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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Dal Teatro Valle appello alla mobilitazione nazionale, l’assenso della Mariotti

La viceresponsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale per risvegliare gli animi sopiti degli italiani”

 

Roma – Dal 14 giugno il Teatro Valle di Roma è stato occupato da un centinaio di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo affinché siano chiare le sorti di uno dei siti artistici più importanti  d’Italia, serrato dall’Ente teatrale italiano in attesa della privatizzazione. I tagli alla cultura rappresentano ovviamente la causa della chiusura.   

 

“Non posso che essere d'accordo con i ragazzi che hanno occupato il teatro – dichiara Federica Mariotti, viceresponsabile per i Beni Culturali dell’Italia dei Diritti -. La situazione sviluppatasi negli anni, ora è divenuta drammatica, frutto di un governo inetto, preso esclusivamente dai problemi di un premier che, viste le recenti elezioni amministrative e i risultati referendari, è vicino al tramonto. La politica dei tagli – osserva la Mariotti - sta uccidendo uno dei più grandi vanti italiani, che pone il nostro Paese in una posizione preminente nello scenario internazionale, grazie al vastissimo patrimonio storico-artistico posseduto.

 

Oggi gli occupanti del Teatro capitolino lanciano l’iniziativa “Occupiamo un teatro in ogni città” e rivendicano diritti loro negati, sottolineando la necessità di una rivolta culturale volta alla riappropriazione delle scelte politiche del settore dello spettacolo e di garanzie fondamentali.

 

“Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale per risvegliare gli animi sopiti degli italiani – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, di salvaguardare non solo i teatri,  ma anche musei e siti archeologici perché senza cultura non abbiamo identità. E’ indispensabile, inoltre,una scuola pubblica che ci insegni ad apprezzare, arricchire e conservare il patrimonio culturale ed è per questo che ai coraggiosi artisti del teatro Valle va tutto il nostro sostegno ed un invito a non mollare. La cultura è il primo lasciapassare verso l’evasione dalla palude di squallida ignoranza in cui siamo caduti”.

Tortosa sul “no” ai ministeri al Nord con possibilità di sedi decentrate

Il responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti: “La Lega si inserisce nel governo in maniera pesante, guai a non soddisfare le loro richieste, tutte attacchi all’Unità d’Italia”

 

Roma -  Nonostante il governo abbia accolto gli ordini del giorno contro lo spostamento dei ministeri al Nord, presentati alla Camera sul Decreto Sviluppo, rimane ancora uno spiraglio di speranza per i leghisti, che tanto desiderano il decentramento amministrativo. Dal Pdl sembrano accogliere la proposta di istituire sedi di rappresentanza decentrate.

 

Oscar Tortosa, responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, spiega l’infondatezza di un simile richiesta, sottolineando la deprecabile situazione attuale di una maggioranza che tenta la sopravvivenza in tutti i modi : “Berlusconi e Bossi si stanno prendendo in giro da soli. Se da una parte il Senatur sembra preoccuparsi solamente di imporre il proprio volere alla maggioranza – osserva Tortosa -, dall’altra c’è un premier, mosso dall’evidente ed unico interesse di sopravvivenza, che cerca di assecondare le proposte di un partito di potere, prendendo in giro un Paese intero. La Lega si inserisce nel governo in maniera pesante, guai a non soddisfare le loro richieste, tutte attacchi all’Unità d’Italia”.

 

Secondo l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, occorre considerare che un ampio gruppo di parlamentari, oramai coalizzati intorno a Berlusconi, fanno quadrato sfuggendo al dovere di dare risposte concrete: “Tra l’altro, questi Signori, sono rappresentanti scelti dai partiti e non dai cittadini. Il loro timore è di perdere la pensione, che spetterebbe loro dopo quattro anni e mezzo di legislatura. Da sottolineare che – continua Tortosa – tutto questo è uno schiaffo al popolo italiano, ai milioni di cittadini che percepiscono meno di mille euro di pensione, un quarto di quello che si assicurano i parlamentari in qualche anno”.

Al via prima compagnia ferroviaria privata, Leporati commenta

Il vice responsabile per i Trasporti dell’Italia dei Diritti: “Il fatto che gli enti inizino a dare concessioni ai privati per il trasporto pubblico dovrebbe far riflettere le FS”

 

 

Roma – Arenaways, la prima compagnia ferroviaria privata in Italia, ha inaugurato la nuova linea da Torino a Livorno. Il treno del mare da Torino alle Cinque Terre partirà regolarmente sabato prossimo con servizio quotidiano per i turisti fino al prossimo 4 settembre. Tre i servizi offerti da Arenaways: quello definito ‘intercity’, che aggiungerà la tratta Torino-Livorno, i collegamenti internazionali, con percorso Amsterdam-Livorno, e i servizi notte a lunga percorrenza.

