie a stipendio pieno per i neo papà, un congedo obbligatorio a carico delle aziende per i lavoratori dipendenti e del sistema previdenziale per gli autonomi. Sono così sintetizzabili le due proposte presentate alla Camera, una dalla maggioranza e l’altra dall’opposizione, attualmente all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio.
Per prima è arrivata quella dell’onorevole Alessia Mosca (Pd), firmata da 25 deputati, poi è stata depositata quella della deputata Barbara Saltamartini (Pdl), sottoscritta da 36 colleghi.
Una maniera, asseriscono le due firmatarie, per riequilibrare un’altra stagione della vita dopo l’equiparazione dell’età pensionabile, un’occasione per passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità ,veicolando il messaggio che la cura dei figli non può essere a carico solo delle mamme.
“Voglio ben sperare – commenta Francesca Scoleri, viceresponsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti – che questo ‘obbligo’ non sia avvertito come tale da parte dei neo papà. La condivisone del lieto evento è senza dubbio un atto d' amore verso la famiglia che si è costituita e verso il nascituro. Il fatto che, laddove è presente il congedo facoltativo, la richiesta sia bassissima, non è incoraggiante in questo senso. C'è bisogno di padri che si facciano carico del ‘piacere’ di accudire i figli e che non vivano questi momenti straordinari con ansia e intolleranza”.
Netto il riferimento alla situazione attuale in Italia, dove, in attesa del congedo coatto, quello facoltativo è una rarità: richiesto soltanto dal 4% dei padri. Obbligati a stare con i figli, dunque, per imparare a volerci stare. Adeguandosi al resto dell’Europa dove leggi simili sono già presenti e attuate.
“Le aziende – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro – dovrebbero aprirsi a tale provvedimento con l'entusiasmo di chi compie un buon investimento. La famiglia è senza dubbio il pilastro portante della società. Garantire sostegno alla sua organizzazione è una scelta coscienziosa”.
Anziani coniugi costretti a vivere in tenda a Roma, l’intervento di Soldà
Il vicepresidente dell’ Italia dei Diritti: “Tutelare le fasce più deboli è di primaria importanza”
Roma – “Casi di abitazioni precarie sono all’ordine del giorno nelle periferie romane ed esprimono un forte disagio sociale. Occupare una casa è si un reato, ma bisogna pur capire le difficoltà oggettive di queste persone, che non potendo sostenere le spese dell’affitto ricorrono a volte a questi espedienti illegali”.
Con queste parole Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, esprime il suo parere riguardo la vicenda venuta alla luce questa mattina a Tor De Schiavi, nella periferia della Capitale, dove una coppia ultrasessantenne è costretta a vivere in tenda dopo essere stata sfrattata con forza da una casa dell’Ater, occupata per necessità. L’episodio è emerso casualmente quando la coppia è stata scoperta e ha riferito la propria situazione: dopo aver subito uno sfratto per fine locazione nel 2004 e di essere risultata in graduatoria col punteggio 10 per una sistemazione popolare che non è mai arrivata, motivo per il quale è stata costretta a pagare per quattro anni un affitto di circa 950 euro mensili. “Il problema di queste sistemazioni indegne purtroppo è presente anche qui a Roma - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -, e nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale dal sindaco Alemanno nulla è cambiato e credo che tutelare le fasce più deboli sia fondamentale”.
La responsabile cittadina dell’Italia dei Diritti: “Si impegni il Comune ad attrezzare questa zona con presìdi notturni”
Milano – Il debutto dell’isola pedonale dei Navigli nel primo weekend non può certo dirsi positivo. Numerosi e irrisolti i disagi: l'invasione delle auto che a mezzanotte sfrecciano fra i tavolini all’aperto, i banchetti di venditori abusivi, i suv lasciati in bella vista sotto i cartelli di divieto di sosta e l’assenza dei vigili oltre le ore 21.
“In quella zona le cose non sono cambiate – afferma Annalisa Martino, responsabile per Milano dell’Italia dei Diritti –; dettano legge i commercianti, i ristoratori, i gestori di locali, i quali hanno interesse a chiedere la chiusura del traffico ma non garantiscono una contropartita in termini di responsabilità. Parcheggiare sui Navigli è quasi impossibile, si sosta l’auto di pomeriggio e quando successivamente si cerca di uscire, nella maggior parte dei casi, si rimane incastrati a causa di macchine in tripla fila o grossi suv, che impediscono anche i passaggi di emergenza per le autoambulanze. Serie difficoltà – continua la Martino – vissute dai residenti. Il quartiere infatti non è soltanto il ritrovo della Milano notturna, è soprattutto una vecchia zona popolare, oggi con abitazioni di pregio, dove purtroppo, passato un certo orario, succede di tutto”.
Tanto anche lo sporco in bella vista, data la scarsità dei cestini dell'immondizia, quattro in centinaia di metri, che già alle 23 traboccano di bottiglie in vetro, la cui vendita sarebbe vietata da un'ordinanza di Palazzo Marino. Problemi riscontrati da tempo che non paiono arginati dalle misure che si dichiaravano previste. Abbassate le serrande dei bar, i Navigli tornano a essere un luogo pericoloso, di spaccio e di tossicodipendenza.
