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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

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Crack finanziario nei comuni friulani, Smiroldo commenta

Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti:”La disinformazione e l’ignoranza sono alla base di questi eventi”

 

 

Trieste - “Nel ricorrere all’utilizzo di sistemi finanziari non sicuri il risultato non può essere che questo”. Il commento di Luigino Smiroldo, responsabile per il Friuli Venezia Giulia dell’Italia dei Diritti, si riferisce alla notizia che da una inchiesta della Corte dei Conti su Comuni e Province del Friuli, già 4 sono risultati in perdita mentre altri 3, tra cui la città di Udine, stanno per chiudere allo stesso modo. E’ stata quindi avviata una inchiesta per ipotesi di danno erariale sugli investimenti degli enti locali in prodotti finanziari derivati. Lo scopo è quello di accertare se i sottoscrittori fossero consapevoli di ciò che stavano facendo o si siano affidati ai consulenti con cieca ignoranza. “Ciò che sta accadendo è probabilmente il frutto di una cattiva informazione – ha continuato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – da parte di chi offre e di chi sottoscrive questi servizi. Funzionari e politici dimostrano in questo incompetenza e irresponsabilità, nel cadere in trappole di proposte finanziarie non protette. Se ne potrebbe addirittura presupporre un furto alla cittadinanza, in quanto difficilmente sarà accertata la verità dei fatti – conclude Smiroldo. Nello svolgimento di operazioni di questo tipo è d’obbligo una conoscenza approfondita della materia”.

Protesta dei Forestali in Sardegna per rinnovo intergrativo, il commento di Gandolfi

Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “Impegni già siglati, che in un grave periodo di crisi non possono essere disattesi”

 

Questa mattina Cgil, Cisl e Uil di categoria hanno promosso un sit in davanti al palazzo del Consiglio regionale per chiedere alla Giunta il recupero in Finanziaria di 10,8 milioni di euro da destinare al rinnovo del contratto integrativo 2008-2010 per i forestali. Nel marzo 2008 fu firmato un protocollo d'intesa che prevedeva uno stanziamento complessivo di venti milioni, ma dopo un anno si scoprì che mancavano le risorse da destinare all'Ente Foreste e da spalmare sul personale secondo i criteri dei premi per gli obiettivi raggiunti. La protesta ha riguardato anche il tema dei precari, 2700: per quasi 1100 è stata avviata la stabilizzazione; per gli altri si punta ad un inserimento graduale. “Siamo solidali con la legittima protesta dei forestali sardi, affiancati dalle forze sindacali – ha annunciato Federico Gandolfi,  il responsabile per la Sardegna del movimento Italia dei Diritti -  Il sit-in di questa mattina, assolutamente pacifico, si limita a chiedere il rispetto degli impegni già siglati con la Regione, che in un grave periodo di crisi non possono essere disattesi. Il lavoro dei forestali sardi è fondamentale per la tutela ed il recupero del patrimonio boschivo e naturale dell'isola. La sua importanza – ha spiegato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - potrebbe aumentare ancora se pensiamo a possibili investimenti nel contrasto al cambiamento climatico, nell'industria mobiliera e cartacea, nei certificati verdi per la CO2”.

Banda di anziani depredava container a Genova, la Tocco commenta

La vice responsabile cittadina dell’Italia dei Diritti: “Più controllo in città e al porto per restituire ai cittadini e aziende sicurezza e legalità”

Genova, 1 dicembre 2009 –  Ci sono anche due pensionati ultrasettantenni nella banda di razziatori di container sgominata dai carabinieri di San Martino, a Genova. Gli anziani, che ora sono agli arresti domiciliari, effettuavano sopralluoghi che consentivano al resto della banda di rubare la merce, senza alterarne i sigilli, prima che venisse imbarcata verso Stati Uniti o Giappone. “In pratica questi container venivano abbandonati a se stessi prima di partire dal porto di Genova. Un danno duplice per chi spediva la merce all’estero, d'immagine e a livello economico”, commenta Sara Tocco, vice responsabile per la città di Genova dell’Italia dei Diritti.

