Roma, – “È un dato di fatto che il sistema dell’istruzione sia in crisi da tempo memorabile. Proprio facendo affidamento su quelli che sono stati i difetti storici della scuola, dalla materna all’università, la riforma Gelmini si è rivelata soltanto un pretesto per tagliare i fondi e, a mio parere, l’ha fortemente voluta anche Tremonti”. Con queste parole, la viceresponsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti, Ivetta Battaglia, dichiara il suo sdegno in merito al blocco dei decreti attuativi, che taglia le gambe soprattutto ai ricercatori. Sono in sospeso, per esempio, i nuovi assegni di ricerca, perché occorre appunto un decreto ministeriale che ne fissi l'importo minimo. Un punto interrogativo anche sui bandi per i nuovi ricercatori a tempo determinato e uno snervante clima d’attesa sulle chiamate inerenti ai posti di associato. Tutto appare in stand-by, i politici sono infatti alle prese con i recenti fatti internazionali.
“Senza fondi non si va da nessuna parte - afferma l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, spesso e volentieri il materiale didattico manca o scarseggia e lavorare all’interno di un contesto scolastico privo di risorse rende difficile anche l’apprendimento da parte degli studenti. È paradossale che ci dobbiamo procurare noi il materiale, dalla carta al gesso.
Per quanto riguarda strettamente l’università - aggiunge concludendo la Battaglia - io credo che uniscano l’utile al dilettevole: il Consiglio non si riunisce appositamente e deroga la spesa ostinandosi a tagliare i fondi. Sarebbe, forse, giusto il cambiamento dell’università caratterizzata dal baronaggio e dai privilegi ma dubito che questo sistema sia valido per eliminarli".
Bologna, – Un’indagine dei Nas ha messo a nudo una situazione critica ai danni di alcuni anziani all’interno di una casa di riposo, a Bologna. Degli operatori della struttura socio-assistenziale sono stati accusati di maltrattamenti continuati aggravati unitamente a lesioni personali su alcune persone affette da patologie invalidanti. I carabinieri hanno provveduto all’immediato sequestro delle quote societarie della ditta modenese che gestiva la struttura, imputata inoltre per il mancato possedimento di sufficiente materiale sanitario e di personale non adeguato al numero dei pazienti.
Il responsabile per la provincia di Bologna dell’Italia dei Diritti, Marcello De Giorgio, interviene esprimendo il suo parere sulla questione: “Il tasso di incidenza riguardo al maltrattamento degli anziani è particolarmente complicato, poiché le vittime spesso non sono autosufficienti e dipendono dalla persona che li accudisce, cosa che li rende riluttanti a denunciare i soprusi. Nonostante l’Emilia Romagna sia, rispetto ad altre regioni d’Italia, un’isola per così dire felice, non manca questo clima di incertezza e di mancato rispetto dei diritti degli anziani e dei più deboli, e ritengo che ciò sia da imputare alla situazione governativa.
Polemizzando sul menefreghismo del governo, troppo coinvolto nella politica estera e noncurante degli altri problemi che affliggono il sistema italiano, l’esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro conclude dicendo: “Quest’amministrazione, invece di pensare a fare o non fare la guerra, dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare la salute dei cittadini anziché tenerli in considerazione solo per la propaganda.”
La viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “È necessario che i controlli sulla regolarità delle installazioni di questi impianti siano serrati, affinché il vantaggio dell’utilizzo di energie pulite non si disperda”
Brindisi - “Questo episodio riporta alla luce il problema del rispetto della legalità in un settore delicato qual è la tutela dell’ambiente”. Così esordisce Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, nel commentare il sequestro di un maxi impianto fotovoltaico nell’agro di San Donaci, in provincia di Brindisi, risultato abusivo. Secondo gli inquirenti, i dieci indagati avrebbero realizzato un unico sito, di 50mila metri quadrati, senza alcuna concessione, poiché avevano inizialmente presentato una richiesta di autorizzazione per l’istallazione di cinque impianti fotovoltaici contigui da un megawatt l’uno.
“La Puglia è la prima regione del meridione d’Italia per la produzione di energie alternative - evidenzia la Lusi - ed è un primato che rende orgogliosa la terra ‘del sole e del vento’, soprattutto in questo periodo in cui il dibattito sul nucleare infiamma l’opinione pubblica, dopo il disastro ambientale giapponese. È, tuttavia, necessario che i controlli sulla regolarità delle installazioni di questi impianti siano serrati, affinché il vantaggio dell’utilizzo di energie pulite non si disperda come avviene nel caso in cui siano aggirate le valutazioni di impatto ambientale”.
