Il sit-in che si terrà giovedì 31 marzo alle ore 10 davanti alla sede della Regione Lazio parteciperanno il presidente Antonello De Pierro, il vicepresidente Roberto Soldà ed altri esponenti del movimento, tra cui il viceresponsabile romano Giuliano Girlando
Roma – Giovedì 31 marzo dalle ore 10, l’Italia dei Diritti scenderà in piazza per sostenere la battaglia di medici e pazienti contro la chiusura dell’unità di chirurgia maxillo-facciale della casa di cura Villa Betania, parte del polo ospedaliero Santo Spirito.
La sentenza per il reparto dell’ospedale capitolino, è prevista tra le righe del nuovo piano sanitario regionale. L’Italia dei Diritti sta organizzando un sit-in davanti alla sede della Regione Lazio, al quale prenderanno parte Antonello De Pierro e Roberto Soldà, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Italia dei Diritti. Il movimento organizza la protesta per sottolineare all’amministrazione regionale l’inadempienza ad uno dei compiti governativi più rilevanti, quello di soddisfare la domanda di prestazioni sanitarie.
Si fa portavoce dell’iniziativa Giuliano Girlando, viceresponsabile per Roma del movimento extraparlamentare: “Auspichiamo che Renata Polverini, in quanto presidente della regione, accolga le richieste del personale sanitario, e dei pazienti, molti dei quali ancora in lista d’attesa, che chiedono di poter godere del diritto alle prestazioni sanitarie pubbliche. Ci auguriamo altresì – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro - che possa avvenire in tempi brevi un incontro con la governatrice del Lazio”.
Il vice responsabile per l’immigrazione dell’Italia dei Diritti: “Sentenza importante in un momento storico come questo”
Roma, 25 marzo 2011 – La sentenza 6879/2011 della Cassazione amplia la protezione agli extracomunitari provenienti da paesi dove sono presenti dei conflitti. Se i soggetti sono in grado di provare un reale rischio di essere sottoposti a pena di morte, torture o trattamenti inumani e degradanti scatta il cosiddetto regime della “protezione sussidiaria”, consistente in un permesso di soggiorno triennale e alla “fruizione di un complesso quadro di diritti e facoltà”.
Antonino Lo Verde, vice responsabile per l’immigrazione dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la sentenza: “La notizia è confortante perché le Istituzioni, invece di martellare sulle questioni che riguardano la tutela europea in materia, guardano finalmente da vicino i singoli casi di immigrazione internazionale.
Ciò permette ai profughi che vengono da zone di guerra o che nel proprio Paese sono perseguitati, per esempio, per motivi personali o conflitti tribali, di avere una tutela dalle vessazioni loro inflitte. Con tale sentenza il legislatore dà, quindi, a tali soggetti maggior tutela, in quanto è giusto che venga loro garantito l’accesso ai diritti umani”.
L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro continua: “E’ una sentenza importante in un momento storico come questo, soprattutto per i fatti che stanno avvenendo in questi giorni. E’ giusto che le istituzioni si pronuncino sul fenomeno: la cosa è vista di buon occhio”.
Il responsabile per la provincia della Spezia dell’Italia dei diritti: “Nessuna attenuante per i reati contro la cosa pubblica”
Genova - Arrivano le prime sentenze di condanna per la "disinvolta" gestione del Parco delle Cinque Terre, uno degli ultimi paradisi italiani.
“Spero che – dichiara amareggiato Gennaro Saltalamacchia, responsabile per la provincia della Spezia dell’Italia dei diritti - in futuro si possa parlare di una diversa posizione della magistratura in merito a questo tipo di reati e alle pene previste. Il danno è gravissimo, perché colpisce, anche in termini d’immagine, il fiore all’occhiello della Liguria”.
Pagano in nove, per ora: tra di loro il sindaco e l´assessore al bilancio di Riomaggiore, Gianluca Pasini e Lino Gogioso, poi tecnici e funzionari, e altri impiegati. Tutti indagati hanno ammesso le loro responsabilità: associazione a delinquere, truffa, corruzione, concussione, falso, scegliendo di patteggiare la pena davanti al giudice.