 

Dell’organizzazione facevano parte imprenditori, autotrasportatori, commercianti in gran parte pregiudicati. Enormi i danni per le aziende italiane vittime dei furti anche perché spesso nascevano delle dispute giudiziarie sul presunto mancato invio della merce che invece veniva sottratta dai malviventi. Ci si pone però anche il dubbio sulla sicurezza in città. “Il porto di Genova, la porta del Mediterraneo, con ampie possibilità di giocare un ruolo importante sulle importazioni ed esportazioni mondiali, forse non ha abbastanza sorveglianza - continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -. Dotato di Aivu-port solution, un sistema di controllo all'avanguardia, forse avrebbe bisogno anche di più presenze umane adibite ad impedire l'accesso ad estranei”.

 

La Tocco insiste poi sui mancati controlli in città sottolineando la necessità di aumentare le forze dell’ordine attraverso anche l’inserimento di nuove leve. “Servono più ispezioni nell'area che dovrebbe rilanciare la città e nuove offerte di lavoro ai giovani o meno giovani rimasti senza occupazioni. Probabilmente - continua la vice responsabile – con un numero maggiore di controlli non ci sarebbe voluto così tanto tempo per fermare questo traffico e i danni, se ci fossero stati, sarebbero risultati senz'altro minori”

Rifiuti sepolti a Varese, il commento dell’Italia dei Diritti

Ad analizzare il caso Alberto Maria Vedova e Maruska Piredda, rispettivamente responsabile per l'Ambiente e viceresponsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti


“Ancora una volta l’Italia dimostra come non sia in grado di gestire e controllare i rifiuti in modo sostenibile, mettendosi al passo con le altri nazioni”. Queste le prime  parole di Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente del movimento Italia dei Diritti, riguardo all’ennesima operazione di polizia che ha posto sotto sequestro una enorme zona di Menzago, frazione di Sumirago, dove giaceva una vera e propria discarica di rifiuti estesa per oltre cento metri cubi. I rifiuti erano interrati, nascosti sotto un piccolo strato di terreno. Le indagini da parte delle forze municipalizzate che si occupano del territorio hanno portato al sequestro dell’area e alla denuncia dello scaricatore abusivo. Il materiale da costruzione oltre a rifiuti generici anche inquinanti venivano depositati, bruciati e infine interrati sotto strati di terra da coltura. “È davvero sconcertante il numero e la percentuale di reati ambientali in Italia – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - Mi chiedo come sia possibile lasciare scaricare in terre da coltura rifiuti di ogni genere, anche pericolosi, come lampadine o  pile che contengono sostanze molto nocive per l’ambiente e di conseguenza per la salute come il cadmio, zinco o il mercurio. Ma quello che stupisce ancor di più – incalza Vedova – è come delle persone non si rendano conto della pericolosità delle loro azioni. Persone che forse non hanno una coscienza”. Gli fa eco la viceresponsabile per la regione Lombardia, Maruska Piredda, che puntualizza sul problema della gestione dei rifiuti: “Abbiamo sempre avuto difficoltà nello gestire questo settore. Lo dimostra la situazione di Napoli di poco tempo fa. Sarebbe dovuto cambiare qualcosa ma sembra proprio che nulla sia successo. Inquinare la terra significa inquinare l’acqua e il cibo con conseguenze sulla catena alimentare. A differenza di Paesi come la Germania o la Danimarca che ricavano energia e quindi soldi dai rifiuti, in Italia, se non viene nascosta, l’immondizia è spedita all’estero. L’Italia dei Diritti chiede un impegno concreto da parte delle istituzioni e maggiori controlli”.

Caro affitti a Roma, l’Italia dei Diritti auspica interventi urgenti

Roberto Soldà, vicepresidente del movimento, e Maurizio Ferraioli, responsabile per la Casa e l’Edilizia Privata, esprimono il loro sostegno in favore dei cittadini criticando le inadeguate politiche del governo


Roma, 1 dicembre 2009 - “Tra i tanti record positivi Roma detiene anche questo primato negativo. E, come spesso accade, a pagarne le conseguenze più serie sono proprio quegli strati sociali in maggiore difficoltà, come i dipendenti con famiglie a carico, i precari, gli anziani e gli studenti, ovvero quelle fasce della popolazione che ogni giorno devono lottare duramente per sopravvivere, facendo i conti con le proprie limitate finanze”. Lo sostiene amareggiato Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, commentando uno studio di “Tecnocasa group” dal quale si evince che, nei primi mesi del 2009, il canone di locazione mensile degli appartamenti nella Capitale è diminuito dell’1,3% in relazione al semestre precedente. Tuttavia, l’andamento ondivago del mercato immobiliare, fortemente diverso tra un quartiere e l’altro, non sottrae a Roma lo scettro poco lusinghiero di città più cara d’Italia per i prezzi degli affitti. Dalla stessa indagine risulta che il 61% degli inquilini è costituito da single, con un’età media molto bassa compresa tra i 18 e i 34 anni.

