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Stop in Puglia alle energie rinnovabili, le accuse di Vedova

Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “Perché salvaguardare l'ambiente, rilanciare l'economia e uscire dalla crisi se c'è ancora qualcuno che può mangiare e trarre vantaggio dal sistema attuale?”

 

Roma, 29 marzo 2010 - “Come abbiamo avuto più volte modo di osservare si sta facendo di tutto per ostacolare lo sviluppo di fonti pulite. L'esempio lampante è dato dal cosiddetto decreto milleproroghe. Nella Finanziaria 2008, il governo Prodi prevedeva che i regolamenti edilizi comunali contemplassero l’obbligo di integrare fonti di energia rinnovabile nei nuovi edifici a partire dal 1 gennaio 2009. L'attuale governo ha prima rinviato a gennaio 2010 e ora ancora al 2011. Osserviamo inermi a queste decisioni dissennate come di fronte ad una partita truccata.
Con la legge regionale 31/08, d'altronde, la Puglia stava per diventare l'eldorado delle rinnovabili in Europa. Un rischio troppo grande per la conservatrice Italia, ancora affezionata alle vecchie abitudini, troppo indaffarata ad inquinare i fiumi e ad imbottire i sui campi di rifiuti”.

 

Con queste parole Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, commenta la decisione della Corte Costituzionale di porre fine alla produzione di energie rinnovabili in Puglia, giudicando come incostituzionale la legge regionale 31/08.

 

“L’Italia dei Diritti – dichiara l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – chiede a gran voce che la Corte Costituzionale riveda immediatamente la legge e che, tenendo conto dei doverosi controlli relativi all'impatto ambientale e al limite di potenza massima degli impianti, capisca che accedere ai  finanziamenti pubblici, collegati alla produzione delle eco-energie semplificando ai minimi termini gli iter autorizzativi, non può far altro che rilanciare l'economia e dare spazio alla progressiva sostituzione di impianti inquinanti ad altri sostenibili per l'ambiente”.

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