L’esponente regionale del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude il suo intervento, soffermandosi sui motivi dell’obbligatorietà delle suddette verifiche: “Il proliferare selvaggio e senza controllo può causare danni ai terreni e al paesaggio che, a lungo andare, possono diventare irreversibili. Inoltre, un settore in espansione come quello del fotovoltaico potrebbe attirare l’interesse della malavita organizzata, le cui infiltrazioni, ormai, non riguardano più solamente settori classici come lo spaccio di stupefacenti o lo sfruttamento della prostituzione, ma si inseriscono anche nei cosiddetti settori ‘sani’ dell’economia”.
La viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti:” È davvero sconcertante che un medico qualsiasi possa sottovalutare in tal modo le condizioni dei piccoli pazienti”
Napoli, – A Giugliano, periferia Nord di Napoli, un bimbo rom di tredici mesi muore tra le braccia del padre. L’autopsia chiarirà le incerte cause del decesso. Dopo tre disperati ed inutili tentativi di richiesta di soccorso presso tre ospedali, il piccolo si spegne. I genitori chiedono giustizia, si parla di omissione di soccorso. Il caso clinico del bimbo era stato infatti preso sotto gamba e minimizzato da parte del personale medico, che ha azzardato l’ipotesi di una semplice influenza.
“Personalmente, non credo che le negligenze nel caso del piccolo Omar siano tanto da addebitarsi ad una forma di razzismo – ipotizza Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell'Italia dei Diritti –, ma che sia, più che altro, uno degli ennesimi esempi di malasanità campana e nazionale che si stanno susseguendo nelle cronache da alcuni mesi. Con la pretesa di ridurre gli sprechi, infatti, si sono tagliate strutture, fondi, risorse importanti e si è chiesto ai medici di cercare di apportare una scrematura tra pazienti inutilmente allarmisti e pazienti realmente malati. Purtroppo, però, non basta un'occhiata per stabilire che al pronto soccorso ci si è recati per una banale influenza. Anche un semplice malore non dovrebbe comunque essere sottovalutato, nell'eventualità di complicazioni potenziali che possono capitare a chiunque”.
“In una situazione difficile come quella dello scorso periodo invernale, ci sarebbe dovuto essere un occhio di riguardo speciale per i bambini, non ancora dotati del sistema immunitario in grado di contrastare i forti virus che hanno colpito la popolazione – aggiunge l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – . Non è possibile che non si sottoponga a controlli un bambino in cui, tra l'altro, l'insorgenza dei sintomi è stata tanto rapida da escludere già nel modo più assoluto una situazione banale”.
Sottolineando l’importanza di introdurre dei severi criteri di merito anche nella selezione del personale medico, la Palmentieri conclude esprimendo la sua indignazione: “È davvero sconcertante che un medico qualsiasi possa sottovalutare in tale modo le condizioni dei piccoli pazienti. Non posso credere che ci stiamo in qualche modo trasformando negli Stati Uniti pre-Obama in cui veniva negata l'assistenza a coloro che erano sprovvisti di assicurazione sanitaria. Le amministrazioni locali e questo governo devono capire che ci sono aspetti su cui non si può pensare di realizzare tagli con l'accetta e che la sanità e la scuola devono venire al primo posto e, semmai, beneficiare di fondi e di una vigilanza sugli sprechi amministrativi”.
Il viceresponsabile capitolino dell’Italia dei Diritti: “Non accettiamo alcuna violazione in campo sanitario, poiché l’assistenza e le cure mediche sono previste per legge dalla Costituzione stessa”
Roma - “È inammissibile che si intervenga in questo modo a discapito della salute dei cittadini e del lavoro di quei professionisti che, quotidianamente, curano gravi malattie e malformazioni congenite”. È quanto sostiene Giuliano Girlando, viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti, in merito alla chiusura del reparto di chirurgia maxillo-facciale della casa di cura Villa Betania, collegata all’ospedale Santo Spirito, decisa dal nuovo piano sanitario regionale.
