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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
per la difesa dei diritti dei cittadini.

Chi Siamo Aderisci

Tetto stranieri nelle scuole di Roma, la Martino critica la legge

La responsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti: “Mi chiedo sinceramente dove finiranno questi alunni in esubero”


Roma – “I dirigenti scolastici si attengono ai provvedimenti del ministro Gelmini, ma la normativa rimane tuttora molto nebulosa. In diversi casi sul territorio è presente una sola sezione per il tempo prolungato dove più si concentrano gli studenti stranieri, perciò, applicando il limite del 30% per ogni classe, ne consegue che vengono a mancare i tempi scuola in proporzione alle richieste delle famiglie, con il risultato finale di escludere gli alunni in esubero. Mi chiedo sinceramente dove finiranno questi ragazzi”. È quanto dichiarato da una preoccupata Annalisa Martino, responsabile per la Scuola e l’Istruzione dell’Italia dei Diritti, a proposito delle prime misure, in osservanza del tetto del 30% di alunni stranieri nelle aule italiane, rese vigenti nella scuola romana “Carlo Pisacane” di Torpignattara, quartiere Prenestino, dove è stato deciso che saranno al massimo cinque per classe gli studenti immigrati. “Si tratta dell’ennesima legge discriminante – ha proseguito la Martino –, una misura raffazzonata e demagogica che non indica soluzioni, ma parla di una generica transizione fra plessi scolastici. Presto il problema si presenterà ovunque, soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano dove il fenomeno dell’immigrazione assume dimensioni maggiori”.

 

L’esponente del movimento extraparlamentare che fa capo ad Antonello De Pierro, facendo ipotesi sull’evolversi della situazione, ha poi aggiunto: “Alla fine il problema ricadrà sugli enti locali che dovranno tamponare le falle di questa legge e trovare le soluzioni più adeguate nei limiti dei loro poteri, considerato che i Comuni non possono nemmeno aumentare il numero delle classi”.

 

Problemi di bilancio in Campidoglio, per Soldà i cittadini devono sapere

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Sono necessari impegni seri e una certa autorevolezza politica per dare seguito ai propagandistici annunci”


Roma – “In linea con la strategia dei proclami messi in atto di continuo dall’amministrazione comunale, con tanto di manifesti per la città che inneggiavano ai 600 milioni per Roma Capitale, ora inviterei, per coerenza, ad informare altrettanto alacremente la cittadinanza che quei soldi al momento non ci sono più”. Così Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, prende posizione sull’impasse finanziaria del Comune di Roma, che ancora non ha presentato il bilancio 2010 e si è visto bocciare dalla Corte costituzionale il meccanismo previsto in Finanziaria grazie al quale, una volta venuto in possesso degli edifici in disuso del Ministero della Difesa, avrebbe potuto farli confluire in fondi immobiliari da valorizzare a suo piacimento. Senza questi finanziamenti, pari a circa 600 milioni di euro, il Campidoglio non può programmare investimenti per l’anno in corso.

 

“Ormai – insiste il numero due del movimento fondato da Antonello De Pierro – è abitudine per la giunta Alemanno comportarsi in questo modo. Ma sono necessari impegni seri e una certa autorevolezza politica per dare seguito ai propagandistici annunci che quotidianamente questa amministrazione ci propina”.

Richiesti più controlli su Malagrotta, Calgani con i cittadini

La protesta di cinquantamila residenti in Regione trova il sostegno dell’Italia dei Diritti


La discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, continua a far parlare di sé. I comitati di quartiere Malagrotta, Pisana ’64, Bravetta, Massimina e Ponte Galeria stamattina verranno ascoltati dall’assessore Fabio De Lillo in merito alle richieste di monitoraggio ambientale da parte di un ente terzo. I cinquantamila residenti, dopo cinque anni di proroghe, chiederanno inoltre l’indicazione di una data ultima e definitiva per la chiusura della discarica.

