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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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Stipendi record Regione Basilicata, Soldà commenta

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Intollerabile che in un’ area così depressa economicamente la politica faccia di tutto per allontanarsi dai cittadini”

 

 

Roma – “Siamo di fronte ad un caso di legge del contrappasso per contrasto ed è del tutto assurdo che non si ponga rimedio a quella che definire ingiustizia è un eufemismo”. Con questa frase Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato le risultanze dell’inchiesta del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno sugli stipendi dei consiglieri regionali e dei manager dell’ente. Stando ai dati, i redditi relativi all’anno 2008 varierebbero da un minimo di 80 mila euro a un massimo di 311mila. Per quanto riguarda le proprietà, molti sarebbero gli appartamenti e le auto intestate a questi facoltosi signori. Il tutto in una realtà territoriale caratterizzata da una percentuale di famiglie povere pari al 24,5%, seconda solo alla Sicilia.

“ Sarebbe auspicabile – ha continuato l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – che chi ricopre incarichi di vertice venisse retribuito in proporzione al suo lavoro ma in modo tale da non risultare un privilegiato. Aumentando la forbice tra ricchi e poveri si contribuisce a gettare discredito sulla politica e sull’attività di direzione della pubblica amministrazione. Da troppo tempo le richieste di sobrietà e di efficienza dei servizi rimangono inevase e credo sia giunto il momento di dare una risposta chiara a queste legittime rivendicazioni”.

Musicista di Pelù perseguitato dalla legge sull’immigrazione, l’indignazione di Lo Verde

Il viceresponsabile per l’Immigrazione dell’Italia dei Diritti: “Questo è l’assurdo della nostra legislazione, in particolare della Bossi-Fini”

 

Jovica Jovic, artista di fama internazionale, ha sempre lavorato e suonato in Italia con Piero Pelù senza problemi fino al 2007, quando è stato bloccato all’aeroporto e, a causa di un visto non rinnovato, rinchiuso in un Cpt, da cui è uscito solo per le sue condizioni di salute. Dal 2007 in poi vive un’esistenza clandestina. Tale difficoltà viene commentata dal viceresponsabile dell’Italia dei Diritti per l‘Immigrazione, Antonino Lo Verde: ”Nella nostra legislazione sull’immigrazione ci sono notevoli paradossi: a partire dall’inserimento dell’aggravante del reato di clandestinità, introdotto l’otto agosto dello scorso anno. Jovica Jovic - continua Lo Verde - probabilmente aveva le carte in regola per richiedere e quindi ricevere la cittadinanza”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro  aggiunge poi: ”La normativa vigente non ha riguardo per nessuno, né per artisti né per chiunque altro. Solo chi si trova invischiato tra le maglie di questa legge può capire veramente i rischi di tali prescrizioni: l’arresto e il conseguente processo per immigrazione clandestina”.

Congresso IdV, De Pierro approva la nuova linea di Di Pietro

 

 

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Va bene l’avvicinamento al PD, ma prima Bersani si liberi delle zavorre”.

 