“Ritengo – conclude l’esponente provinciale del movimento guidato da Antonello De Pierro – che si tratti di un reato su cui è necessario approfondire maggiormente e che non puo’ avere alcun tipo di attenuanteLa vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “E’ necessario di individuare le responsabilità della mala gestione amministrativa”
Roma, 25 marzo 2011 – Pasquale Santamaria, commissario liquidatore dell’Amica, l’azienda di igiene di Foggia, ha dichiarato che la società è in crisi finanziaria e non riesce più a garantire la gestione quotidiana riguardante la raccolta dei rifiuti. Non avendo più liquidità, essa avrebbe difficoltà nella riparazione dei mezzi ormai obsoleti e soprattutto, nella regolare fornitura di gasolio. L’emergenza più avvertita riguarderebbe la raccolta differenziata, in quanto non ci sarebbero mezzi sufficienti.
Patrizia Lusi, vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la notizia: “La crisi finanziaria in cui versa il Comune di Foggia ha ripercussioni anche sulle aziende partecipate, cui e' demandata la gestione di servizi essenziali quali la nettezza urbana. La mala gestione amministrativa degli anni passati ha causato all'ente Amica buchi nel bilancio che ne hanno portato alla messa in liquidazione. Come al solito e' la cittadinanza che sopporta le conseguenze più drammatiche, con cassonetti stracolmi e immondizia che non viene ritirata anche per giorni. Sarebbe opportuno individuare le responsabilità di questa mala gestione amministrativa e un piano strategico di lunga durata per il risanamento dell'azienda”.
Il presidente dell’Italia dei Diritti : “Se ciò fosse vero, ci troveremmo di fronte all’ennesima assurdità posta in essere da quello, che ormai per tanti motivi, possiamo definire l’Esecutivo della menzogna”
Roma– “Resto interdetto di fronte a questa notizia, che chiaramente acquisiamo con riserva. Se ciò fosse vero, ci troveremmo di fronte all’ennesima assurdità posta in essere da quello, che ormai per tanti motivi, possiamo definire l’Esecutivo della menzogna”.
Un commento deciso, quello di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti alla notizia, ancora da confermare, che vedrebbe Daniela Santanchè, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, accusata d’aver impreziosito il proprio curriculum vitae , presente sul sito del Governo, inserendovi un master mai frequentato. Nella banca dati della SdA: “Scuola di direzione aziendale”dell’università Bocconi infatti, ateneo citato nel curriculum, non emergerebbero tracce dell’onorevole che però si difende, sostenendo di essere vittima di una campagna denigratoria.
“In passato – prosegue De Pierro - , a volte anche controcorrente, mi sono espresso positivamente nei confronti di Daniela Santanchè, manifestandole anche solidarietà in occasione di un’aggressione subita. Ripeto, se si avesse conferma di un curriculum taroccato da parte di un sottosegretario di stato, qual è attualmente la Santanchè, ci troveremmo di fronte ad un comportamento perfettamente in linea con quello che fino ad ora questo Governo ha mostrato all’Italia e al mondo, fornendo una pessima immagine del nostro paese”.
Il sospetto, generato dall’articolo del settimanale “Oggi”, primo a darne notizia, ha scatenato un comprensibile polverone politico. Non sono mancate le reazioni critiche dell’opposizione.
“Mi auguro per lei – dichiara il presidente dell’Italia dei Diritti - che riesca a smentire questa notizia altrimenti l’unica cosa che possiamo chiedere sono le sue immediate dimissioni dalla nomenclatura del Governo. Anzi – attacca De Pierro - ribadisco, sempre di fronte alla conferma di un clamoroso falso, in caso di mancata iniziativa dimissionaria, ci mobiliteremo con sit-in di protesta o con altre forme di dissenso, per ribadire che gli esponenti governativi sono dipendenti del popolo italiano e quindi devono adeguarsi alle regole della lealtà e della trasparenza”.
