Main menu

Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Berlusconi non sarà “lampedusano”, Ferraioli critico sugli show del premier

Il responsabile per la Casa e l’Edilizia privata dell’Italia dei Diritti: “Le dichiarazioni di Berlusconi a Lampedusa rappresentano l’ennesimo caso di vaneggiamenti e promesse illusorie fatte dal premier a persone che vivono in condizioni disagiate”


Roma - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non potrà essere, per il momento, un cittadino di Lampedusa. Ieri, infatti, il premier, durante l’incontro tra Governo e Regioni sull’emergenza immigrazione, ha riferito di dover rinunciare all’acquisto della villa ‘Due Palme’, acquisizione data per certa poche ore prima dal suo avvocato Niccolò Ghedini, poiché si trova su terreno demaniale. Maurizio Ferraioli, responsabile per la Casa e l’Edilizia privata dell’Italia dei Diritti, disapprova senza remore l’atteggiamento del capo di Governo e commenta la notizia in questo modo: “Siamo di fronte all’ennesima bufala del nostro premier che, ad ogni evento catastrofico, risulta apparire più adatto nel ruolo di imbonitore da televendita che in quello di primo ministro della Repubblica italiana. Lo show di Berlusconi a Lampedusa, in cui ha parlato dell’acquisto della villa, dell’istituzione della zona franca e della candidatura dell’isola al premio nobel per la pace è soltanto l’ennesimo caso di vaneggiamenti e promesse illusorie fatte dal presidente del Consiglio a persone che vivono in condizioni disagiate. E con ciò mi riferisco sia ai lampedusani sia agli immigrati”.

 

Ferraioli, successivamente, riflette su alcune affermazioni del  capo di Governo: “Berlusconi è andato a Lampedusa e si è rivolto alle donne del posto dichiarando ‘quando andate a casa, fate una carezza ai vostri figli’, parole che ricordano una frase detta precedentemente dalla figura illustre del nostro Papa. In un’altra occasione, il premier ha raccontato, ancora una volta di fronte al pubblico femminile, l’ennesima barzelletta offensiva nei confronti del gentil sesso che risulta trattato sempre, o comunque frequentemente, dal Cavaliere alla stregua delle escort che pare abbiano frequentato la sua villa di Arcore. Le donne italiane sono tutt’altra cosa e credo che questa ennesima battuta, anzi ne sono sicuro, ha sicuramente offeso la stragrande maggioranza di loro che non si identifica in quelle rappresentate dal presidente del Consiglio. Inoltre, esprimo estremo rammarico ed una certa tristezza nel continuare a vedere il nostro Paese, che in questi giorni festeggia i 150 anni dell’unità nazionale, isolato nelle grandi trattative internazionali e sottoposto a una gogna mediatica per atteggiamenti che non riassumono il comportamento della maggior parte degli italiani, ma soltanto di pochi suoi rappresentanti”.

 

L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, infine, si dimostra solidale con quanti sono costretti a soffrire per la cattiva gestione dell’emergenza immigrazione da parte del Governo: “L’Italia dei Diritti esprime totale solidarietà ai cittadini di Lampedusa che, pur confermando la loro vocazione di accoglienza e di rispetto dei diritti civili, devono subire un disagio inimmaginabile ed un danno economico smisurato. Il nostro movimento è, inoltre, solidale e vicino a quella massa enorme di persone che, fuggendo dal proprio Paese e da un contesto di guerra civile, intravede nell’Italia un rifugio sicuro per sé e per i propri famigliari e che, purtroppo, trova nell’accoglienza una carenza indescrivibile, anche delle minime norme igienico-sanitarie, che un Paese civile come il nostro dovrebbe loro garantire”.

 

In ultimo, Ferraioli rivolge un appello all’intera classe dirigente: “Alle forze politiche, tutte insieme, chiediamo un grande atto di responsabilità volto ad eliminare gli aspetti meramente propagandistici e mediatici, che lasciano intravedere un solo scopo di raccolta di consenso, e che, al contrario, si uniscano per risolvere una situazione che, ultimamente, oltre all’aspetto tragico, riassume anche un aspetto tristemente comico”.

