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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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A Ostia e Casal Palocco vige Codice Penale diverso, L’Italia dei Diritti denuncia

Presso il Commissariato di Polizia e la Stazione dei Carabinieri il modello prestampato per l’esercizio del diritto di querela riporta il termine perentorio di 90 giorni anziché quello di tre mesi come previsto da norma codificata


Roma – Una nuova iniziativa a tutela dei cittadini coinvolge in questi giorni l’Italia dei Diritti. Il movimento extraparlamentare fondato e guidato da Antonello De Pierro rivolge infatti la sua attenzione su uno dei nutriti problemi che rallentano e ostacolano l’apparato burocratico delle istituzioni pubbliche, le quali sembrano volere a tutti costi recare danno anziché provvedere alle esigenze delle persone.

 

Il caso in questione riguarda quanto disposto da un modulo prestampato fornito dal Commissariato di Polizia di Ostia e dalla Stazione dei Carabinieri di Casal Palocco a Roma, per l’esercizio del diritto di querela. Il modello riporta chiaramente che il cittadino ha la possibilità di sporgere querela entro 90 giorni dall’accadimento del fatto che intende segnalare, contrastando quanto dichiarato nell’articolo 124 del Codice Penale, ove viene indicato espressamente il termine di 3 mesi.

Quella che potrebbe sembrare una semplice inesattezza si traduce in un’informazione tecnicamente sbagliata e fuorviante, rilasciata per di più da un organo istituzionale che dovrebbe garantire correttezza e autorevolezza a tutti i cittadini.

 

“Dopo aver riscontrato personalmente questo errore, mi prenderò la briga, assieme ad altri esponenti del movimento, di verificare se in altre sedi delle forze dell’ordine è presente questo prestampato che palesemente cambia le carte in regola, provocando non poca confusione. Non è ammissibile che una fonte così autorevole per i cittadini possa commettere sbagli”. Questo è quanto afferma lo stesso De Pierro, il quale ha discusso della cosa anche con un maresciallo dell’Arma della Stazione di Casal Palocco che al suo invito di consultare il codice di rito penale per verificare la divergenza di cognizione tecnica, si è rifiutato categoricamente arroccandosi sulle sue posizioni e sbandierando un’anzianità di servizio di circa 20 anni a garanzia dell’esattezza del proprio convincimento.

 

Più volte rappresentanti dell’Italia dei Diritti hanno fatto notare anche a qualche sottoufficiale di turno presso il Commissariato Lido di Ostia la svista, ma il suggerimento, alla luce dei fatti, pare sia stato ignorato.

Chiuse le indagini su Cosentino e la Camorra, il commento di Barbato

Il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti: “In Campania  funziona sostanzialmente così, è il vertice del PdL a ottenere consenso e a elargire favori in cambio di voti”


Roma – La procura distrettuale di Napoli ha chiuso le indagini sui presunti collegamenti tra politica e Camorra che vedono coinvolto il deputato del PdL, Nicola Cosentino. Secondo le accuse dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci infatti, Cosentino avrebbe garantito rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica, e contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei Casalesi. Inoltre gli vengono contestati manovre per influenzare le strategie politiche in materia di rifiuti.

 

Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, interviene così sulla questione: “In Campania funziona sostanzialmente in questo modo, è il vertice del PdL e non solo Cosentino a ottenere consenso e a elargire favori in cambio di voti, assieme al terzo convitato che si somma alla politica e agli affari, la Camorra. Non pochi sono i nomi degli esponenti del centrodestra indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, penso ad esempio agli onorevoli Luigi Cesaro, Mario Landolfi, Paolo Russo, e al senatore Vincenzo Nespoli.

 

“Insomma – afferma l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –, la  classe dirigente del PdL continua tutt’oggi, sia nelle cariche istituzionali sia in quelle di partito, a rappresentare questo indegno e inaccettabile rapporto con il crimine organizzato. Per 16 anni hanno strumentalizzato la questione dell’emergenza rifiuti nel territorio Campano al solo scopo di spartirsi e divorarsi 2 miliardi di euro, denaro servito per alimentare le clientele politiche e gli affari con la camorra, piuttosto che per rendere pulita Napoli e la sua Regione”.

