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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Anoressico morto in carcere a Roma, lo sdegno di Marinelli

 

 

Il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Ennesimo caso sconcertante, lo Stato deve intervenire”

 

 

 

Roma -  Una nuova morte sospetta in carcere turba il Regina Coeli di Roma. Dopo Stefano Cucchi, questa volta è un 32enne romano a morire in circostanze misteriose dopo essere stato arrestato per droga il 28 giugno scorso. Il ragazzo, che soffriva da tempo di problemi di anoressia nevosa, si era rivolto più volte agli psicologi che lo seguivano raccontando l’eccessivo freddo delle celle in cui era costretto a vivere; appare chiaro che le sue condizioni, come tutte quelle dei malati gravi, specialmente in stato di anoressia, non fossero adatte alla dura vita della prigione.

Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, ha commentato: “Questa ennesima triste vicenda contribuisce a tenere accesi i riflettori ancora un po’ su quello che avviene nelle carceri italiane, prima che questi si spengano nuovamente. L’unica novità delle ultime vicende, infatti, è il coraggio di una famiglia, quella di Stefano Cucchi, che ha superato la normale riservatezza e ha divulgato le foto del proprio figlio nelle condizioni che tutti noi abbiamo visto. Non è una novità di oggi il fatto che nelle nostre galere si muoia a tutto spiano, semmai l’aumento del fenomeno è indubbia conseguenza diretta del clima becero e qualunquista della politica che, per strappare facili consensi, sta diffondendo una serie di idee false sullo stato delle prigioni italiane. Basti pensare alla famosa tv a colori e aria condizionata – continua Marinelli – sbandierate come esempio di sperpero di denaro in favore dei detenuti. Contemporaneamente abbiamo altresì assistito allo smantellamento di quelle già minime strutture che davano un modesto aiuto a coloro che, fino a prova contraria, restano ancora cittadini oltre che esseri umani; emblematico – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – il caso dell’abbattimento dell’ufficio del Garante dei Diritti dei Detenuti portato avanti dal sindaco Alemanno. Forse questa, tra le tante, la più brutta delle vicende, che tuttavia ha da subito sia un nome che un cognome per identificare il colpevole”.

 

 

Sequestro Grana Padano a Brescia, il commento di Criseo

Il responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti: “Necessari più controlli per prevenire truffe del genere”

 

 

 

Brescia - “Alla luce di questo nuovo sequestro di generi alimentari, chiedo che più forze siano chiamate in causa per far fronte a questa piaga. Occorre inoltre una mappatura più dettagliata sul percorso che ogni prodotto fa dal momento in cui esce dal proprio stabilimento fino al momento in cui viene distribuito nei supermercati”. Queste le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Criseo, responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti, a seguito del sequestro da parte dei N.A.S. di 21 tonnellate di Grana Padano D.O.P. prodotte da un caseificio della provincia bresciana. I reati contestati al produttore riguardano le carenze igieniche dei locali di stagionatura e l’omessa attuazione di sistemi di autocontrollo aziendali, tesi a certificare il rispetto delle procedure igieniche di lavorazione dei formaggi. Già nel luglio scorso, sempre in provincia di Brescia, sono stati sequestrati 8000 kili di formaggio scaduto.

 

“In questi giorni – fa notare l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – ho potuto constatare di persona che in vari supermercati lombardi ci sono elevati sconti sui prodotti grana. Dopo l’episodio di oggi, chiedo che le autorità si attivino per indagare su ciò che viene servito nelle nostre tavole. Salvaguardiamo la salute dei consumatori”.

Appalti illeciti e corruzione in Abruzzo, la Del Fallo chiede rigore

La viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti: “Molti gli illeciti condotti nella ricostruzione post terremoto. Chi ha sbagliato deve pagare”

 

Aquila, 26 novembre 2009 – “La vicenda della ricostruzione mostra chiaramente la compenetrazione tra potere politico, mondo imprenditoriale e magistratura locale che dovrebbe essere forse più attenta a cogliere le responsabilità soggettive che il 6 aprile scorso hanno causato una tragedia immane, non trattandosi solo di una calamità naturale ma di edifici costruiti maldestramente e caduti in seguito al sisma”. Questo lo sfogo della viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti, Barbara Del Fallo, circa la notizia del coinvolgimento nell'indagine Ground Zero dell’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, indagato per corruzione nell'ambito della ricostruzione post terremoto.

 

L’inchiesta, che ha già portato in carcere Italo Mileti (ex assessore regionale al lavoro di Forza Italia), e Claudio D’Alesio (amministratore delegato della Fira Servizi), ha colpito anche l'ex manager dell'Asl dell'Aquila Roberto Marzetti, il funzionario regionale Mancinelli e gli imprenditori Alido Venturi e Enrico Tessitore. Per il gip di Pescara è plausibile parlare di un gruppo di lobbisti «spregiudicati» capace di pilotare un bando regionale per aggiudicarsi un appalto da 10-12 milioni nell’ambito della ricostruzione, con il bene placito dell’assessore Venturoni. “Questa notizia sembra quasi una farsa che mostra una parvenza di legalità che – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - in realtà non esiste. Troppi, dopo il sisma, gli episodi illegali vicini a questo genere di reati, privilegiando alcuni appalti piuttosto che altri”.

 

Venturoni intanto ribadisce di non avere ancora ricevuto un avviso di garanzia, si difende dalle accuse e definisce lo scandalo che lo ha coinvolto un grande “equivoco”. “Certi sbagli non sono più permessi – continua la Del Fallo – e mi auguro che si agisca preventivamente piuttosto che piangere sul latte versato”.  L’esponente del movimento nato a difesa e tutela del cittadino sottolinea anche la scarsa attenzione dei media locali e, di riflesso, degli organi nazionali nei confronti di quella lista di indagati emersa un mese fa e che faceva riferimento ad eventuali responsabili nella mal costruzione degli edifici crollati. “La lista è stata portata alla ribalta solo per una giornata e poi buttata nel dimenticatoio – precisa la viceresponsabile per l’Abruzzo – Non vorremmo si faccia la stessa cosa nei confronti dei nuovi responsabili inerenti alla costruzione degli edifici. A farne le spese per una seconda volta potrebbero essere i cittadini del comprensorio aquilano – conclude –  che hanno pagato a caro prezzo l’incompetenza e l’assoluta assenza di professionalità e carente attenzione nei confronti della popolazione locale  da parte dei soliti e ignoti politicanti di turno”.

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