L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro rivolge delle accuse precise: “È un gravissimo atto di irresponsabilità da parte della commissaria per la Sanità nel Lazio e governatrice della stessa regione, Renata Polverini. Noi, come Italia dei Diritti, chiediamo immediate risposte all’amministrazione regionale, poiché non possiamo accettare che 850 persone, tra quelle in cura e quelle in lista d’attesa, non meritino la considerazione dovuta”.
Infine, Girlando richiama l’attenzione sulla Carta costituzionale: “Se la questione si protrarrà a lungo e la chiusura del reparto verrà portata a termine, il nostro movimento è pronto ad una mobilitazione ad oltranza sotto il palazzo della Regione. Siamo intenzionati a difendere la sanità pubblica fino in fondo. Non accettiamo alcuna violazione in campo sanitario, poiché l’assistenza e le cure mediche sono previste per legge dalla Costituzione stessa”.
Il responsabile per la Tutela degli Animali dell’Italia dei Diritti : “Sarebbe una prova di gratitudine verso i nostri ‘amici equini’ trovare loro una destinazione dignitosa e senza scopo di lucro”
Roma– “Quando si tratta di lucrare e trarre profitto dall’uso e dall’allevamento degli animali siamo tutti d’accordo, ma non appena sono loro ad aver bisogno di noi ecco che le cose cambiano”.
Commenta con queste parole, Marco Di Cosmo, responsabile per la Tutela degli Animali dell’Italia dei Diritti, la terribile vicenda di una cinquantina di cavalli maremmani i quali, se non verrà trovata loro una nuova sistemazione, rischiano di finire al macello. Disperato l’allevatore Lauro Rossi, infatti lo sfratto dalla tenuta di Roccastrada, dopo numerosi rinvii, è ora esecutivo ed entro un mese gli equini, per scampare al mattatoio, dovranno essere sistemati altrove.
“Questo è l’ennesimo esempio – prosegue Di Cosmo - di come le leggi italiane non tutelino gli animali e la loro anima, ma tutt’al più il commercio che ne deriva e il sentimento umano che può essere loro legato”.
Nonostante l’impegno di Rossi e della sua famiglia, nessuno sembra volersi occupare concretamente della sorte dei bellissimi puledri, anche per queste ragioni le associazioni animaliste minacciano di farsi sentire, scendendo in piazza per difendere la vita dei malcapitati cavalli.
“Sarebbe una prova di gratitudine verso i nostri ‘amici’- auspica l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - trovare loro una destinazione dignitosa e senza scopo di lucro. Esistono diverse aree naturali protette in Toscana, sarebbe bene che gli enti di riferimento se ne occupassero”.
La viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti: “Le istituzioni, finora, si sono preoccupate soltanto di nascondere le montagne di spazzatura sotto un tappeto fatto anche di connivenze”
Napoli - “Questa inchiesta prova per l’ennesima volta come l’emergenza rifiuti in Campania, che tanto emergenza non è visto che la situazione perdura da almeno 17 anni, non può essere risolta a colpi di decreti legge e di provvedimenti d’urgenza una tantum, imposti con l’uso dell’esercito sulla pelle dei cittadini”. Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, commenta in modo risoluto i blitz della Dda campana effettuati nei giorni scorsi nella discarica di Chiaiano e negli uffici della Ibi idrobioimpianti e della Edilcar s.a.s. I reati ipotizzati per le dieci persone indagate sono la frode in pubbliche forniture per i materiali adoperati a Chiaiano e la gestione abusiva della discarica di Giugliano.
“La Ibi era già stata colpita da un’interdittiva antimafia - spiega la Palmentieri - e la Edilcar s.a.s. della famiglia Carandente Tartaglia è sospettata di vicinanza con i clan Mallardo- Zagaria. I comitati cittadini locali avevano da tempo denunciato che l’argilla prelevata dalla Edilcar era di pessima qualità e non compattata in modo da garantire l’impermeabilizzazione del sito. Addirittura, il sospetto è che la società abbia fruito di un subappalto della Ibi ed abbia prelevato materiali di scarto dalla discarica abusiva di Giugliano, anche quella sequestrata, e da altri siti per rivenderli a Chiaiano come materiali d’impermeabilizzazione”.
