Dalle frequenze di Radio Roma alle platee capitoline, l'impegno del giornalista e presidente dell'Italia dei Diritti - De Pierro trasforma la testimonianza in azione: "Il teatro non è solo svago, ma il luogo dove il diritto universale ai sentimenti trova finalmente cittadinanza oltre ogni burocrazia e lo spettacolo di Geppi Di Stasio e Roberta Sanzò ne è la prova

Roma - Nella cornice storica del Teatro delle Muse di Roma, in via Forlì, il sipario si è alzato su uno degli spettacoli più attesi e discussi della stagione 2026: "Figlio di famiglia". Scritta e diretta da Geppi Di Stasio, la pièce non è solo un esercizio di stile teatrale, ma un vero e proprio manifesto antropologico che interroga la società contemporanea su un dilemma fondamentale: cosa definisce, oggi, una "vera" famiglia?
Alla serata inaugurale, tra le personalità di spicco che hanno voluto testimoniare l'importanza di questo debutto, non poteva mancare Antonello De Pierro. La presenza del giornalista e leader del movimento Italia dei Diritti - De Pierro ha conferito all'evento una valenza politica e sociale profonda, confermando un legame indissolubile tra la sua figura e la promozione della cultura capitolina.
Un legame storico, De Pierro e l'amore per il palcoscenico
La partecipazione di De Pierro alla "prima" non è un semplice atto di presenza mondana, ma l'ennesimo tassello di un impegno che affonda le radici in decenni di attività professionale e civile. Il suo sostegno al teatro, inteso come strumento di coesione sociale e non solo come mero intrattenimento, ha vissuto una stagione d'oro durante il suo periodo alla guida di Radio Roma.
In quegli anni, sotto la sua direzione, l'emittente storica divenne un vero e proprio megafono per le compagnie teatrali romane. De Pierro comprese, prima di molti altri, che il teatro aveva bisogno di una cassa di risonanza popolare per resistere all'avanzata dei media digitali e alla crisi del settore. Attraverso interviste, speciali e una costante attenzione alle produzioni locali, ha trasformato l'informazione radiofonica in un supporto logistico e morale per attori, registi e maestranze.
Ancora oggi, la sua presenza "testimoniale" agli spettacoli — specialmente quelli che affrontano temi di frontiera — serve a sottolineare che la cultura deve essere difesa con i fatti, sedendosi in platea e portando l'attenzione delle istituzioni su spazi vitali come il Teatro delle Muse.
"Figlio di famiglia", quando il cuore sfida il dizionario
Lo spettacolo di Geppi Di Stasio, interpretato con maestria dallo stesso autore insieme a Roberta Sanzò, Patrizia Tapparelli, Giorgia Lepore e Antonio Lubrano, colpisce nel segno proprio per la sua capacità di usare l'ironia per abbattere i muri dell'indifferenza.
Al centro del dibattito scenico vi è la dicotomia tra la burocrazia e il sentimento:
La legge, fatta di codici, cavilli e definizioni spesso rigide e la vita, fatta di genuinità, bisogni primari e legami indissolubili che non sempre trovano spazio nei moduli dell'anagrafe.
De Pierro, da sempre attento alla tutela dei diritti civili, ha condiviso lo spirito provocatorio della commedia, che si chiede se l'amore abbia davvero bisogno di un dizionario per essere considerato legittimo. La satira diventa qui un bisturi che incide i tabù sociali, dalle adozioni alle unioni civili, senza mai scadere nel dogmatismo.
Il coinvolgimento del pubblico e il premio "Figli di un Arcobaleno"
Uno degli aspetti più innovativi sottolineati durante la serata è stato il coinvolgimento attivo della platea. Il pubblico non è un osservatore passivo, ma viene chiamato a partecipare in forma anonima, riflettendo su una domanda che non ammette ipocrisie: un bambino ha bisogno di cure o di etichette?
A suggellare l'impegno civile dell'iniziativa, ogni settimana sul palco delle Muse viene consegnato il premio "Figli di un arcobaleno". Questo riconoscimento, assegnato a chi lotta quotidianamente per i diritti del cuore, rappresenta perfettamente quella visione di società inclusiva che Antonello De Pierro promuove da tempo attraverso la sua attività politica e giornalistica.
Il teatro come presidio di libertà
L'evento al Teatro delle Muse ribadisce che Roma possiede ancora dei "presidi di libertà" dove il confronto è possibile. La presenza di figure come Antonello De Pierro serve a ricordare che dietro ogni sipario che si alza c'è una battaglia culturale da combattere.
Supportare "Figlio di famiglia" significa, in ultima analisi, sostenere un'idea di Italia che non ha paura della verità, anche quando questa viene raccontata con un sorriso amaro e la velocità folgorante della satira.
Oltre all'ex voce storica di Radio Roma ad assistere a una rappresentazione che ha mandato in visibilio il pubblico presente c'erano tanti volti noti tra cui Gianni Ferreri, Alex Partexano, Pietro Romano, Gigi Miseferi, Caterina Costantini, Miss Emily, Giò Di Giorgio, Marco Ciriaci, Manuela Barzagli, Maria Teresa Pintus, Tony Malco, Luciana Frazzetto e il marito Massimo Milazzo, Michele Paulicelli, Laura Mazzon, Giovanni Roberti e Stafano Pantano.
(Foto di Giancarlo Fiori)