 

Paolo Leporati, vice responsabile per i Trasposti dell’Italia dei Diritti, ha così commentato: “Innanzi tutto va detto che dopo il plebiscito referendario i cittadini hanno sancito che il pubblico debba rimanere tale. Se però il settore privato è più competitivo di quello pubblico, ovvero ha prezzi low cost e garantisce servizi migliori e più efficaci, allora è una cosa positiva ma, come ho già detto, non dimentichiamoci del referendum.

Le FS s.p.a. – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – non stanno fornendo grandi servizi che si traducono soprattutto in ritardi e nella presenza di sporcizia nelle carrozze, quindi il privato ben venga. In altri Paesi europei i trasporti ad opera di compagnie non pubbliche esistono già in quanto siamo nel libero mercato, si pensi alle compagnie aeree, anche se bisogna sempre valutare come il servizio viene gestito. Il fatto che gli enti inizino a dare concessioni ai privati per il trasporto pubblico dovrebbe far riflettere le FS”.   

 

A Napoli scoperti falsi invalidi legati alla camorra, Palmentieri indignata

La viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti: “Un mercato ignobile di false invalidità psichiatriche che per l'ennesima volta rivela la disperazione, l'assenza delle istituzioni nel tessuto sociale napoletano che premia i ‘furbetti’, coloro i quali si affidano a funzionari compiacenti e reti illegali per aggirare il diritto del prossimo

 

Napoli –  “Questi ultimi arresti sono frutto del lavoro effettuato con grande dedizione dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Napoli negli ultimi anni. Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione che investire nelle forze dell’ordine, rinunciando ai tagli selvaggi che le hanno più volte messe in ginocchio, è fruttuoso per il governo stesso. La truffa condotta da questi personaggi ha fruttato, infatti, oltre un milione di euro, denaro estorto alla comunità ed ai veri invalidi, coloro che sanno bene quanti anni e quanti esami ci vogliano per ottenere il giusto riconoscimento del proprio diritto al sussidio”.

 

Parole che racchiudono sdegno e desiderio di giustizia, quelle di Licia Palmentieri, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, intervenuta sull’arresto nel napoletano di 20 falsi invalidi legati alla criminalità organizzata. Una vera e propria associazione, scoperta dalle forze di polizia attiva nel capoluogo campano dal 2004, dedita alla falsificazione dei documenti necessari a dimostrare l’inabilità di soggetti che non ne avevano diritto. Una truffa all’Inps, stimano carabinieri e finanza, pari ad un milione e centomila euro.

 

“? la solita rete – prosegue la Palmentieri - con cui la camorra riusciva a far filtrare denaro dalle casse pubbliche, talvolta compensando quella connessione con comuni cittadini che si affidano ai clan come se  questi fossero una sorta di ‘governo ombra’. Il tutto – accusa l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -  si è svolto con l'aiuto del solito consigliere eletto nello schieramento di centro-destra e arrestato per ben due volte, Salvatore Alajo, che ha in passato anche minacciato di rivelare tutti i retroscena della faccenda. Un mercato ignobile di false invalidità psichiatriche che per l'ennesima volta rivela la disperazione, l'assenza delle istituzioni nel tessuto sociale napoletano che premia i ‘furbetti’, coloro i quali si affidano a funzionari compiacenti e reti illegali per aggirare il diritto del prossimo”.

 

Gli ultimi 20 fermi, rappresentano gli sviluppi di un filone di indagine che in passato ha assicurato alla giustizia oltre 130 persone ed ha portato al sequestro di ingenti beni. Agli indagati viene contestato il reato di associazione a delinquere.

 

“Auspico – conclude la viceresponsabile regionale del movimento extraparlamentare - che certi episodi vadano prevenuti, piuttosto che risolti con anni di ritardo, come in questo caso, ma non a spese della cittadinanza onesta, che come sempre si rivela essere il tassello più debole dell'intera costruzione”.