“Un evento importante nell’attuale panorama politico del nostro paese”. E’ il commento di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, all’indomani della conclusione del primo congresso nazionale dell’Italia dei Valori. “Una forza di opposizione - sostiene De Pierro - che in pochi anni ha compiuto il miracolo della moltiplicazione esponenziale dei consensi, raggiungendo un grado di maturità politica che la pone come punto di riferimento per una larga fetta di italiani”. La riconferma di Antonio di Pietro alla guida del partito è salutata con soddisfazione da De Pierro. “Come Italia dei Diritti - dice - ci riconosciamo in larga parte nella mozione che ha portato il leader storico dell’IdV ad essere acclamato nuovamente presidente del partito con un rinnovo di fiducia totale. In un’era - continua De Pierro - in cui gli steccati ideologici sono stati abbattuti, bisogna pensare soprattutto ad un governo del paese volto a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Ormai, d’altronde, i recinti dell’ideologia di destra, di sinistra o di centro che sia servono solo strumentalmente alla casta per orientare i consensi, facendo leva sulle corde emotive di chi crede nel valore delle idee. Riconosciamo all’IdV il grande merito di aver tenuto accesi i riflettori sulla questione morale da sempre ignorata da un nutrito gruppo di politicanti che cercano di occupare il potere politico o i vertici istituzionali per interessi propri e non certo per quelli del paese”. Il plauso all’Italia dei Valori per le battaglie condotte in questi anni è al centro del ragionamento di De Pierro: “L’IdV - prosegue - è riuscito a contrastare la martellante disinformazione che poneva i magistrati come carnefici e gli artefici del malaffare come teneri agnellini sacrificali. Come dire che la colpa è di chi scopre l’illecito e non di chi lo commette. La presenza del partito di Di Pietro, bisogna riconoscerlo, ha fatto sì che alcune menti libere, rimaste immuni all’anestetico informativo, sprigionato dalla mistificazione delle notizie, abbiano potuto risvegliare da un lungo torpore una buona parte di cittadini, che a loro volta sono riusciti ad elaborare quel sentimento reattivo meglio conosciuto con il nome di resistenza. Auspichiamo - puntualizza De Pierro - che quanto emerso dal congresso e cioè la consapevolezza di una nuova forza che si possa candidare con tutti i crismi alla guida del paese avvenga il prima possibile per spazzare via non solo il premier Silvio Berlusconi, ma, soprattutto, quel virus invasivo che va sotto il nome di berlusconismo e che ha fatto passare il concetto dell’inconsistenza di reati gravi contro la pubblica amministrazione tra leggi ‘ad personam’ e provvedimenti vari per impedire a qualcuno di farsi processare. Il tutto con l’umiliazione continua dell’Articolo 3 della Costituzione italiana che recita, ormai solo in teoria, che la legge è uguale per tutti. Condividiamo il fatto che per poter governare il paese c’è bisogno di un’alleanza con il PD, ma bisogna puntare a far sì che il partito di Bersani si liberi da alcune zavorre interne, legate ad una politica clientelare e di interessi soggettivi”. L’ultimo pensiero di De Pierro è rivolto alle prossime consultazioni elettorali. “Qualche perplessità la nutriamo sulla scelta di appoggiare la candidatura a presidente della Regione Campania dell’attuale sindaco di Salerno Vincenzo De Luca al quale, essendo imputato in diversi processi, potrebbe essere chiesto di dimettersi in caso di condanna definitiva. Non dimentichiamo che eventuali dimissioni significherebbero elezioni anticipate e quindi denaro pubblico sperperato. Pur augurando a De Luca di essere assolto nei procedimenti giudiziari che lo riguardano - conclude il presidente dell’Italia dei Diritti - per noi sarebbe più giusto non rischiare e magari convincere a candidarsi Luigi De Magistris che certamente porterebbe ad una regione con gravi problemi una ventata moralizzatrice e legalitaria”.

Sciolta l’associazione milanese Sos Racket e Usura, commento di Monteleone

Il viceresponsabile  per Milano dell’Italia dei Diritti: “L’infiltrazione mafiosa c’è anche nel territorio milanese, ma le istituzioni non hanno aiutato questa realtà anti-mafia”

 

“L’infiltrazione mafiosa purtroppo è una realtà presente anche nel territorio milanese, a dispetto di quello che sostengono alcune istituzioni cittadine”. Così Filippo Monteleone, viceresponsabile per Milano dell’Italia dei Diritti, commenta la notizia dello scioglimento dell’Associazione SoS Racket e Usura in seguito alle diverse intimidazioni subite dal suo presidente Frediano Manzi che denuncia anche l’abbandono delle istituzioni. Monteleone sostiene che: “Spesso i cittadini o le associazioni che ledono gli interessi economici dei poteri forti vengono messi a tacere e abbandonati dalle istituzioni del territorio. Lasciando sole tali associazioni - continua Monteleone – alla mercé della delinquenza, si delegittima l’operato di queste. Sono realtà sociali radicate che provano ad aiutare il cittadino, spesso annichilito dalla potenza di alcune correnti di potere, quindi vanno difese”.

 

Caro-acqua a Canicattì, l’ira della Cardella

Caro-acqua a Canicattì, l’ira della Cardella

 

Alla vigilia della manifestazione contro l’aumento delle bollette, l’attacco della responsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti: “Ma i politici della provincia di Agrigento con quale acqua si lavano? Propongo un’interrogazione parlamentare sul problema”

 

 

