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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Sciopero fame e sonno per gli agenti di Rebibbia, Celardo solidale

Il viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Il nostro movimento è al loro fianco nella richiesta legittima di rispetto della dignità e resistenza umana al lavoro”

 

Roma – A partire da questa mattina gli agenti della polizia penitenziaria del carcere femminile di Rebibbia hanno intrapreso uno sciopero della fame e del sonno come protesta contro i tagli al personale. Gli agenti denunciano in una lettera al direttore della struttura l’insostenibilità della situazione lavorativa.

 

“Quello che sta succedendo è molto grave – sostiene Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti -, siamo profondamente solidali con le operatrici del carcere. A loro va tutta la nostra stima e gratitudine per il lavoro eccezionale che svolgono quotidianamente. Il nostro movimento è al loro fianco nella richiesta legittima di rispetto della dignità e resistenza umana al lavoro. Non è accettabile una situazione per cui il governo, che va strombazzando giustizia e legalità, apporti tagli orizzontali all’intero comparto della sicurezza; basti pensare alle volanti della polizia ferme perché non ci sono soldi per il carburante”.

 

Le donne dichiarano sciopero ad oltranza, finché non verrà incrementato il personale, rimanendo all’interno dell’istituto senza mai rientrare a casa.

L’ ala ‘rosa’ del penitenziario romano, già sovraffollato, difficilmente potrebbe continuare a garantire un servizio efficiente, a fronte di una riduzione massiccia dell’organico.

 

“Gran parte delle carceri italiane soffrono di sovraffollamento e nei prossimi mesi ci sarà un aggravamento dovuto alla recente immigrazione clandestina proveniente dal Nord Africa, la quale sicuramente porterà qualche migliaio di detenuti in più da gestire. Ci rivolgiamo al Ministro della Giustizia – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro - affinché prenda provvedimenti immediati ed accolga la richiesta dell’apertura di un tavolo di dialogo con i sindacati”.

 

Gli enti territoriali piemontesi reclamano per tagli da 10 milioni, l’analisi di Guazzi

Il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti:“La Regione subisce l’intransigenza delle scelte politiche del governo in nome del cosiddetto federalismo”


Torino – E’ stato deliberato lunedì scorso dalla giunta regionale piemontese un taglio da 10 milioni di euro che investe Province, Comuni e comunità montane. La misura intrapresa interessa comparti diversi: dall’edilizia scolastica alle politiche sociali, alla cultura, alle spese di funzionamento, comprese quelle legate al personale.

“Il tanto proclamato ricco e produttivo Nord non sembrerebbe tale – osserva Andrea Guazzi, viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti –. Si supporrebbe che il Settentrione abbia più risorse del resto del Paese, ma dai dati di fatto è evidente una cronica mancanza di fondi. Tutto questo rimanda alla citazione di Berlusconi ‘non mettiamo le mani in tasca degli italiani’: non si aumentano le tasse neanche per chi potrebbe sopportarne l’incremento, ma si colpiscono le fasce intermedie con il taglio di servizi ad esse destinati”.

La manovra correttiva deliberata dall’amministrazione regionale ha suscitato un dissenso bipartisan, generando polemiche sia nel centrodestra, sia nel centrosinistra. Sarebbe, secondo la maggioranza degli enti locali piemontesi, un taglio insostenibile. Da parte sua, la Regione Piemonte replica di non poter fare altrimenti, dovendo affrontare nel bilancio 2011 un buco pari a 390 milioni di euro.

“Gli enti locali hanno tutte le ragioni, ma non si può giudicare il Piemonte per la decisione intrapresa – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –. E’ l’amministrazione regionale ad avere in mano il bilancio e d’altronde se i soldi non ci sono, non si possono inventare. La Regione in questione subisce l’intransigenza delle scelte politiche del governo, le quali colpiscono direttamente enti territoriali come le Comunità montane, che già fanno un enorme fatica a campare”.