 

In un tale scenario Barbato ritiene di voler fare di più per denunciare il fallimento della politica attualmente al governo e per liberare i campani dalla malavita e dall’immondizia: “Quest’oggi domanderò al procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, un incontro per rappresentare la grave situazione che stanno vivendo gli abitanti di Boscoreale e Terzigno nella discarica Cava Sari, disagi che creano pericolo anche per la salute pubblica, come ben mi hanno evidenziato gli stessi comitati cittadini. Il nostro impegno è in continua difesa dell’ambiente, della legalità e dei diritti degli italiani”.

 

Allarme cassa integrazione nel Lazio, Celardo attacca la Zezza

 


Il viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti : “ Se questi sono argomenti per stimolare l’occupazione nel Lazio mi viene da piangere. Di fronte a tali dichiarazioni chiedo le dimissioni dell’assessore al lavoro e alle politiche sociali”

 



 

Roma – “I dati relativi alle crisi aziendali, mettono in luce un aumento del 30% di cassa integrati nel Lazio. L’assessore Mariella Zezza non fa un mea culpa e nemmeno si sogna di mostrare i dati macroeconomici reali. Quello che non dice la Zezza è però molto più importante, se aggiungiamo ai provvedimenti di tutela ordinari scattati nel 2008, quelli straordinari del 2010, avremo nel breve futuro oltre 35000 famiglie alla fame, senza ammortizzatori, senza stipendio, è questo il dato grave. È più che raddoppiata la cassa integrazione nella nostra regione, accresciuta del 100% quella straordinaria. Il Lazio non ha un piano di emergenza, l’assessore si sta arrampicando sugli specchi per dire di non avere colpa ma non è questo che ci aspettiamo da un amministratore pubblico”.

 

Con toni duri, Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, commenta i dati emersi dall’inchiesta dell'assessorato regionale al lavoro e alle politiche sociali guidato da Mariella Zezza. Numeri impressionanti, che denunciano una situazione al collasso per la Regione che ha affrontato 700 vertenze in soli 7 mesi, e deve combattere una disoccupazione giovanile nel Lazio al 30,6% ,  5 punti in più della media nazionale.

 

“È una giunta quella della Polverini – dichiara l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - che vive di silenzi e incertezze . Non c’era bisogno di stanziare 57 milioni per formare da zero periti, idraulici, elettricisti bastava prenderne 10000 tra i cassa integrati. Se manca un così alto numero di operai specializzati mi chiedo se quei 35000 siano tutti dirigenti, manager oppure tra loro si trovino manovali generici con la quinta elementare, se non vi siano inoccupati ai quali far fare corsi di riqualificazione di 6 mesi per riportarli nel circolo produttivo. Abbiamo il 30% dei giovani in cerca di lavoro, mi pare strano non ci siano diplomati, periti, tecnici, per soddisfare queste richieste. Spero non si  coprano 100000 morti con 100 neonati. Abbiamo 35.563 famiglie che attendono risposte.”

 

Mariella Zezza commentando i dati che riguardano il suo assessorato conforta, promettendo interesse per le infrastrutture, ricordando il piano casa e i 15 milioni di euro stanziati dalla giunta per la stabilizzazione dei precari.


“Di quali precari stabilizzati parla la governatrice - prosegue Celardo- , di quelli sbattuti fuori dalla Gelmini, da Brunetta e da Tremonti, forse dimentica la Polverini che mangiava coda alla vaccinara e polenta con i compagni di partito, coloro che hanno messo fuori oltre 200.000 precari. Bisogna ripartire aprendo il rubinetto delle opere pubbliche, la Zezza si difende dicendo che sono arrivati al governo in un momento di crisi, non vorrei facesse come il suo leader, il Presidente Berlusconi che si lamentava di essere salito al potere nel momento della caduta delle Torri Gemelle. Questa giunta parla sperando di nuove assunzioni quando siamo nella crisi più nera, il buco di bilancio nella sanità è enorme Mi risulta che l’unico investimento sia stato quello per stanziare un bando con finanziamenti da destinare ai comuni, unicamente per lo studio di progetti atti a mettere in sicurezza le strade pericolose del Lazio. Soldi che non andranno in opere pubbliche utili ad evitare morti ma solo per studiare prospetti. Se queste sono i programmi della giunta Polverini relativi alle nuove infrastrutture chiedo immediatamente le dimissioni della Governatrice. Se tali sono gli argomenti per stimolare l’occupazione nel Lazio mi viene da piangere Mi piacerebbe sapere dall’assessore su quanti posti di lavoro possiamo contare e quando partiranno le opere pubbliche. Ci dicessero –quando cominceranno - chiosa il viceresponsabile laziale dell’Italia dei Diritti -  per ora quello che abbiamo sono solo chiacchiere. Di fronte a tali dichiarazioni chiedo le dimissioni della Zezza”.

