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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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Arrestato l’ex prefetto di Napoli Ferrigno, il commento di Girlando

 

Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Quello che doveva essere un uomo delle Istituzioni, al di sopra di ogni sospetto, è prova dell’inquinamento di queste ad opera della criminalità organizzata”

 

 

 

Roma - La Procura di Milano ha arrestato Carlo Ferrigno, ex prefetto di Napoli ed ex commissario nazionale ‘antiusura’, per millantato credito, poiché avrebbe ricevuto prestazioni sessuali millantando agevolazioni nella Pubblica Amministrazione.

L’ex prefetto è, inoltre, comparso negli atti dell’indagine ed è stato inserito nella lista dei testimoni dei pm per il processo sul caso Ruby.

 

Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la vicenda: “Il bunga bunga si fa sistema e trova l’arresto dell’ex prefetto di Napoli Carlo Ferrigno. Questo fatto dovrebbe solo avvalorare l’importanza dell’attività svolta dai magistrati di Milano, poiché, a questo punto, non vi è nessuna tesi millantatoria verso il Presidente del Consiglio.

Quello che doveva essere un uomo delle Istituzioni, al di sopra di ogni sospetto e che ricopriva un importante ruolo antiracket, è oggi prova dell’inquinamento delle Istituzioni da parte della criminalità organizzata.

Ci auguriamo – conclude l’esponente del movimento fondato da Antonello De Pierro – che i magistrati portino a compimento le inchieste, senza ulteriori scontri causati da membri del Governo e del Parlamento”.  

Con prescrizione breve strage di Viareggio senza colpevoli, la Ferrari indignata

Responsabile per la Toscana dell’Italia dei Diritti: “Legge becera e calcolatrice che nulla ha a che fare con la riforma e le risorse di cui la giustizia ha bisogno”

 

Roma - Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, ha inviato una lettera ai capigruppo del Parlamento per proporre una correzione sulla prescrizione breve. Se quest’ultima non sarà rivista, infatti, i responsabili di numerose stragi, tra cui quella di Viareggio avvenuta il 29 giugno 2009, rischiano di rimanere impuniti. Scopo della missiva è quello di chiedere la revisione dell’emendamento Paniz, contenuto nel disegno di legge sul processo breve, la norma che riduce i termini della prescrizione per gli imputati incensurati. Secondo Rossi per scongiurare l’amnistia per i responsabili della strage viareggina basterebbe solo aggiungere che le disposizioni presenti nell’articolo non vanno applicate in caso di reati colposi che provocano morti o lesioni alle vittime, evitando così la prescrizione di reati gravissimi.

 

Emanuela Ferrari, responsabile per la Toscana dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la notizia: “La legge sul processo breve ha degli effetti nefasti, perché è volta non solo ad annullare almeno un paio di processi nei quali il Premier è imputato, ma anche ad ‘abbreviare’ la prescrizione, già peraltro ‘abbreviata’ nel 2005. Essa avrà un effetto a catena, se si può dire, ancor peggiore. Millantata come riforma per tutelare la richiesta di giustizia dei cittadini, mina alle fondamenta la certezza del diritto, dividendo gli imputati tra buoni e cattivi, prescritti i primi a giudizio i secondi, definendo in modo lapalissiano che la legge non è uguale per tutti. Sembra, quindi, che anche questa norma sia il sequel delle altre dichiarate anticostituzionali in violazione dell’Art.3. La giustizia ha bisogno sì di una riforma, ma non di questa farsa "Ad Personam".

 

Purtroppo, non sarà una legge uguale per tutti – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – neanche con la richiesta di Rossi di una clausola di esclusione del reato di disastro colposo dall'emendamento Paniz, inoltre oltre le stragi rimarranno impuniti tanti altri delitti. La pedofilia e la violenza sessuale, per esempio, non sono stati citati fra i reati di grave allarme sociale e quindi anche questi non sono stati esclusi dalla prescrizione breve. Questa è un legge becera e calcolatrice, che nulla ha a che fare con la riforma e le risorse di cui la giustizia ha bisogno. E' bene che l'opposizione in Parlamento faccia tutto ciò che è democraticamente consentito per ostacolare l'approvazione della più grossa amnistia della storia repubblicana.