 

Italia dei Diritti, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, nella persona del responsabile romano Alessandro Calgani, intende manifestare il proprio sostegno nei confronti dei cittadini del XVI Municipio: “Quando si transita davanti a Malagrotta emerge la comprensione se non addirittura la pena per chi abita in zona”, ha commentato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro. “E' una provocazione – spiega –, forse neanche troppo, ma inviterei tutti coloro che devono decidere le sorti della discarica più grande d'Europa a risiedere per una settimana nei pressi di questo scempio. Quello che vorrei è innanzitutto mettere in piedi un sistema di monitoraggio ambientale con controllo fumi e condotte idriche a tutela dei residenti e individuare collaborativamente, tra organi istituzionali e AMA, un progetto di smaltimento dei rifiuti in altro sito e con politiche di rigenerazione efficienti che non possono prescindere da una raccolta porta a porta. La condivisione ci deve essere – conclude Calgani – così come la disponibilità reciproca degli attori chiamati in causa e non può presentarsi solo quando si regalano all'AMA risorse destinate ai cittadini, quali il complesso del Centro Carni, al fine di risanare un bilancio frutto di una gestione dissennata di un’azienda municipalizzata”.

Carcere di Poggioreale, Italia dei Diritti chiede intervento istituzionale

Lo sdegno congiunto della viceresponsabile campana Licia Palmentieri e del responsabile per la Giustizia Giuliano Girlando: “E’ necessaria una maggiore tutela dei carcerati”


Col raggiungimento del poco invidiabile primato di 2.680 reclusi, la situazione del carcere di Poggioreale, il più vecchio del capoluogo campano, ha assunto ormai i tratti di un’emergenza. Condizioni fatiscenti, un sovraffollamento stimato nell’ordine di mille unità oltre la capienza massima prevista, celle ospitanti fino a nove detenuti ognuna, condizioni igieniche precarie e un numero di agenti penitenziari ormai fermo dal 2001. Uno scenario che ha spinto l’Italia dei Diritti, nelle persone della viceresponsabile campana Licia Palmentieri e del responsabile per la Giustizia Giuliano Girlando, a invocare a piena voce un intervento istituzionale: “Alfano ha appena ottenuto l’approvazione di un decreto speciale per la costruzione di nuove carceri – ha commentato la Palmentieri – ma per me è solo una ‘boutade’ elettorale che non avrà seguito, perché serviranno circa 15 anni per costruire nuove strutture, mentre si potrebbero attuare soluzioni più rapide, penso all’adattamento di edifici dismessi, che potrebbero senza dubbio accelerare i tempi. Garantire un’esistenza più umana ai detenuti è doveroso – incalza la viceresponsabile campana dell’Italia dei Diritti – perché il carcere deve essere sì punitivo, ma anche finalizzato a un recupero sociale dell’individuo. Si dovrebbe prestare più attenzione al tema, anche in conseguenza del caso Cucchi, che ha una certa correlazione con il quadro carcerario italiano. Ci auguriamo, pertanto – conclude –, che lo Stato prenda a cuore quelli che appaiono sempre come i soliti dimenticati”. La corrispondenza tra la morte di Stefano Cucchi e il tema del sovraffollamento delle carceri è stata ribadita anche da Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia del movimento nazionale: “La tutela dei carcerati – spiega – è un obiettivo primario che le istituzioni devono impegnarsi a raggiungere perché, come abbiamo visto nel caso Cucchi, c’è stata una violazione dei diritti del detenuto ed è evidente che è un aspetto che viaggia di pari passo col sovraffollamento. Oltre questo, il governo deve fare chiarezza sulla presenza di fondi per nuove strutture carcerarie, magari stanziandone una parte per incrementare il numero delle forze dell’ordine, polizia penitenziaria compresa. L’aspetto più importante, però – conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro –, è la riapertura delle carceri già esistenti, come quelle di Pianosa e dell’Asinara, soprattutto per quei reati per i quali il 41 bis appare necessario”.

Pendolari senza scala mobile per 104 giorni, la Piredda lancia allarme

La responsabile per i Trasporti dell’Italia dei Diritti: “Oltre al problema tecnico c’è quello sociale di quanti hanno difficoltà motorie o handicap gravi”


“E’ una situazione scandalosa che riflette quella in cui verte il nostro Paese, ormai agli ultimi posti per quel che riguarda il contesto europeo”. Così Maruska Piredda, responsabile per i Trasporti dell’Italia dei Diritti, commenta il poco invidiabile record della stazione di Torino Lingotto, la cui scala mobile è ormai fuori uso da 104 giorni, con comprensibili disagi per gli utenti, in particolar modo per i disabili.