“Bene ha fatto il sindaco di Canicattì a sospendere il pagamento delle bollette, ma questo è il cerotto su una ferita da intervento chirurgico”. Questo il primo crudo commento di Lara Cardella, responsabile per la Sicilia dell’Italia dei Diritti, che sintetizza in modo chiaro l’annosa questione delle reti idriche siciliane riportata sotto i riflettori dai cittadini che martedì 9 febbraio protesteranno contro il caro-bollette della Girgenti acque, società subentrata in seguito alla privatizzazione dell’acqua nella regione. Alla manifestazione ha già aderito quasi tutto il consiglio comunale e i consiglieri provinciali del collegio di Canicattì. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro descrive i disagi di una realtà complessa e spiega: “Non riesco a ricordare un solo periodo della mia vita in Sicilia in cui non si guardasse al rubinetto dell'acqua con speranza e timore. E si parla di acqua per lavarsi, non di quella potabile, quella devi andartela a comprare. Quindi il problema esiste da sempre: un'isola, per definizione circondata dall'acqua, è costretta a subire i capricci dei politici di turno per aver diritto a qualcosa che è come l'aria, necessaria. Ora che si decide di fare per risolvere la questione? Genialità: si prende l'acqua e la si privatizza, secondo l'assunto noto che il privato ha interesse a far funzionare l'azienda. Vero. Fin troppo interesse. Un interesse che arriva ad essere il doppio e perfino il triplo di quello dello Stato. Questo succede alle bollette, infatti: raddoppiato il prezzo, triplicato perfino. Perché se sono io a fornirti un bene, decido io a quali condizioni erogartelo. Ovvio, no? Anche un ragazzino alle elementari non particolarmente sveglio sarebbe arrivato alla medesima conclusione; ma ‘Lorsignori’ no, non ci arrivano. E allora – conclude adirata la Cardella - la domanda è: ma i politici della provincia di Agrigento si lavano? Se sì, con quale acqua? Proporrei un'interrogazione parlamentare sul problema e una disquisizione filosofica: è possibile parlare di pulizia morale quando i corpi sono costretti ad essere sudici? Ed è per questo che non si toglie il fetore insopportabile di mafia?”.

Soldà denuncia la situazione dei lavoratori precari privi di alcun diritto

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Le modalità di occupazione devono essere adeguate ai tempi, ma non deve essere messa in secondo piano la stabilità del posto di lavoro”


“I contratti di lavoro che si avevano venti o trenta anni fa non sono più adeguati alla situazione finanziaria odierna. Nonostante questo, il trattamento economico sul posto di lavoro deve continuare a garantire ai lavoratori un minimo di sicurezza”. Questa è la dichiarazione del vicepresidente del’Italia dei Diritti Roberto Soldà riguardo alla situazione odierna dei giovani nel panorama dell’occupazione. “Il lavoro può essere flessibile – continua Soldà – ma deve continuare a garantire la sicurezza economica delle persone tramite le tredicesime, il versamento del TFR, i giorni di malattia pagati e il pagamento dei contributi”. Soldà denuncia poi: “E’ inutile fare proclami a favore delle famiglie se poi le leggi sul lavoro non ne facilitano la costruzione: per tale scopo sarebbero ideali asili nido all’interno delle aziende e leggi in favore delle madri lavoratrici”. Infine il vice presidente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, conclude: “Il principio della flessibilità del lavoro non deve essere distorto in favore di una precarietà perenne, in cui i giovani sono ora coinvolti”.

Già noto l’accoltellatore del buttafuori di Ostia, aggredì anche De Pierro

Già noto l’accoltellatore del buttafuori di Ostia, aggredì anche De Pierro

 

L’aggressore e il suo mandante tentarono d’intimidire il presidente dell’Italia dei Diritti dopo una denuncia per abusi edilizi. L’analisi di Marinelli sul degrado sociale a Roma

 