 

 

 

 

 

 

Parma, Leporati allontanato da conferenza di Bernazzoli su caso Tep

Il viceresponsabile per la provincia di Parma dell’Italia dei Diritti: “È una vergogna che non si possa partecipare ad una conferenza stampa così delicata”


Parma – Questa mattina, Paolo Leporati, viceresponsabile per la provincia di  Parma dell’Italia dei Diritti, ha provato inutilmente ad assistere alla conferenza stampa indetta dal presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli sulla vicenda Tep. Infatti, all’ingresso della sala dove si è tenuto l’incontro, presso la sede dell’Ente sita in Piazzale della Pace, Leporati è stato allontanato da una donna, presumibilmente l’addetta all’organizzazione dell’evento, in quanto la conferenza era ristretta agli addetti stampa. Eppure, in qualità di titolare del blog Libera Politica, nonché esponente territoriale dell’Italia dei Diritti, un movimento che si occupa dei problemi della cosa pubblica e fa informazione, non avrebbe dovuto avere ostacoli.

 

“Mi sono presentato alla conferenza di Bernazzoli poiché quello della Tep è un argomento che mi sta molto a cuore, sia come comune cittadino, che come dipendente dell’azienda dei trasporti pubblici - dichiara l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -. Mi considerano un personaggio scomodo e questa triste vicenda non fa altro che testimoniare la mancanza di trasparenza dell’istituzione territoriale del Pd”.

 

Lo sconcertato Leporati conclude: “Non è giusto dover aspettare che le decisioni delle istituzioni siano riportate dagli organi di informazione. È scandaloso non poter assistere ad una conferenza su un tema così scottante”.

La Del Greco contraria a proroga del segreto di Stato oltre trent’anni

La viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Aprire gli archivi permetterebbe di far luce sulle stragi che hanno sconvolto il Paese”

 

 

Roma – “È inaccettabile prorogare il segreto oltre i trent’anni, ammesso che di ‘segreto di Stato’ si possa parlare relativamente a determinati accadimenti e che l’utilizzo di questa definizione non sia un tentativo subdolo per bloccare indagini scomode e che comunque danno fastidio”. Così Lea Del Greco, viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, in merito all’ipotesi della commissione Granata di procrastinare il limite del riserbo.

 

“L’attuazione della legge 124 del 2007 è un atto di giustizia, in quanto permette, appunto, di ‘fare giustizia’ e di far luce su reati e stragi che hanno segnato la storia della nostra Repubblica. Tristi avvenimenti che testimoniano quelle collusioni tra Stato, mafia e organizzazioni terroristiche che ancora oggi sono presenti in Italia - continua la Del Greco - e che potrebbero avere radici lontane nel tempo che affondano nella stagione buia degli ‘anni di piombo’ che hanno sconvolto il Paese”.

 

Concludendo, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro si schiera esplicitamente dalla parte delle associazioni delle vittime: “Ci sono stragi che non possono essere archiviate. È auspicabile che il governo si pronunci al più presto sul segreto di Stato”.

 

Bloccati da Polverini fondi per cultura, disappunto della Mariotti

La viceresponsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti: “Si taglia in settori giudicati ingiustamente inutili, ma la cultura deve essere tutelata”


Roma – “La Polverini ha il dovere di dare spiegazioni per quanto concerne questi fondi bloccati”. Così commenta Federica Mariotti, viceresponsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti, la sospensione dell’erogazione dei pagamenti per i fondi europei Fas, assegnati dalla regione Lazio sotto la gestione della giunta Marrazzo e destinati ad interventi di ristrutturazione e costruzione di circa 80 teatri laziali.