 

Sulla questione ha espresso il proprio parere anche Maurizio Ferraioli, responsabile per la Casa e l’Edilizia Privata del movimento extraparlamentare fondato da Antonello De Pierro. “I canoni ormai elevatissimi – dice Ferraioli – diventano insostenibili per le famiglie, che già soffrono il periodo di crisi economica generale. Sarebbe opportuno un intervento d’urgenza del governo, quale poteva essere la cedolare secca sugli affitti, da applicare esclusivamente sui contratti concordati, con lo scopo di riportare il risparmio fiscale ottenuto dai proprietari a vantaggio degli inquilini, e di conseguenza di milioni di famiglie italiane”.

Le osservazioni critiche dell’esponente dell’Italia dei Diritti contro l’attuale amministrazione statale proseguono impetuose: “Appare evidente il fatto che la mancanza di una corretta politica verso la casa ponga in difficoltà tutto il settore immobiliare. Emblematico è l’aumento delle cause di sfratto per morosità nelle varie città italiane. Anche in tal senso si avverte l’impellenza da parte del governo di un provvedimento che, probabilmente, consentirebbe anche di far emergere tutto quel sommerso che non permette allo Stato di incassare le giuste imposte sui redditi derivanti dalla locazione. Gli ultimi interventi della Guardia di Finanza – ricorda Ferraioli – hanno evidenziato, anche a Roma, un numero enorme di contratti d’affitto non registrati. Noi dell’Italia dei Diritti auspichiamo questi e altri interventi in grado di calmierare i costi esagerati dei canoni locativi in ogni città d’Italia, e in particolare nella Capitale”.

Parte la differenziata porta a porta a Roma, Soldà commenta

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti:”E’ importante non creare difficoltà oggettive ai cittadini”

 

 

“Quella della raccolta differenziata è un’iniziativa straordinaria che merita il plauso della comunità, ma non bisogna creare difficoltà oggettive”. Questo è stato il commento di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, riguardo alla partenza della raccolta dei rifiuti porta a porta in 9 rioni della città di Roma, per incentivare la diversificazione dei materiali. L’Ama, l’azienda che porta avanti l’iniziativa, sta conducendo in questi giorni una massiccia informazione attraverso lettere e volantini e verranno coinvolte più di 100.000 persone. I cittadini verranno muniti di appositi bidoncini e nei condomini saranno individuate delle zone di raccolta, che verranno evacuate in giorni prestabiliti. “L’importante – ha continuato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -  è che tutto il sistema venga organizzato e strutturato in modo efficiente. Infatti le zone coinvolte in questa prima trance sono tutte al centro storico che è caratterizzato da piccoli appartamenti; quindi un possibile problema potrebbe essere quello dell’accumularsi del materiale di scarto in casa o nelle zone preposte, e i turni prestabiliti potrebbero risultare troppo distanti tra loro. Mi auguro comunque, conclude Soldà, che questo progetto venga allargato al più presto possibile al resto della città”.

La mala gestione dei beni confiscati alla mafia suscita le critiche di Soldà

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Gli organi competenti devono operare con la massima sollecitudine affinché tutti gli averi di provenienza criminale vengano messi a disposizione della società civile”


Roma, 1 dicembre 2009 - “Se non si opera una riforma della giustizia che sia effettivamente concreta ed efficiente non c’è poi da meravigliarsi di fronte a queste notizie. Urgono trasparenza e misure funzionali al ripristino di una corretta gestione della cosa pubblica”. Lo ha detto Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, aggiungendo che “nonostante le forze dell’ordine facciano un ottimo lavoro nell’arrestare i boss mafiosi e confiscare i loro illeciti possedimenti, poi queste proprietà restano ferme e inutilizzate per motivi francamente inspiegabili”. Le dichiarazioni si riferiscono alla relazione stilata dal commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati, il magistrato Antonio Maruccia, da cui emerge come circa il 75% del patrimonio sottratto a “Cosa nostra” resta congelato per anni nelle mani dell’Agenzia del Demanio a causa di cavilli legali, lentezze burocratiche, procedimenti giudiziari intentati dagli stessi proprietari mafiosi o vicini alla criminalità organizzata. Tutto ciò a danno delle casse della collettività, considerati anche i milioni di euro necessari per convertire terreni, immobili e aziende mafiose in attività legali al servizio del bene pubblico.