Pericolo uranio impoverito in Sardegna, sdegno di Panunzio

Il vice responsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “Indagini tardive, si spera portino a qualcosa”

 

 

Cagliari, 30 marzo 2011 – Domenico Fiordalisi, procuratore della Repubblica di Lanusei, ha ordinato la riesumazione di venti pastori morti a causa di tumori tra il 1995 e il 2010, i quali avrebbero portate le loro greggi a pascolare nell’area dove sorge il Poligono sperimentale di Quirra. Nella base militare si addestrano i reparti italiani e tedeschi, oltre di altre nazionalità ospiti per le sperimentazioni.

Gli esami dovranno individuare eventuali correlazioni tra le cause delle morti e l’inquinamento dell’area, in quanto si sospetta la possibile presenza di uranio impoverito negli ordigni bellici utilizzati nelle esercitazioni.

 

Giovanni Panunzio, vice responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la vicenda: “In Sardegna auspicavamo da tempo che fossero avviate queste indagini, ma sono arrivate tardive. Spero portino a qualcosa di buono anche se, come si dice, una volta che i buoi sono usciti dal recinto, è poi difficile scoprire di chi sia la responsabilità o cosa ci sia dietro.

Questa indagine è importante perché bisogna tutelare le famiglie e i ragazzi che hanno prestato servizio per il loro Paese senza essere informati di questi danni”.

Villa Ada stritolata dal degrado, la Sassone chiede intervento

La vice responsabile romana  dell’Italia dei Diritti:

“Basta affari personali, la politica inizi ad occuparsi del benessere dei cittadini”

 

Roma – La centralissima Villa Ada, fiore all’occhiello dei parchi romani, versa nell’incuria e nel degrado più completo tra discariche, resti di accampamenti abusivi e rifiuti tossici. Antonella Sassone, vice responsabile per Roma dell’Italia dei Diritti, raccoglie l’allarme lanciato da Legambiente e punta il dito contro il Campidoglio: “Le politiche ambientali non risultano una priorità della giunta capitolina che ha fatto scelte diametralmente opposte. E’ necessario una svolta della classe politica – chiosa la Sassone -  che smetta di occuparsi degli affari personali ed inizi a prendersi cura del benessere dei cittadini romani. Uno stato di welfare – aggiunge – non può fare a meno di passare per la tutela del territorio e dell’ambiente”.

L’esponente dell’Italia dei Diritti auspica interventi concreti, e nel minor tempo possibile, “perché i parchi della capitale rappresentano un’importantissima occasione per la valorizzazione della città e per il benessere della collettività.  Gli appelli di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste non possono più rimanere inascoltati”, ha concluso la vice responsabile capitolina del movimento fondato da Antonello De Pierro.

Bambini feriti in crollo asilo a Pavia, la reazione di Guazzi

Il responsabile per la provincia di Pavia dell’Italia dei Diritti: “Si continua a disinvestire nella scuola pubblica, l’Italia è un Paese che non investe sul futuro”

 

 

Milano, 30 marzo 2011 – Tragedia sfiorata nella scuola materna di Gazzaniga, vicino Pavia, a causa del crollo di calcinacci durante l’ora di ricreazione. Due bambini sono stati feriti e portati subito al Pronto Soccorso, per fortuna nulla di preoccupante.

Nella scuola, ristrutturata nel 2008, erano stati portati a termine una serie di lavori, mentre i soffitti non erano stati toccati. Dai primi rilevamenti effettuati dopo l’incidente, invece, proprio questi sono risultati a rischio.

 

Andrea Guazzi, responsabile per la provincia di Pavia dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato in proposito: “Non me ne stupisco. E’ chiaro che si continuano a disinvestire risorse nella scuola pubblica e nei giovani, l’Italia è un Paese che non investe sul futuro. La scuola materna di Gazzanica, essendo pubblica, ha anch’essa il problema delle risorse.

La mia personale preoccupazione è volta alla perdita di fiducia e di stima che i cittadini rivolgono a tutto ciò che è pubblico perché questo è sì composto di vari organismi, ma il cittadino lo percepisce come una cosa unitaria. Il mio dispiacere è che il pubblico dovrebbe essere di tutti e per tutti, ma non è così. Viene il dubbio che qualcuno faccia appositamente in modo che la cosa pubblica non funzioni, per farla apparire inefficiente, e per portare verso la privatizzazione, in modo da poterci lucrare sopra”.