 

“Si continua a tagliare in settori ingiustamente giudicati inutili - continua la Mariotti -. La cultura deve essere tutelata sempre, in particolar modo nei periodi di crisi”.

 

Inoltre, la giunta Polverini ha bloccato anche i fondi Por dell’Unione Europea relativi al periodo 2007-2013, destinati ad interventi su beni culturali di diversi comuni del Lazio e già affidati con procedura pubblica dal precedente esecutivo regionale. Si tratta di 35 milioni di euro che, con ogni probabilità, saranno destinati ad altro. “È inammissibile - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -. Se tali fondi sono stati già assegnati, è giusto che vengano erogati ed utilizzati per quei motivi”.

Ue deferisce Italia per inquinamento, per Vedova nulla di nuovo

Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “L’episodio conferma le misure inappropriate che l’Italia mette in atto per contrastare le emissioni nocive”

 

Roma – “Il nostro Paese arriva sempre in ritardo rispetto agli altri, come ad esempio la Germania o l’Inghilterra, per non parlare dei Paesi scandinavi che addirittura sono arrivati in anticipo rispetto a quanto chiesto dall’Unione Europea per quanto riguarda la riduzione di emissioni”. Così esordisce Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, sulla decisione della Commissione europea che ha deferito l’Italia davanti alla Corte di Giustizia, per non aver affrontato opportunamente la questione delle emissioni eccessive di Pm10.

 

La Lombardia è la regione maggiormente sotto accusa. “Milano dimostra, in particolare, di non volere assolutamente muovere un dito per risolvere la questione delle polveri sottili, le PM10. Misure ridicole come quelle dell’Ecopass ne sono la dimostrazione - continua Vedova -. I valori limite sono stati superati e si continua a percorrere questa strada sbagliata. Industrie, traffico, riscaldamenti domestici, fiume Olona, sono tanti i problemi che andrebbero affrontati, ma i soliti politici, che razzolano male e predicano bene, continuano a fare finta di niente e non danno soluzioni con misure radicali”.

 

Si attende una sanzione di 800 milioni per il 2005, che potrebbe essere confermata anche per gli anni successivi, nonostante la smentita del Pirellone. “La multa arriverà e sarà salata. Speriamo che questo serva a risvegliare le coscienze e a trovare soluzioni immediate - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -. Inoltre, l’Italia è finita nel mirino di Bruxelles anche per non aver ancora preso le misure per proteggere il bacino del fiume Olona, in Lombardia, e sottoporre a trattamento tutte le acque reflue della zona, come le aveva ingiunto nel 2006 la Corte di Giustizia Ue. Come ha stabilito Bruxelles Roma ha due mesi per reagire, trascorsi i quali, in caso di inadempienza, potrebbero esserle applicate sanzioni pecuniarie’”.

 

Nel Lazio 8 mesi di attesa per ecografia, l’Italia dei Diritti si mobilita

Carmine Celardo viceresponsabile regionale del movimento nazionale : “Al fine di tagliare i buchi dovuti a malcostume, attività truffaldine e corruzione, si è staccato uno dei bilanci negativi peggiori per la sanità. Con lo scopo di tappare le falle chiudono interi ospedali e ambulatori”

 

Roma – Un cittadino romano che necessita di effettuare una ecografia al gomito in una struttura pubblica deve aspettare 8 mesi. Tra le varie denunce arrivate all’Italia dei Diritti questa ci ha colpiti profondamente, un episodio gravissimo che si disperde tra le varie lungaggini per prestazioni cliniche, così frequenti nella nostra regione da non fare quasi più scandalo.


Sui fatti è netto l’intervento di Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio del movimento presieduto da Antonello de Pierro: “I numeri sono allarmanti. Si parla di 340 giorni per un’ecografia addominale, come da denuncia al Tribunale per diritti del malato. Le liste di attesa sono da record, non si può pensare di renderle più corte dal momento che hanno ridotto le strutture anziché aumentarle. Nel Lazio al fine di tagliare i buchi dovuti a malcostume, attività truffaldine e corruzione, si è staccato uno dei bilanci negativi peggiori per la sanità. Per risanare i conti chiudono interi ospedali e ambulatori. Probabile che ci sia, dal nostro punto di vista, una incapacità gestionale complessiva. Nella nostra regione le promesse mai mantenute della cura Storace, non hanno sanato il bilancio, Marrazzo ha poi mantenuto lo stesso trend e da quando è arrivata Renata Polverini siamo addirittura in una curva ascendente. Riscontriamo problemi di attesa non solo nell’area diagnostica ma anche in quella specialistica, nell’attesa per interventi chirurgici. La sanità laziale sicuramente soffre l’invecchiamento della popolazione e l’ enorme spesa pubblica per l’ assistenza di persone non residenti che domiciliano per lavoro nella regione ma non ritengo che i costi siano così superiori ti rispetto al resto d’Italia”.