 

“Di fronte a casi di questo tipo – continua la Piredda – non si tratta soltanto di risolvere un problema tecnico, bensì un allarme di ordine sociale, ossia quello di avere delle ditte che lavorino in modo efficiente e in tempi utili. La conseguenza peggiore, poi, è che ci sono persone in condizioni fisiche disagiate che diventano prigioniere perché non hanno possibilità di prendere il treno. Nei paesi del nord Europa non sarebbe mai accaduto. Non ci sono giustificazioni davanti a questa situazione – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e attendo con ansia che si risalga ai colpevoli”.

Disabile cade in una buca a Viterbo, Anselmi lancia l’allarme

Il responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti: “Le condizioni del manto stradale della città sono disastrose, è ora che si prendano provvedimenti”


Sono l’incubo dei motociclisti ma stavolta è stato un disabile a farne le spese. All’Ellera, frazione di Viterbo, una buca ha causato la caduta di un cinquantottenne in carrozzina, il quale ha riportato diverse escoriazioni, alcune delle quali suturate con dei punti in ospedale. Il Comune, appena appresa la notizia, ha provveduto subito a colmare la buca, un gesto che al responsabile locale dell’Italia dei Diritti Gualdo Anselmi appare una misura quantomeno tardiva: “Le strade – ha commentato l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – andrebbero messe in sicurezza per tempo, senza attendere episodi così drammatici. La situazione del manto stradale nella città di Viterbo è disastrosa, così come in altre cittadine della provincia. Bisogna prendere dei provvedimenti più efficaci – conclude Anselmi – dal momento che le strade non sono sicure per veicoli e pedoni, figuriamoci per le persone con handicap”.

Carcere e condono per Berlusconi, Criseo indignato

Il responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti: “Come al solito la giustizia non è uguale per tutti”


Paolo Berlusconi è stato condannato a quattro mesi e quindici giorni di carcere nell’ambito del processo per gli illeciti sulla discarica di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Dal 1993 al 1995 la società Simec, gestrice del sito, ha emesso fatturazioni false per un totale di 5 miliardi del vecchio conio. I reati però sono coperti da indulto, quindi la pena potrebbe essere condonata.

 

“Come al solito la giustizia non è uguale per tutti e questo ci fa specie perché se vogliamo un Paese giusto ci dev’essere una giustizia equa”, il commento a caldo di Giuseppe Criseo, responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti. “Chi approfitta delle leggi ad personam – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – si pone al di sopra della legge e noi non possiamo far altro che denunciare queste situazioni che ledono i diritti dei cittadini tutelandone alcuni meno di altri”.

Pisa invia equipe di medici ad Haiti, il plauso della Attanasio

La responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti accoglie con favore la partenza della squadra guidata dal professor Evangelista


In seguito al terremoto che ha causato oltre 100.000 vittime ad Haiti, si è messa in moto la macchina della solidarietà. Tra le città più attive Pisa, il cui gruppo di Chirurgia d’Urgenza diretto dal professor Giuseppe Evangelista è partito stamattina per prestare soccorso ai superstiti del sisma. Un equipe di venti tra chirurghi, anestesisti e infermieri cui Italia dei Diritti, nella persona della responsabile pisana Sara Attanasio, intende plaudere ufficialmente: “Il mio commento non può che essere positivo”, ha affermato la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro. “La Toscana – aggiunge – si è sempre dimostrata molto collaborativa di fronte a catastrofi del genere. Ora non resta che augurare buon lavoro e buona fortuna a tutta la squadra del professor Evangelista. Suppongo ne avranno bisogno”.

A Genova caffè a 1,10 euro, lo sdegno della Silipigni

La responsabile locale dell’Italia dei Diritti: “Le colpe sono tutte di un governo miope”


Dopo gli aumenti scattati a gennaio nei listini dei bar associati alla Fiepet-Confesercenti, il prossimo mese sarà il turno dell’altra associazione di categoria, la Fepam-Ascom, il cui nuovo listino permetterà ai gestori dei bar di far lievitare il prezzo di un espresso fino a 1,10 euro. Gli aumenti in arrivo non riguarderanno solo i prodotti di caffetteria, ma anche superalcolici, aperitivi e liquori.