Sì della Giunta all’arresto del senatore Tedesco, Girlando scettico

Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Ciò non cambia che siamo di fronte ad una casta arrogante che, avendo a cuore soltanto i propri interessi, mostra tutta la sua inadeguatezza nel dirigere e governare le grandi questioni del Paese”


Roma - Ieri, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è pronunciata a favore della richiesta d’arresto della procura di Bari, indirizzata al senatore ex Pd Alberto Tedesco. L’organo del Senato ha bocciato la proposta della maggioranza, volta a negare la richiesta dei magistrati pugliesi, grazie ai no dei membri del Pd, dell’Idv e dell’Udc, ma soprattutto grazie all’astensione di due membri leghisti. Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha commentato l’episodio così: “Apprendo con soddisfazione la decisione della Giunta, ma resto scettico sul futuro della vicenda, in quanto ciò non cambia che siamo di fronte ad una casta arrogante, tutelata da un Parlamento di nominati che non sono espressione del voto popolare e che, avendo a cuore soltanto i propri interessi e non quelli dei cittadini, mostrano tutta la loro inadeguatezza nel dirigere e governare le grandi questioni del Paese”.

 

Dopo la bocciatura della Giunta, infatti, sarà adesso il Senato a doversi pronunciare in merito alla relazione del senatore del Pdl Alberto Balboni e dare il via libera all’arresto di Tedesco, già autosospesosi dal proprio partito. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude il suo intervento dichiarando: “Secondo il principio liberale, già espresso da Tocqueville e Montesquieu, la separazione dei poteri è necessaria per garantire un concetto di salute pubblica della democrazia”.

 

Antonello De Pierro commosso ricorda Gianni Brezza

Il presidente dell’Italia dei Diritti : Abbiamo perso una persona elegante e autentica cosa non molto comune nel mondo dello spettacolo.Lascerà un grosso vuoto”

 

Roma – “La notizia della morte di Gianni mi ha lasciato sgomento, mi è tornato  alla mente il tempo trascorso lavorando insieme molti anni orsono in Rai e, forse, se oggi posso dire di aver ottenuto qualche soddisfazione professionale, lo devo un po’ anche a lui e naturalmente alla sua amata Loretta. Abbiamo perso una persona elegante e autentica, cosa non molto comune nel mondo dello spettacolo. L ascerà un grosso vuoto”.

 

Un commiato sincero e ricco di cordoglio quello di Antonello di De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, nei confronti di Gianni Brezza, ballerino, attore e regista italiano scomparso martedì scorso dopo una lunga malattia, all’età di 69 anni. Spezzino, nato a novembre del 1942, Brezza è stato primo ballerino negli anni d’oro della Rai, partecipando con successo a programmi come “Canzonissima”, “Studio Uno” e “Milleluci” proseguendo poi il suo percorso artistico come rinomato coreografo e regista. Una luminosa carriera vissuta per trenta anni al fianco della sua compagna di sempre, Loretta Goggi, sposata nel 2008 e ora, profondamente addolorata per la perdita dell’uomo della sua vita.

 

“In questo momento – dichiara De Pierro -  mi sento vicino a Loretta in quanto sicuramente non riuscirà a dimenticare, ma con il tempo si abituerà a convivere con la sua assenza. Non lo sentivo da un po’ ma uno dei ricordi più intensi,  che indica in qualche modo il tipo di personaggio che era, è la sua risposta quando lo chiamavo al telefono. Invece del tradizionale ‘pronto’ lui esordiva con un “solo buone notizie”. Da oggi – conclude il presidente dell’Italia dei Diritti - ci sentiremo sicuramente un po’ più soli”.

 

Girlando approva ostruzionismo alla Camera contro processo breve

Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “In una democrazia liberale il Parlamento deve legiferare per i cittadini e non attaccare le istituzioni giudiziarie, al fine di preservare l’impunità ad personam”


Roma - Nella giornata di ieri, alla Camera, i membri delle opposizioni sono riusciti ad ostacolare l’esame del provvedimento sul processo breve, bloccandone l’iter parlamentare. I deputati, appellandosi all’art. 32 del regolamento, hanno rallentato fortemente i tempi di lavoro che si sono protratti fino a tarda serata, facendo slittare l’analisi del decreto legge. Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha commentato quanto accaduto a Montecitorio con queste parole: “È giusto che le opposizioni utilizzino lo strumento politico dell’ostruzionismo, dal momento che questo appare come l’unico modo per far sì che le questioni giudiziarie del premier finiscano dove è giusto che finiscano, ossia nelle aule giudiziarie”.