 

“Gli organi competenti devono operare con la massima sollecitudine affinché tutti gli averi di provenienza criminale vengano messi, in breve tempo, a disposizione della società civile, dell’associazionismo e di qualsiasi onesto imprenditore che ne sappia fare buon uso”, afferma, infine, il vicepresidente del movimento nato per iniziativa di Antonello De Pierro.

Sciopero della fame per la Sassari-Olbia, il commento di Soldà

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Basta con le strade killer. Bisogna intervenire per evitare la strage di innocenti”

 

Cagliari, 1 dicembre 2009 – “I cittadini reclamano una viabilità sicura. Le opere infrastrutturali non sono né di destra né di sinistra. Siamo alla frutta se due consiglieri manifestano contro il loro governo chiedendo la messa in sicurezza della strada”. Questo il commento del vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, in merito allo sciopero della fame messo in atto dai consiglieri comunali del capoluogo gallurese, Gigi Carbini e Pietro Luciano, entrambi del PdL.

 

Lo striscione “La strada della morte, la fame per la vita” spiega il senso della battaglia che mira ad ottenere tempestività nei lavori per il raddoppio della statale Sassari-Olbia. “Sulla vita dei cittadini non si scherza, ecco perché bisogna mettere da parte i colori della propria bandiera politica e pensare al bene comune”, continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro. “Il fatto che due consiglieri del PdL manifestino contro il governo di Roma, a cui fanno capo, è sintomatico di un malessere nella gestione della cosa pubblica che non mira alla crescita delle regioni ma solo agli interessi personali”.

La storia della Sassari-Olbia è un bollettino di guerra: settantacinque vite uccise dall'asfalto negli ultimi quattordici anni e più di duecento feriti. Il presidio è stato iniziato per tenere i riflettori puntati sull’impegno che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha preso con le istituzioni locali e i cittadini. Dovrebbero essere pronti 48 milioni di euro e i lavori dovrebbero cominciare già ai primi di gennaio 2010.

“Senza infrastrutture non c’è sviluppo – continua Soldà – e senza sicurezza non si rispettano i patti assunti con i cittadini. Le istituzioni locali e nazionali devono pubblicamente farsi carico di quest’onere prima che si registrino nuove vittime. E’ necessario – conclude il vicepresidente dell’Italia dei Diritti – mettere tra i primi posti la sicurezza stradale per tutelare gli interessi della comunità”.

Reintegro medici “caso Cucchi”, Soldà scettico

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Si tratta di una decisione interna all’ospedale, ma ciò che conta sarà il responso della giustizia ordinaria”

 

Roma, 1 dicembre 2009 - “Credo che la giustizia debba fare il suo corso naturale. Non voglio entrare nel merito di questa decisione perché la reputo un fatto interno, quando invece ciò che conta davvero sarà il responso che verrà emesso dalla giustizia ordinaria”. È il commento del vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, sul reintegro in servizio di tre medici dell’ospedale “Sandro Pertini” coinvolti nella morte di Stefano Cucchi. Accusati dalla procura di omicidio colposo, dopo un’indagine interna della Asl Roma B che li ha ritenuti non responsabili del decesso del ragazzo giudicato “inatteso e improvviso”, possono così tornare tranquillamente al loro lavoro. Proprio nel momento in cui, da nuovi accertamenti autoptici, risulterebbe che Cucchi, denutrito e con battito cardiaco e respirazione insufficienti, necessitava di un controllo costante e accurato.