Il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “Vorrei poter dire di essere stupito ma, purtroppo, non posso farlo”
Roma - “Dopo il rifiuto dell’election day che comporterà un inconcepibile spreco di milioni di euro, dopo l’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il Fus, ecco l’ennesimo intervento di un Governo che non bada a spese, dimenticando la crisi economica che gli italiani sono costretti ad affrontare quotidianamente”. Andrea Guazzi, viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti, critica senza mezze misure il dietrofront fatto dal Consiglio dei ministri che, approvando ieri un nuovo decreto legge, cancella la decisione di qualche settimana fa ed aumenta nuovamente il numero dei componenti dei Consigli e delle Giunte comunali nelle città con popolazione superiore a un milione di abitanti. Il Governo, dunque, fingendo di dimenticare l’annunciata riduzione di poltrone, ha deciso di riportare da 48 a 60 il tetto massimo dei consiglieri e da 12 a 15 quello degli assessori.
Guazzi prosegue nel suo intervento, attaccando frontalmente la maggioranza: “Vorrei poter dire di essere stupito ma, purtroppo, non posso farlo. Assistiamo ancora una volta al ‘giochetto’ della ‘politica degli annunci’ che, in questi anni, abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene”.
In conclusione, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro si concentra sull’atteggiamento che il Governo sta dimostrando da un mese a questa parte: “A Roma, anche oggi, ci si sta approfittando delle gravi notizie che sconvolgono l’opinione pubblica per far passare, di nascosto, decreti ad personam, come la norma sul processo breve, e molti altri provvedimenti che, qualora fosse diffusa la loro approvazione, costerebbero moltissimo alla maggioranza in termini di credibilità da parte dei cittadini”.
Il responsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti: “Questo è il vero tumore della Campania e del Sud. Questo tipo di politica sta rubando, soprattutto, il futuro delle nuove generazioni”
Roma - “È un cliché che vige in Campania, purtroppo, da tanto tempo e che io contrasto, puntualmente, sia con atti parlamentari sia con manifestazioni di piazza che puntano a palesare l’indignazione dell’altra Campania, quella pulita, buona, onesta. Basti pensare che solo l’altro ieri abbiamo assistito al sequestro della discarica di Chiaiano dove, da tre anni, denuncio questa perversa collusione tra appalti pubblici, rifiuti e Camorra”. Con queste parole Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti, si sofferma sulle indagini della direzione distrettuale antimafia relative al Comune di Gragnano, dove si ipotizza un condizionamento mafioso del voto, relativamente alle elezioni comunali del 2009.
Dunque, dopo i riscontrati casi di brogli elettorali di due anni fa che portarono in carcere diverse persone, tra cui Ciro e Luigi Coticelli, rispettivamente fratello e cugino di Giuseppe Coticelli, attuale presidente del Consiglio comunale del paese, rinviato a giudizio per lo stesso reato dei famigliari, la Procura di Napoli ritorna sulla vicenda per fare ulteriormente chiarezza. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro analizza la situazione dichiarando: “Queste ultime indagini dell’Antimafia rivelano il grado di compromissione di Annarita Patriarca, sindaco del Comune di Gragnano, con la Criminalità organizzata locale in un rapporto in cui avviene il famoso scambio dove ‘io do i voti a te e tu rappresenti, domani, i miei interessi al Comune’. Insomma, si assiste al classico do ut des a cui si affida una certa politica che trova molto più semplice e conveniente andare a braccetto con la Camorra, perché ti fa campagne elettorali, i manifesti e ti fa guadagnare i voti. Questo è il vero tumore della Campania e del Sud. Questo tipo di politica sta rubando, soprattutto, il futuro delle nuove generazioni”.