 

“In una democrazia liberale - spiega Girlando - il Parlamento deve avere la funzione di legiferare per il popolo e per i cittadini e non applicare una guerra e un attacco costante alle istituzioni giudiziarie, alla magistratura, al fine di preservare l’impunità ad personam”.

 

In fine, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro ribadisce con estrema chiarezza: “Noi sosteniamo senza esitazioni la magistratura e ci auguriamo che le vicende giudiziarie di Berlusconi possano svilupparsi esclusivamente nelle aule dei tribunali”.

Sfrattati a Bari disabili che attendono casa da 25 anni, lo sdegno di Anelli

 

Vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “E’ inconcepibile che in un paese come l’Italia succedano cose del genere”

 

 

Roma – Gianni e Gianna Tempesta, coppia di disabili, entrambi in carrozzina, attendono da venticinque anni l’assegnazione di un alloggio popolare dal comune di Bari.

Ieri il giudice del tribunale del capoluogo pugliese ha dichiarato esecutivo lo sfratto, per morosità, dalla casa dove i coniugi, insieme alla loro figlia di undici anni, vivono attualmente.

Percependo poco più di 1.200 euro al mese, la coppia non riesce a far fronte all’affitto poiché gran parte del denaro viene utilizzato per le cure mediche, inoltre il comune non eroga più l’80% della spesa d’affitto.

 

Vincenzo Anelli, vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato sul problema sociale: “Voglio lanciare un appello per evitare che questa famiglia si ritrovi a vivere in condizioni disumane, non avere nemmeno una casa è inaccettabile.

Il sindaco deve intervenire per bloccare lo sfratto o per trovare una degna sistemazione almeno in una casa popolare. E’ inconcepibile che in un paese come l’Italia succedano cose del genere.

Bisogna essere sensibili – continua Anelli – ai temi sociali e intervenire per aiutare le famiglie che si ritrovano in situazioni inammissibili come questa, che hanno bisogno delle istituzioni.

Essendo il sindaco di Bari anche un magistrato, che dimostri sensibilità e prenda a cuore la situazione, poiché ha le competenze per intervenire in maniera efficace per questa famiglia”.

 

Il vice responsabile pugliese, del movimento presieduto da Antonello De Pierro, continua: “Qualcosa ci preoccupa per quanto riguarda la rete di prestazioni sociali perché mostra delle crepe nella tutela dei più deboli, probabilmente per mancanza di fondi. Bisogna, quindi, capire come si deve agire, perché non è possibile che la gente viva in condizioni disumane”.   

Scoperti 3 falsi infermieri a Torino e Milano, Smiroldo allarmato

Il viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti : “Questo episodio conferma quanto sia necessario attivare controlli su tutto il territorio nazionale”

 

Roma –  Assistevano i pazienti, praticavano loro iniezioni e altre terapie sanitarie senza avere mai ottenuto l’abilitazione professionale. I tre falsi infermieri che esercitavano a Milano e Torino, in ospedali pubblici e strutture private, risultano attualmente indagati nell’ambito di un’indagine dei Nas del capoluogo piemontese. Per loro si ipotizzano i reati di esercizio abusivo della professione medica, falsità materiale e truffa ai danni del servizio sanitario nazionale.

 

Sulla vicenda è intervenuto Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti : “Questo episodio conferma quanto sia necessario attivare controlli su tutto il territorio nazionale, perché nello stesso modo in cui sono riusciti ad inserirsi tre paramedici irregolari, potrebbero introdursi  300 falsi infermieri o persone che non hanno accertate competenze per poter esercitare questa professione. Un tipo di mestiere – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -  nel quale è doveroso mettere davanti a tutto la produzione di salute e in secondo piano il denaro, non  il contrario”.