 

Daniela Rombi, dell’Assemblea 29 giugno, associazione che raccoglie le vittime della strage di Viareggio, e che ha perso sua figlia Emanuela di 21 anni non avrà mai giustizia e con lei tutti i cittadini italiani”.

De Giorgio su concorso truccato all’Università di Bologna

Il responsabile per la provincia di Bologna dell’Italia dei Diritti: “Queste truffe nuocciono sempre di più alla credibilità degli enti pubblici”

Bologna,  – Accusati di falso ideologico, tentata concussione e ipotizzate irregolarità al concorso del marzo 2008 per un posto di ricercatore nel dipartimento di Farmacologia. Scatta così l’immediata condanna a un anno di reclusione per il direttore del dipartimento ordinario a Medicina,  Ottavio Maria Gandolfi presidente della commissione di valutazione, e i due commissari Enrica Maria Fracasso e Fabio Tascedda.

 

Scandalizzato da tanta corruzione ma fiducioso nella giustizia, il responsabile per la provincia di Bologna, Marcello De Giorgio, esprime con questi termini il suo rammarico: “È bene che vengano smascherate queste truffe, che nuocciono sempre di più alla credibilità degli enti pubblici. Tanto di cappello alla magistratura che procede senza alcuna remora nei confronti di chi si rende artefice di episodi illeciti. Certo è che la garanzia del diritto vede più gradi di giudizio, quindi non è certamente un atto d'accusa definitivo, ma è di vitale importanza non far passare impuniti tali fatti criminosi”.

 

La raccomandata candidata vincitrice, Elisabetta Polazzi, è stata invece assolta in quanto ritenuta impunibile per non aver commesso il fatto.

“Il cambiamento vero partirà dalla volontà e dal senso di dignità dei singoli - conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro -, di non accettare il compromesso cui le università italiane chiamano la nostra coscienza  A cosa serve avere il posticino messo in palio da papà, senza poi il rispetto della comunità scientifica internazionale, che è l'unico vero giudice dell'operato di un ricercatore?”.

Allarme sicurezza nella scuola dopo Riforma Gelmini, l’opinione della Battaglia

La vice responsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti: “E’ necessario che ci sia almeno un bidello per piano che sorvegli gli alunni quando si muovono all’interno della scuola”

Roma - Centinaia di precari del personale tecnico e ausiliare scolastico, ovvero i bidelli, lanciano l’ennesimo allarme al Ministero della Pubblica Istruzione.

Nuove manifestazioni sono previste a causa degli ulteriori tagli del 50% causati dalla Riforma Gelmini. Con la diminuzione del personale molti dirigenti, infatti, non sono più in grado di garantire la sorveglianza sugli alunni.

 

Ivetta Battaglia, vice responsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la situazione: “La sorveglianza dei piani, dei bagni e degli edifici in generale è affidata ai bidelli ed è una responsabilità che implica riscontri penali. E’ necessario che ci sia, quindi, almeno un bidello per piano che sorvegli gli alunni quando si muovono all’interno della scuola. A loro, inoltre, è affidato il compito di pulire fuori dall’orario delle lezioni. Con la diminuzione del personale si è creato anche il problema delle sostituzioni in caso di malattia, poiché le unità mancanti non possono essere rimpiazzate.

Nessuno – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – è, quindi, preposto alla sorveglianza dei bambini o dei ragazzi durante il cambio dell’ora o se l’insegnante deve assentarsi, per evitare eventuali incidenti.

Anche le visite guidate o le gite scolastiche sono state diminuite proprio per questo motivo, in quanto si necessita di almeno due bidelli per la sorveglianza, per cui, spesso, si necessita dell’ausilio dei genitori. A questi ultimi si richiede la collaborazione anche per cose più pratiche e materiali come, ad esempio, il dover riparare qualcosa nella scuola.