Indagato presidente Provincia di Nuoro, Carta commenta

Il vice responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti: “Finché si è in fase di indagine non è il caso di esasperare gli animi pitturando di troppa realtà quelle che sinora sono solo ipotesi”

 

 

Roma – Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro, è indagato dalla magistratura, con altre sei persone, per peculato e corruzione per “atti contrari ai doveri del proprio ufficio”. In mattinata i carabinieri hanno perquisito gli uffici della Provincia per acquisire la documentazione, inoltre, non si esclude il coinvolgimento di precedenti amministrazioni. L’indagine riguarderebbe assunzioni effettuate tramite lavoro interinale. Avvisi di garanzia sono stati emessi nei confronti di amministratori, consiglieri provinciali e del comune di Nuoro e di due imprenditori residenti sull’isola.  

 

Franco Carta, vice responsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, ha così commentato: “A prescindere da tutti i pregiudizi che possano esistere su una persona e nonostante il comune degrado, che sembra interessare la politica nazionale e locale da qualsiasi angolazione la si osservi, non ritengo sia opportuno ‘colorire’ troppo una notizia che alla fin fine notizia non è. All’attuale stato delle cose si stanno solo facendo le opportune perquisizioni, si faranno i dovuti accertamenti e si riterrà o meno di procedere. La mia posizione – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – sostiene che la vera notizia esisterà nel momento in cui gli indagati dovessero risultare colpevoli o innocenti, e solo allora sarà facoltà dei cittadini farsi un’idea e un’opinione. Finché si è in fase di indagine non è il caso di esasperare gli animi pitturando di troppa realtà quelle che sinora sono solo ipotesi”.

 

 

Comune Genova invia nonni-sitter in aiuto famiglie, Ferraioli plaude all’iniziativa

Il responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti : “Un servizio del genere a costi sociali bassi consentirebbe anche a persone in condizioni disagiate di avere sempre sotto controllo la famiglia e non lasciare abbandonati i ragazzi al proprio destino”

 

 

Genova -   “Ottima l’iniziativa da parte dell’assessorato ai servizi sociali del Comune di Genova, che ha dimostrato estrema sensibilità sia nei confronti delle famiglie con disagio con bambini e ragazzi che hanno esigenze importanti, sia per i cosiddetti ‘nonni-sitter’, che in questa maniera avranno modo di trovare un impegno nuovo, orientato nel sociale, in grado di diventare molto gratificante per loro oltre che utile per la società stessa”.

 

Parole di approvazione quelle espresse da Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti, sul progetto :“ Ho trovato un nuovo nonno”. L’idea sinergica da parte del Comune di Genova, in collaborazione con l’associazione Auser, prevede l’invio a sostegno di famiglie in difficoltà di un pensionato, un nonno, in grado di badare ai ragazzi e supportare la famiglia quotidianamente, quando i genitori sono impegnati al lavoro.

 

“Un’idea ottima, specialmente in un momento particolare quale quello estivo – prosegue Ferraioli -  in cui le famiglie con difficoltà conclamate e quelle con disagi dovuti ad impegni lavorativi, vengono caricate di costi esagerati per tenere i loro piccoli sotto controllo. Le spese per un servizio di baby sitting, di un asilo nido o di una scuola estiva sono sovente particolarmente onerose. Ovviamente – sottolinea l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - un servizio del genere a costi sociali bassi consentirebbe anche a persone in condizioni disagiate di avere sempre sotto controllo la famiglia e non lasciare abbandonati i ragazzi al loro destino, costretti  in casa da soli durante la mattinata quando la madre, spesso per ragioni economiche, è al lavoro”.

 

Agli anziani ritenuti idonei, sarà garantito dal Comune un rimborso spese dai 150 ai 360 euro,  ulteriore stimolo per supportare lo sviluppo del progetto. Un modo concreto per avvicinare le generazioni, ridurre la solitudine e valorizzare la figura degli anziani nella società.

 

“Siamo di fronte – valuta Ferraioli - ad una proposta importante dal punto di vista sociale per entrambe le categorie coinvolte, in primo luogo per i nuclei famigliari,che si troverebbero sostenuti nello svolgere i loro oneri. Consideriamo inoltre che l’intervento di un nonno, in grado di rappresentare una maturità diversa, significherebbe concreta collaborazione anche morale in condizioni di forte disagio. Certamente – prosegue - non tutti i pensionati saranno adatti a svolgere questo compito, e l’Auser farà senza dubbio delle selezione adeguate. Un simile incarico è importante anche per gli anziani stessi, l’occasione per ritrovare in età da pensione uno nuovo stimolo lavorativo in grado di farli sentire utili e validi per la società tutta. Come Italia dei Diritti – chiosa  Ferraioli- auspichiamo che tale iniziativa venga presa come esempio da  tutti gli altri comuni della regione Liguria ed estesa  a livello nazionale”