 

Due dei tre indagati, tutti intorno ai 35 anni, erano operativi a Torino : un uomo, italiano, infermiere senza diploma, abusivo dal 2002 in uno degli ospedali pubblici cittadini e una donna cilena occupata da tempo, grazie all’esibizione di certificati fasulli, in una nota clinica della zona.

Solo 12 mesi è durata la farsa del terzo di loro, un tunisino impiegato in una struttura  privata di Milano. L’uomo, esibendo documenti falsificati, era riuscito a farsi assumere nonostante la bocciatura all’esame di abilitazione.

 

“Rimane sempre aperta la domanda su chi controlli i controllori – commenta l’esponente del movimento extraparlamentare -  ribadiamo ancora una volta l’estrema necessità di enti certificatori riconosciuti dalla comunità europea, al fine di verificare  chi esamina e conseguentemente - chiosa Smiroldo - le nostre istituzioni”.

 

 

Sequestro beni ai Casalesi, la nota di Barbato

Il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, risponde alle dichiarazioni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

“Alla squadra Stato manca un giocatore importante: il Governo”

 

Roma – “La squadra Stato ha inflitto un altro duro colpo alle finanze del clan dei Casalesi”. Questo il commento del  ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito  all’inchiesta condotta dalla Direzione investigativa Antimafia di Napoli e Padova che ha portato al sequestro preventivo di beni per 13 milioni di euro in Campania, Lazio e Veneto.  Non tarda ad arrivare la risposta di Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, alle parole del guardasigilli:  “Il ministro Alfano parla di un grande successo della squadra Stato, mi preme sottolineare però che a questo team manca un giocatore importante: il Governo”.

 

“È da tempo che la Procura di Napoli, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e quello di Nola denunciano un rischio paralisi della giustizia”, afferma Barbato, che spiega: “Dal 1998 non vengono indotti concorsi per cancellieri, manca il personale amministrativo, la Dia di Napoli e per suo conto il procuratore Lepore hanno invitato più volte il ministro Alfano a rafforzare il nucleo di polizia giudiziaria, ma invano. Insomma, se squadra c’è stata, i nomi dei giocatori sono ben noti – afferma il rappresentante del movimento fondato da Antonello De Pierro –. L’importante sequestro di beni alla Camorra è frutto del lavoro congiunto della Magistratura e delle forze dell’ordine che, malgrado carenze di uomini e mezzi, continuano ad essere il vero presidio della legalità in Campania”.

 

“Non dimentichiamo che la squadra di Alfano – sottolinea Barbato – annovera tra le sue fila nomi come quelli di Cosentino o del senatore Nespoli, per i quali la Procura di Napoli ha addirittura avviato richieste di arresti”. Barbato torna a puntare il dito contro il guardasigilli: “Alfano ed i suoi hanno fatto quadrato intorno a questi inquietanti personaggi politici pur di sottrarli al giudizio e all’attività degli uffici giudiziari campani”.  Poi, il responsabile del dipartimento Giustizia dell’Italia dei Diritti lancia un preciso appello al ministro: “Così come in Parlamento sta mettendo in campo l’ennesima legge ad personam per sottrarre il premier Berlusconi alle inchieste giudiziarie, la squadra di Angelino Alfano è impegnata ad indebolire il sistema Giustizia e quindi la sicurezza dei cittadini”.

 

Barbato conclude la sua riflessione con un interrogativo: “Risulta che il ministro della Giustizia abbia la disponibilità di 32 magistrati: cosa aspetta a mandarli a rinforzare i diversi uffici giudiziari a rischio paralisi?”

In ospedali Lazio 9 milioni di prestazioni fuori lista, Marinelli sarcastico

Il responsabile regionale  dell’Italia dei Diritti :Sempre più la sanità, ed è un’ altra sconsolante verità, rappresenta l’apoteosi del magna-magna generale”

 

Roma –  Potrebbero essere definiti i “furbetti dell’ospedale” quei quasi 9 milioni di cittadini del Lazio che, stando alla denuncia di Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, avrebbero goduto di visite mediche ed esami clinici senza prenotazione nelle strutture pubbliche regionali. Sotto banco il 63% delle prestazioni sanitarie, ad esclusivo vantaggio di coloro che, attraverso la concussione o una semplice raccomandazione, aggirano in questo modo i tempi biblici delle liste d’attesa.