 

“Gli inquirenti devono fare il loro lavoro con tutti i dovuti e approfonditi accertamenti che il delicatissimo caso di Stefano Cucchi richiede – rimarca il numero due del movimento presieduto da Antonello De Pierro – Si tratta di una pagina nera e gravissima per il nostro Paese. È inconcepibile che da un luogo in cui si dovrebbe trovare assistenza e protezione come un ospedale, alla fine non se ne esca vivi per inefficienze sanitarie e mediche”.

Colletti bianchi coinvolti in maxi blitz a Bari. La Bellantuoni commenta

La responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: "Finalmente ridimensionata la mappa della mafia della Bari bene, quella che siede sulle poltrone più importanti e piazza i propri uomini nei posti più alti della dirigenza pubblica"

Bari,  1 dicembre 2009"E’ stata un’importante operazione quella che da stamane sta portando all’arresto di centinaia di persone coinvolte nel losco giro della mafia pugliese. Le forze dell'ordine hanno messo a segno un ottimo colpo, un nuovo segnale che deve farci capire che nessuno abbassa la guardia, né le istituzioni né i cittadini". Questo il commento di Manuela Bellantuoni, responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritta, circa il blitz che ha colpito la mafia pugliese e il suo tesoro, beni per circa 220 milioni di euro sequestrati dalle fiamme gialle.

 

"La Dda di Bari ha svolto un eccellente lavoro, condotto anche in maniera innovativa. Ma il dato che più deve far riflettere – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - è che finalmente emergono i legami tra le cosche mafiose e i rappresentanti della Bari bene, ovvero quei direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati considerati i veri 'intoccabili'. Loro, che fino a qualche giorno fa decidevano le sorti della città dalle poltrone che contano, oggi si trovano a pagare un conto salatissimo, in termini di giustizia e di credibilità sociale".

 

Tra le 83 persone c’è  anche il capoclan barese "Savinuccio" Parisi, assieme a suoi luogotenenti e gregari, e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell'omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio. La misura cautelare patrimoniale riguarda aziende, terreni, conti correnti, autovetture di grossa cilindrata, immobili, cavalli da corsa e scuderie. "La mafia oggi è più colta e istruita, ed è riuscita ad intrecciare rapporti molto fitti con i 'colletti bianchi' locali, rendendo ancor più pericoloso l’intreccio subdolo che si è venuto a creare – continua la Bellantuoni -. Si mescolano silenziosamente nella società, diventando così più pericolosi, più affaristi perché agiscono indisturbati, senza dare nell'occhio. Ma oggi – conclude – il risultato si chiude 1 a 0 per la legalità e per i cittadini onesti".

 

Roma estende la rete gratuita wi-fi, Calgani entusiasta

Il responsabile romano dell’Italia dei Diritti: “Finalmente un segnale che ci allinea alle grandi capitali europee”

 


Roma, 1 dicembre 2009 – La Provincia di Roma, insieme con il consorzio Caspur che coinvolge i tre atenei pubblici capitolini e lo Iusm, ha dato il via al progetto di ampliamento della rete wi-fi. Gli hot-spot, i punti di accesso per la navigazione gratuita in Internet in modalità wireless, saranno portati a 200 unità entro dicembre, fino a salire a 500 per la fine del 2010. Per Natale una parte di piazza del Popolo sarà coperta dal segnale wi-fi, cosicché tutti i turisti potranno navigare, spedire e-mail o reperire informazioni sulla città grazie a computer, palmari o telefonini. Il tutto completamente gratis. Basterà registrarsi, come previsto dal decreto Pisanu, e si potranno scaricare fino a un massimo di 300 megabyte al giorno senza pagare un centesimo.

 

“Accolgo con favore l'opportunita concessa dalla Provincia a una buona parte dei cittadini romani”, è stato il commento di Alessandro Calgani, responsabile romano dell’Italia dei Diritti. “Internet – spiega – non è più un servizio, ma una necessità per poter essere reattivi sul mercato e rispondere alle sempre più ristrette esigenze temporali di tutti. Mi auguro che nei prossimi bandi, previsti a breve termine, si punti alla copertura di zone non coperte da ADSL, che su Roma, anche se sembra paradossale, sono parecchie. Questo progetto ci dà un segnale che ci allinea alle grandi capitali europee – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, anche se purtroppo in controtendenza rispetto alle decisioni prese dal governo, che ha deciso di bloccare gli investimenti sull’estensione della banda larga a tutte le aree del nostro Paese”.

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