In Molise fiume Vandrella inquinato, lo sdegno di Vedova

Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti si pronuncia sull’ennesimo caso

di contaminazione che ha interessato un nuovo bacino idrico

 

Roma  – Esprime tutto il suo disappunto Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, alla luce della scoperta delle acque altamente inquinanti del fiume Vandrella che bagna il Molise. Dall’impianto di trattamento di Castel di Sangro infatti fuoriescono liquami contaminati per il torrente molisano. “Ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio che testimonia il comportamento spregiudicato di aziende e industrie che continuano ad inquinare senza curarsi delle gravissime conseguenze per l’ambiente”, afferma il portavoce del movimento.

Non basta però puntare il dito contro imprenditori senza scrupoli. Vedova è lapidario: “La colpa è anche delle amministrazioni che continuano a non fare nulla per fermare questi episodi”. Dall’esponente del movimento extraparlamentare fondato da Antonello De Pierro arriva piena solidarietà all’operato del Corpo Forestale, che ha denunciato la situazione in cui versa il torrente molisano alla Procura della Repubblica: “La Guardia Forestale fa il suo lavoro, ma in realtà questi episodi non dovrebbero proprio accadere - incalza Vedova-. Il danno ambientale ormai è stato fatto, anche se non sappiamo ancora di quale entità. E’ inconcepibile che simili episodi riguardino territori sede di riserve naturali e protette, come l’Abruzzo e il Molise”.

“Dopo lo scandalo del fiume Lambro ecco un nuovo episodio di contaminazione di un bacino idrico – conclude Vedova – segnale che non sono stati presi ancora provvedimenti concreti per combattere simili scempi”.

800 contratti senza gara d’appalto in sanità pugliese, rimedi della Lusi

La  viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “E’ necessario sganciare le nomine dei direttori sanitari da scelte politiche, così come è auspicabile un maggiore controllo sulle uscite di denaro delle strutture sanitarie pubbliche”

 

Bari – Due indagini già concluse sulla Asl di Bari e sul Policlinico, altre tre ancora in fase d’istruttoria che riguardano l’Asl di Lecce e quella di Brindisi. E che fanno emergere una situazione di allarme sulla gestione di fondi pubblici nella sanità.

Sulle aziende sanitarie pugliesi che hanno fatto ricorso alla proroga indiscriminata di circa 800 contratti di fornitura, in barba a tutte le norme, la viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, Patrizia Lusi, commenta dicendo che “il momento degli sperperi e degli acquisti ingiustificati nella pubblica amministrazione è finito”.

 “In particolare – continua la Lusi - il settore della sanità nella Regione Puglia è stato spremuto fino all'osso nelle ultime due legislature”.

Già perché per ben 800 volte in 4 anni chi ha vinto una gara d’appalto ha poi continuato a effettuare forniture oltre i termini.

“E' chiaro – sostiene amareggiata la rappresentante regionale del movimento guidato da Antonello de Pierro - che il sistema di appalti pilotati e delle aggiudicazioni senza gare (d'appalto) è ormai insito nelle dinamiche amministrative a prescindere dal colore politico delle giunte regionali, le cui conseguenze gravano sui cittadini pugliesi, utenti finali dei servizi sanitari e uniche vittime di questa situazione”

Il nodo, secondo l’Autorità, è però alla base, visto che la normativa non presenta buchi neri, anzi copre tutti i possibili casi. La colpa è insomma dei dirigenti delle aziende sanitarie.

“I rimedi – conclude infatti la Lusi - proposti da alcuna parte della classe politica, come la richiesta di sganciare le nomine dei direttori sanitari da scelte politiche, sembrano essere ormai una necessità, così come è auspicabile un maggiore controllo amministrativo sulle uscite di denaro delle strutture sanitarie pubbliche”.

 

A Roma manca l’assistenza psichiatrica, il commento di Caporale

Il responsabile per la Sanità  dell’Italia dei Diritti lancia il suo appello alla Regione “Basta individualismi di settore, è necessario un disegno unitario”

 

Roma  –  “Assistenza psichiatrica al collasso? Basta individualismi di settore, è necessario un disegno unitario”. Vuole rincarare la dose Manlio Caporale, responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, che così risponde all’allarme lanciato nei giorni scorsi da alcuni primari delle Asl e docenti dei Policlinici Tor Vergata e Umberto I sulla carenze dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura nella capitale.