A Vibo Valencia manca benzina per trasporto detenuti, sdegnata la Bellantuoni

La vice responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti:“I tagli operati dal Governo ai danni delle Forze dell'Ordine non possono che sortire tali risultati, ovvero, mancanza di personale e, soprattutto, penuria di mezzi di primo utilizzo quale può essere la benzina per le auto che trasportano i carcerati o per le auto che servono da scorta ai magistrati”

 

 

Roma – L’impietosa bancarotta della giustizia in Calabria non riguarda più soltanto le forniture di carta, i toner, i computer e i turn over del personale amministrativo, ma addirittura la benzina. Mario Spagnuolo, procuratore della Repubblica di Vibo Valencia, è stato informato dal direttore della casa circondariale che i distributori non forniscono più la benzina a credito per i loro blindati blu in quanto, a causa dei tagli alla Giustizia, aspettano i pagamenti da gennaio. Questo significa che le udienze rischiano di saltare ogni giorno poiché i detenuti non sono messi in condizione di poter partecipare al processo, inoltre, devono essere limitate anche le auto blindate destinate ai magistrati.

 

Manuela Bellantuoni, vice responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la vicenda: “I problemi che affliggono il sistema giudiziario, da tempo segnalati da tutti coloro che vi appartengono, appaiono evidenti e a dir poco catastrofici dall'analisi sommaria di ciò che accade in tutta Italia e, in particolare, in regioni sottoposte alle organizzazioni mafiose, come in questo caso la Calabria.

I tagli operati dal Governo ai danni delle Forze dell'Ordine e della Magistratura non possono che sortire tali risultati, ovvero, mancanza di personale indispensabile ai fini delle indagini e, soprattutto, penuria di mezzi di primo utilizzo quale può essere la benzina per le auto che trasportano i delinquenti, le auto che servono da scorta ai magistrati o l'inchiostro per trascrivere gli atti negli uffici. La situazione è drammatica, soprattutto se si pensa che ci sono persone impegnate in prima linea e che in questo modo non vengono affatto cautelate da un Governo che dovrebbe avere a cuore principalmente l'efficienza di tutto un sistema, quello della legalità, che spesso si regge esclusivamente sulla tenacia di coloro che vi operano.

La lotta alla mafia e a tutto ciò che attiene ad organizzazioni delinquenziali non è solo il trionfalismo espresso dai rappresentanti del Governo dopo arresti eccellenti – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – la lotta al malaffare è un insieme di elementi che rendono valido il lavoro di coloro che ogni giorno sono impegnati nella salvaguardia della sicurezza dei cittadini e dello Stato, rischiando in molti casi la vita e che, quindi, non possono essere messi in difficoltà dallo Stato stesso che non si occupa dei problemi che rendono spesso difficile il loro prezioso lavoro, facendo mancare la benzina o la carta per le stampanti a fronte di battaglie essenziali per sconfiggere il sistema mafioso”.

Ad Agrigento invalida 100% abbandonata, la denuncia dell’Italia dei Diritti

Daniela Infantino viceresponsabile per la Sicilia del movimento: “? veramente vergognoso come la società civile di Grotte, opulenta e perbenista, e le amministrazioni locali tanto prodighe a parole in umanità e beneficienza siano reticenti e sorde alle istanze della popolazione”

 

Agrigento – A Grotte, centro in provincia di Agrigento, una donna invalida al 100%, indigente, precaria nella salute e nelle condizioni igieniche, vive in completo abbandono, dimenticata da quanti dovrebbero prodigarsi per sostenerla. La storia della signora Pasqua I. di 61 anni è al limite, epilettica, affetta da gravi malformazioni, impossibilitata a deambulare perché vittima di ictus cerebrale con emiparesi alla mano sinistra, pur riconosciuta inferma totale  non gode del servizio di accompagnamento e dei diritti dei servizi sociali del comune. Una pensione di soli 258 euro mensili è insufficiente, date le circostanze, a pagare le costose medicine per non parlare di affitto, luce gas e  alimenti.