Credo, però – conclude la Battaglia – che al di là della Scuola ci siano problemi legati anche alla funzionalità e gestione dei Comuni in merito, forse soprattutto nel Lazio, che non forniscono molto come materiali e  a livello di celerità nel risolvere i vari problemi che vengono a crearsi”.

 

De Pierro chiede le dimissioni dei Responsabili “fascisti” di Scilipoti

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Non dobbiamo sottovalutare questi pericolosi rigurgiti di un triste passato. Ciò vorrebbe dire che la storia non ci ha insegnato nulla”


Roma - Il plagio ultimamente va di moda. Chissà se l’ex dipietrista Domenico Scilipoti si sia accorto che il manifesto del Movimento di Responsabilità Nazionale, di cui è segretario, presenta diverse frasi praticamente identiche a quelle del “Manifesto degli intellettuali fascisti” del 1925. Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, dimostra di non avere alcun dubbio sulla vicenda: “Fino a quando non verrà presa in considerazione la nostra proposta di vietare i cambi di casacca nel corso della legislatura, cosa che va manifestamente a tradire l’espressione di voto dell’elettore, potremo assistere ancora a cose del genere e forse anche peggio”.

 

“La cosa non mi meraviglia affatto - chiosa il leader dell’organizzazione extraparlamentare - ma, pensando a Scilipoti, mi chiedo quale sia la piattaforma ideale su cui basa la sua attività politica, in questo bailamme di contraddizioni esternate. Il tutto risulterebbe chiaro se a Scilipoti questa linea fosse stata, invece, suggerita da qualcun altro. Ciò mi meraviglierebbe ancora di meno, dal momento che la linea tracciata dall’attuale Esecutivo non lascia spazio a dubbi. Un esempio è dato dalla recente proposta di cancellare il reato di apologia del fascismo quando, in passato, abbiamo visto in Parlamento partiti che, a mio avviso, non avrebbero dovuto assolutamente esserci, in virtù del fatto che riprendevano palesemente la dottrina elaborata da Mussolini e dai suoi adepti”.

 

In conclusione, De Pierro non nasconde le sue perplessità sull’attuale Governo: “Non dobbiamo sottovalutare questi pericolosi rigurgiti di un triste passato. Vorrebbe dire che la storia non ci ha insegnato nulla. La nostra lotta è per la democrazia e la legalità e tutto ciò va a scontrarsi con quanto la memoria ci ripropone, ricordando il tragico ventennio. Se ancora oggi in Parlamento c’è chi propugna queste tesi e abbiamo un presidente del Consiglio che si sente al di sopra delle leggi, come il Duce di allora che, però, aveva un senso delle istituzioni indubbiamente più solido, allora dobbiamo pensare che il percorso sarà ancora lungo. A questo punto, forse, dobbiamo muoverci verso un’abolizione per legge di tutte quelle formazioni politiche che propongono modelli attinti dal patrimonio ideologico fascista, cosa che certamente non potrà avvenire con questo Governo dove spesso trapelano, in abbondanza, note comportamentali dittatoriali. Vale a dire che quanto fatto da Scilipoti e dal suo movimento dovrebbe portare, immediatamente, all’abolizione del suo gruppo e alla decadenza immediata dal ruolo di parlamentari di tutti i suoi componenti”.

A Bari un quartiere trasformato in discarica, la solidarietà di Anelli

Il vice responsabile per la Puglia  dell’Italia dei Diritti:

“Le istituzioni devono monitorare il territorio, a rischio la salute dei cittadini”

 

Bari – Pieno appoggio ai cittadini pugliesi che protestano a Bari San Giorgio perché stanchi dei rifiuti lasciati sulla complanare della statale 16, arriva da Vincenzo Anelli, vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti.