In ultimo, Barbato elogia il lavoro dei rappresentanti della Giustizia e si sofferma sulla situazione campana: “L’aspetto più inquietante è che la politica, da sola, non riesce a modificarsi e a migliorarsi e bisogna aspettare sempre l’azione della magistratura che, almeno per quanto concerne quella in Campania, rappresenta un vero presidio di legalità. Anche in questa occasione voglio complimentarmi con i magistrati della Dda di Napoli e con le forze dell’ordine che fanno venire alla luce il tessuto politico, principalmente del Pdl, che nella regione campana è affidato ad una classe dirigente formata da parlamentari che sembrano essere più ‘capizona mafiosi’ che leader politici. Sembra, infatti, che ci sia una sorta di controllo del territorio da parte di questi personaggi. L’onorevole Landolfi, ad esempio, controlla l’Alto Casertano, come rivelano le recenti richieste di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni a suo carico. Più giù, il senatore Nespoli, destinatario di una richiesta di arresto da parte della Procura di Napoli, controlla la zona Afragola-Frattese. L’onorevole Paolo Russo controlla la zona Nolano-Vesuviana; Cesaro domina la rimanente provincia di Napoli e poi c’è, su tutta la Regione, il ‘capo dei capi’, ossia l’onorevole Nicola Cosentino che, anche in quest’occasione, compare in questioni poco chiare. Infatti, risulta essere il testimone di nozze del sindaco Patriarca, figlia dell’ex senatore Francesco, condannato qualche anno fa per concorso esterno in associazione camorristica, e moglie di Enrico Martinelli, primo cittadino di San Cipriano d’Aversa, rieletto dopo uno scioglimento del suo Comune, smentito successivamente da una sentenza del Consiglio di Stato”.
Il viceresponsabile meneghino dell’Italia dei Diritti: “Non è un novità che il Pdl sia un partito personalistico che si concentra sulla figura del suo leader. In questo caso, però, ritengo inutile la sua candidatura”
Milano - “La candidatura degli esponenti di spicco di un partito nelle diverse tipologie di elezioni è una pratica abusata in Italia. Tuttavia, nel caso delle prossime comunali di Milano, la candidatura di Silvio Berlusconi sarebbe comprensibile se si pensasse alla carica di sindaco e non se si pone lo stesso come capolista, dal momento che il premier rinunzierebbe comunque all’eventuale designazione”. Così Luca Ragone, viceresponsabile per Milano dell’Italia dei Diritti, si pronuncia in merito all’appello che il Popolo della libertà ha rivolto al capo di Governo, guardando con preoccupazione al voto del 15 maggio.
La guerra che si prospetta nel centrodestra è sulle preferenze, dove i berlusconiani temono gli esponenti di Comunione e Liberazione e delle altre liste civiche che sostengono il sindaco Letizia Moratti: “Non è un novità - continua Ragone -, che il Pdl sia un partito personalistico che si concentra, principalmente, sulla figura del suo leader. In questo caso, però, ritengo che abbia più senso candidare altri militanti che hanno già lavorato e lavorano tuttora nel gruppo”.
Il clima presente nel centrodestra milanese è tutt’altro che tranquillo, tant’è che anche ieri in Consiglio comunale è mancato il numero legale dei componenti: “È evidente - conclude la sua analisi l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - che il Pdl ha paura di Cl e delle altre correnti interne, considerando, soprattutto, che i pidiellini vorrebbero uniformare il pensiero generale, tenendo presente le linee guida del partito nazionale”.
Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “L’invito che rivolgo al presidente del Consiglio è quello di dimettersi e presentarsi in tribunale per risolvere le sue beghe giudiziarie”
Roma - “Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una legge salva-premier che blocca i lavori parlamentari”. Così Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, si pronuncia in merito all’emendamento Paniz quattro-bis sul processo breve, approvato ieri dalla Commissione Giustizia della Camera.
“È ovvio che il presidente del Consiglio non se ne possa occupare - evidenzia l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -, impegnato com’è sul fronte giudiziario, ma le priorità del Paese sono evidentemente altre. C’è da chiarire la posizione nazionale sul fronte libico, c’è una crisi economica che continua a travolgere qualsiasi sorta di settore occupazionale, senza dimenticare le riforme strutturali che risultano fondamentali per il rilancio del Paese”.
Maurizio Paniz sostiene la validità del suo provvedimento, dichiarando che con esso non intende risolvere i problemi giudiziari del capo di Governo. “Il lavoro non può che essere funzionale alle esigenze del premier - conclude Girlando -, dal momento che Paniz rientra nell’elenco di coloro che, essendo nominati, non rispondono ai cittadini, ma esclusivamente a Silvio Berlusconi. L’invito che rivolgo al presidente del Consiglio è quello di dimettersi e presentarsi presso il tribunale di Milano per risolvere le sue beghe giudiziarie”.
La viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei diritti: “Questi episodi sono favoriti dalla politica dei tagli che non aiuta a sviluppare eccellenze in questo settore”
Bari - Un decesso per infarto di un paziente cui era stato diagnosticato un problema ortopedico alla spalla e uno di un uomo che era stato operato poche settimane prima. Una relazione sui due presunti casi di errori sanitari in Puglia è stata chiesta all'assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore e dal presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario, Leoluca Orlando.
“L'ennesima inchiesta su due casi di malasanità in Puglia, riporta l'attenzione sulla delicatezza di un settore, qual è quello sanitario, che coinvolge molti interessi e aspettative dei cittadini” -. dichiara Patrizia Lusi, viceresponsabile regionale dell’Idd, secondo cui “l'intervento della Commissione Sanità e della magistratura può ripagare solo in parte il dolore di quanti hanno subito la perdita di un parente a seguito di errori di malasanità. Oltre alla politica di tagli e compressione dei costi che di certo non aiuta a sviluppare eccellenze in questo settore”.
Un episodio riguarda il signor Daniele Campo, di 35 anni, che avvertendo forti dolori al collo è stato visitato al pronto soccorso dell'ospedale di Gallipoli (Lecce). I medici gli avrebbero diagnosticato una patologia di natura ortopedica dimettendolo dopo avergli somministrato un antinfiammatorio. Una volta a casa l'uomo è morto per infarto.
Il secondo caso riguarda Filippo Di Palma, di 47 anni, che avvertendo forti dolori allo stomaco e allo sterno, si era fatto visitare nell'Ospedale di Castellana Grotte dove è morto per un arresto cardiocircolatorio.
“Senza fare generalizzazioni – continua l’esponente regionale del movimento guidato da Antonello De Pierro - , perché nella maggior parte dei casi ci sono strutture sanitarie pubbliche di altissimo livello, la superficialità e l'approssimazione del singolo con la relativa perdita anche di una sola vita umana devono indurre tutti ad un'attenta riflessione.
Intanto sarebbe indispensabile che le nomine dei direttori sanitari vengano fatte sulla scorta di graduatorie di merito e da soggetti competenti, perché il settore della sanità non può essere in alcuna maniera soggetto alle regole della politica con le relative spartizioni tra i vari partiti delle direzioni generali di questo o quell'ospedale. Ed ancora, aggiornamenti professionali continui e costanti rivolti a tutti i medici o a quanti erogano prestazioni di carattere sanitario, dovrebbero essere la regola indispensabile a cui ispirarsi”.
Il responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti: “I politici continuano a perpetrare un comportamento egoistico che provoca l’inevitabile involuzione del nostro territorio”
Salerno - “La nostra provincia, purtroppo, non è nuova a questi scandali. Ritengo che l’arretratezza economica di questa bellissima zona è dovuta, proprio, al malaffare che ne condiziona lo sviluppo”. Aniello D’Angelo, responsabile per la provincia di Salerno dell’Italia dei Diritti, inizia in questo modo la sua valutazione dell’arresto di sei persone, tre funzionari provinciali salernitani e tre imprenditori, indagate per peculato e falso. La vicenda riguarda la realizzazione della strada provinciale Casalvelino-Celso, nel Cilento, mai realizzata, eppure pagata quasi per intero dalla Provincia di Salerno.
L’episodio fu denunciato all’ente preposto dal primo cittadino di Pollica, Angelo Vassallo, che dopo pochi mesi, lo scorso 5 settembre, venne assassinato ad Acciaroli. “Si cominciano a comprendere - prosegue D’Angelo - i motivi per cui Vassallo è stato eliminato, a mio parere, da una dirigenza politica che vedeva minata la propria posizione nel malaffare”. La Procura di Salerno, intanto, preferisce mantenersi cauta sul collegamento fra quest’indagine e quella relativa alla morte del sindaco, sostenendo che gli elementi emersi finora non permettono di procedere in questa direzione.
L’esponente provinciale del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude il suo intervento, facendo una riflessione sulla classe politica locale: “Anziché curare il bene comune e concentrarsi sui problemi della gente, i politici continuano a perpetrare un comportamento finalizzato ai propri interessi che provoca, inevitabilmente, l’involuzione che si registra nel nostro territorio”.