“L’ennesimo episodio di follia urbana riporta all’attenzione generale lo scadimento dei rapporti e dei valori connotanti la civile coabitazione”. Queste le prime parole del responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli in riferimento all’accoltellamento di un addetto alla sicurezza in una discoteca sita in zona Infernetto a Roma. Il buttafuori ha solo negato l’ingresso al malvivente sia perché questo era ubriaco e sia perché il locale era prossimo alla chiusura. L’aggressore, A.S., è un pregiudicato già noto alle forze dell’ordine della zona di Ostia e sembrerebbe trattarsi dello stesso uomo che tempo fa aggredì a scopo intimidatorio il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro e suo fratello. Il leader del movimento aveva denunciato degli abusi edilizi, commessi dal mandante di A.S. ed entrambi già rinviati a giudizio, favoriti dal comportamento omissivo di alcuni tra vigili urbani e dipendenti dell’ufficio tecnico del XIII Municipio. “Tanti anni fa – prosegue Marinelli - Rousseau parlò di contratto sociale e qui pare che l’inadempimento è all’ordine del giorno e quel che è peggio è che non c’è nessun ‘giudice’ atto a far rispettare i termini dell’accordo. Tante volte infatti chi dovrebbe intervenire, per esempio le forze dell’ordine, si voltano dall’altra parte e fanno addirittura finta di non vedere. Allo stesso tempo i valori imperanti sono quelli della sopraffazione e della prepotenza: dalla guida degli arroganti conducenti d’ingombranti Suv sulle corsie preferenziali e nei parcheggi in doppia fila, fino ad arrivare al bullismo nelle scuole, al mobbing sui posti di lavoro e addirittura nelle relazioni più intime, nello stalking e nella violenza tra le mura domestiche. In questo fosco quadro – conclude Marinelli - di scadimento generale piccoli mostri crescono: dal piccolo sopruso fino ad arrivare all’accoltellamento”.

Indifferenza su sciopero fame per matrimoni gay, il commento di Girlando

 

 

Il viceresponsabile romano dell’Italia dei Diritti: “Si dia il via ai registri municipali per coppie di fatto”.

“La disobbedienza civile è uno strumento fondamentale a disposizione dei cittadini nel caso vengano meno le garanzie indispensabili alla tutela dei diritti più elementari”. Giuliano Girlando, viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti, commenta così la notizia relativa alla conclusione dello sciopero della fame da parte di Francesco Zanardi che, per sollecitare l’avvio di una discussione parlamentare sulle unioni civili tra gay, ha manifestato davanti a Montecitorio per ben trentacinque giorni. Il digiuno, come lo stesso Zanardi ha denunciato, è stato accompagnato dalla più totale indifferenza da parte delle istituzioni italiane. La protesta ha, invece, attirato l’attenzione dell’Unione Europea i cui richiami nei confronti del nostro paese sono caduti nel vuoto. “Voglio ribadire - continua Girlando - la mia vicinanza a chi lotta per rivendicare un diritto sacrosanto. Certo è, che dovrebbe essere il Governo centrale ad occuparsi di tali questioni. In ogni caso – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – si potrebbe partire con l’adozione dei registri municipali per le coppie di fatto”. 

 

Nucleare, De Pierro attacca le decisioni del Governo schierandosi con le Regioni

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Il fatto di impugnare l’iniziativa legislativa di Basilicata, Campania e Puglia è l’ennesima conferma delle contraddizioni che caratterizzano da sempre l’attuale esecutivo”


Roma – “Intendiamo ribadire il nostro secco no al nucleare ed esprimiamo solidarietà alle regioni Basilicata, Campania e Puglia, che hanno avuto il coraggio di sfidare con legge regionale un provvedimento legislativo altamente discutibile. Mi auguro che altre regioni italiane seguano questo esempio per contrastare una legge che, oltre a mettere in pericolo la sicurezza e la salute dei cittadini, mortifica e calpesta anche l’istituto democratico della consultazione referendaria, tramite il quale gli italiani, nel 1987, avevano già espresso il loro pensiero sul tema. I signori al governo della nazione che hanno più volte già dimostrato di non legiferare a favore della popolazione, ma spesso addirittura contro, non devono dimenticare che secondo la Costituzione il popolo è sovrano, almeno fino a quando qualcuno non riuscirà anche a cambiare questo concetto”. È decisamente critico il giudizio di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, sulla decisione del Consiglio dei ministri di impugnare dinnanzi alla Corte costituzionale le normative regionali di Puglia, Campania e Basilicata che vietano installazioni nucleari sul loro territorio. L’iniziativa è stata promossa dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, secondo il quale si sarebbe creato un conflitto di competenza poiché le leggi regionali avrebbero invaso l’autorità esclusiva dello Stato in materia di tutela ambientale, di sicurezza interna e di concorrenza. La battaglia su questo tema tra governo centrale e governi locali sembra appena all’inizio.

 

“Il fatto di impugnare l’iniziativa legislativa delle tre ‘regioni coraggio’ – rincara la dose De Pierro – è l’ennesima conferma delle contraddizioni che caratterizzano da sempre l’attuale esecutivo, che ha mostrato più volte di non avere le idee chiare su come si amministra uno stato. Da un lato, questo Governo, per assecondare le idee secessioniste, poi ammorbidite nelle espressioni verbali ma non certo nella sostanza, avanzate da sempre dalla Lega, si attesta su posizioni volte a provvedimenti in chiave federalista; dall’altro lato, impugna immediatamente una normativa locale che ha osato sfidare uno sciagurato disegno nazionale”.