“Condivido le azioni di protesta degli abitanti della zona che da tempo sollecitano l’intervento delle autorità cittadine e dei servizi competenti, quali l’Amiu, a seguito dei disservizi le cui conseguenze ricadono sul quartiere”. Anelli punta i riflettori in particolare sull’abbandono di rifiuti di ogni genere “che – aggiunge – di frequente presentano materiali pericolosi come amianto e pneumatici”.

L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro getta un faro di luce sulla condizione che affligge i residenti del quartiere barese che vivono una situazione critica: “L’abbandono indiscriminato dei rifiuti rappresenta un rischio per la salute, nonché un danno all’ambiente e in particolare alla costa”.

Il vice responsabile pugliese del movimento extraparlamentare sottolinea la ricaduta economica e turistica, che il perdurare di una simile situazione può provocare sulla litoranea barese, e lancia l’appello alle istituzioni: “Chi è tenuto a monitorare il territorio individuando i responsabili di simili azioni deve adempiere al pieno il suo dovere. Il problema dei controlli – conclude – è centrale”.

Berlusconi non sarà “lampedusano”, Ferraioli critico sugli show del premier

Il responsabile per la Casa e l’Edilizia privata dell’Italia dei Diritti: “Le dichiarazioni di Berlusconi a Lampedusa rappresentano l’ennesimo caso di vaneggiamenti e promesse illusorie fatte dal premier a persone che vivono in condizioni disagiate”


Roma - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non potrà essere, per il momento, un cittadino di Lampedusa. Ieri, infatti, il premier, durante l’incontro tra Governo e Regioni sull’emergenza immigrazione, ha riferito di dover rinunciare all’acquisto della villa ‘Due Palme’, acquisizione data per certa poche ore prima dal suo avvocato Niccolò Ghedini, poiché si trova su terreno demaniale. Maurizio Ferraioli, responsabile per la Casa e l’Edilizia privata dell’Italia dei Diritti, disapprova senza remore l’atteggiamento del capo di Governo e commenta la notizia in questo modo: “Siamo di fronte all’ennesima bufala del nostro premier che, ad ogni evento catastrofico, risulta apparire più adatto nel ruolo di imbonitore da televendita che in quello di primo ministro della Repubblica italiana. Lo show di Berlusconi a Lampedusa, in cui ha parlato dell’acquisto della villa, dell’istituzione della zona franca e della candidatura dell’isola al premio nobel per la pace è soltanto l’ennesimo caso di vaneggiamenti e promesse illusorie fatte dal presidente del Consiglio a persone che vivono in condizioni disagiate. E con ciò mi riferisco sia ai lampedusani sia agli immigrati”.

 

Ferraioli, successivamente, riflette su alcune affermazioni del  capo di Governo: “Berlusconi è andato a Lampedusa e si è rivolto alle donne del posto dichiarando ‘quando andate a casa, fate una carezza ai vostri figli’, parole che ricordano una frase detta precedentemente dalla figura illustre del nostro Papa. In un’altra occasione, il premier ha raccontato, ancora una volta di fronte al pubblico femminile, l’ennesima barzelletta offensiva nei confronti del gentil sesso che risulta trattato sempre, o comunque frequentemente, dal Cavaliere alla stregua delle escort che pare abbiano frequentato la sua villa di Arcore. Le donne italiane sono tutt’altra cosa e credo che questa ennesima battuta, anzi ne sono sicuro, ha sicuramente offeso la stragrande maggioranza di loro che non si identifica in quelle rappresentate dal presidente del Consiglio. Inoltre, esprimo estremo rammarico ed una certa tristezza nel continuare a vedere il nostro Paese, che in questi giorni festeggia i 150 anni dell’unità nazionale, isolato nelle grandi trattative internazionali e sottoposto a una gogna mediatica per atteggiamenti che non riassumono il comportamento della maggior parte degli italiani, ma soltanto di pochi suoi rappresentanti”.