 

“Ogni mille abitanti l’Asp (Agenzia della Sanità Pubblica) auspica che ci siano quattro letti per acuti - spiega l’esponente del movimento -. A Roma c’è un grande sbilanciamento: in città infatti il numero dei posti letto raggiunge quota cinque, in provincia invece si fatica ad arrivare a due. Mancano i fondi, è vero,  però allo stesso tempo  è necessario che i soldi vengano ridistribuiti correttamente”, sottolinea Caporale.

L’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro ricorda, inoltre, un vanto del piano sanitario italiano, definito il terzo migliore al mondo: “Non ci troviamo di fronte ad un disastro epocale, come molti vorrebbero far credere, è necessario però un intervento di razionalizzazione”. Caporale torna a parlare dei tagli alla sanità: “Se venissero interrotti gli sprechi ci sarebbero molte più risorse ad appannaggio dei cittadini. Non bisogna discutere sul valore del settore, bensì sull’amministrazione e soprattutto sulla gestione, affinché si smetta di costruire ospedali fatiscenti che cadono giù al primo colpo, come è successo all’Aquila”.

 

In arrivo 4700 profughi nel Lazio, lo stupore di Celardo

Il viceresponsabile per il Lazio dell'Italia dei Diritti: "Totale solidarietà ai profughi, ma ci aspettiamo dalla Polverini la stessa sollecitudine per le 10mila famiglie, italiane e non, in attesa di un alloggio popolare”

 

 

Roma – Sono 4.700 i profughi in arrivo nel Lazio. È questa la quota stabilita dal Viminale rispetto ai cinquantamila in fuga dal Nord Africa che, secondo le indicazioni del ministro Roberto Maroni, verranno spalmati su tutte le regioni italiane in base al criterio di un migrante ogni mille abitanti. La provincia di Roma ne ospiterà circa 3mila, un migliaio fra Frosinone e Latina, il resto fra Rieti e Viterbo.

Una risposta tempestiva, da parte del Comune, che sorprende il viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti, Carmine Celardo, il quale ribadisce “la totale vicinanza e solidarietà di tutta l’Italia dei Diritti alle popolazioni del Nord Africa e la volontà di aiutarli con ogni mezzo a difendersi da assassini e mercenari pagati dal criminale di turno, ma -  continua Celardo – resto stupito di come questa destra fino a ieri xenofoba si sia improvvisamente, dopo l’esclusione dell’Italia dal tavolo di concertazione dei Paesi intervenuti in sostegno delle popolazioni del Maghreb, attivata cercando immobili, ottenendo addirittura dal Vaticano la disponibilità a trovare luoghi di ricovero”

Certo, al momento non sono previsti nuovi insediamenti nell'area metropolitana di Roma, ma è curioso come “non ci sia stata la stessa velocità ad attivarsi per quelle 10mila famiglie romane sotto sfratto e in attesa di un alloggio popolare”, commenta sorpreso il rappresentante regionale del movimento guidato da Antonello De Pierro.

E conclude: "Abbiamo il dovere di offrire aiuto al popolo libico, ponendo però delle condizioni: nel Lazio e, in particolare su Roma, si concentrano già numerose emergenze. Ci auguriamo, dunque, che le Autorità competenti e le parti sociali facciano il loro sacrosanto dovere, attivandosi in modo concreto per queste persone bisognose, ma ci attendiamo dalla Polverini la stessa sollecitudine per famiglie che sono in graduatoria per l’assegnazione di case popolari e che da anni non hanno risposta”.