Quanto alla presa di posizione assunta dal titolare del Dicastero dello Sviluppo Economico, il leader dell’Italia dei Diritti non ha dubbi: “Chiederei al ministro Scajola semmai, solo per un istante, abbia pensato di costruire una centrale nucleare nella sua Imperia o dintorni, visto che si continuano a prendere in giro i cittadini sulla sicurezza di tali impianti. Tutto ciò viene smentito sia dalla storia, che ha purtroppo dovuto registrare immani tragedie, sia dal fatto che le assicurazioni si rifiutano categoricamente di stipulare polizze assicurative a favore di stabilimenti nucleari. E questo – chiosa caustico De Pierro – fa pensare che in effetti non siano poi tanto sicure, come demagogicamente i nostri governanti vorrebbero farci credere per mascherare la loro assoluta incapacità nel cimentarsi in investimenti e iniziative su forme di energia alternativa”

Discariche abusive sequestrate a Brindisi, il commento di Pisanello

 

Il viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “E’ solo il sintomo di un’illegalità dilagante”.

 

 “E’ l’ennesima dimostrazione di quanto in Puglia e più in generale nel Mezzogiorno d’Italia sia diffusa l’illegalità”. Interviene così il viceresponsabile pugliese dell’Italia dei Diritti Luciano Pisanello sulla notizia riguardante il maxi sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di ben quattro discariche abusive nel territorio della provincia di Brindisi. Un’area di oltre 48 mila metri quadrati, all'interno della quale erano state smaltite diverse tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, tra cui: materiale da risulta edile, compreso l'eternit, apparecchiature elettriche fuori uso, pneumatici e materiale plastico. Quattro le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria. Dall’inizio dell'anno le Fiamme Gialle pugliesi hanno sequestrato oltre 200 mila metri quadrati di discariche abusive e in cinquantanove sono finiti sul registro degli indagati. “Di fronte all’impegno costante delle Forze dell’Ordine, volto a sradicare la criminalità dalla nostra terra – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – non si può non esprimere soddisfazione”.

Aumento stranieri residenti a Roma, per la Sassone occorre favorire l’integrazione

La viceresponsabile romana dell’Italia dei Diritti: “Le istituzioni italiane non devono assolutamente contemplare politiche sull’immigrazione avverse che poi si rivelano poco costruttive e inefficaci”

 

Roma – “Roma è una città multietnica, questo è un dato di fatto che si inscrive all’interno di un più ampio processo irreversibile di globalizzazione. Per tale motivo è doveroso puntare su politiche di integrazione che favoriscano l’immigrazione regolare. Purtroppo, invece, le misure adottate dall’attuale governo sono talmente inadeguate da creare clandestinità. Basti pensare all’ultima iniziativa del ministro Maroni che prevede un permesso di soggiorno a punti per gli stranieri. In questo modo anche gli immigrati regolari rischiano di diventare clandestini”. Antonella Sassone, viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti, il movimento a tutela dei cittadini presieduto da Antonello De Pierro, commenta così alcuni dati sulle migrazioni in Italia forniti dalla Caritas diocesana della Capitale. Sono 293.948 gli stranieri residenti nel comune romano, con un aumento dei flussi in entrata pari a circa il doppio rispetto a dieci anni fa. Soltanto nel I municipio un terzo dei residenti appartiene alla popolazione straniera (34.697 unità). In generale, sull’intero territorio capitolino le comunità più numerose sono quelle di origine romena (57 mila), filippina (31 mila), polacca (14 mila).

 

“Le istituzioni italiane – spiega la Sassone – non devono assolutamente contemplare politiche sull’immigrazione avverse che poi si rivelano poco costruttive e inefficaci sia per il Paese sia per Roma. Infatti, solo se si garantiscono i diritti essenziali e inalienabili è poi possibile pretendere il rispetto dei doveri e quindi delle nostre leggi. Noi dell’Italia dei Diritti – conclude l’ esponente romana del movimento – continueremo a monitorare attentamente queste situazioni, opponendoci con fermezza ai ghetti, al lavoro nero, alle norme che tendono ad escludere piuttosto che a includere, perché è indispensabile agire su diversi fronti e controllare che mai vengano meno il rispetto per l’uomo e per la legalità”.

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