 

“Il dato dimostra una verità davanti agli occhi di tutti –  osserva caustico Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti -  , ossia la strepitosa carriera politica dei medici che, a parte quelli del Premier, hanno praticamente sostituito gli avvocati nelle fortune politiche.  A coloro i quali poteva forse venire in mente un dubbio su cosa c’entrassero i medici nella politica, settore in cui  sarebbero maggiormente portati gli esperti della dialettica, la ricerca di oggi fornisce una chiara risposta. Mentre un tempo- prosegue  Marinelli - il contado risultava perfino entusiasta di chi con enfasi difendeva i princìpi, ora quello che conta è solo saltare la fila. Detto in altri termini chi ha l’amico avvocato, architetto, ingegnere, operaio, impiegato e così via può anche crepare, chi ha l’amico medico ha salva la vita. Il problema però è che il tipo italico è in modo ‘lombrosiano’ criminalmente corrotto, perché l’entità dei numeri dimostra come il sistema a modo suo funzioni, ed è voluto e desiderato”.

Il rapporto regionale di Cittadinanzattiva ha evidenziato inoltre le terribili lungaggini alle quali vanno incontro i cittadini onesti. Occorrono oltre 100 giorni per una mammografia, quasi un anno per una ecografia dell’addome, 186 giorni per una visita cardiologica. In questo contesto risultano ancora più pesanti le percentuali delle prestazioni erogate senza prenotazione : il 70.9 % alla Asl Viterbo , il 68.% alla  Asl Frosinone e il 67.6 % alla Asl Latina. Il poco invidiabile primato va all’Umberto I di Roma, nel nosocomio risultano infatti fuori lista ben l’85.8 % dei servizi erogati.

 

“Sempre più la sanità - aggiunge l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , ed è un’ altra sconsolante verità, rappresenta l’apoteosi del magna-magna generale. Nulla di nuovo in quanto già dall’antica Roma esisteva il deprimente atteggiamento clientelare. Il fatto poi – chiosa con amara ironia Marinelli - che l’ospedale dove il fenomeno impazza sia dedicato al sovrano d’Italia, dimostra che lo stivale, gira e rigira, in 2000 anni è rimasto sempre uguale”.

 

A Sermoneta 140 cassaintegrati, la Di Marcantonio attacca

La responsabile per la provincia di  Latina dell’Italia dei Diritti:

“E’ sconfortante l’insensibilità sulle questioni occupazionali mostrata dal

governo locale e centrale”

 

Latina  – “La sconfortante insensibilità mostrata sulle questioni occupazionali dal governo locale  riflette la stessa indifferenza del governo centrale su simili questioni vitali”. Si pronuncia così Camelia Di Marcantonio, responsabile per la provincia di Latina dell’Italia dei Diritti, davanti alla sorte dei centoquaranta dipendenti della Corden Pharma di Sermoneta, oggi in cassa integrazione straordinaria e con una procedura di mobilità aperta.

Una fase di stallo che rispecchia la più ampia realtà nazionale: “Basti pensare al settore del fotovoltaico  - puntualizza la referente pontina -  messo in bilico nonostante rappresenti una fonte occupazionale di grande dimensioni”.

La Di Marcantonio tuona: “Il silenzio delle istituzioni su questi temi fa rivivere il preludio della riorganizzazione del partito fascista. Al governo non interessa indebolire l’economia del paese provocando una cospicua perdita di posti di lavoro,  anche perché - incalza - di pari passo alla crisi occupazionale il Parlamento ha provveduto ad abrogare il comma sulla riduzione dei costi del venti per cento sulle auto blu”.

La referente del movimento fondato da Antonello De Pierro è lapidaria: “Situazioni simili a lungo andare non saranno più accettabili, potrebbe seguire una vera rivoluzione”.