 

La questione è stata sollevata da Daniela Infantino, viceresponsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti che denuncia: “E' veramente vergognoso come la società civile di Grotte, opulenta e perbenista, e le amministrazioni locali tanto prodighe a parole in umanità e beneficienza siano reticenti e sorde alle istanze della popolazione. Ignobile il modo in cui ignorano ipocritamente questo caso, nascondendosi dietro pretestuose normative e regolamenti. Spesso – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - gli stessi enti competenti trascurano anche il monitoraggio delle disagiate condizioni sociali dei singoli e dei gruppi del territorio, evidenziate già in diverse situazioni”.

 

 

Brunetta insulta i precari, Celardo esige dimissioni immediate

Il viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti : Tutto questo non è ammissibile, un Ministro della Repubblica che si permette frasi del genere deve rassegnare immediatamente le dimissioni senza discussioni e senza tergiversare”

 

Roma – “La mia è una condanna totale e assoluta, siamo di fronte ad un atto gravissimo di imperdonabile irresponsabilità, non solo per  un ministro, ma per un qualsiasi politico o cittadino. Nessuno si può e si deve permettere di insultare così dei giovani che vivono una condizione drammatica, in un paese economicamente allo sbando, abbandonato politicamente. Questo Governo, due giorni fa, ha avuto 28 milioni di schiaffi, Brunetta rappresenta la feccia della politica italiana, non mi prendo paura di dirlo pubblicamente rischiando una querela, perché un ministro della Repubblica non deve permettersi di insultare dei cittadini, per giunta giovani alla ricerca di lavoro, che speranzosi, ansiosi e fiduciosi si rivolgono verso il governo con istanza di soccorso. Tutto questo non è ammissibile, un Ministro della Repubblica che si permette frasi del genere deve rassegnare immediatamente le dimissioni, senza discussioni e senza tergiversare”.

 

Accorato e netto il commento di Carmine Celardo, responsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, alle frasi choc rivolte dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ad un gruppo di precari. Sul palco, durante il suo intervento al convegno romano “I Giovani innovatori”, Brunetta è stato approcciato da alcuni rappresentanti della “Rete precari della pubblica amministrazione” ai quali ha risposto - "Siete la parte peggiore dell'Italia" per poi andarsene.

 

 

“Voglio la testa di Brunetta – dichiara Celardo -  e lo dico da esponente di un movimento che tutela i diritti dei cittadini tutti, di destra e di sinistra, perché i precari, ricordiamolo a questo ‘deficiente’, non sono solo comunisti, premesso che forse Brunetta ha dimenticato di essere stato per tanti anni un uomo di fiducia di Craxi. Hanno preso 28 milioni di schiaffi eppure non se ne vogliono andare, è ora che Brunetta rimetta il suo incarico,  il Presidente della Repubblica a questo punto ha il potere e il dovere di intervenire con una reprimenda ufficiale, chiedendo la testa del ministro. I precari sono persone di ogni fede politica, questi sarebbero la parte peggiore dell’Italia solo perché figli della generazione dei coetanei di Brunetta, sono ragazzi con l’acqua alla gola, non certo precari per scelta loro, ma per scelta della generazione dei genitori. Questo Ministro che non è degno di esserlo  – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - se ne deve andare oggi, immediatamente, non voglio sentir parlare di interrogazioni parlamentari o di chiarimenti, Brunetta deve salire al Quirinale e abbandonare il suo ruolo.”

 

 

 

Alle forti parole del Ministro pidiellino sono seguite immediate le proteste di quanti lo avevano interpellato. I precari presenti al convegno hanno infatti iniziato a chiedere spiegazioni vivacemente al grido di “buffone, buffone” e successivamente, arginati dalla sicurezza, hanno tentato di interrompere il proseguire dell’incontro, suscitando l’ira dei partecipanti .

 

 

“Il Ministro Brunetta – dichiara  ancora Celardo - farebbe bene a tapparsi la bocca e svolgere l’attività di libera professione a casa sua, se trova ancora qualcuno che gli da credito.  Non servono scuse pubbliche a reti unificate, ma le dimissioni perché ha compiuto un atto lesivo della dignità dei cittadini a cui si è rivolto, nocivo dell’onorabilità del parlamento in quanto non ha parlato come un qualunque uomo al bar, ma  lo ha fatto nel pieno della sua funzione, invitato ad un incontro pubblico nel quale rappresentava il governo. Si deve assumere piena responsabilità delle sue cazzate e se ne deve andare subito. Come movimento vogliamo chiedere pubblicamente, scendendo in piazza se necessario, l’intervento del presidente Napolitano e il sostegno di tutte le sigle sindacali senza esclusione. Non sono ammissibili dichiarazioni del genere, se non si dimette entro 24 ore  noi saremo pronti a chiederne conto al Quirinale”