“Il Problema pusher – prosegue la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – emerge in situazioni di affluenza di pubblico giovane; in questo caso, mancando un’adeguata e costante sorveglianza, il grosso disagio rimane. È auspicabile che il Comune e le forze dell’ordine si impegnino ad attrezzare la zona di controlli notturni e che gli stessi esercenti, godendo per primi della maggiore visibilità garantita ai loro negozi dall’isola pedonale contribuiscano al finanziamento dei presìdi. Attivazione sinergica per tutelare i residenti”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti contro il decreto – bavaglio:«Siamo al corto circuito democratico»
Roma - «Con il passaggio al Senato del ddl sulle intercettazioni si è avuta la certezza, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che l’attuale maggioranza è una lobby politico – affaristica sbarcata in Parlamento grazie all’inganno mediatico di un impeccabile illusionista che si spaccia per Premier. E' iniziato il massacro della libertà e il corto circuito della democrazia».
Durissimo il presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro alla notizia del via libera del Senato al ddl sulle intercettazioni, approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari.
Blindato dal voto di fiducia, il provvedimento è stato approvato senza il Pd, che ha abbandonato l’aula in segno di protesta.
«L’Italia dei Diritti si oppone a questo ennesimo colpo di mano sudamericano e piduista e chiama a raccolta per una mobilitazione civile tutti coloro che hanno la forza di far sentire la voce scandalizzata del dissenso – tuona De Pierro – occorre risvegliare le coscienze addormentate dalla mistificazione operata dai media di regime».
Forti reazioni al provvedimento da parte di magistratura e società civile: mentre l’Associazione Nazionale Magistrati ritiene che il provvedimento «metterà in ginocchio l’attività di indagine di Pm e polizia», il popolo viola si è radunato, nella tarda serata di ieri, per un sit – in davanti a Palazzo Grazioli. Dello stesso avviso De Pierro:«Si tratta di un clamoroso regalo alla criminalità, contro il rispetto della legalità che da sempre propugniamo».
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Voglio pensare che sia stata solo l’ennesima bravata di un leghista, ma anche qualora fosse così ne sono state sottovalutate portata e conseguenze”
Roma, 14 giugno 2010 – “Voglio sperare che sia stato un mero errore materiale, ma se cosi non fosse sarebbe un fatto di una gravità inaudita”. Queste le parole di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, in merito alla querelle di cui è stato protagonista il presidente della Regione Veneto Luca Zaia sabato mattina, reo, stando a quanto riportato dal quotidiano “La tribuna di Treviso”, di aver cancellato, durante l’inaugurazione di una scuola, l’esecuzione dell’inno nazionale per far posto al “Va’ pensiero” di Verdi. “Se tutto ciò fosse vero – incalza Soldà – sarebbe un insulto all’unità italiana e meriterebbe lo sdegno di tutta la nazione. Voglio pensare che sia stata solo l’ennesima bravata di un leghista – conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, ma anche qualora fosse così ne sono state sottovalutate portata e conseguenze”.
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La responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti: “Questo è un settore che crea sviluppo, il Governo non faccia scelte scellerate ed elimini l’articolo 45”
“Più che una manovra economica questa sembra una manovra di lobby interne relativa a certi interessi di natura personale nonostante alcune voci fuori dal coro all’interno della maggioranza di Governo”. Questo il primo commento della responsabile per le Attività Produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, Antonella Silipigni, all’allarme lanciato dal variegato e composito gruppo che ha levato un coro di proteste contro l'articolo 45 della manovra che toglierebbe e paralizzerebbe gli investimenti destinati alle energie rinnovabili. A contestare e ritenere ingiusto questo provvedimento anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, oltre alle banche preoccupate per la possibilità di far saltare circa 4,6 miliardi di investimenti e per la perdita della grande opportunità che il settore offre essendo uno dei pochi in controtendenza alla crisi. In questa legge, che di fatto determina un’instabilità normativa in materia, molti oppositori vedono un espediente per eliminare un concorrente temibile per il piano nucleare. Secca la critica dell’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Una legge va concertata con le esigenze di mercato, occorre cioè verificare se sussiste un bisogno reale e le rinnovabili contribuiscono in maniera forte e concreta alla crescita economica. Di conseguenza, se il Governo fa scelte sconsiderate rispetto alle necessità del territorio e dell’economia, è un cattivo amministratore. Questo è un settore che crea sviluppo come ad esempio avviene in Germania paese molto avanti nel campo delle rinnovabili. Tutto ciò non può essere ignorato perché il Governo preferisce portare avanti il nucleare per interessi personali che stridono con quelli nazionali. La cosa peggiore è che, nonostante l’indotto notevole derivante dal settore, sono spesso ostruiti i canali a livello regionale per l’accesso ai fondi europei. Condivido la preoccupazione delle banche perché se passasse l’articolo 45 andrebbero persi anche i fondi dell’unione europea e questo un paese come il nostro non può permetterselo. Mi auguro quindi – conclude la Silipigni - che quell’articolo venga completamente stralciato”.