 

Sdegno e sconforto nella testimonianza arrivata all’Italia dei Diritti, ennesimo esempio della condizione in cui versa la sanità locale. Un esame diagnostico necessario andrebbe effettuato in tempi ragionevoli, compatibili con i diritti di chi si rivolge alle strutture pubbliche per essere assistito.

 

“Il fatto è che siamo arrivati all’assurdo – prosegue Celardo - , a livelli da terzo mondo. In alcuni casi, da un esame al gomito si  può scoprire l’insorgenza di un tumore osseo, basta un’ecografia pelvica per salvare la vita di una donna. Le attese per i controlli in maternità spesso hanno tempi maggiori della gravidanza stessa. Il fatto grave è che l’ assessore regionale si nasconde dietro sterili numeri quando nei fatti stanno operando un’azione di taglio nelle  realtà del Lazio considerate rami secchi, in questo modo non fanno che gravare sui centri poli-specialistici di eccellenza dove abbiamo già lunghe attese. Mi domando – chiosa - quale sia la volontà della Polverini, ci viene il sospetto sia il trasferire tutto indiscriminatamente nelle mani del privato. Se tale è la politica della sua Giunta avrebbero dovuto dirlo in campagna elettorale, se questa è la prospettiva non possiamo che chiedere la sfiducia”.

Sigilli all’arco della Zisa a Palermo, il commento di Soldà

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “ Ci troviamo di fronte ad una nuova Pompei,  ennesimo episodio di mala conservazione dei beni monumentali del nostro Paese”

 

Roma – Ieri mattina a Palermo l’arco della Zisa è stato sottoposto a vincolo dai Beni Culturali perché ad alto rischio di crollo. Sono intervenuti gli agenti del Nucleo di tutela del patrimonio artistico della polizia municipale, dopo che sempre per rischio di cedimenti è stata sequestrata anche la chiesa della Gancia.

 

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà interviene sulla questione: “le bellezze storiche e culturali lasciate in eredità dai nostri predecessori costituiscono dei patrimoni da tutelare, anche quando purtroppo le risorse dello Stato sono poche o insufficienti. Vanno portati avanti in maniera continua e non discontinua, gli interventi adeguati ordinari e in egual modo quelli straordinari nel caso in cui la situazione lo necessiti”.

 

La condizione del complesso monumentale è alquanto disastrata poiché i conci di tufo che compongono l’arcata si sono quasi del tutto staccati dalla costruzione compromettendo così la stabilità dell’arco. Il numero due del movimento guidato da Antonello de Pierro prosegue sulla scia dell’avvenimento commentando: “fatti come questo che accadevano ieri a Pompei, ed oggi si ripetono a Palermo, mostrano lo stato di estremo disagio in cui versa lo Stato italiano. Siamo arrivati alla fine, non si può andare oltre bisogna intervenire in maniera seria per tutelare un patrimonio che rappresenta la nostra bellezza, il fiore all’occhiello del nostro Paese”.

Ferraioli solidale con operai non pagati da mesi alla Spezia

Il responsabile per la Liguria del movimento : “L’Italia dei Diritti si schiera evidentemente dalla parte di questi lavoratori chiedendo l’immediato pagamento dei loro compensi senza ulteriori ritardi”

 



 

La Spezia – Nessuna retribuzione per gli operai agricoli della cooperativa “Sentieri e Terrazze”, che opera per il Parco Nazionale delle Cinque Terre. A seguito anche di episodi giudiziari che hanno coinvolto i vertici, i lavoratori non percepiscono il loro stipendio dal mese di agosto e minacciano di bloccare il traffico ferroviario occupando i binari.