 

In Sicilia compattatori fermi ma crescono rifiuti, la nota della Infantino

La viceresponsabile regionale dell’Italia dei Diritti : “Si bloccano le operazioni e si danneggiano i dipendenti, provocando disagi e turbamenti nella vita cittadina”

 

 

Palermo -   A Palermo un cavillo burocratico ha bloccato l’utilizzo di trenta nuovi auto compattatori per la raccolta rifiuti ordinaria e differenziata. A mancare è l’autorizzazione comunale, sotto forma di lasciapassare, necessaria all’Amia al fine di ottenere il contratto di usufrutto e procedere con l’uso dei mezzi. Il tutto in un contesto oberato dal pattume, in cui alcuni operatori sono in sciopero da una settimana e l’emergenza spazzatura preoccupa  i cittadini.

 

Sulla questione è intervenuta Daniela Infantino, viceresponsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti : “Purtroppo, come rivela questa situazione ad aumentare sono anche i rischi di sicurezza sul lavoro. Si bloccano le operazioni e si danneggiano i dipendenti perché tanti di essi rimangono sospesi, provocando disagi e turbamenti nella vita cittadina”

 

I veicoli, fermi da oltre trenta giorni sono costati nove milioni di euro e servivano non solo per offrire un più valido servizio di recupero dell’immondizia ma anche per rendere più sicuro il lavoro degli operatori ecologici dell’Amia. I compattatori in uso, vecchi e malridotti, non contribuiscono certamente a sanare l’allarme rifiuti e preoccupano i lavoratori, come denunciato dai sindacati.
Proprio su questo aspetto si incentrano le riflessioni della Infantino : “. Mi chiedo come mai, vista la legge in vigore continuino ad esserci problemi di questo tipo. Il motivo per cui nonostante l’Istat, calcolatore pubblico ufficiale, rilevi un  numero elevato di infortuni, di incidenti con alta mortalità, proprio per l' inefficienza, l' irresponsabilità e la poca considerazione degli stessi,  non vengano presi seri provvedimenti”.

A Cagliari case popolari lager, Carta sdegnato

Il viceresponsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti: “? indignante che nel 2011 esistano ancora situazioni del genere. Tutta la mia solidarietà e il mio incoraggiamento a non mollare verso questi eroi, che riescono giornalmente a trovare la forza di reagire mantenendo una dignità da plauso”

 

Cagliari -   Cresce il risentimento tra i cittadini cagliaritani, costretti a vivere in condizioni drammatiche nelle case popolari cittadine. Le abitazioni sono spazi angusti, con i muri anneriti dalla muffa, trentasei metri quadrati da dividere in 4 o 42 dove abitare in 6. Tutto questo crea numerosi disagi ai residenti che, esasperati, chiedono attenzione e supporto.


Sui fatti è di sincera solidarietà il commento di Franco Carta, viceresponsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti . “Ho idea che situazioni analoghe siano molto più numerose, ma che per timore o dignità personale dei cittadini interessati rimangano nell’assoluto silenzio. ? indignante – prosegue - che nel 2011 esistano ancora situazioni del genere in cui, di fronte a regole chiare e inequivocabili, i problemi legati all’attribuzione delle case popolari persistano, probabilmente per disorganizzazione, superficialità e voglio sperare non per consapevole malafede e complicità degli organi garanti preposti al controllo. Lontanissima dalla civiltà – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -  è l’idea che venga rifiutato un tetto sano e a misura d’uomo a nuclei familiari effettivamente bisognosi, per attribuirlo invece con troppa leggerezza a chi magari possiede, per vie traverse e non troppo trasparenti, anche seconde case al mare o in montagna”.

 

Le storie personali raccontano di bambini sempre ammalati per il freddo che arriva nelle case, di mamme che preoccupate “rimpiangono” i loro giacigli nelle grotte, di congiunti che fanno a turno per pranzare, dato lo spazio infimo. Nessuno infatti sembra tenere conto della regolamentazione vigente che prevede requisiti minimi, in metri quadri, per ogni abitante.

 

“Tutta la mia solidarietà – dichiara Carta - e il mio incoraggiamento a non mollare verso questi eroi, che riescono giornalmente a trovare la forza di reagire mantenendo una dignità da plauso”.

 

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