 

L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, infine, si dimostra solidale con quanti sono costretti a soffrire per la cattiva gestione dell’emergenza immigrazione da parte del Governo: “L’Italia dei Diritti esprime totale solidarietà ai cittadini di Lampedusa che, pur confermando la loro vocazione di accoglienza e di rispetto dei diritti civili, devono subire un disagio inimmaginabile ed un danno economico smisurato. Il nostro movimento è, inoltre, solidale e vicino a quella massa enorme di persone che, fuggendo dal proprio Paese e da un contesto di guerra civile, intravede nell’Italia un rifugio sicuro per sé e per i propri famigliari e che, purtroppo, trova nell’accoglienza una carenza indescrivibile, anche delle minime norme igienico-sanitarie, che un Paese civile come il nostro dovrebbe loro garantire”.

 

In ultimo, Ferraioli rivolge un appello all’intera classe dirigente: “Alle forze politiche, tutte insieme, chiediamo un grande atto di responsabilità volto ad eliminare gli aspetti meramente propagandistici e mediatici, che lasciano intravedere un solo scopo di raccolta di consenso, e che, al contrario, si uniscano per risolvere una situazione che, ultimamente, oltre all’aspetto tragico, riassume anche un aspetto tristemente comico”.

Vandalismo a Milano, Ragone invita alla chiarezza

Il vice responsabile cittadino dell’Italia dei Diritti:

“I writers esprimono una forma d’arte, i vandali mancano di senso civico,

è bene distinguere”

 

 

Milano  –  “Un conto è parlare di vandali, un altro di writers. I primi sono da condannare, in quanto mancano di senso civico, i secondi invece esprimono una loro forma d’arte, e in quanto tale, vanno compresi”. E’ il pensiero di Luca Ragone, vice responsabile milanese dell’Italia dei Diritti,  che prende le distanze da chi prova ad accomunare i graffiti a gesti d’inciviltà quali, ad esempio, danneggiare mezzi pubblici o bruciare cassonetti della spazzatura.

L’esponente lombardo del movimento fondato da Antonello De Pierro ricorda come, anche in passato, gli appelli dei writers siano sempre rimasti inascoltati dalle istituzioni locali: “Queste persone hanno più volte chiesto dei luoghi in cui poter esprimere liberamente la loro forma d’arte, ma non hanno mai ottenuto risposta”.

“A Milano  ci sono molti spazi in disuso e capannoni inutilizzati – sottolinea Ragone - ebbene, metterli a disposizione per valorizzare l’arte di queste persone, sarebbe un vantaggio per l’amministrazione comunale la quale, inoltre, potrebbe sfruttare questi luoghi per realizzare delle mostre espositive. Invece  nel capoluogo lombardo si tende a fare di tutta l’erba un fascio, e si esula il problema facendo piazza pulita di tutto”.

“Il vandalismo è un gesto gratuito che implica mancanza di senso civico, e in  quanto tale va condannato fermamente. Però – conclude amaramente il referente locale dell’Italia dei Diritti - l’equazione ‘writers uguale vandali’ è sbagliata”.

Sì della Giunta all’arresto del senatore Tedesco, Girlando scettico

Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Ciò non cambia che siamo di fronte ad una casta arrogante che, avendo a cuore soltanto i propri interessi, mostra tutta la sua inadeguatezza nel dirigere e governare le grandi questioni del Paese”


Roma - Ieri, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è pronunciata a favore della richiesta d’arresto della procura di Bari, indirizzata al senatore ex Pd Alberto Tedesco. L’organo del Senato ha bocciato la proposta della maggioranza, volta a negare la richiesta dei magistrati pugliesi, grazie ai no dei membri del Pd, dell’Idv e dell’Udc, ma soprattutto grazie all’astensione di due membri leghisti. Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha commentato l’episodio così: “Apprendo con soddisfazione la decisione della Giunta, ma resto scettico sul futuro della vicenda, in quanto ciò non cambia che siamo di fronte ad una casta arrogante, tutelata da un Parlamento di nominati che non sono espressione del voto popolare e che, avendo a cuore soltanto i propri interessi e non quelli dei cittadini, mostrano tutta la loro inadeguatezza nel dirigere e governare le grandi questioni del Paese”.