Sulla questione è intervenuto Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti:“Le vicende che hanno colpito duramente il Parco delle 5 terre, con l’arresto dei suoi vertici, non possono e non devono far ricadere gli effetti negativi sugli operai e le svariate cooperative che si sono impegnate, anche nei mesi scorsi, per il mantenimento di un territorio considerato patrimonio dell’ Unesco. Al commissario del Ministero dell’Ambiente Cosentino, nel suo difficile lavoro – prosegue Ferraioli - ,chiediamo di volgere lo sguardo e anche il portafoglio, nei confronti di quei dipendenti che dal mese di agosto attendono una retribuzione la quale deve essere loro garantita e riconosciuta immediatamente”.

Minacciando una mobilitazione così dura, i salariati spezzini sperano di ottenere ascolto affinché si metta fine e soluzione ad un disagio, ignorato dai media, che stanno vivendo da troppi mesi.

“Un fermo anche solo dimostrativo dell’attività lavorativa e anche del traffico ferroviario – ,dichiara l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro - non porterebbero sicuramente alcun vantaggio ma la caduta di un’immagine che va difesa ad ogni costo per la tutela di un territorio, unico al mondo, dei suoi lavoratori, siano diretti o dell’indotto e di tutti i cittadini residenti.  L’Italia dei Diritti – chiosa Ferraioli - si schiera quindi evidentemente dalla parte di questi lavoratori chiedendo l’immediato pagamento dei loro compensi senza ulteriori ritardi”.

La Menarini sotto inchiesta per truffa all’ Ssn, l’accusa di Smiroldo

Il vice responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti: “Plauso all’operato delle forze dell’ordine ma ancora una volta ci troviamo di fronte ad un chiaro caso di management speculativo”

 

Firenze –  Perquisita le sede del gruppo farmaceutico Menarini. Nella giornata di giovedì i carabinieri del Nas, i funzionari della Agenzia delle entrate e gli investigatori della guardia di Finanza hanno notificato un decreto di sequestro di beni emesso dal gip Michele Barillaro. L’accusa è di truffa per guadagni illeciti che ammontano a 1 miliardo e 212 milioni di euro, frutto di operazioni societarie sviluppate a livello internazionale, che avrebbero permesso alla nota industria farmaceutica di rifornire il Servizio sanitario nazionale con farmaci venduti a prezzi superiori al dovuto. Il risultato dell’inchiesta partita nel 2008 ha reso noto che la Menarini avrebbe ingannato per anni il ministero della Sanità e la commissione prezzi farmaci, che stabilivano i valori di vendita dei medicinali in base ai prezzi fraudolentemente maggiorati delle materie prime.

“Ancora una volta in Italia esistono due categorie di imprenditori: c’è l’imprenditore operativo che si occupa di portare avanti progetti produttivi all’interno delle aziende, e poi ci sono gli imprenditori speculativi. Questa seconda tipologia è guidata da industriali che hanno come fine ultimo ed esclusivo quello di guadagnare ogni anno sempre di più. Recentemente sembra che il nostro Paese sia sempre più popolato da gruppi manageriali che appartengono alla seconda tipologia di classe imprenditoriale”. E’ questo il primo duro commento rilasciato dal viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, Luigino Smiroldo.

“Ci troviamo di fronte ad una situazione dove il presupposto è trovare tutti i sistemi possibili ed impossibili per poter aumentare i guadagni, anche nel caso in cui agire in tal senso porterebbe ad azioni illecite. Mi stupisco del fatto che le persone deputate a valutare le offerte pervenute alle unità sanitarie locali non si siano accorte che c’era dietro una speculazione – continua con l’attenta analisi l’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro – . Nelle istituzioni italiane in generale, e in questo caso specifico nell’ambiente sanitario, mancano dei veri e propri controlli su chi svolge le diverse attività di accertamento sui fornitori. Si verificano continuamente situazioni in cui emerge una forte necessità di ispezione sui controllori”.

Smiroldo conclude il suo vivo commento aggiungendo: “Grande merito va indubbiamente riconosciuto al lavoro delle forze dell’ordine, tuttavia questo episodio si va ad aggiungere ad una lunga lista di situazioni che hanno visto sempre più agire sullo sfondo imprenditori a management speculativo”.

 


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