 

A Parma avvocato manganellato senza motivo, inaccettabile per Leporati

Il viceresponsabile per la provincia di Parma dell’Italia dei Diritti: “Un cittadino deve poter godere del diritto di essere libero di girare per la città senza essere aggredito gratuitamente”

 

 

Bologna – A Parma un avvocato trentaseienne ha sporto denuncia ai Carabinieri, dopo aver ricevuto un colpo di manganello da un agente, nonostante stesse semplicemente tornando a casa. Nella serata, avevano avuto luogo scontri tra simpatizzanti di Casapound ed antifascisti. Il giovane, dopo aver incontrato alcuni conoscenti nel gruppo degli antifascisti, si è allontanato verso casa ed è stato aggredito dalla polizia. 

 

“Certi episodi devono essere assolutamente denunciati e condannati – commenta Paolo Leporati, viceresponsabile per la provincia di Parma dell’Italia dei Diritti -, un cittadino deve poter godere del diritto di essere libero di girare per la città senza essere aggredito gratuitamente. Sicuramente anche le forze dell’ordine sono sotto pressione quando si tratta di gestire disordini pubblici ma invece di bastonare indistintamente chi capita loro davanti, dovrebbero ascoltare le persone”.

 

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, egli avrebbe spiegato all’agente che stava semplicemente tornando a casa, ciononostante la manganellata è arrivata lo stesso, colpendo il braccio del giovane, alzato per proteggere il volto.

 

“La denuncia in questione è più che legittima – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Che diritto hanno i poliziotti di manganellare persone evidentemente estranee ai tafferugli? Anche dal punto di vista politico in merito, siamo ad un punto di non ritorno. Purtroppo al posto dell’avvocato ci poteva essere chiunque. Sono indignato nel sapere di certi comportamenti estremi, posti in essere il più delle volte non solo da parte dei poliziotti. D’altra parte, esiste il diritto alla manifestazione, che deve però avvenire in modo civile e democratico”. 

 

Scontro su Malagrotta tra Alemanno e Polverini, l’analisi di Marinelli

Il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti : Si tratta di uno scontro che ha come unico interesse da parte dei contendenti il ritorno elettorale”

 

 

Roma –  Diverbio tra il presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il Sindaco della capitale Gianni Alemanno. Sgradite alla governatrice le promesse fatte dal primo cittadino romano il quale, durante un incontro con i residenti del XV e XVI Municipio ha prima comunicato la chiusura della discarica di Malagrotta e poi scongiurato la creazione, presso i Monti dell’Ortaccio, di un nuovo sito per lo smaltimento dei rifiuti. L’autorità decisionale in merito spetta però alla Pisana e la Polverini non ha perso tempo nel farlo presente ad Alemanno.

 

“Per quanto riguarda il tema dei rifiuti – commenta Vittorio Marinelli responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti - , è chiaro che si tratta di uno scontro che ha come unico interesse da parte dei contendenti il ritorno elettorale. Probabilmente dietro il problema pattume vi sono coinvolgimenti economici sospesi di entità addirittura mostruosa. Solo questo impedisce di applicare la raccolta differenziata e provvedimenti affini che nel resto d’Europa sono la regola mentre  nel Lazio, Campania e Sicilia non sono a norma”.

 

I proclami oggetto del contendere, sono il punto di partenza, per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, di un’approfondita analisi sul operato del Sindaco capitolino e servono da spunto per una sentita riflessione sull’attuale situazione cittadina.

 

“Per rimanere al nostro Gianni Ale-danno – dichiara Marinelli - e per ricordare la serietà del personaggio, basti pensare alle recenti promesse di demolizione dei caselli autostradali e similari in caso di pedaggio sul GRA, tassa, che sarebbe stata certo reale se non fosse avvenuto il famoso ricorso al Tar. I cittadini romani possono stare tranquilli perché Alemanno, come la coalizione della quale fa parte, è sicuramente persona seria e affidabile. Basti pensare, per esempio, che Berlusconi ha vinto le elezioni promettendo un abbassamento delle tasse e infatti, l’Italia, ha superato ogni record di pressione fiscale e può competere con i paesi scandinavi, dove lo stato, a parità di imposte , dà ai cittadini assistenza dalla culla alla bara. Qui da noi – chiosa il responsabile laziale - pensiamo a cose più serie, come i debiti dei parlamentari, i più alti nel mondo o, all’aumento delle commissioni della regione Lazio, seconda solo alla Sicilia”

 

 

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