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Italia dei Diritti

Movimento politico nazionale
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Vittoria che offende progresso civile, Antonello De Pierro contro "Medioevo sentimentale" di Sal Da Vinci a Sanremo 2026

Il leader del movimento Italia dei Diritti - De Pierro lancia un duro atto d'accusa contro il brano vincitore del Festival: "Non è romanticismo, è la celebrazione della dipendenza affettiva che alimenta la cultura del possesso e ostacola la lotta al femminicidio".

Roma – Non si placa l’indignazione di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro, all’indomani della vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con il brano "Per sempre sì".Quello che per molti è un trionfo della melodia popolare, per il leader del movimento per i diritti civili rappresenta un pericoloso arretramento culturale che rischia di normalizzare dinamiche relazionali tossiche sotto il manto rassicurante della "canzone d'amore".

La condanna di Antonello De Pierro: "Un inno alla dipendenza patologica"

Antonello De Pierro, da sempre in prima linea per la tutela della dignità individuale e contro ogni forma di prevaricazione, ha analizzato con estremo rigore il testo di "Per sempre sì", brano che ha scalato le classifiche ma che, secondo il giornalista e leader politico, trasuda una concezione "padronale" dell'affettività.

"Non possiamo restare silenti di fronte a una narrazione che riporta l’orologio della storia indietro di cinquant'anni", ha dichiarato De Pierro. "Dire a una donna che senza di lei la vita non ha valore non è poesia, è la genesi della dipendenza affettiva. È quel possesso psicologico che troppo spesso, nella cronaca nera che denunciamo ogni giorno, si trasforma in tragedia".

I punti critici analizzati da De Pierro

L'analisi del numero uno dell'Italia dei Diritti - De Pierro si sofferma su tre pilastri del brano, considerati incompatibili con una società moderna e paritaria.

L’eternità come imposizione: Il concetto del "sempre sì" viene letto da De Pierro come una negazione del diritto all'autodeterminazione. In un momento storico in cui si lotta per insegnare il valore del consenso e la libertà di recedere da un legame, l'esaltazione di una promessa indissolubile appare come una gabbia retorica.

La donna come oggetto di devozione passiva: Il movimento critica ferocemente l'immagine della "regina in bianco", un cliché che riduce la figura femminile a un ruolo cerimoniale e ancillare, privandola della sua dimensione di soggetto attivo, lavorativo e sociale.

La romantizzazione del controllo: Molte espressioni del brano, secondo il giornalista romano, strizzano l'occhio a una gelosia arcaica che la politica e l'associazionismo stanno cercando faticosamente di sradicare.

De Pierro: "Il servizio pubblico ha fallito"

Per De Pierro, la responsabilità non è tanto dell'artista, in quanto l'arte non ammette censure e ognuno è libero di esprimerla come meglio crede, ma di un sistema televisivo che ha permesso la consacrazione di un messaggio così stridente con le campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere portate avanti dallo Stato.

"Mentre nelle scuole cerchiamo di spiegare ai giovani che l'amore è libertà, Sanremo risponde premiando un brano che canta la simbiosi totale e la negazione del sé," prosegue la nota del movimento. "Italia dei Diritti - De Pierro continuerà a vigilare affinché la cultura popolare non diventi il cavallo di Troia per restaurare modelli patriarcali che credevamo sepolti".

Una battaglia di civiltà, non solo musicale

La posizione di Antonello De Pierro è chiara.:La musica è uno dei più potenti veicoli di messaggi sociali. Consentire che l'"inno del patriarcato" venga sdoganato come massima espressione artistica nazionale significa vanificare anni di battaglie legislative per la parità di genere.

Il movimento Italia dei Diritti - De Pierro annuncia che porterà il tema del "linguaggio tossico nelle arti" al centro dei prossimi forum sulla legalità, convinto che la difesa dei diritti passi inevitabilmente per una bonifica del linguaggio culturale e musicale del Paese.

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