L’esponente regionale del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude l’analisi con una critica profonda che denota la sua sensibilità personale relativa ai problemi della Campania: “Il fatto che il quadro della situazione fosse chiaro già nel 2008 desta sospetti sulle motivazioni che hanno avviato i sequestri e le indagini così tardi, soprattutto stando alle dichiarazioni di ex imprenditori vicini alla camorra e di alcuni pentiti, tra cui Gaetano Vassallo. Come mai gli appelli dei comitati cittadini e dei comitati ambientalisti sono stati ignorati? La verità è che le istituzioni, finora, si sono preoccupate soltanto di nascondere, in tutta fretta, le montagne di spazzatura sotto un tappeto fatto anche di connivenze, spostando il problema alle popolazioni vicine alle discariche garantite ma, in realtà, finite chissà come appaltate a società sospette da lungo tempo.
Mi domando se dovremo restare a guardare emergere di volta in volta le irregolarità e gli abusi, prima che si capisca che in Campania è assolutamente necessario risolvere il problema a monte, e non solo a favore di telecamera durante i tg, in prossimità delle elezioni”.
La viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti: “Ancora una volta a farne le spese sono i soggetti più deboli, in questo caso, pazienti oncologici che giornalmente lottano per la vita”
Roma– “Ancora una volta a farne le spese sono i soggetti più deboli, in questo caso, pazienti oncologici che giornalmente lottano per la vita e chi si vedono costretti a pagare in prima persona per risanare i piani di rientro in quelle regioni che si trovano in deficit.
Da una parte il Governo prende posizione a favore della vita, contro il testamento biologico, dall’altra però non garantisce mezzi indispensabili per proseguirla degnamente”.
Commenta netta, Antonella Aprile, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, l’interruzione della somministrazione gratuita da parte della Asl 1 di Napoli di alcuni farmaci sostanziali in presenza di gravi patologie. Le medicine, denominate “off- label”, ossia in uso al di fuori dell'indicazione curativa con approvazione dal Ministero, a causa del piano nazionale di rientro dal debito, non sono più elargite ai pazienti, i quali per curarsi, devono sborsare, facendo i conti con le loro possibilità economiche, enormi cifre.
“Che i pazienti e i loro familiari sappiano – dichiara l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , che il Governo, con il maxi-emendamento al Milleproroghe, votato nei giorni scorsi, e voluto dalla Lega Nord a favore degli allevatori per pagare le multe relative alle quote latte imposte dalla comunità europea, ha deciso di attingere alle disponibilità di un fondo di stabilità che serviva al riequilibrio socio-economico dei territori all’assistenza e cura dei malati di cancro”.
Il riassetto finanziario grava pesantemente sulle tasche degli ammalati, i quali, disperati, sono privi da febbraio della distribuzione gratuita dei supporti farmaceutici che li tengono in vita.
“In poche parole quindi – conclude la Aprile - i fondi destinati ai malati di tumore serviranno a pagare le multe relative alle quote latte. Si è tolto ai pazienti oncologici per favorire gli allevatori e la Lega Nord”.
Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti appoggia i manifestanti:
“Non sono terroristi, ma persone che rivendicano il loro diritto alla salute”
Genova - Piena solidarietà ai cittadini che da ieri stanno occupando l’ospedale Sant’Antonio di Recco arriva dal responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti, Maurizio Ferraioli. La chiusura del nosocomio è prevista per domani.
“Comprendo il disagio dei manifestanti - afferma Ferraioli - ma allo stesso tempo conosco le esigenze economiche della nostra regione. In Liguria la forte presenza di popolazione anziana richiede un alto dispiego di risorse dal punto di vista sanitario, basti pensare all’aumento dei controlli o delle esigenze di riabilitazione”.
Il referente ligure del gruppo extraparlamentare vede una possibile via d’uscita soltanto all’interno di “un federalismo fiscale che sappia tener conto dell’età anagrafica delle singole regioni”.
“Il punto cruciale - incalza Ferraioli - diventa far capire ad un pensionato, il quale per una vita ha versato i contributi, che non gli viene tolto l’assistenzialismo, in quanto riceverà le medesime cure in un’altra struttura, seppur ubicata in un territorio poco distante”.
Il referente del movimento fondato da Antonello De Pierro biasima la chiusura dell’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo, il quale non lascia margini alle trattative di dialogo con cittadini e comitati: “Invito l’assessore Montaldo a recarsi di persona, al più presto, sul presidio ospedaliero per ascoltare la voce dei manifestanti. Con le minacce di interruzione del pubblico servizio non si ottiene nulla - ribadisce Ferraioli - non stiamo parlando di terroristi, ma di cittadini che rivendicano il loro diritto alla salute”.