 

“Il rincaro dei prezzi potebbe essere visto come una misura compensativa del mancato abbassamento delle aliquote fiscali”, ha commentato Antonella Silipigni, responsabile per la città di Genova dell’Italia dei Diritti. “La crisi – spiega – continua a mietere vittime tra coloro che hanno un’attività. Fino a qualche anno fa questi erano additati come coloro che evadevano di più le imposte. In realtà, avendo una tassazione così alta, erano costretti a trovare escamotage per sopravvivere. Siamo arrivati al punto in cui per non chiudere si rischia di perdere il cliente. A Genova un aumento di questo genere è sicuramente poco gradito, ma se non si vuole fallire qualcosa si deve fare”.

 

Quanto alle responsabilità di tale situazione, l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro ha le idee chiare e punta il dito contro il governo: “La causa principale è riconducibile a una politica miope – conclude la Silipigni –, incapace di attuare una riforma fiscale seria sullo stampo di quella francese”.

Scontro Giuliani-Mori sulla sicurezza a Roma, il commento di Soldà

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “Basta proclami, c’è bisogno di un coordinamento”


La Sala Sistema Roma, la cabina di regia atta a coordinare le sale operative degli enti attivi sul territorio comunale, è al centro di un’aspra querelle tra il capo dei vigili urbani Giuliani e il generale Mori, colui che per un anno e mezzo ha lavorato per gettare le basi del progetto. Il sindaco Alemanno starebbe infatti per emettere l’ordinanza che affida a Giuliani il centro operativo, con buona pace dell’ufficiale. Tra scontri diplomatici e ordinanze, della Sala Sistema Roma, la cui inaugurazione era stata annunciata per Natale, non c’è ancora traccia.

 

“Questo evidenzia quanto questa amministrazione tenda a rimanere impelagata nell’ortodossia amministrativa”, ha commentato Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti. “Del problema sicurezza si è già parlato fin troppo – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –; serve sicuramente un coordinamento ma basta con i proclami perché il tempo per capire e valutare la situazione è trascorso, ora bisogna solo agire in maniera rapida”.

Ricorso giudici di pace a pagamento, perplessità dell’Italia dei Diritti

Vittorio Marinelli, responsabile per la Tutela dei Consumatori: “Si chiude una falla e se ne apre un’altra, questo provvedimento aumenterà i ricorsi al Prefetto”

 

 

“La situazione è analoga alla nave dei folli che anziché turare la falla  ne apre un’altra mentre la nave allegramente affonda”. Questo il sarcastico commento del responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli sul provvedimento del pagamento di minimo trentotto euro per far ricorso al giudice di pace anche per multe di minore importo. “Il legislatore – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , convinto di risolvere il problema dell’ingolfamento dei giudici di pace, ha creato le sicure premesse per il collasso degli uffici del Governo ex prefetture. E’ facile infatti essere profeti nell’immaginare come l’inferocito popolo italico non perderà la catarchica soddisfazione del ricorso, semplicemente opterà per quello, esente da spese, della via amministrativa davanti al prefetto. La situazione è oltremodo complessa perché riguarda la problematica della mobilità negata e la necessità dell’utilizzo del mezzo privato. La mancanza d’infrastrutture che rende inevitabile il comportamento non ligio al codice della strada,  l’inadeguatezza della prassi amministrativa che mostra il fianco a facili ricorsi, il diritto costituzionale alla giustizia ma anche le sacrosante esigenze di bilancio. In mezzo a questo caos – conclude Marinelli - non si sa come uscirne e continua il mistero italiano di come facciano gli aerei a volare senza precipitare visto la banda d’impiastri che governa la complessità dei fenomeni. Certamente c’è il rischio di eliminare l’unico sfogo di un popolo che anziché indignarsi collettivamente per il dissesto generale, si accontenta di innocue proteste davanti a già pensionati, ora giudici di pace, in questa farsa nazionale nella quale sono tutti spettatori e attori”.

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