22enne morta durante anestesia a Civitavecchia, la rabbia della Orefice

La viceresponsabile per la Provincia di Roma  dell’Italia dei Diritti :Ci si chiede quanto sia l'errore umano ad essere elevato, che ruolo abbia la malasanità in tutto questo

 

Roma –  Doveva essere un semplice intervento ginecologico ma Silvia Cannelli, di Grosseto, è morta poco prima dell’operazione, a soli 22 anni, durante il trasporto d’urgenza dalla clinica Sigillato di Civitavecchia all’ospedale cittadino San Paolo. Un malore ha colto Silvia durante la somministrazione dell’anestesia, da quel momento la situazione è rapidamente precipitata fino al trasferimento disperato alla terapia intensiva del nosocomio, dove purtroppo, la ragazza è giunta morta.

 

“? sempre inquietante – interviene Loredana Orefice, viceresponsabile per la Provincia di Roma dell’Italia dei diritti - leggere della morte di una giovane per anestesia, soprattutto durante  un intervento semplice. Il decesso per narcosi – analizza - è dovuta a reazioni ai farmaci o  comunque, legata alla condizione clinica di partenza del paziente. Ormai però le tecniche adottate dai medici, pur essendo potenzialmente pericolose, hanno un alto margine di sicurezza. Ci si chiede allora quanto sia l'errore umano ad essere elevato, che ruolo abbia la malasanità in tutto questo”.

 

Sulla vicenda, la Procura della Repubblica di Civitavecchia ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e oggi sarà effettuata l’autopsia sul corpo della ragazza. Immediata la difesa dalla clinica Sigillato che, per bocca della direzione, dichiara il proprio rammarico per l’accaduto, la consapevolezza di aver operato attuando i protocolli relativi alla procedura anestesiologica e piena fiducia nell’operato della Procura della cittadina laziale.

 

“Proprio in questi giorni – prosegue la Orefice - , tra Milano e Torino sono stati scoperti infermieri falsi nelle corsie. Mi domando quali siano le procedure affinché un medico ottenga il suo posto all'ospedale, in quale modo  venga veramente attestata la sua competenza.  Mi addolora il cuore – rimarca con partecipazione l’esponente provinciale del movimento - la morte di questa ragazza e forte è  la rabbia verso i finanziamenti profusi alle strutture private, perché se nel pubblico ci si riesce ad infilare con tanto di concorso, chissà quanta gente senza competenza o umanità, riesce ad introdursi nel privato”.

Alla Spezia portantini in catene, solidarietà di Ferraioli

Il  responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti chiede l’intervento della Asl: “L’azienda sanitaria locale deve  rendersi garante e

farsi promotrice dei diritti dei lavoratori”

 

Genova  - Piena solidarietà è stata espressa da Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti, alla protesta dei lavoratori di Croce Italia Marche che si sono incatenati ai cancelli dell’ospedale Sant’Andrea alla Spezia, lamentando un ritardo nei pagamenti. L’azienda si occupa dei trasferimenti in ambulanza interni al nosocomio spezzino.

“Nella situazione di crisi generale che stiamo vivendo – commenta Ferraioli – in cui la pesantezza delle spese incide sulla vita quotidiana di ognuno, il fatto di non percepire regolarmente uno stipendio provoca un disagio familiare enorme. Difficoltà nel pagare le rate del mutuo, dell’affitto, ma anche nell’acquisto di generi di prima necessità”. Chiosa Ferraioli: “Auspichiamo una rapida soluzione”.

La direzione della Asl 5 ha affermato di aver saldato il dovuto all’impresa  ma, secondo l’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro, non si tratta di un alibi: “Se è vero che l’azienda sanitaria locale ha pagato la società per i servizi svolti, è anche vero – incalza – che la Asl in quanto stazione appaltante deve rendersi garante e farsi promotrice affinché vengano rispettati i contratti di lavoro nazionali, in termini relativi alla retribuzione mensile. Pagamenti – continua il responsabile ligure dell’Italia dei Diritti -  che devono essere effettuati con regolarità a chi materialmente esegue il servizio per l’Asl, vale a dire i lavoratori”.

 

“Se questi signori non sono in grado di dare garanzie, dal momento che stiamo parlando di un servizio indispensabile, è bene che si trovino soluzioni alternative”, sentenzia Ferraioli.

FacebookTwitter