Il responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti: “Dando uno sguardo sia alla politica nazionale sia a quella locale, si ha l’impressione che nel nostro Paese non cambierà mai nulla”
Milano - Caos al Comune di Buccinasco, in provincia di Milano, dove questa mattina sono arrivate le manette per il primo cittadino Loris Cereda, per l’assessore Marco Cattaneo e per il consigliere comunale Antonio Trimboli. Le accuse per loro e per gli altri tre professionisti arrestati sono corruzione e falso in atto pubblico, per una vicenda di presunte tangenti legate a degli appalti di lavori pubblici. Claudio Telari, responsabile per la provincia di Milano dell’Italia dei Diritti, si sofferma sull’accaduto: “Questa notizia non desta scalpore, ma delude poiché, come al solito, le istituzioni non danno il buon esempio. Gettando uno sguardo sia alla politica nazionale sia a quella locale, come avviene in questo caso, si ha l’impressione che nel nostro Paese non cambierà mai nulla. Se è vero che la gente non riesce ad autodisciplinarsi, è vero anche che la classe dirigente non si comporta come dovrebbe”.
Al di fuori degli addetti ai lavori del Comune sono stati arrestati Umberto Pastori, dirigente di una azienda che opera nel settore degli ipermercati, Cesare Lanati, amministratore di una società edile, ed Ettore Colella, commercialista di Buccinasco.
“Le persone coinvolte hanno tutte un certo potere economico - evidenzia l’esponente provinciale del movimento guidato da Antonello De Pierro -, per cui mi chiedo da cosa provenga la loro necessità di violare la legge. Io sono convinto che ognuno di noi potrebbe essere portato sulla cattiva strada, se sollecitato o minacciato da qualcuno. Tuttavia, sono altrettanto certo che gli individui, di fronte all’obbligo o all’opportunità di commettere un crimine, debbano rifiutarsi categoricamente, anche solo per una questione di etica sociale”.
Telari conclude la sua analisi con una considerazione: “Ritengo che nel settore edile c’è sempre qualcuno legato alla malavita ma, anche in quest’ambito, spetta alle istituzioni il compito di verificare e selezionare i propri interlocutori”.
La responsabile cittadina dell’Italia dei Diritti punta il dito contro il
mondo dell’edilizia pontino, reo di non tener conto delle esigenze del territorio
Latina – Il maltempo dei giorni scorsi ha messo ko l’ospedale Santa Maria Goretti del capoluogo pontino, allagando il reparto di radioterapia e medicina nucleare. Non cerca alibi la responsabile per Latina dell’Italia dei Diritti, Camelia Di Marcantonio: “Bastano tre giorni di piogge e la conta dei danni è così alta tanto da parlare di stato di calamità, ma non è il maltempo il problema, bensì la mancata attuazione di politiche preventive”.
La Di Marcantonio tira in ballo il mondo dell’edilizia nella pianura pontina, che non tiene conto delle esigenze del territorio. “Un esempio tra molti è, appunto, l’ospedale Santa Maria Goretti: il padiglione ‘Porfiri’ si trova a livello della strada, ma per sottoporsi ad alcuni esami specifici bisogna scendere addirittura nel piano sottostante”. Non si tratta di un’eccezione circoscritta alla sola struttura ospedaliera: “Sono molti i garage, pubblici e privati, ad essere edificati sotto il livello della strada, ed ogni volta che il maltempo imperversa i danni sono ingenti. Il colmo - continua l’esponente del gruppo extraparlamentare - è che si continui a costruire ancora in questo modo”.
Poiché i macchinari per la radioterapia, situati all’interno del reparto allagato, sono fuori uso, e la riparazione potrebbe richiedere tempi lunghi, i pazienti oncologici verranno dirottati presso il nosocomio Regina Elena di Roma per proseguire i cicli di radioterapia. La responsabile del movimento fondato da Antonello De Pierro si interroga sulle immediate conseguenze di questo stop forzato del reparto pontino, che si ripercuoteranno sulle liste d’attesa: “Già prima per prenotare questa tipologia di esami bisognava aspettare mesi, se non anni. Non oso immaginare ora quale ulteriore rallentamento subiranno le prenotazioni. La situazione è catastrofica”.