 

Dopo la bocciatura della Giunta, infatti, sarà adesso il Senato a doversi pronunciare in merito alla relazione del senatore del Pdl Alberto Balboni e dare il via libera all’arresto di Tedesco, già autosospesosi dal proprio partito. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude il suo intervento dichiarando: “Secondo il principio liberale, già espresso da Tocqueville e Montesquieu, la separazione dei poteri è necessaria per garantire un concetto di salute pubblica della democrazia”.

 

Dubbi su suicidio giovane morto in carcere a Lecce, l’opinione della Lusi

La vice responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti. “La pena deve avere funzione rieducativa, così  stabilisce la nostra costituzione, ma la situazione delle carceri italiane è paradossale e incostituzionale”

Bari, – Si cerca di far luce sul caso del giovane ragazzo di Manduria, Carlo Saturno, trovato impiccato nella sua cella del carcere di Bari. I familiari ne vogliono rivendicare la morte, in quanto fermamente convinti che non si tratti di suicidio. Saturno era infatti era uno dei tre testi in un processo a carico di nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce, indagati per presunta violenza e abusi nei confronti dei giovani detenuti. In carcere stava scontando una condanna per furto. La sorella del giovane sostiene che sia stato ucciso affinchè non parlasse.

 

Amareggiato l’intervento sulla vicenda della vice responsabile regionale dell’Italia dei Diritti, Patrizia Lusi: “La pena deve avere funzione rieducativa, così stabilisce la nostra costituzione, ma la situazione delle carceri italiane è, di fatto, paradossale e incostituzionale. Il problema del sovraffollamento si sovrappone alla carenza di personale, e l'insieme di questi due fattori contribuiscono alla determinazione di episodi di questo genere”.

 

Delineando le possibili soluzioni in simili frangenti, la Lusi prosegue il suo discorso: “Sarebbe auspicabile un investimento in termini di risorse finanziarie ed umane per rendere vivibile e pienamente realizzato il fine ultimo rieducativo della pena”.

 

La procura di Bari ha intanto aperto un fascicolo, ipotizzando l’istigazione al suicidio contro ignoti. “Questo triste episodio ricorda quello accaduto a Stefano Cucchi - prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro -, il carcere non deve essere un  luogo dove un ragazzo entra da vivo per poi uscirne da morto”.

 

Girlando approva ostruzionismo alla Camera contro processo breve

Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “In una democrazia liberale il Parlamento deve legiferare per i cittadini e non attaccare le istituzioni giudiziarie, al fine di preservare l’impunità ad personam”


Roma - Nella giornata di ieri, alla Camera, i membri delle opposizioni sono riusciti ad ostacolare l’esame del provvedimento sul processo breve, bloccandone l’iter parlamentare. I deputati, appellandosi all’art. 32 del regolamento, hanno rallentato fortemente i tempi di lavoro che si sono protratti fino a tarda serata, facendo slittare l’analisi del decreto legge. Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha commentato quanto accaduto a Montecitorio con queste parole: “È giusto che le opposizioni utilizzino lo strumento politico dell’ostruzionismo, dal momento che questo appare come l’unico modo per far sì che le questioni giudiziarie del premier finiscano dove è giusto che finiscano, ossia nelle aule giudiziarie”.

 

“In una democrazia liberale - spiega Girlando - il Parlamento deve avere la funzione di legiferare per il popolo e per i cittadini e non applicare una guerra e un attacco costante alle istituzioni giudiziarie, alla magistratura, al fine di preservare l’impunità ad personam”.

 

In fine, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro ribadisce con estrema chiarezza: “Noi sosteniamo senza esitazioni la magistratura e ci auguriamo che le vicende giudiziarie di Berlusconi possano svilupparsi esclusivamente nelle aule dei tribunali”.

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